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mercoledì 21 marzo 2012

(TORINO) AGGUATO, COLPI DI PISTOLA CONTRO IL CONSIGLIERE ALBERTO MUSY DEL TERZO POLO


Il candidato sindaco per l'UDC alle scorse elezioni amministrative del 2011 e capogruppo dello stesso partito al consiglio comunale di Torino, l'avvocato Alberto Musy, è stato colpito questa mattina da alcuni colpi di arma da fuoco da un uomo con il volto coperto nel cortile della sua abitazione; tre colpi al torace e alla schiena.
Ricoverato immediatamente all'ospedale, l'intervento è ancora in corso. Paolo Del Gaudio, primario del reparto di rianimazione del pronto soccorso delle Molinette, ha riferito: "Il paziente al suo arrivo era incosciente e presentava una frattura della teca cranica sotto la quale si era formato un ematoma che comprimeva il cervello, cosa abbia determinato questa frattura lo sapremo solo quando i neurochirurghi avranno rimosso l'ematoma e verificato cosa lo ha causato.
Dalle prime ricostruzioni, l'aggressore aveva il volto coperto da un casco integrale ed avrebbe sorpreso il consigliere comunale nel cortile della sua abitazione. Prima di perdere conoscenza Musy ha detto alla moglie "mi hanno seguito".

Le prime reazioni:
  • Piero Fassino, sindaco di Torino, recatosi immediatamente all'ospedale le Molinette ha parlato di "sgomento e dolore per un atto di violenza inaudita quale che sia la dinamica e le ragioni che lo hanno determinato";
  • Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte, "è una cosa che ci fa tornare indietro di tanti anni, ma non ci sono gli elementi per pensare che il fatto sia collegato a una matrice politica";
  • Pierferdinando Casini in un messaggio su facebook: "Siamo tutti con Alberto Musy e con la sua famiglia. Le parole non servono. Preghiamo per lui". Il leader del Terzo Polo e il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, si recheranno a Torino nel primo pomeriggio;
  • Annamaria Cancellieri, ministro dell'Interno: "E' molto grave, è sicuramente un fatto da condannare";
  • Antonio Manganelli, prefetto di Torino; "E' sicuramente un episodio inquietante, sul quale l'attività investigativa è in corso per chiarire tutti gli aspetti della vicenda";


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giovedì 12 gennaio 2012

LA CAMERA SALVA COSENTINO


"Non ringrazio la Lega, ma il Parlamento per un dibattito proficuo e approfondito", "sono vittima di un trattamento ingiusto e di un'aggressione mediatica, politica e in parte giudiziaria". Sono queste le parole di Nicola Cosentino, deputato Pdl accusato di pesanti collusioni con il crimine organizzato, a commento del voto dell'aula di Montecitorio che ha negato l'autorizzazione al suo arresto.
Il risultato finale della votazione a scrutinio segreto è di 309 contrari e 298 favorevoli.
Secondo le dichiarazioni di voto dovrebbero avere espresso voto contrario all'arresto i 204 parlamentari del Pdl, i 21 di Popolo e territorio, i 6 radicali e almeno 24 del gruppo misto vicini al Pdl (tot. 255). Favorevoli, invece, i 204 deputati Pd, i 22 di Fli, i 21 dell'Idv, i 36 dell'Udc, i 7 dell'Api, i 2 dell'Api, i 3 liberaldemocratici e due deputati del gruppo misto vicini al centrosinistra (tot. 297). 
Da questa ricostruzione, dunque, determinante risulterebbe il voto leghista con i suoi 56 deputati. Nuovamente sconfitta la linea di Maroni che dichiara: "In ogni caso il voto è segreto. Non siamo in grado di verificare".

In mattinata Nicola Cosentino aveva avuto modo di difendersi anche su Canale5, dichiarando a Maurizio Belpietro: "Berlusconi mi ha detto di stare sereno, io gli ho detto che sono sereno e tranquillo. Male non ne ho mai fatto, paura non ho". Relativamente alle accuse: "sono tutte fantasie costruite da certa stampa. In un comune piccolo ci sono parentele tra tutti. Ma io non ho alcuna parentela diretta con nessuno. Sono sempre stato all'opposizione e non ho mai potuto favorire interessi criminali". E ancora: "Contro di me è stata fatta una forzatura enorme. Sono accusato solo da una parte che non mi ha nemmeno voluto interrogare per molto tempo. Vorrei essere giudicato almeno in primo grado prima di andare in carcere". 

