sabato 31 ottobre 2009

VOTATO ALL'INNOCENZA


"Se ci fosse una condanna saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto" Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio

"Il Presidente Berlusconi nell'intervista a Bruno Vespa ha detto chiaramente che una sentenza che non riconoscesse la sua piena innocenza ed estraneità al caso Mills sarebbe uguale ad un impossibile verdetto che decretasse che Silvio Berlusconi non è Silvio Berlusconi. Sarebbe cioè una sentenza così abnorme e così contraria alla verità da rendere davvero preoccupati sull'utilizzo politico della giustizia contro la verità e contro il responso della sovranità popolare" Paolo Bonaiuti, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio
No cari amici, anche se potrebbe sembrare, queste frasi non sono un estratto del film 'Il Caimano' di Nanni Moretti ma le vere dichiarazioni del nostro presidente del Consiglio e del suo Sottosegretario. Ormani questo tipo di dichiarazioni si susseguono a ritmo costante e ad intensità crescente.
Il clima dovrebbe essere incandescente anche se così non sembra uscendo di casa. Tutto sembra tranquillo in questa notte di Halloween. tutti sembra vogliano divertirsi.
Pertanto la domanda sorge spontanea, hanno già vinto? Nessuno si sente offeso dalle parole del premier?

sabato 24 ottobre 2009

M'ARRAZZOGATE


Lo scandalo ormai è di dominio pubblico anche se ancora non lo è il contenuto del video che avrebbe ripreso il Presidente della Regione Lazio in compagnia di un transessuale. Questa la dichiarazione dell'ex anchorman: "Mi autosospendo, questa vicenda è il frutto di una mia debolezza della vita privata".
Non posso negare un mio profondo, personale disagio nel dover affrontare questo argomento. Non solo o non tanto perchè il Presidente Marrazzo è una persona cui non abbia mai riposto la mia personale fiducia - anzi mi era già antipatico quando sostituì il mitico Lubrano - ma soprattutto perchè riguarda un caso personalissimo relativo alla vita privata di una persona che, seppure personaggio pubblico, secondo me, può decidere di intrattenere le relazioni che preferisce. C'è un limite che, però, non può essere valicato. Il limite è quello delle eventuali conseguenze penali o di tutte quelle conseguenze che possano mettere a rischio il regolare svolgimento dell'incarico pubblico che si è chiamati a ricoprire.
Il Presidente, dopo avere negato - ieri - ogni coinvolgimento nella vicenda, ha dichiarato: "La mia permanenza è inopportuna. Ho detto la verità ai magistrati prima che l'intera vicenda fosse di pubblico dominio. L'inchiesta sta procedendo speditamente anche grazie a quelle dichiarazioni, che sono state improntate dall'inizio alla massima trasparenza. Si tratta di una vicenda personale in cui ho sempre agito da solo", "Nelle condizioni di vittima in cui mi sono trovato ho sempre avuto come obiettivo principale quello di tutelare la mia famiglia e i miei affetti più cari. Gli errori che ho compiuto non hanno in alcun modo interferito nella mia attività politica o di governo. Con questa scelta apro un percorso che porti alle mie dimissioni".
Vorrei comunque fare delle considerazioni, soprattutto perchè - come spesso avviene in Italia - non si faccia troppa confusione e, alla fine, non si faccia di tutta l'erba un fascio.
Non mi interessano, come ho già detto, gli stili di vita e ancor meno le preferenze sessuali. Non mi interessa, quindi, con chi sia stato ripreso Marrazzo. L'unica cosa che vorrei sapere, di qualunque persona fosse chiamata a rappresentarmi, è se avesse compiuto un comportamento illecito. Qui il problema non è se Marrazzo sia stato ripreso insieme ad un transessuale. Le cose che vorrei conoscere sono: 1) se esiste, o meno, un comportamento civilmente o, soprattutto, penalmente rilevante; 2) se tale personale attività abbia generato, anche marginalmente, una limitazione all'attività politica o di governo del personaggio pubblico coinvolto. Altrimenti, nel caso in cui tale attività avesse visto un personaggio pubblico - anche sposato - in atteggiamenti 'personali' con qualsivoglia persona, la vicenda ricadrebbe nel semplice gossip.
Intanto, i quattro carabinieri arrestati dal Ros perchè accusati (estorsione, ricettazione, violazione della privacy e violazione di domicilio) di aver ricattato Marrazzo, restano in carcere. Uno degli indagati dichiara: "Non sono sicuro che quello ripreso nel filmato fosse Marrazzo".
Le reazioni:
I candidati alla segreteria del Pd, Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino hanno dichiarato che la scelta di Marrazzo è una scelta "responsabile".
Il segretario dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: "Marrazzo ha l'obbligo di dirci se è ancora in grado di governare la Regione o se si trova in uno stato di potenziale ricatto che gli impedisce di svolgere quel ruolo. In questo caso, come purtroppo temiamo, è necessario che rassegni subito le dimissioni".
Il Ministro degli Interni, Roberto Maroni: "Marrazzo non deve dimettersi. Si tratta di una vicenda privata e nella vita personale uno può fare quello che vuole".
Insomma, un brutto affare all'indomani delle tanto attese - ormai anche troppo - primarie del Pd. L'unica mia preoccupazioni è che, anche difronte all'autosospensione (in un'Italia in cui nessuno di sospende o si dimette), si faccia di tutta l'erba un fascio. Si tenti, cioè, di far passare tutto sotto lo stesso ponte. Facciamo attenzione, analizziamo, leggiamo e, soprattutto, tentiamo di COGLIERE LE DIFFERENZE.

venerdì 23 ottobre 2009

E' MORTO GIULIANO VASSALLI, UNO DEI PADRI DELLA NOSTRA REPUBBLICA


La famiglia ha voluto che l'annuncio della scomparsa fosse dato soltanto oggi a esequie avvenute, ma il famoso giurista, padre della nostra Repubblica, si è spento il 21 ottobre a 94 anni.
Nato a Perugia nel 1915, si è laureato a La Sapienza di Roma nel 1936, allievo del penalista Arturo Rocco, dopo l'8 settembre del '43 entra nella resistenza romana, fino ad arrivare alla giunta militare del CLN, organizza l'evasione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat (i futuri presidenti della Repubblica), viene recluso e torturato nel carcere nazista di via Tasso. E' stato senatore del Partito Socialista Italiano e Presidente della Corte Costituzionale, Professore emerito dell'Università di Roma e membro dell'Accademia dei Lincei.
Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini: "Ho la triste incombenza, ora che per espressa volontà della famiglia si sono svolte le esequie, di annunciare la scomparsa di Giuliano Vassalli. Un uomo che certamente per i suoi trascorsi e per il suo lungo impegno accademico, politico ed istituzionale avrebbe saputo apprezzare un convegno come questo e vi avrebbe potuto apportare un contributo di altissima qualità. Lo ricordo, esprimendo il cordoglio mio personale e della Camera dei deputati, proprio nel nome di quei valori che ne hanno contraddistinto, sin da giovanissimo, la lunga e intensa attività".
Il Segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini: "Con Giuliano Vassalli se ne va un uomo di grande intelligenza, uno dei padri del nostro diritto e un acuto costituzionalista. Voglio ricordarlo per la sua passione civile e politica che gli fece compiere le sue scelte coraggiose di fiero antifascista e di guida nella Resistenza fino a finire nel carcere di via Tasso dove viene torturato dai nazifascisti. Mi unisco personalmente e a nome di tutto il Partito Democratico al dolore dei familiari".
Il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: "L'Italia perde con Giuliano Vassalli una delle figure politiche più rappresentative, tale da inserirsi immediatamente nella memoria condivisa del Paese", "Coraggioso, resistente, giurista raffinato, Giuliano Vassalli ha sempre saputo conciliare l'alto impegno professionale con quello civile e politico. Espressione della migliore tradizione socialista-riformista, Vassalli ha operato per il bene comune con significativi atti di riforma svolgendo poi la funzione di Presidente della Corte costituzionale con straordinario equilibrio. Le istituzioni, la dottrina, dovranno onorarlo in modo adeguato perchè la sua testimonianza sia utile al prograsso civile del Paese".

mercoledì 21 ottobre 2009

IL NATALE QUANDO ARRIVA, ARRIVA


E' proprio vero che il Natale quando arriva, arriva.
A Terni, mi sono accorto oggi, si stanno già montando le cordoniere di luci natalizie nelle strade del centro e, per la precisione, in via Barberini e in via Nobili. D'altronde mancano solo 66 giorni alla Santa ricorrenza...

martedì 20 ottobre 2009

RSF '09 - LIBERTA' DI STAMPA E INFORMAZIONE: CONTINUA LA CADUTA LIBERA DELL'ITALIA (-5) MA ANCHE L'EUROPA E' IN CRISI


Il quadro d'insieme continua ad essere negativo. Anche quest'anno è arrivato il momento di fare i conti con il rapporto 2009 di Rsf (Reporters sans frontières) sulla libertà di stampa e di informazione nel mondo. La situazione peggiora in molti paesi e non solo in quelli dove già da tempo la violenza è altissima, ma anche quelli del cosiddetto 'occidente evoluto' Europa compresa. Solo gli Usa risalgono di ben 20 posti, dal 40° al 20° posto.
Se a guidare la classifica c'è la Danimarca seguita da Finlandia e Irlanda a chiuderla, al 175° posto, c'è l'Eritrea (come già segnalato nell'altro post del 9/10/09 "Eritrea: l'ex colonia italiana è divenuta una prigione da cui tutti vorrebbero fuggire").
Per il nostro Paese, si conferma il trend degli ultimi anni. Abbiamo perso altre 5 posizioni passando dal 44° posto del 2008 al 49° ma occorre ricordare che soltanto nel 2007 eravamo al 35°.
La preoccupazione del presidente di Rsf, Jean-Francois Juillard è per l'Europa: "L'Europa dovrebbe essere d'esempio sul fronte delle libertà pubbliche. Come possiamo denunciare le varie violazioni nel mondo se non siamo irreprensibili noi stessi in prima persona?".

IL PAPA: "I PASTORI ANGLICANI SPOSATI POTRANNO DIVENTARE PRETI". LA CHIESA DI ROMA PARTE AL RECLUTAMENTO


La notizia è quasi incredibile ed il fatto un eccezione nella lunga storia della Chiesa Cattolica di Roma. E' stata annunciata la pubblicazione di una Costitutio apostolica studiata da Papa Benedetto XVI per favorire il rientro in "piena comunione" con Roma dei chierici anglicani che lo desiderino, anche di quelli sposati. E' stato il cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, ad illustrare i contenuti dell'importante documento papale che permetterà ai chierici anglicani sposati che intendano riunirsi alla Chiesa di Roma di essere ordinati sacerdoti cattolici. "La Chiesa Cattolica - afferma il Cardinale - risponde alle numerose richieste che sono state sottoposte alla Santa Sede da gruppi di chierici e fedeli anglicani provenienti da diverse parti del mondo, i quali desiderano entrare nella piena e visibile Comunione" conservando "nel contempo elementi dello specifico patrimonio spirituale e liturgico anglicano". "Ragioni storiche ed ecumeniche" escludono la possibilità "sia nella Chiesa Cattolica come in quelle ortodosse" della "ordinazione di uomini sposati a vescovi". "La Costituzione apostolica rappresenta una risposta ragionevole e perfino necessaria ad un fenomeno globale, offrendo un unico modello canonico per la Chiesa universale adattabile a diverse situazioni locali".
La Traditional Anglican Communion (Tac), da LaStampa.it.
La Traditional Anglican Communion (Tac), attualmente guidata dal vescovo australiano John Hepworth, aveva chiesto ufficialmente la «piena comunione ecclesiale e sacramentale» con la Chiesa cattolica nel 2007: un gesto senza precedenti, perchè era la prima volta che un’intera comunità cristiana nata dopo la Riforma protestante domandava di essere riammessa nell’alveo del cattolicesimo. Secondo il settimanale cattolico australiano ’The Record’, la Congregazione per la dottrina della fede avrebbe espresso nell’ottobre del 2008 parere favorevole sul rientro, consigliando la fondazione di una prelatura personale in stile Opus Dei per gli ex-anglicani. I tradizionalisti anglicani affermano di essere circa mezzo milione, divisi in 16 chiese sorelle, sparpagliate nei cinque continenti. Preti e vescovi sono, nella maggior parte dei casi, sposati, come avviene in tutta la Comunione anglicana. Secondo la dichiarazione del vescovo John Hepworth, il rientro potrebbe avvenire - secondo alcune fonti - già entro la Pasqua 2010, e comunque in tempo per la beatificazione di John Henry Newman, un anglicano convertitosi al cattolicesimo e diventato poi cardinale.

venerdì 16 ottobre 2009

DA SOFIA A COPPITO TRA UN "SIETE IN PARADISO" E "CHI MI HA TOCCATO IL SEDERE?"


Una cosa è certa il presidente Berlusconi, oltre che buono e sicuramente giusto è anche uno showman infaticabile, non si ferma mai. Stasera, dopo essere partito da Sofia, è sbarcato in Abruzzo per recarsi a Coppito dove ha incontrato 150 giovani volontari del servizio civile e poi a Cese di Preturo dove ha consegnato altri 240 appartamenti del progetto C.A.S.E. per 700 sfollati.
Probabilmente si era sfogato bene a Sofia, tirando 'schiaffi' alla Consulta e alla Rai, perchè in terra abruzzese ha proposto una serie continua di battute e gag.
Ai giovani volontari, con i quali si è intrattenuto per ina mezz'ora, ha detto: "Adesso facciamo una cosa maliziosa e birichina, alzate le mani e facciamo tutti le corna così non dicono più che le faccio solo io", poi si è girato di colpo e "Chi mi ha toccato il sedere?". Quindi, rivolgendosi alle ragazze: "Basta che abbiano più di 18 anni e non si chiamano Noemi" e ancora "sto investendo molto in un centro a Verona per arrivare a 120 anni, sempre che De Benedetti non mi porti via tutto", poi ha aggiunto "la vita media degli uoini è di 79 anni, me ne mancano 6 o 7". Non sono mancate le lezioni di comportamento: "Chiamate tutti per nome e non date mai la mano sudata". E via di corsa a Cese di Preturo ma prima salutando "Ci vediamo tra sei mesi, vi offro io una cena in un ristorante di Coppito e mi aspetto di passare 3 o 4 ore con voi così mi raccontate qualcosa della vostra esperienza", "Abbiate sempre il sole in tasca".
Una signora lo accoglie subito con un "Non mollare" e lui, "Stia tranquilla signora, io non mollo", "quando uno prende un pugno in faccia per un pò gli fa male poi si riprende e va avanti". Il premier, allora, inizia il giro delle nuove abitazioni, saluta i nuovi inquilini ed inizia un nuovo scambio di battute: "E' tutto a posto? Vi manca qualcosa?", "Dopo le sofferenze patite, siete arrivati in un paradiso".
Ma il paradiso, come si sa, non è per tutti. Dai dati della Protezione civile, restano nelle tendopoli ancora 5.800 persone che "possono andare negli alberghi" e altre 13.000 già alloggiati nelle strutture alberghiere della costa abruzzese.

IL BUONO E GIUSTO RIPARTE ALL'ATTACCO DELLA COSTITUZIONE E DELLA RAI


"Io sono per una riforma costituzionale che proprio prenda il toro per le corna e che faccia del nostro paese una democrazia vera non soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale"
Il Presidente Berlusconi, prima di lasciare Sofia, ha rilasciato una serie di dichiarazioni. "Una rivoluzione", "una riforma della Costituzione" perchè la riforma del processo penale che giace in Senato "non è sufficiente". "Nel momento in cui è stata abolita l'immunità dei parlamentari sono i giudici e non i cittadini a decidere chi può continuare a fare il parlamentare o meno e chi può continuare o meno a governare il paese. Questo non credo che faccia parte di una vera democrazia e sono fortemente intenzionato a cambiare le cose in Italia. Credo che a questo punto valga la pena di rivisitare la costituzione attraverso appunto una legge costituzionale. Se avremo i numeri per farlo in parlamento lo faremo in parlamento e allora sarà più veloce, se non avremo i numeri in parlamento la faremo con un ricorso agli elettori". La bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale "è stata una decisione assolutamente non condivisibile, cioè la Corte praticamente ha detto ai PM rossi di Milano: riaprite la caccia all'uomo nei confronti del presidente del Consiglio".
Alla domanda sulla possibilità di larghe intese, relativamente alla riforma, risponde: "Vedremo come sarà possibile fare. La legge costituzionale prevede l'intervento degli elettori, del popolo. Credo che un cambiamento così debba essere fatto anche attraverso il ricorso al popolo".
Poi, il premier ricorda la visita a Sofia di qualche anno fa, quella del cosiddetto editto bulgaro, quando attaccò "l'uso criminoso" della Rai e dichiara "sono stato male interpretato". Rispondendo ad una domanda su Santoro, però, sottolinea: "possono restare a vita in televisione ma non possono fare un uso criminoso della televisione. Non ci si deve meravigliare che siano sempre di più gli italiani che non pagano il canone. Credo che ci saranno delle brutte sorprese per il bilancio della Rai. Faccio una previsione, il 50% degli italiani non pagherà più il canone".