Le reazioni:
  • Silvio Berlusconi, Pdl: "Ero convinto che questa sarebbe stata la decisione del Parlamento che non poteva rinunciare alla tutela di se stesso. E' una decisione assolutamente giusta, in linea con la Costituzione. Il processo continuerà regolarmente e senza intoppi e il parlamentare lo affronterà da uomo libero come è giusto che sia";
  • Pier Luigi Bersani, Pd: "ora sta alla Lega spiegare il risultato";
  • Rosy Bindi, Pd: "Dal punto di vista numerico i Radicali sono stati determinanti", "non posso che sottolineare ancora una volta la scorrettezza del loro comportamento";
  • Nichi Vendola, Sel: "Mi vergogno, è la prova che la legge non è uguale per tutti";
  • Angelo Bonelli, Verdi: "Con il voto di oggi il Parlamento ha sancito che la legge non è uguale per tutti e che per i potenti non valgono le stesse regole che valgono per i cittadini. Il voto che salva Cosentino dall'arresto è un colpo fortissimo alla democrazia, alla giustiza e demolisce ogni residuo di fiducia dei cittadini nel Parlamento";
  • Maurizio Paniz, Pdl: "Non c'è una sola ragione obiettiva per la quale Cosentino debba essere arrestato";



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mercoledì 5 ottobre 2011

DDL INTERCETTAZIONI, PASSA L'EMENDAMENTO DEL PDL CHE VIETA LA PUBBLICAZIONE FINO ALL'UDIENZA FILTRO. LA BONGIORNO LASCIA L'INCARICO


La situazione resta surreale nel Paese in cui tutto è possibile tranne la normalità. 
Mentre l'economia sprofonda sotto i colpi della speculazione internazionale, sotto le sforbiciate delle agenzie di rating e la preoccupazione aumenta giorno dopo giorno, il governo tenta di far passare il ddl intercettazioni.
La notizia di oggi è lo strappo consumatosi alla Commissione Giustizia della Camera dei deputati. E' passato a maggioranza l'emendamento presentato dal PdL che vieterebbe la pubblicazione delle intercettazioni fino alla cosiddetta 'udienza filtro'. Giulia Bongiorno, di Futuro e Libertà, ha lasciato l'incarico di relatrice per protesta.
L'emendamento PdL, a firma Costa-Contento, non consentirebbe di riportare neanche per riassunto le telefonate relative alle intercettazioni. La deputata di Fli avrebbe voluto non apportare modifiche al testo licenziato lo scorso anno e, quindi, non accettare proposte che di fatto porterebbero alla paralisi dell'informazione.

Come sempre accade in questi casi, per protagonismo o per mostrare di essere ancora più allineato degli altri, c'è sempre qualcuno che alza il tiro ancora più in alto. E' il caso - aihmé, ancora una volta - del deputato del PdL Maurizio Paniz, lo stesso che in Aula aveva dichiarato che Berlusconi era sicuro che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak, che torna a chiedere il carcere per i giornalisti. "Il giornalista - ha dichiarato - che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione penale. Il carcere magari è un percorso più lungo. Che ne so, ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi, pene pecuniarie o multe o se il giornalista debba andare in carcere. Cosa che è tutto sommato molto rara nel nostro ordinamento per questa tipologia di situazione".

Per quello che riguarda la cosiddetta norma 'ammazza blog' - grazie ad alcuni emendamenti presentati da Zaccaria (Pd) e Cassinelli (Pdl) -, sembra che l'obbligo di rettifica entro 48 ore sia stato limitato alle sole testate on-line registrate.


Le reazioni:

  • Giuseppe Cascini, segretario ANM: "Ci sono intercettazioni e vicende che attengono alla vita privata che non dovrebbero mai essere pubblicate, sono pura pruderie. Ma tentare di mettere una pezza a valle vietando la pubblicazione è un attentato alla libertà di stampa";
  • Pier Ferdinando Casini, UdC: "Se si vuole impedire l'obbrobrio di dialoghi che nulla hanno a che fare con le indagini, se si vuole fare una legge con questa finalità, la votiamo, se invece si vuole fare una legge che punta a censurare la stampa o a vendicarsi sui giudici, non vogliamo essere complici";
  • Pierluigi Bersani, segretario Pd: "E' scandaloso che mentre quattro ragazze muoiono sotto le macerie per lavorare a quattro euro all'ora e Moody's ci declassa, noi siamo qui a parlare di intercettazioni. Questo dimostra la perdita di presa totale verso gli interessi del Paese pensa solo agli affari suoi, lo vedono in tutto il mondo che è così";
  • Massimo Donadi, Idv: "la legge Bavaglio è uno schiaffo alla democrazia e alla libertà di stampa, ed è anche un'offesa ai cittadini, che chiedono misure concrete contro la crisi economica e non bavagli all'informazione".



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domenica 4 settembre 2011

MINO MARTINAZZOLI, ULTIMO SEGRETARIO DELLA DC, E' MORTO NELLA SUA BRESCIA



"Viviamo una fase crepuscolare della democrazia. C'è una situazione di marasma tale da non riuscire a capire in che modo la politica possa ritrovare la sua nobiltà", queste le parole dell'ultimo intervento politico di Mino Martinazzoli rilasciato lo scorso aprile sul quotidiano cattolico Avvenire. Intervento che tradisce lo stile ruvido e diretto dell'ultimo segretario della Dc, democristiano dell'area Zaccagnini ma, da sempre, democristiano fuori dagli schemi e dalla facili classificazioni. Fondatore del Ppi, ministro di Grazia e Giustizia, della Difesa e delle Riforme Istituzionali, Sindaco di Brescia. E' morto oggi a Brescia dopo una lunga malattia.
Negli anni '90, dopo aver visto da segretario la fine della Democrazia Cristiana, diviene uno dei fondatori del Ppi e degli ispiratori del Patto per l'Italia quel blocco di centro che, nelle elezioni politiche del 1994, tentò la ricostituzione di un'area moderata alternativa sia  a Berlusconi che alla sinistra. Da tale scelta autonomista prenderà il via la diaspora democristiana con l'uscita di Pier Ferdinando Casini, Clemente Mastella e Marco Follini che scelsero l'alleanza con il blocco berlusconiano e la costituzione del Ccd.

Le reazioni:
  • Pier Ferdinando Casini, leader UdC: "Sono profondamente rattristato per la scomparsa di Mino Martinazzoli, con cui ho collaborato da giovane parlamentare nella vita della Democrazia Cristiana". "Da lui - continua Casini - mi hanno diviso non pochi giudizi politici, ma non è mai venuta meno la stima e il rispetto per la persona e per le sue qualità intellettuali e morali. Mi unisco con profondo cordoglio ai familiari e agli amici che ne piangono la scomparsa";
  • Dario Franceschini, presidente deputati Pd: "Con Mino Martinazzoli se ne va un uomo che ha messo passione, competenza e cultura in ogni passo della sua vita professionale e politica. Senza la sua scelta coraggiosa di traghettare i cattolici democratici dalla Dc nella nuova stagione politica degli anni '90, non sarebbero nati l'Ulivo e il Pd. Un'intera generazione - ha concluso Franceschini - gli è poi debitrice di indimenticabili momenti di entusiasmo e speranze. Alla sua famiglia le condoglianze di tutti i deputati del gruppo del Pd e mie personali, con affetto e dolore";
  • Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia: "Uomo politico, studioso e statista di rilievo, abbiamo militato insieme nella Democrazia Cristiana; poi siamo stati avversari fino alla competizione regionale del 2000 che ci vide candidati alla presidenza per due schieramenti contrapposti: ma lo abbiamo fatto con rispetto reciproco e nella comune difesa dei valori di democrazia e di partecipazione popolare";
  • Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati: "uomo politico che ha onorato le Istituzioni ed ha interpretato gli ideali del cattolicesimo democratico negli incarichi di governo ricoperti e nella guida del partito della Democrazia Cristiana, in fasi intense della storia politica nazionale";
  • Maria Ida Germontani, Fli: "Con la scomparsa dell'ex segretario della Dc, Mino Martinazzoli, non solo viene meno una figura politica di grande prestigio legata alla storia del nostro Paese, ma viene meno anche la coscienza critica e l'onestà intellettuale di un uomo che ha vissuto in modo doloroso ma molto lucido una transizione politica drammatica". "Sono entrata in politica più tardi del consueto - ha continuato la deputata - dalla società civile e nel bresciano, dove risiedo, ho avuto poche occasioni di incontro con Martinazzoli, ma quelle poche sono bastate per capire che era un grande politico con una incredibile capacità di analisi al punto da prevedere esattamente l'evoluzione successiva di avvenimento che oggi possiamo considerare la mancata rivoluzione liberale". "Devo dire grazie a Martinazzoli - ha concluso la Germontani - per l'esattezza delle sue previsioni ed anche devo ammettere oggi di avere sbagliato per non averlo preso sul serio: la politica deve saper ascoltare la voce di uomini di cultura, onesti e di prestigio quale era Martinazzoli".