Carlo Verna, Segretario nazionale Usigrai: "Da Sofia gravissimo bliz anti Rai del Presidente signor conflitto di interessi Silvio Berlusconi, cui l'aria bulgara fa decisamente male. Come può compiacersi il cape del governo per una legge dello Stato (quella che prevede il pagamento del canone per il servizio pubblico) non rispettata? Vuole Berlusconi un dibattito pubblico sulla qualità dei programmi e dei Tg Rai? Conveniamo con lui cominciando dalla prima emergenza che riguarda notizie non date e silenzi assordanti su qualunque tema implichi riflessioni sulla realtà del Paese. Se invece intendesse andare contro la Rai e il canone mettendo così a repentaglio i nostri posti di lavoro, per una volta prendendo spunto da una prassi che non ci piace, saremmo costretti ad uno sciopero ad personam".
Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd: "Il presidente Berlusconi non è nuovo a fare battute sul canone Rai che sono di fatto un invito all'evasione fiscale. Il tentativo di indebolire il servizio pubblico, di ridurre gli spazi di libertà di stampa, di chiudere o normalizzare le trasmissioni scomode si sposta con la tutela degli interessi proprietari delle sue televisioni, magari usate per intimidire i magistrati. Tutto questo usando l'arma dell'invito a non pagare il canone: siamo davvero ai vertici del conflitto d'interessi".
Pierluigi Bersani, candidato segretario del Pd: "Nel precedente editto di Sofia aveva mandato a casa qualche conduttore, stavolta mi pare che bombardi la Rai".
Roberto Rao, Udc membro della commissione vigilanza Rai: "Le previsioni di Berlusconi sul numero di italiani che non pagheranno il canone sono insieme preoccupanti e sospette: perchè un presidente del Consiglio dovrebbe contrastare l'evasione e non incentivarla, e perchè a fare questi pronostici, avallati a quanto pare da sondaggi in suo possesso, è il proprietario della principale azienda concorrente della Rai. Far passare il principio che un cittadino, a fronte di un programma che non condivide, possa legittimamente scegliere di non pagare il canone, significa dare un colpo di grazia al servizio pubblico in termini di risorse, spianare la strada a Mediaset e lanciare nel Paese un messaggio di istigazione all'anarchia fiscale che finirebbe per essere 'adattato' ad altri settori oltre a quello della comunicazione".
Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: "Anzichè polemizzare senza argomenti contro Berlusconi, le opposizioni farebbero bene a ricordare che a pagare la Rai sono i cittadini. Ed è naturale che, se questi cittadini vedono che il servizio pubblico si muove sistematicamente in modo fazioso, usando le trasmissioni di approfondimento politico contro la maggioranza liberamente scelta dagli elettori, in tanti possano stancarsi di finanziare una propaganda politica partigiana e parziale".

LA RABBIA DI GIULIO, TRA AFFONDI E BACCHETTATE DI BANKITALIA E CORTE DEI CONTI




La Banca d'Italia:

  • la recessione: "La recessione di è arrestata e si sta ora profilando una ripresa, in larga parte grazie al sostegno delle politiche economiche espansive adottate nei principali Paesi" ma "rimane molto elevata l'incertezza sulla solidità della ripresa: vi è il rischio che con il venir meno degli stimoli fiscali e monetari, e una volta esaurito il ciclo di ricostituzione delle scorte, la domanda privata possa tornare a ristagnare, frenata in molte economie da una disoccupazione elevata e crescente e dalla limitata disponibilità di credito e dall'esigenza delle famiglie di risanare i propri bilanci";
  • i conti pubblici: Per quanto riguarda lo stato dei conti pubblici, dopo l'allarme lanciato dal Presidente della Repubblica, "è in notevole peggioramento, risentendo soprattutto della dinamica particolarmente negativa delle entrate", "pesa l'incertezza ancora elevata riguardo ai tempi e all'intensità della ripresa ciclica";
  • l'occupazione: L'elemento, forse, di maggiore preoccupazione è l'occupazione: "In base ai dati della Rilevazione sulle forze di lavoro, nel secondo trimestre del 2009, al netto dei fattori stagionali, il numero di occupati residenti in Italia è diminuito dello 0,3% rispetto al periodo precedente (-58.000 persone), un ritmo in linea con quello registrato a partire dalla seconda metà dello scorso anno. Rispetto allo stesso trimestre del 2008 la diminuzione dell'occupazione è stata di 378.000 unità (-1,6%), come risultato di una riduzione più forte del numero di occupati di nazionalità italiana (-562.000) e di un aumento dell'occupazione straniera (184.000)";
  • lo scudo fiscale: è stato lanciato l'allarme sulle conseguenze dello scudo fiscale nell'audizione sulla Finanziaria delle commissioni Bilancio di Camera e Senato: "Può avere effetti negativi sugli incentivi dei contribuenti a pagare le imposte in futuro", "è necessaria la definizione immediata di interventi strutturali che assicurino nel medio termine il contenimento della spesa e del debito pubblico" garantendo "nell'immediato il sostegno alle famiglie e alle imprese".

La Corte dei Conti, è il Presidente Tullio Lazzaro a mettere sotto accusa le posizioni del Governo:

  • in generale il magistrato contabile dichiara di non essere convinto delle proiezioni sulla possibile crescita del Pil fornite dal ministro Tremonti. Secondo lui è sbagliato comprimere la spesa per investimenti ed è impensabile una riduzione della pressione fiscale, a maggior ragione se generalizzata, in considerazione delle precarie condizioni della finanza pubblica;
  • anche la Corte interviene sullo scudo fiscale criticandone i meccanismi contabili. La lotta ai paradisi fiscali e lo scudo si "ispirano al tentativo di incidere su un medesimo fenomeno segnato da un rapporto di alterità". Va bene, cioè, la lotta ai Paesi che favoriscono l'esportazione illegale di denaro ma è sbagliato premiare il rientro dei capitali che sono sfuggiti. E' altrettanto sbagliato, sempre in considerazione delle precarie condizioni della finanza pubblica, utilizzare i proventi dello scudo, che sono incerti ed indefiniti, per finanziare nuove spese.

Insomma, oggi non si sono risparmiate stoccate, bacchettate e critiche al Ministro Tremonti che, oltretutto, da qualche settimana è preoccupatissimo perchè il premier non fa altro che omaggiare Gianni Letta, suo acerrimo rivale all'interno del Pdl.

giovedì 15 ottobre 2009

ED ORA BERLUSCONI SI DICHIARA ANCHE "BUONO E GIUSTO"


E' un Berlusconi scherzoso quello che si è presentato alla conferenza stampa indetta a Sofia a margine del vertice bilaterale con il premier bulgaro, Boiko Borisov. "Ho visto i suoi sondaggi e sono preoccupato perchè mi fanno concorrenza. Io sono al 68,7% e lui è vicino a quella cifra. Spero non esageri" (maggioranza bulgara?).
Poi dopo essersi autoproclamato, soltanto qualche giorno fa, il miglior Presidente del Consiglio italiano degli ultimi 150 anni, oggi dichiara, con la modestia che lo distingue in ogni occasione: "Sono una persona buona, forse troppo buona, sicuramente giusta e vorrei che questo fosse riconosciuto da tutti", "i media vanno nella direzione opposta alla critica. Se la critica resta nei confini può essere utile. Se invece supera certi livelli allora diventa cattiva e si trasforma in un boomerang".
Con sguardo compiaciuto, quindi, ha iniziato a parlare delle cose più disparate. Ha detto che non ha "mai avuto intenzione di vendere il Milan", per quello che riguarda il nucleare che "paghiamo tutti i giorni il ritardo che abbiamo, mentre la Francia è andata avanti nella costruzione di centrali nucleari", per le pensioni "non ritengo di dovermi esprimere - ha proseguito - perchè il tema riguarda i ministeri con precisa responsabilità nella compagine di governo", infine ha tentato di tranquillizzare tutti sulla stabilità della sua coalizione "l'alleanza è solida. Con Fini e Bossi i rapporti sono ottimi perchè basati sulla condivisione di valori, programmi e dalla preoccupazione per l'opposizione che ci ritroviamo in Italia".
Chissà cosa avranno pensato i bulgari?