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venerdì 29 luglio 2011

VIETTI, CSM: PROCESSO LUNGO VA NELLA DIREZIONE OPPOSTA AL RESTO D'EUROPA E CONTRO RIDUZIONE DURATA DEI PROCESSI



Relativamente al dibattito in corso sul cosiddetto processo lungo interviene il vice presidente del CSM (Consiglio superiore della Magistratura), Michele Giuseppe Vietti che, al margine della cerimonia d'insediamento del nuovo comandante della Legione Carabinieri Piemonte e Valle d'Aosta ha definito la proposta "una misura che va obiettivamente nella direzione opposta rispetto all'impegno per diminuire la durata dei processi sul quale il Csm è impegnato in modo prioritario, anche per tenere il passo con l'Europa". 
"Prendiamo atto - ha concluso Vietti - che il Governo ha ritenuto di non fare la stessa scelta, nonostante il parere molto critico del Csm".

Ricordiamo che il Senato ha approvato la fiducia al cosiddetto "processo lungo". Il Governo ha, dunque, incassato 160 voti favorevoli a fronte di 139 voti contrari espressi dai partiti di opposizione (UdC, Api, fli, MpA, Pd, IdV),


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martedì 26 luglio 2011

(BRICCIALDI, TERNI) BISCONTI: LA REGIONE ASSUMA LE SUE RESPONSABILITA'

Giulio Briccialdi

Dopo gli allarmi lanciati nei giorni scorsi dalla Cgil e dall'UdC, interviene nel dibattito sul futuro dell'Istituto musicale ternano, il Presidente del Conservatorio, Vincenzo Bisconti: "L'Istituto Briccialdi ha una gestione virtuosa, i suoi bilanci sono da anni in sostanziale pareggio".
"Beneficiamo del supporto convinto e solido del Comune di Terni che da sempre sostiene l'unica istituzione di livello universitario di Terni. Sarebbe paradossale se qualcuno pensasse di lasciar chiudere un'istituzione che ha un livello di efficientamento fra i più virtuosi a livello nazionale. Noi riusciamo a fare con poco quel che altri fanno con il quadruplo delle risorse. Ed esprimiamo punte di eccellenza accademica che sono riconosciute dentro e fuori dei confini nazionali e costituiscono un fiore all'occhiello per la città di Terni ed un marmoreo punto di partenza per il futuro lavorativo dei nostri ragazzi"
"Stiamo affrontando la questione e ricercando soluzioni fattive in piena e costante collaborazione con il Comune, purtroppo, il problema economico investe il Comune di Terni in una preoccupante solitudine, perché la Regione dell'Umbria ad oggi non si è risolta ad affrontare il tema dell'alta formazione musicale in un quadro complessivo di sviluppo regionale. Occorre che anche la Regione condivida quell'assunzione di responsabilità che oggi il Comune di Terni sostiene da solo, e che lo faccia in fretta".


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martedì 10 maggio 2011

L'AGCOM ORDINA IL RIEQUILIBRIO DEI TG "IN PARTICOLARE PER IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO", MULTA IL TG1 ED INVITA SKY A RISPETTARE IL PLURALISMO


"L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha esaminato oggi gli esposti presentati e i dati di monitoraggio sul pluralismo politico relativi alla penultima settimana di campagna elettorale (1-7 maggio).
Dati dati si rileva che i telegiornali presentano ancora qualche squilibrio nel tempo di parola (criterio prevalente di valutazione) e nel tempo della notizia.
Pertanto l'Autorità, in considerazione dell'imminenza del voto, ha impartito un preciso ordine di immediato riequilibrio nel senso che tutte le edizioni dei telegiornali, comprese quelle principali, nelle ultime tre giornate di campagna elettorale (11, 12, e 13 maggio) decono realizzare il completo equilibrio tra le forze politiche di maggioranza e quelle di opposizione, sia nel tempo di parola che in quello di notizia, recuperando gli squilibri verificatisi nelle settimane precedenti.
L'Autorità ricorsa che - ai sensi dell'art. 1 della legge n. 515/93 - a tutti i candidati, qualunque sia il ruolo istituzionale rivestito, non può essere dedicato un uso ingiustificato di riprese con presenza diretta e che, fino alla chiusura delle operazioni di voto, la loro presenza è ammessa solo nelle trasmissioni informative ricondotte sotto testata giornalistica.
Il tempo dedicato agli esponenti del Governo deve essere riferito solo alla loro funzione governativa, nella misura strettamente indispensabile per assicurare la completezza e l'imparzialità dell'informazione.
Ciò vale, in particolare, per il Presidente del Consiglio, il quale è anche capolista nelle elezioni comunali di Milano.
In via eccezionale e straordinaria, gli ordini impartiti saranno attentamente verificati dall'Autorità attraverso un monitoraggio giornaliero.
In caso di inottemperanza dell'ordine, tenuto conto dei richiami già rivolti, saranno applicate, senza ulteriore preavviso, le sanzioni pecuniarie previste dalla legge, e inoltre le testate dovranno pubblicare un avviso recante l'informazione sull'avvenuta violazione e sulla conseguente sanzione.
Al Tg1 è stata applicata una sanzione di 100.000 euro, per l'inadeguata osservanza dell'ordine e dei richiami rivoltigli in precedenza.
Inoltre l'Autorità, a seguito degli esposti presentati dall'UDC, ha invitato Sky a rispettare, nei confronti tra candidati sindaci e nella rappresentanza delle forze politiche, il principio di effettiva parità di trattamento e di pari opportunità di ascolto e visibilità.
Un richiamo al rigoroso rispetto dei principi del pluralismo è stato altresì rivolto dal Corecom della Lombardia alle emittenti e ai TG regionali della Rai" (Comunicato stampa dell'AGCOM del 10 maggio 2011).

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mercoledì 4 maggio 2011

(TERNI) DIMISSIONI DEL SINDACO DI GIROLAMO, LE REAZIONI


Le dimissioni presentate ieri dal Sindaco Di Girolamo hanno scatenato le reazioni di gran parte del mondo politico ed economico della città:
  • Lamberto Bottini, segretario regionale Pd Umbria: "Speriamo che i prossimi venti giorni si rivelino utili a definire una proposta politica e programmatica che possa determinare una maggioranza più solida per continuare a governare una città importante come Terni, anch'essa tra l'altro, come altri centri dell'Umbria, colpita dalla crisi economica";
  • Davide Zoggia, responsabile Enti Locali del Pd: "Nel riaffermare il nostro pieno sostegno a Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni, che ha deciso di rimettere il suomandato, rinnoviamo i nostri apprezzamenti per il suo operato, convinti che vi possa essere spazio per un suo ripensamento. Le questioni amministrative determinatesi in questi mesi hanno provocato tensioni all'interno della maggioranza. Si tratta di problemi che si stavano via via dipanando e pur non essendo stato completato il cammino avviato, il sindaco Di Girolamo, con il suo gesto, ha inteso fare chiarezza verso la città. Noi stiamo già lavorando assieme la partito locale per ricreare una maggioranza forte e coesa attorno al sindaco";
  • Paolo Brutti, segretario regionale Idv Umbria: "Le dimissioni del sindaco Di Girolamo suscitano profondissima preoccupazione", "La cosa più allarmante - continua - sta nella natura della crisi, tutta interna al Partito democratico, lontana dalla consueta fisiologia degli scontri politici, che vedono forze diverse di una stessa coalizione andare in attrito. Una crisi insolita, originata da motivi poco chiari. Il nostro auspicio è che, attraverso una proposta del sindaco Di Girolamo, le fibrillazioni interne cessino e non aggiungano ulteriori problemi alla città. Terni non ne ha bisogno";
  • Sinistra Ecologia e Libertà: "Negli ultimi mesi Sel ha responsabilmente lavorato per supportare lo sforzo del sindaco nel quadro delle generali difficoltà ricadenti sugli enti locali, dovute alle scelte politiche del governo e nel quadro della crisi economica generale. Purtroppo, in questo grande sforzo, una parte del gruppo del Pd ha frapposto continui ostacoli alla incomprensibile e pretestuosa posizione sul bilancio, atto urgente e necessario per la città";
  • Il cosiddetto 'Tridente' (UdC, Lista Baldassarre e Terni Oltre): "La verità, al di là di quanto sostiene il sindaco che cerca di mettersi i panni della vittima, è che la maggioranza è implosa su problemi veri, dopo ventuno mesi di galleggiamento, passati nel più assoluto immobilismo, senza affrontare e risolverne uno solo. Sulle scelte di fondo, il contrasto all'interno della maggioranza è diventato insanabile e Di Girolamo ha preferito posizioni di retroguardia: quelle di difesa di ben determinati settori di interesse legati agli appalti senza gara (sociale gestito dalla Asl) o con gare non autorizzate dal Consiglio (CAOS)";
  • Raffaele Nevi, capogruppo Pdl in Consiglio regionale: "Finalmente il sindaco ha preso atto che non ha una maggioranza in consiglio comunale e del fatto che il suo partito sia imploso sotto i colpi della lottizzazione politica che fino ad oggi è stata il cemento di una coalizione che mette in pericolo il futuro sviluppo della città. Ora ci sono 20 giorni di agonia in cui ne vedremo delle belle e in cui si continuerà a spezzettare la torta della spesa pubblica nella speranza di rimettere insieme ciò che non può stare insieme. Il nostro auspicio è che si stacchi la spina e si ponga fine a questo indecente spettacolo dando la parola ai cittadini attraverso le elezioni";