IL NUOVO SIPARIETTO DI TOTO' E PEPPINO...



Il palco è quello della presentazione dell'alleanza fra Malpensa e Fiumicio, i due grandi aeroporti sempre rivali che giungono ad un accordo "per il bene dell'Italia". Lo stesso Amministratore Delegato Fabrizio Palenzona, dopo avere omaggiato Gianni Letta, ha affermato che il "suo sogno nel cassetto" è che "il governo con l'aiuto della minoranza, almeno di quella responsabile, possa sbloccare questo benedetto paese".
Inizia il siparietto fra i due nemici/amici di sempre, Totò e Peppino, Silvio e Massimo, davanti agli sguardi stupiti del pubblico:
M "Sono qui perchè sulle cose importanti che riguardano il futuro del Paese, io ci sono"
S "Ci vorrebbero più occasioni di trovarsi insieme nell'interesse del Paese. Io lo dico sempre"
M "Presidente, io però mi sento offeso. Perchè il qui presente Palenzona ha detto, guardando me, che c'è una parte della minoranza "responsabile", lasciando intendere che il resto non lo sia. Invece non è così... siamo tutti responsabili"
S "Il più felice sarei io, spero che di occasioni come questa ce ne siano altre"
M "Io sono sempre pronto"
Interviene una spalla, il Palenzona paragonando Gianni Letta all'acqua "che ti accorgi di quanto vale solo quando viene a mancare", quindi riparte il siparietto...
M "Se non sbaglio è Baudelaire a dire lo stesso dell'amore, però nel caso di Letta, anche se bravo, mi sembra un tantino esagerato"
S "Ma lo sa, presidente D'Alema, la ragione per la quale io non ho mai imparato a usare internet? Perchè non ne ho bisogno, visto che qualunque cosa mi venga in mente la chiedo a Letta. Che, oltretutto, è anche più veloce"
Il siparietto è concluso e gli amici/nemici di sempre se vanno. Silvio era in difficoltà, un pò isolato politicamente, criticato da Gianfranco Fini, dalla stampa estera, ed ecco che arriva - come sempre - una sponda ('spalla'?) dallo schieramento avverso (avverso?).

FINI METTE IL FRENO ALLA RIFORMA SULLA GIUSTIZIA


Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, dalla Fiera del Libro di Francoforte tira il freno alla riforma della giustizia avvertendo "un conto è ipotizzare una qualche forma di separazione delle carriere, ma ben diverso è prevedere che il magistrato inquirente sia sottoposto ad altri poteri che non siano il solo ordine giudiziario. Vedremo quali proposte andranno avanti. Ma c'è un tema sul quale non ho cambiato idea: è essenziale che venga rispettato il principio costituzionale di autonomia e indipendenza di tutti i magistrati. E sottolineo tutti...".
Immediate le reazioni del Pdl attraverso una dichiarazione congiunta: "è fuori discussione ogni ipotesi di subordinazione del Pm all'esecutivo, tra l'altro mai prevista dal programma di governo". La Consulta per Giustizia del Pdl ha definito questa ipotesi "frutto di una totale invenzione nel tentativo di creare una strumentale polemica. La più rigorosa indipendenza della Magistratura è un valore unanimamente condiviso". Alcune indiscrezioni dai vertici del Pdl affermerebber che l'ex leader di Alleanza Nazionale sia stato male informato da qualcuno a lui molto vicino, probabilmente il suo avvocato Giulia Bongiorno anche se non possiamo dimenticare che il premier, Silvio Berlusconi, pochi giorni fa alla Festa di Benevento affermò che in Francia e in Inghilterra i pm "non sono autonomi nel più ampio arbitrio come da noi".
Attendiamo soltanto il confronto tra i due fondatori del Partito delle Libertà che dovrebbe tenersi la prossima settimana.

mercoledì 14 ottobre 2009

LA NUOVA TRIPLA BACCHETTATA DELL'ONU: L'ITALIA HA FATTO UN PASSO INDIETRO



Dopo la bocciatura della cosiddetta "Legge Concia" che avrebbe introdotto un inasprimento delle pene per le aggressioni agli omosessuali, il responsabile dell'Alto commissariato per i Diritti umani, Navanethem Pillay, ha bacchettato il nostro Paese che avrebbe fatto "un passo indietro". "In alcuni paesi l'omosessualità è addirittura criminalizzata, ma non possiamo ignorare che in altri le minoranze sono soggette non solo a violenze, ma anche a discriminazioni in vari aspetti della loro vita". La responsabile dell'istituzione Onu ha inoltre dichiarato: "Stiamo sorlvegliando la situazione in Italia, come in ogni altro paese in cui la libertà d'informazione è minacciata". La terza bacchettata è relativa all'introduzione dell'aggravante di reato prevista dal pacchetto sicurezza per gli immigrati clandestini che commettono un reato. La Pillay non ha escluso che l'istituzione di cui è responsabile possa inviare nei prossimi giorni l'invio di una richiesta ufficiale per modificare la legge. "Per gli immigrati irregolari non ci può essere una sospensione dei diritti umani. Per punire lo stesso reato, dovrebbero esserci le stesse regole di chiunque".
Scoppia la polemica
Isabella Bertolini, della Direzione Nazionale del Pdl: "Le parole del commissario Onu per i diritti umani sono inaccettabili. Tentare di far passare l'idea che nel nostro Paese gli omosessuali siano una minoranza di perseguitati la dice lunga sul livello di faciloneria che non dovrebbe esserci tra persone che occupano posti di tale rilevanza. D'altronde però non è la prima gaffe del commissario Pillay. Conosciamo tutti molto bene le figuracce rimediate dalla signora nelle vicende dell'immigrazione di questa estate. Si vede che all'Onu formulare giudizi sprezzanti senza sapere di cosa si parla è la normalità".
Interviene anche la sezione italiana di Amnesty International che chiede che tutti i crimini determinati da motivi etnici, razziali, religiosi, di identità di genere o di orientamento sessuale siano investigati e perseguiti secondo leggi che prevedano sanzioni tali da riflettere la gravità dei diritti umani.
Pia Locatelli, Presidente dell'Internazionale Socialista donne: "La reprimenda dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, dopo lo stop alla legge sull'omofobia, è indirizzata soprattutto alla maggioranza, ma tocca anche l'opposizione", "quando si tratta di sostenere in Parlamento il tema dei diritti civili, questa maggioranza di governo conferma, con alcune lodevoli eccezioni, di essere sostanzialmente una destra conservatrice e retriva e il Pd di muoversi in stato confusionale. Tre settimane fa infatti, c'è stato l'incidente della senatrice Bianchi sulla RU486, ieri quest'altro pasticcio con tanto di processo alla teodem dissenziente Binetti. La verità è che quando su certi temi si semina ambiguità, alla fine si raccolgono solo sconfitte".

ANCHE A TERNI LA SINISTRA S'E' DESTRA? LA GIUNTA & L'ORDINANZA ANTI-BIVACCO NELLA CITTA' CHE ABBANDONA I GIOVANI



Anche la sinistra ternana si sta ammalando di 'sceriffite'? Sembra proprio di si. La notizia è di oggi e a parlare è l'assessore con delega al commercio, l'artigianato, le manifestazioni fieristiche (ma perchè a Terni facciamo anche qualche fiera?) e al marketing territoriale Maria Bruna Fabbri che annuncia lo studio di un'ordinanza anti-bivacco dichiarando: "Stiamo ancora facendo delle valutazioni insieme al sindaco Di Girolamo ma l'idea è quella di un provvedimento che dovrebbe andare innanzitutto a normare la soluzione al problema dell'abuso di alcolici da parte dei minori e allo stesso tempo rispondere alle esigenze di tranquillità dei cittadini".
Mi sembra che ci si trovi di fronte a due falsi problemi. Il primo è quello dell'abuso di alcool tra i minori e non mi sembra che ci sia bisogno di "andare a normare la soluzione" perchè da quanto mi risulta esiste già una legge nazionale che vieterebbe il consumo di alcolici per i minorenni. Il secondo è quello di "rispondere alle esigenze di tranquillità dei cittadini" cioè, come ha scritto 'Il Giornale dell'Umbria' "per evitare che il 'bivacco' si trascini per tutta la città andando a disturbare le nottate dei cittadini che non prendono parte alle serate della movida ternana". "Non è affatto raro, - continua il giornalista - anzi, imbattersi il lunedi mattina in piccole 'discariche a cielo aperto' di bottiglie a ridosso di alcune zone del centro che nel week end diventano affollati punti di aggregazione dei giovani per i 'bagordi' del sabato sera". Viene disegnato un quadro devastante che non è affato reale. Terni è una città morta, dal lunedi al giovedi, dopo le undici, non si vede girare un'anima. Il fine settimana il centro si riempe e molti ragazzi restano in giro fino a tardi. Non mi sembra un grande problema.
Nella città che abbandona i giovani al proprio destino, quella che non riesce a dotarsi delle minime infrastrutture necessarie nè per le attività culturali, nè per quelle sportive, pensa soltanto a non disturbare le nottate dei cittadini del centro. Questa sinistra ternana che assomiglia sempre di più alla destra, si preoccupa soltanto di mantenere pulita la facciata senza prendere minimamente in considerazione i veri problemi. Il disagio giovanile è forte in tutt'Italia ma ancora di più a Terni.