  • Pietro Laffranco, deputato Pdl: "Qualunque sia l'esito della crisi politica che sta interessando il Comune di Terni, il potere clientelare del Pci-Pds-Ds è ormai giunto al capolinea, a Terni così come nel resto dell'Umbria. Sul piano amministrativo ci aspettiamo di tutto e quindi vigileremo su tutto. L'auspicio, per il bene della città di Terni, è che dopo la dissoluzione politica di quella che è ormai l'ex maggioranza, si arrivi alla chiarezza attraverso il ricorso alle elezioni";
  • Stefano Vinti, segretario regionale Prc Umbria: "E' evidente che la crisi politica ha avuto origine all'interno del Pd e le dimissioni di Di Girolamo sono un atto che riporta la politica in un contesto di politica con la P maiuscola. Si andrà alle elezioni? E' presto per dirlom vediamo se la giunta riuscirà a ritrovare un comun denominatore in grado di portare a termine la legislatura. Altrimenti non c'è dubbio che l'unica strada sarà ridare la parola agli elettori";
  • Umbro Bernardini, presidente di Confindustria della regione Umbria: "Sono sconcertato e indignato", "se c'era qualcosa di cui Terni non aveva proprio bisogno sono le dimissioni del sindaco - ha detto Bernardini - Evito di entrare nel merito delle questioni politiche, ma come cittadino e rappresentante degli imprese del territorio non posso che ricordare come la città continui ad essere vittima di una sorta di congiuntura astrale a dir poco negativa". "Quanto accaduto in Comune - rileva il presidente di Confindustria - è per me il segno dell'assoluta inadeguatezza delle rappresentanza politica. Sia ben chiaro, il mio non è un attacco al sindaco, persona che peraltro stimo, ma ritrovarsi senza guida politica nel particolare e grave momento che la città vive non può eche indignare. Forse qualcuno si è dimenticato della situazione drammatica in cui si dibatte l'intero comparto chimico del territorio; del fatto che TKAst, la nostra più grande risorsa, si trovi nel bel mezzo del tifone scatenato dalla condanna per il rogo di Torino; che la situazione del commercio cittadino sia a dir poco travagliata. Ritrovarsi senza una guida in queste condizioni, lo ripeto, è il segno dell'inadeguatezza della classe politica". "In un quadro problematico e complesso come quello in cui si trova la città - conclude Bernardini - uno scenario politico del genere era l'ultima cosa che doveva capitare. Una cosa che non sarebbe dovuta nemmeno passare per l'anticamera del cervello dei nostri politici. A questo punto non posso che esprimere grossa preoccupazione e delusione. Resto letteralmente esterrefatto. Si conoscevano le difficoltà dell'amministrazione comunale, ma non si può permettere che beghe politiche mettano a repentaglio la città. Che si sia arrivati a questo punto è a mio parere assolutamente assurdo".

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lunedì 2 maggio 2011

(TERNI) IL GIORNO PIU' LUNGO: DI GIROLAMO PRONTO A DIMETTERSI, SCONTRO APERTO TRA EX MARGHERITA ED EX DS. RINVIATO DI UN GIORNO IL DIBATTITO SUL BILANCIO


E' stata accolta a maggioranza la proposta del consigliere Giuseppe Boccolini che, al termine della relazione del vicesindaco, Libero Paci, ha richiesto di rinviare l'inizio del dibattito alla seduta del Consiglio comunale in programma per domani: "Senza infingimenti - ha detto l'esponente socialista - la città sa che ci sono problemi, che c'è un dibattito aperto e ci sono delle difficoltà politiche. L'obiettivo è di approfondire l'analisi per il bene della città".
"Una richiesta inaccettabile" per il centrodestra. Il capogruppo del Pdl, Federico Brizi, dice che tale scelta "certifica come la città sia ostaggio di beghe interne ai partiti del centrosinistra", "non possiamo - continua l'ex forzista - accettare che la città continui a pagare le conseguenze di questa situazione e chiediamo che il sindaco riferisca in questa sede se esiste ancora una maggioranza che lo sostiene".