martedì 13 ottobre 2009

E' STATA BOCCIATA LA "LEGGE CONCIA" SULL'OMOFOBIA


Con 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti è stata votata la pregiudiziale di incostituzionalità sollevata dall'Udc per la "Legge Concia" sull'omofobia. Tale bocciatura apre una scia di polemiche tra maggioranza e opposizioni insieme ad uno scontro nel Pd.
Anna Paola Concia, deputata del Pd relatrice del disegno di legge, è uscita furibonda dall'aula dichiarando: "Mi vergogno di far parte di questo Parlamento". Il Pdl "ha detto bugie", continua, poi si scaglia contro il suo stesso partito che "senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione". Da parte loro, i deputati del Pdl dichiarano che era stato raggiunto un accordo "per rimediare ai vizi di costituzionalità della norma rinviandola all'esame della commissione e arrivando in tempo brevissimi a riportare il testo in aula" ma, violato il patto da parte del Pd, "anche noi abbiamo votato contro".
Il segretario del Pd, Dario Franceschini, contesta la ricostruzione della maggioranza: "Il dato politico è che la destra e l'Udc hanno affossato il provvedimento contro l'omofobia. Noi abbiamo votato contro il rinvio perchè non ci è stato garantito dalla maggioranza un impegno sui tempi".
Il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, sottolinea che "se il Pd avesse votato con noi il rinvio in Commissione probabilmente in poco tempo avremmo riportato in Aula un testo condiviso e non una bandiera politica come voi volevate fare".
Il deputato Michele Giuseppe Vietti dell'Udc, spiega la pregiudiziale di costituzionalità presentata dal suo partito: "La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l'iserimento tra le circostanze aggraventi comuni previste dall'articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ecc...", inoltre "non essendo possibile accertare nell'interiorità dell'animo l'autentico movente che spinge alla violenza, ne conseguirebbe che chi subisce violenza, presumibilmente per ragioni di orientamento sessuale, riceverebbe una protezione privilegiata rispetto a chi subisce violenza tout court". Il testo del disegno di legge inoltre "si pone in contrasto - continua Vietti - con l'articolo 25 della Costituzione in quanto in assenza di una nozione di orientamento sessuale la circostanza aggravante, nella parte in cui dà rilevanza all'orientamento sessuale, viola il principio di tassatività della fattispecie penale".
Già nel parere condizionato della commissione Affari Costituzionali della Camera, relativemente al testo della "Legge Concia", si mette in evidenza che "del termine 'orientamento sessuale' non sia data una definizione, nè sia rinvenibile nell'ordinamento penale. Il termine è estremamente generico in quanto può indicare fenomeni specifici come l'omosessualità oppure, più in generale, ogni 'tendenza sessuale' comprendendo anche incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, masochismo e qualsiasi altro genere di scelta sessuale, che nulla ha a che vedere con l'omosessualità".

lunedì 12 ottobre 2009

I VENT'ANNI DEL "GUGLIELMI", INIZIO MUSICALE CON LA 'CONCABANDA'

La fotografia è stata realizzata da Leonardo Feliziani

La fotografia è stata realizzata da Leonardo Feliziani

La fotografia è stata realizzata da Leonardo Feliziani

La fotografia è stata realizzata da Leonardo Feliziani
Il Centro Sociale "Guglielmi" compie vent'anni ed inizia i suoi festeggiamenti in musica. Il Centro, fondato da Nicola Marrone, ha organizzato una serie di piccoli eventi che si concluderanno verso la metà di novembre. Il Presidente Lorenzo Gianfelice ha accolto gli iscritti, che hanno partecipato con gioia, inaugurando i festeggiamenti con una nuova formazione musicale della nostra città, la 'ConcaBanda' (composta da Federico Botti, Alessandro Petrucci, Lorenzo Melari, Claudio Scottegna, Andrea Micheletti, Leonardo Feliziani, Stefano Sbrighi, Marco Austeri, Valentina Felicetti, Daniela Fusco, Andrea Giovannotti, Riccardo Foglietta, Matteo Carlini, Stefano Ronconi, Luca Venzano, Valentina Crivelli, Marta Lucci, Simone Micheletti, Luca Coletti e Roberta Santini).

FALCRI-CARIT: DOPO LO SCIOPERO IL SINDACATO E' SODDISFATTO DELLA PARTECIPAZIONE MA LA CARIT E LA FONDAZIONE ANCORA LATITANO


La Falcri (Federazione Autonoma dei Lavoratori delle Casse di Risparmio Italiane) ha espresso soddisfazione per l'alta partecipazione dei dipendenti allo sciopero indetto alla Cassa di Risparmio di Terni e Narni. A detta del sindacato la stessa clientela ha manifestato solidarietà e sostegno all'iniziativa. Sono rimaste chiuse 26 filiali su 28.
"Nonostante questa unione di intenti la Carit non ha ancora ritenuto necessario assumere alcuna decisione. Sembrerebbe, il condizionamento è d'obbligo, che qualsiasi iniziativa riguradante i dipendenti, siano esse assunzioni anche a tempo determinato, promozioni, debbano passare al vaglio o peggio spettino solo alla controllante Intesa-San Paolo. Quindi la banca tra le più redditizie e più solide patrimonialmente dell'intero sistema bancario italiano, in caso di diniego della Capogruppo, non potrebbe procedere ad assunzioni necessarie ed indispensabili al buon funzionamento dell'azienda. Questi sarebbero i grandi vantaggi per una banca locale inserita in un grande Gruppo bancario, ne avremmo fatto volentieri a meno".
"Dalla vendita del 75% della banca al Gruppo Intesa si sono succedute ristrutturazioni continue, una dietro l'altra, con il bel risultato della perdita di almeno 50 posti di lavoro ed il continuo trasferimento di funzioni e lavorazioni altrove. Una gestione quest'ultima che lascia quantomeno perplessi in quanto scorrendo il bilancio 2008 della Carit apprendiamo che l'incremento dei costi amministrativi per 1,2 milioni di euro derivano in massimo parte dalla revisione dei costi sostenuti dalla Cassa per i servizi prestati dalla controllante Casse del Centro (Gruppo Intesa) che passano da 1,3 a 2,12 mil. di euro (più 63% in un anno). Ci piacerebbe sapere se i consiglieri nominati dalla Fondazione (socio di minoranza con il 25%) abbiamo avuto modo di appurare le motivazioni di un incremento di costi che appare fuori da ogni logica. Ma quello che è più grave è che un'altra ristrutturazione sembrerebbe avanzare e potrebbe prevedere il ridimensionamento o addirittura la chiusura di uffici e funzioni della direzione generale nonchè un ulteriore allontanamento dei centri decisionali anche in tema di erogazione del credito".
"Tutto questo risulta incomprensibile ed inconcepibile poichè è stato già sperimentato sul campo che la rinuncia ad alcune funzioni non ha dati risultati positivi (come la gestione delle sofferenze) o porta ad incrementi di costi fuori controllo come sopra evidenziato e perchè non si capirebbe il senso di una banca locale (anche se collegata ad un grande Gruppo) se venisse ridimensionata una delle funzioni principali che è la concessione del credito. Se questo fosse il disegno, sempre meno si capisce il silenzio della Fondazione ed ancora meno il ruolo dei membri del consiglio di amministrazione di nomina della Fondazione stessa che se messi nella condizione di non poter rappresentare le istanze del territorio, dovrebbero trovare il coraggio di dimettersi. Non possiamo concepire che un socio di minoranza che ha il 25% non possa avere nessuna voce in capitolo su assunzioni, politica creditizia, scelte strategiche ed esigenze del territorio. La latitanza della Fondazione non può essere accettata, gli enti locali sia in quanto espressione del territorio sia in qualità di soci della Fondazione non possono esimersi dal prendere posizione, così come le varie associazioni di categoria. Non vorremmo che ci si accorgesse dell'importanza di una banca locale dotata di vera autonomia solo quando sarà troppo tardi per intervenire".
Per leggere il Post del 1 ottobre "FALCRI-CARIT: DOMANI INDETTO SCIOPERO CONTRO LA "CRONICA CARENZA D'ORGANICI" clicca qui.

sabato 10 ottobre 2009

"LA SCUOLA RITORNI A EDUCARE" DI PIER LUIGI CELLI (Il Sole 24 ore del 08/10/2009, pag. 25)


Ho pensato di proporre l'analisi "La scuola ritorni a educare" di Pier Luigi Celli apparsa su 'Il Sole 24 ore' di giovedi 8 ottobre 2009.

C'è un equivoco di fondo, che non sembra attingere il livello della coscienza collettiva se non nella sua versione riduttiva: ed è che gran parte dei guai del nostro modello sociale dipenda oggi dalla crisi in cui versa il sistema di istruzione del paese.
Si è cioè legittimato un giudizio che vede nel decadimento dei processi scolastici (dalle strutture agli uomini, passando per l'approssimazione nell'adeguamento dei programmi e della didattica relativa) la fonte di ogni squilibrio nell'acquisizione delle competenza spendibili poi a livello di eccellenza.
Noi crediamo che il problema, così impostato, sia fuorviante.
Anche volendo prescindere da quanto il merito scolastico consenta di ipotecare una sua lineare traduzione in prospettive lavorative, e trascurando la risibile sottolineatura del valore salvifico di un uso generalizzato dei test, resta però il tema di fondo: il valore del percorso scolastico è dato dalle conoscenze, dalla loro qualità e dal rigore con cui vengono sistematizzate, o c'è qualcosa di più "largo" che sfugge e indebolisce fortemente l'assetto della nostra struttura formativa? Il punto centrale, intorno al quale si è annodato finora il dibattito, è sulla scadente qualità delle conoscenze trasmesse. Quello che sembra sfuggire alle analisi (e alle recriminazioni) è che la nostra scuola - università compresa - è fortemente decaduta su un altro terreno ben diversamente fondamentale: quello, cioè, della educazione tout court. Educare è, in senso pieno, attività formativa per eccellenza; qualcosa che ha a che fare più con lo spirito del "maestro" che del "professore". Ed è appunto alla scarsità di "maestri", alla scomparsa delle passioni sociali e civili che questi sanno interpretare, che si deve questa decadenza della scuola che finisce con l'intaccare anche i livelli di istruzione.
Se volessimo capire veramente perchè il nostro sistema scolastico ci lascia insoddisfatti, più che prendercela con gli addetti ai lavori, dovremmo considerare il declino delle aspettative indotto da un degrado ben più rilevante: quello che coinvolge gli altri sistemi di riferimento, dalla politica alla società civile, dalle modalità di sviluppo delle carriere alla arbitrarietà dei sistemi premianti. In sostanza, stiamo chiedendo al mondo dell'istruzione qualcosa che non ha quasi corrispettivo nei mondi che deve servire.
E questo, alla lunga, ha spento ogni considerazione per quanto, attorno alla crescita e alla trasmissione di conoscenze in altri tempi, si era andato costruendo in altri tempi, come impegno lavorativo meritevole di onore. Tanto più strategico quanto più in sofferenza stavano entrando i modelli di aggancio tra scuola e vita. Quello che i giovani non si aspettano più, all'interno della scuola, e che invece sarebbe dirimente per aprire loro testa e cuore, è il gusto della ricerca e della discussione; il confronto aperto e lo spirito di una avventura culturale che torni a parlare di (e far sperimentare) temi in gran parte obsoleti: l'attitudine al rischio, il bisogno di libertà; l'accettazione della diversità e dell'anticonformismo che aiuta a misurare la distanza tra aspettative e realtà ordinaria, consentendo ad ognuno di sostenere la crescita della propria dotazione immunitaria.
Ridurre il problema della scuola ad una semplice questione di efficienza nei processi di istruzione o di affinamento di strumenti operativi è una forma, neppure troppo elegante, di impoverire il tema, dimenticando che non basta accumulare conoscenze, fors'anche di pregio, per restituire al tessuto sociale una propensione vera a coltivare il proprio futuro in maniera esigente.
La conoscenza entra in un universo di senso, per chi la deve acquisire, se c'è qualcuno che riesce a far capire il suo uso possibile, l'utilità non solo strumentale che questa può rivestire; le connessioni con il resto degli interessi e delle aspirazioni individuali. Così cresce il capitale sociale, come dotazione spendibile: declinando i modi, le forme e i contenuti del sapere in funzione della ricchezza della propria biografia piuttosto che orientati alla giustezza del curriculum.
Serve, in definitiva, un ritorno al gusto e all'esercizio del pensiero; e non solo in termini produttivi, come avviene con l'ossessione di razionare il tempo per non perdere la battuta della carriera.
Il giro ampio della cultura richiede, come evidente, investimenti supplementari che non sono, in prima battuta, economici; "educare" sollecita connessioni con un altro tipo di ricchezza e ha a che fare con la voglia di coltivare il futuro, forse proprio come risposta alla pochezza del presente. Perchè allora intristirci in operazioni di retroguardia?
L'autore è direttore generale dell'Università Luiss - Guido Carli
Per vedere l'articolo clicca qui.

venerdì 9 ottobre 2009

ERITREA: L'EX COLONIA ITALIANA E' DIVENUTA UNA PERICOLOSA PRIGIONE DA CUI TUTTI VORREBBERO FUGGIRE

Nella parte settentrionale del Corno d'Africa, stretta tra l'Etiopia, il Sudan e il Mar Rosso, c'è uno degli stati africani più piccoli, l'Eritrea. Paese multilingue e multiculturale che ha espresso per secoli la sua complessità anche attraverso una cultura profonda che affonda le sue radici all'VIII secolo sviluppando successivamente il regno di Axum e poi la Chiesa ortodossa eritrea. Nove i gruppi etnici, nessuna lingua ufficiale ma quattro: il tigrino, l'arabo, l'italiano e l'inglese. L'Eritrea è legata alla storia del nostro Paese in maniera indissolubile (per saperne di più clicca qui), da quando, verso la seconda metà dell'ottocento (1879) la società di navigazione Rubattino di Genova acquistò la Baia di Assab. Il Governo italiano acquisì poi la Baia nel 1882 e successivamente la città portuale di Massaua. Nel 1890 l'Eritrea venne dichiarata ufficialmente colonia italiana. Senza addentrarci troppo nella storia basta ricordare alcuni dati per testimoniare il legame profondo che dovrebbe legarci a quelle terre e ai loro abitanti. Anche rispetto alle altre colonie italiane come la Somalia e l'Etiopia (per la Libia il discorso è completamente diverso) l'Eritrea fu quella con la più alta presenza di italiani, fu una di quelle maggiormente ammodernata e quella in cui si costruirono più città con numerosi quartieri italiani.

Mi scuserete se la premessa è stata così lunga ma ho ritenuto fosse necessaria per proseguire. Da domenica scorsa, a Roma si è aperto il Sinodo dei vescovi dell'Africa. Fra i temi che dovranno affrontare i padri sinodali c'è anche quello delle enormi ingiustizie nel continente africano: dalle violenze nella regione dei Grandi Laghi agli orrori somali, dalla Guinea al Darfur e molti altri. Tra tutti questi, però, c'è un Paese che andrebbe considerato con speciale attenzione ma che rischia di passare quasi inosservato, com'è successo finora, in considerazione della sua esigua grandezza. Questo paese è l'Eritrea, appunto.