Poco meno di ventiquattro, dunque, sono le ore che ci separano dalla prossima seduta in cui - sperando che non ci siano nuovi rinvii - conosceremo le sorti dell'attuale amministrazione guidata dal sindaco Leopoldo Di Girolamo; conosceremo l'esito dello scontro ingaggiato dai 7 "ribelli" del Pd e il vincitore dello scontro tra ex margheriti ed ex diessini.

Il Sindaco di Terni, Sen. Leopoldo Di Girolamo
In mattinata le voci delle possibili dimissioni del Sindaco si erano fatte sempre più vive: "I nodi non sono sciulti, vedremo come arriveremo in consiglio comunale, tutto può ancora succedere" (dal sito Umbria24.it).
Si è aperto pertanto il giorno più lungo - o meglio la nottata più lunga - di questa consiliatura che si trova a dover affrontare la maggiorparte dei problemi irrisolti lasciati come scomodissima eredità da parte della precedente giunta Raffaelli. Trattative ad oltranza fino a sera o anche durante la notte. Tutto il partito democratico è in movimento perché se una mediazione non dovesse essere trovata e la giunta dovesse cadere, gli effetti si vedrebbero immediatamente anche in provincia e poi, chissa...

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mercoledì 20 aprile 2011

CASINI: GOVERNO ALLA FRUTTA, OSSESSIONATO DA TERZO POLO E IMPEGNATO IN LEGGI CONTRO LE IDENTITA' POLITICHE



Il leader dell'Unione di Centro, Pierferdinando Casini, a Montecitorio ai margini della riunione del coordinamento del Nuovo polo per l'Italia, critica il Governo relativamente al Piano Nazionale delle Riforme e all'ipotesi di modifica della legge elettorale: "C'è un governo che non governa - dice Casini - e che non affronta i temi dell'economia. Il piano nazionale di riforma che hanno presentato è un decalogo di buone intenzioni ma non c'è un disegno di sviluppo del Paese e se il Paese non si sviluppa, ci sono più disoccupati, più giovani disoccupati, più donne disoccupate, più disoccupati nel Mezzogiorno. Capisco che il governo è preso dalle ossessioni giudiziarie e oggi hanno anche l'ossessione del terzo polo: vuol dire che la nostra iniziativa politica è giusta".
"Non c'è slancio necessario, non c'è l'assunzione di responsabilità per riprendere la strada dello sviluppo, è un elenco di buoni propositi che non si capisce come di potrà realizzare".
Il Governo "è impegnato in leggi particolari sulla giustizia - conclude Casini - e ora, ossessionato dal terzo polo, anche in leggi contro le persone e le identità politiche. Non sono affatto preoccupato, questo serve solo a far capire agli italiani come siano alla frutta. Purtroppo alla frutta portano anche tutto il Paese perché vediamo uno stato di lacerante contrapposizione e di sostanziale paralisi su ogni tema fondamentale".

Quasi contemporaneamente il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, attacca il terzo polo per una lista presentata alle amministrative: "Spero che i maggiori esponenti dell'Udc a livello nazionale intervengano per impedire qesto risibile stratagemma. In caso contrario, il 16 maggio il candidato centrista oltre alle elezioni avrà perso anche la faccia".
"Il popolo della libertà e i suoi alleati - continua Berlusconi - hanno scelto Michele Coppola, assessore alla Cultura della Giunta regionale del Piemonte , come proprio candidato a sindaco di Torino. Per tutta risposta, il cosiddetto Terzo Polo ha scovato una sconosciuta signora Mina Coppola e le ha intestato una lista a sostegno del suo candidato, con l'intento di indurre in errore gli elettori torinesi e racimolare qualche voto in più con la furbizia e l'inganno". "E' singolare - conclude il presidente del Consiglio - che il cosiddetto terzo polo, sempre pronto a fare la morale su come ci si debba comportare e su come la politica debba essere diversa, utilizzi liste patacca e trucchi per ingannare i cittadini".
Laconica la risposta di Pierferdinando Casini: "Non mi sono occupato delle liste in Lombardia, né in Piemonte".