L'ex colonia italiana oltre a chiudere la classifica mondiale della libertà di stampa e comunicazione, dopo la Corea del Nord, Turkmenistan, Birmania e Cuba, detiene anche numerosi altri primati poco invidiabili per quello che riguarda l'ingiustizia e la violazione dei diritti. Dal 1993, anno in cui è riuscita ad ottonere l'indipendenza, l'Eritrea è governata da un partito unico, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (che è derivato direttamente dal Flpe, il Fronte popolare di liberazione dell'Eritrea) che non ha mai fatto entrare in vigore la Costituzione, che non ha mai permesso che si tenessero elezioni dopo il referendum per l'indipendenza. Circa il 10% dei cittadini è coscritto 'illimitatamente' nell'esercito e la maggiorparte di questi è destinato ai lavori forzati e ad altri lavori non pagati. l'Eritrea è anche il paese africano con il numero più alto di cristiani incarcerati e dove il governo controlla le due confessioni dominanti (il cristianesimo copto ortodosso e l'islam).

Numerosissime sono state in questi anni le limitazioni che le varie religioni hanno subito, già nel 1995 il governo decretò che le Chiese "dovevano limitarsi alla pratica di culto religioso e rinunciare sia alle attività di servizio sociale, che spettavano allo Stato, sia a finanziamenti dall'estero, da sostituirsi con fondi statali", da due anni ai missionari stranieri non sono più stati rinnovati i permessi di soggiorno e sono stati costretti ad abbandonari il Paese "forse anche loro dovranno salire sui barconi che salpano dalla Libia, come gli altri poveri diavoli eritrei" (Rodolfo Casadei, "In fuga dall'Eritrea, lo Stato prigione" - pubblished on Tempi 'http://www.tempi.it' - source URL: http://www.tempi.it/esteri/007706-fuga-dall-eritrea-lo-stato-prigione).



L'ultima frase che ho riportato è quella che dovrebbe farci più pensare. Il nostro Paese, da qualche mese, continua a respingere senza i dovuti controlli i barconi degli immigrati che tentano di sbarcare. Respingiamo bambini, donne, chi cerca rifugio dalle persecuzione e respingiamo anche i nostri fratelli dell'Eritrea. Abbiamo perduto tutto, anche la nostra memoria.

BALDASSARRE INTERVISTATO DA LIBERAL "SMONTA I TEOREMI DELLA MAGGIORANZA"


"La decisione della Corte costituzionale era già scritta nella precedente sentenza del 2004, quella che ha valutato il lodo Schifani. Non c'è stato cambio di rotta, si è, fondamentalmente, proseguito sulla linea di cinque anni fa. I due aspetti dell'illegittimità costituzionale erano già stati adombrati"
Il Presidente Emerito della Corte Costituzionale ed ex Presidente della Rai Antonio Baldassarre, presentatosi alle ultime elezioni come candidato sindaco del centrodestra a Terni, ha rilasciato un'intervista al quotidiano 'Liberal' di Ferdinando Adornato in cui "smonta i teoremi della maggioranza". Occorre ricordare che qualche settimana fa il Prof. Baldassarre era già intervenuto sull'argomento esprimendo numerosi dubbi relativamente alle memorie dell'avvocatura di stato.
Sulle critiche della maggioranza nei confronti della sentenza della Consulta il Prof. Baldassarre dichiara:
1) "Non è così, perchè la Corte non evidenziava l'elemento della forma idonea del provvedimento, se approvare una legge costituzionale e non ordinaria, dal momento che il lodo Schifani presentava altri aspetti di incostituzionalità. Quindi è sufficiente un motivo per dichiarare l'incostituzionalità di una legge e i giudici hanno ritenuto di procedere in quel modo. Non è vero, quindi, che non facesse menzione dell'art. 138. Tra i due provvedimenti non ci sono contraddizioni: sia l'articolo 138 sia l'articolo 3 della Costituzione erano due aspetti già adombrati nella sentenza precedente";
2) "E' coerentemente in linea con la sentenza precedente, ma questa accusa viene mossa sempre quando le sentenze non piacciono. E' un atteggiamento sbagliato, a destra quanto a sinistra. La Corte svolge una delicata opera di garanzia: i giudici sono molto sereni di fronte a critiche di questo genere, perchè sono convinto che tutti decidono secondo coscienza. Al limite si può parlare di giustizia politica";
3) "La Consulta decide su argomenti che hanno una grande rilevanza politica, ma i giudizi sono sempre caratterizzati dalla ragionevolezza, non dalla passione. Poi i giudici, come qualsiasi essere umani, possono sbagliare, ma sulla loro buona fede e correttezza ci metterei la mano sul fuoco";
4) "Non vorrei entrare nel merito delle strategie difensive che, tra l'altro, andrebbero conosciute in dettaglio. E' evidente che esiste una violazione del principio di uguaglianza, riferito probabilmente al rapporto tra il presidente del Consiglio e i ministri. E sul punto la Corte potrebbe aver detto che non c'è differenza di posizione, ma solo di funzioni. Bisogna, comunque, aspettare le motivazioni per poter conoscere il reale motivo accolto dai giudici costituzionali";
5) "La Consulta applica la Costituzione sulla base dei suoi precedenti, laddove ci sono, e coerentemente con la sua giurisprudenza".

giovedì 8 ottobre 2009

DIFENDIAMO IL DIRITTO ALLO STUDIO. ADISU UMBRIA: A RISCHIO LE BORSE DI STUDIO PER GLI UNIVERSITARI MERITEVOLI


L'Adisu (Agenzia Regionale per il Diritto allo Studio) dell'Umbria ha lanciato l'allarme per il rischio che prossimo anno parte degli studenti meritevoli possano perdere la borsa di studio di cui avrebbero diritto. Ogni anno, secondo quanto affermato, veniva ripartito il fondo nazionale dedicato al diritto allo studio tra maggio e giugno. A tutt'oggi non c'è ancora alcuna notizia: "Nella situazione attuale non sappiamo quindi nè quanto, nè quando sarà stanziato per l'Adisu rendendo di fatto incerta la copertura totale delle borse", "come Commissione controllo - dichiara Leonardo Esposito - esprimiamo viva preoccupazione per l'assenza di risposte e di chiarimenti da parte del Ministero, nonostante più volte sollecitato dall'Agenzia".

IN ITALIA TRE MILIONI DI PERSONE VIVONO AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI POVERTA' ALIMENTARE


La notizia a qualcuno potrà sembrare scioccante, specialmente a coloro che ancora tentano in tutti i modi di nascondere gli effetti della durissima crisi economica che sta colpendo anche il nostro Paese, eppure in Italia ben tre milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà alimentare. Un milione e mezzo di famiglie, ovvero il 4,4% di quelle che risiedono da noi spende per alimentarsi (bevande e cibo) una cifra inferiore a 222,29 euro.
A rilevarlo la ricerca 'La povertà alimentare in Italia' condotta dalla Fondazione per la Sussidiarietà e dal Banco Alimentare in collaborazione con l'Università Cattolica e Bicocca con il sostegno di Banca Prossima e Nestlè.
"I nostri dati dimostrano che la povertà alimentare in Italia non è un'invenzione dei media, è anzi un fenomeno imponente, un'amara realtà della quale fanno esperienza migliaia di famiglie. Due milioni e 300mila persone nel nostro Paese ricevono qualche forma di aiuto alimentare soprattutto da parte di enti privati, ma questo non risolve il problema. Dovrebbe essere piuttosto un punto di partenza per coordinare le politiche pubbliche con quelle private e delle industrie alimentari, che potrebbero distribuire in misura maggiore e più coordinata le eccedenze" (Giancarlo Rovati, curatore dell'indagine e docente di Sociologia all'Università Cattolica di Milano)
Va sottolineato che, come per ogni altro indice prendiamo in considerazione, tale povertà è più preoccupante al Sud e soprattutto nelle Isole con incidenze comprese tra il 6 e il 10,8% mentre al Nord tale incidenza è contenuta tra il 2 e il 4,2%.
La maggiore causa di povertà alimentare è la disoccupazione che incide per il 59%, la seconda sono i problemi di salute e le disabilità (30%), la terza la morte di un familiare o le separazioni (15%). Dall'indagine emerge inoltre:
  • che una forte incidenza tra i fattori che possono determinare povertà alimentare è rappresentata dal livello di istruzione, i meno istruiti sono più poveri;
  • che la categoria lavorativa più consistente assistita dal Banco alimentare è quella degli operai;
  • che per queste famiglie, che hanno ridotto all'osso tutte le spese, sono diventate un sogno addirittura le spese mediche e dentistiche;

Per saperne di più:

  1. sull'indagine 'La povertà alimentare in Italia' clicca qui;
  2. sulla Fondazione per la Sussidiarietà clicca qui;
  3. sul Banco alimentare clicca qui;
  4. sull'Università Cattolica di Milano clicca qui;
  5. sull'Università degli Studi Milano-Bicocca clicca qui;
  6. su Banca Prossima clicca qui;
  7. sulla Nestlè clicca qui;

mercoledì 7 ottobre 2009

IL LODO ALFANO E' INCOSTITUZIONALE, VINCE LA DEMOCRAZIA


La Corte Costituzionale boccia il lodo Alfano per violazione dell'art. 3 della Costituzione (principio di uguaglianza) e dell'art. 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria come quella usata dal 'lodo' per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato.
I vertici del Pdl si riuniscono a Palazzo Grazioli insieme allo stato maggiore della Lega Nord e del Ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano.
Le prime reazioni:
Jole Santelli (Pdl), Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera: "Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani, la Corte costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo extraprocessuale, e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria", "dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta. Questa decisione pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese".

LODO ALFANO: IN ATTESA DELLA SENTENZA DELLA CONSULTA UMBERTO BOSSI TUONA "CHI VUOLE SFIDARE L'IRA DEI POPOLI?"



Al Palazzo della Consulta, davanti al Quirinale, si è riunita la terza camera di consiglio della Corte Costituzionale per riprendere l'esame di costituzionalità del lodo Alfano. L'Italia intera è in attesa della sentenza che potrebbe arrivare addirittura in serata.
Intanto, tra indiscrezioni vere o presunte il clima politico si fa incandescente. Dario Franceschini, parlando ieri sera a Ballarò, ha affermato che una bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere il premier a "reagire in modo poco democratico". I legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini in testa, sembrano sprizzare ottimismo da tutti i pori spiegando addirittura che gli attacchi ricevuti dal Partito Democratico e dall'Italia dei Valori sarebbero il segno di nervosismo dell'opposizione. Sembra quasi che il gioco sia quello di spararla più grossa e il vincitore di questo ipotetico gioco è Umberto Bossi che intervenendo su vari argomenti dichiara che nel caso di bocciatura del lodo Alfano "Entreremo in funzione trascinando il popolo, il popolo è con noi. Sono i vecchi Galli", "il lodo Alfano non sarà bocciato", "io sono per la saggezza", "chi vuole sfidare l'ira dei popoli?". Riguardo alla possibilità di elezioni anticipate il leader padano continua "Fini non le vuole. E poi la gente vuole le riforme, non le elezioni. Cosa le diciamo?", e se il lodo Alfano dovesse essere bocciato "le elezioni regionali diverranno politiche e in questa situazione Berlusconi le vincerà".
Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd: "E' inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale" e rincara la dose "Bisogna finirla con queste pressioni alla Consulta che deve decidere in serenità. E poi Bossi ricordi che il popolo non ce l'ha solo lui".

IN COMUNE E' SCONTRO APERTO TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE



In Comune è scontro aperto tra maggioranza e opposizioni sulla richiesta di rinvio a giudizio di Paolo Raffaelli e di numerosi altri amministratori per le note vicende dell'inceneritore Asm.
Ieri tutte le opposizioni - pur utilizzando toni differenti - hanno richiesto che il Comune di Terni si costituisse parte civile nel giudizio appena ricordato.
Antonio Baldassarre (Lista Baldassarre) e il Pdl: "Sindaco e Giunta si schierino dalla parte dei cittadini offesi dalle condotte criminose descritte dalla richiesta del pm e anzichè perpetuare le già ascoltate malintese solidarietà di partito e di schieramento politico a danno della città deliberino la costituzione del Comune come parte civile del relativo giudizio penale dando il mandato ad un avvocato che, a tutela dei reali interessi della cittadinanza, dia garanzia di indubbia indipendenza di giudizio che, ovviamente, non possono avere i legali che abbiano goduto della fiducia del precedente sindaco o degli amministratori oggi imputati", "Considerato che lo stesso pubblico ministero indica espressamente il Comune di Terni tra le parti offese dalle condotte criminose" imputate ai suddetti soggetti, il Consiglio Comunale dovrebbe impegnare il Sindaco e la Giunta "a deliberare nei termini di legge la costituzione del Comune di Terni come parte civile nel giudizio penale".
Enrico Melasecche (Udc): "Amministrare, per chi crede nell'etica della politica, significa assumersi tutte le responsabilità derivanti dal proprio agire. Il tema della salvaguardia dell'ambiente e della salute dei cittadini è sicuramente tra i primi che un pubblico amministratore dovrebbe curare con passione civile e rigore morale", "poichè la difesa della salute e dell'ambiente - continua il capogruppo dell'Udc - è un tema di tutti nè di destra nè di sinistra, presentiamo un atto d'indirizzo parallelo a quello del Pdl, chiedendo che il Comune doverosamente si costituisca parte civile nell'udienza di fronte al Gip sul caso riguardante l'impianto dell'Asm di Maratta, evitando però un livore forcaiolo di cui la città non ha assolutamente bisogno in questo momento vista la crisi gravissima e i gravi problemi che stanno emergendo".
A tali richieste hanno risposto gli esponenti della maggioranza e lo stesso Sindaco Di Girolamo.
Giampiero Amici (Pd): "Il comportamento del consigliere comunale Baldassarre e del capogruppo della Pdl Brizzi, è davvero contraddittorio. A Roma si invoca al garantismo nei confronti del plurinquisito presidente del Consiglio dei Ministri e si grida al complotto di fronte alle richieste di farsi processare, rinunciando al Lodo Alfano; a Terni, invece, si richiede che il Comune si costituisca parte civile nei confronti di un ex sindaco rinviato a giudizio. Si tratta di due pesi e due misure che i ternani possono valutare da soli. C'è poi una questione di rapporti locali tra maggioranza e opposizione che non può essere sottaciuta. In Consiglio Comunale l'opposizione ha chiesto nelle scorse settimane il dialogo e il confronto sereno poi si lancia in atti giustizialisti e forcaioli, irrispettosi dei tempo della giustizia. Posizioni condivise anche dal capogruppo dell'Udc Melasecche che, forse per non sentirsi scavalcato, si è rimangiato mesi di buoni propositi invocando anche lui la costituzione di parte civile. Per quello che ci riguarda - conclude il capogruppo del Pd - noi abbiamo fiducia nella magistratura e nel sindaco Di Girolamo il quale, in qualità di legale rappresentante dell'Ente, può tranquillamente decidere lui sul da farsi".
Il Sindaco Di Girolamo: "E' sorprendente innanzitutto il comportamento schizofrenico del centrodestra che a Roma, in presenza di una sentenza di condanna del proprio leader, grida al complotto accusando la magistratura di far parte di una trama tesa addirittura a rovesciare il responso delle urne, mentre a Terni, per vicende sulle quali ancora si deve celebrare l'udienza preliminare che dovrà decidere se avviare o meno il dibattimento in aula, imbraccia tutto l'armamentario giustizialista, decretando di fatto una condanna anticipata per decine di imputati. Si tratta, come è evidente, di un atteggiamento sfacciatamente strumentale che riflette una concezione della lotta politica che non mi sembra rispetti le corrette modalità dei rapporti che dovrebbero intercorrere, pur nella diversità delle posizioni, tra una maggioranza governante e una opposizione responsabile", "Assai grave, anche dal punto di vista della sensibilità istituzionale che evidentemente ad alcuni fa difetto, mi sembra inoltre ipotizzare da parte del centrodestra, con la proposta di affidare la costituzione in giudizio a uno 'studio legale indipendente' che l'Avvocatura comunale, la cui grande professionalità e il cui estremo rigore sono al di sopra di qualsiasi dubbio, possa non tutelare al meglio gli interessi primari dell'Ente. Nel merito formale della questione voglio ricordare che la costituzione in giudizio è un atto che può essere adottato sia nella fase dell'udienza preliminare sia in quella dell'eventuale fase dibattimentale sia, infine, in sede civile di risarcimento a fronte di una eventuale precedente sentenza di condanna penale. In ogni caso, quindi, il Comune ha tutti gli strumenti per garantire la tutela dei propri interessi e il Sindaco, che sta facendo le sua valutazioni, non mancherà certo di comunicarle a tempo debito nelle sedi opportune, assumendosi a pieno tutte le responsabilità in quanto legale rappresentante dell'Ente".
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