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martedì 5 aprile 2011

IL PDL VORREBBE STERILIZZARE IL REATO DI APOLOGIA DEL FASCISMO


"E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista" , questa la prima parte del disposto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione che un disegno di legge costituzionale presentato dal senatore Pdl Cristiano De Eccher ha presentato lo scorso 29 marzo. Insieme a De Eccher hanno firmato 4 senatori del Pdl, tutti di area ex AN: Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin ed Achille Totaro. Il senatore del Fli Egidio Digilio che aveva firmato il disegno, dopo un colloquio con Italo Bocchino, ha ritirato la firma.
L'abolizione della disposizione sopra riportata sterilizzerebbe la norma legge 20 giugno 1952 n. 645 (contenente "Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione), detta anche legge Scelba, che ha introdotto il reato di apologia del fascismo.
Il primo firmatario del disegno di legge è il senatore Pdl Cristiano De Eccher, "discendente da nobile famiglia trentina legata al Sacro Romano Impero e responsabile da giovane a Trento del gruppo di Avanguardia Nazionale, fu indagato da Gerardo D'Ambrosio per la strage di Piazza Fontana" (dal sito Repubblica.it).

Da fonti vicine alla presidenza del Senato, lo stesso Renato Schifani sarebbe rimasto sorpreso ed "esterrefatto" dalla notizia della presentazione del ddl costituzionale. Dalle stesse fonti sembrerebbe che il presidente del Senato auspicherebbe che i firmatari rivedessero la loro iniziativa.


Le reazioni:
  • Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato: "Trovo molto grave e offensivo per la storia del Paese e della Repubblica e per la nostra democrazia che il Pdl voglia abolire, attraverso un disegno di legge, il reato di apologia del fascismo", "sarebbe l'ennesimo piccolo gesto mirato, sistematico ma molto significativo, che il Pdl sta usando per distruggere i pilastri della nostra Costituzione. Chiediamo che questo atto venga ritirato";
  • Antonio De Poli, Udc: "è una proposta di legge vergognosa. Chiediamo al vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliarello di prendere immediatamente le distanze dal disegno di legge. E' un atto grave, irrispettoso nei confronti della storia del nostro Paese. La Carta Costituzionale non si tocca, dobbiamo difenderla strenuamente";
  • Leoluca Orlando, Idv: "Fasciti, avete gettato la maschera! Il Pdl sarà costretto a ritirare questa indegna proposta di legge, ma avrà mandato un segnale inquietante ed eversivo agli squadristi che lo sostengono. Ormai è allarme rosso per la democrazia", "Dopo le leggi ad personam, dopo la nomina di un ministro indagato per mafia, dopo il disprezzo verso le autorità di controllo, la magistratura e la Costituzione, questa maggioranza dimostra di aver perso i freni inibitori e con questo ddl conferma quanto sia corrotta e pericolosa per la tenuta democratica delle istituzioni";
  • Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo: "Non c'è nessuna volontà né del governo né del Pdl di promuovere l'abolizione del reato di apologia del fascismo. Il Pd eviti polemiche strumentali che diano anche solo la sensazione che le forze politiche si dividano anche sull'antifascismo, che è valore fondante della nostra democrazia";

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lunedì 4 aprile 2011

STORIE DALL'ITALIA CHE REGREDISCE: LA LEGA VUOLE LE MILIZIE REGIONALI


Dopo il flop delle ronde padane e degli alpini del nord, la Lega Nord la spara ancora più grossa: una milizia regionale per l'ordine pubblico. L'annuncio è stato dato questa mattina in aula; una proposta di legge sottoscritta da 40 dei suoi deputati per l'istituzione del "Corpo dei volontari per la mobilitazione" sul modello della Guardia nazionale americana. Il Corpo farebbe parte delle Forze armate e della Protezione civile e "concorrerebbe al soccorso in caso di calamità naturali, gravi attentati e incidenti a infrastrutture ai siti produttivi per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza" (Dal sito de 'Il Sole 24 Ore'); disporrebbe solo di armi leggere e sarebbe organizzato il 20 battaglioni regionali, ogni battaglione sarebbe composto di mille persone reclutate su base regionale.
Il testo della proposta di legge fa rabbrividire, "Nella Repubblica - si legge - manca uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l'attivazione del sistema di protezione civile", e ancora i deputati della Lega: "l'importazione nel nostro ordinamento dell'Istituto della Guardia Nazionale permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile all'occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all'estero riduca, ad esempio, le risorse organiche disponibili in patria".
Il leghista Franco Gidoni: "Abbiamo proposto di prevedere mille uomini per Regione, in supporto all'esercito in caso di calamità naturale", "l'argomento - ha continuato - è rimasto scoperto dopo l'abolizione della leva militare obbligatoria. E' un problema che va affrontato, senza doverne fare a tutti i costi una questione politica".

Le reazioni:
  • Ignazio La Russa, ministro della Difesa: "In ogni paese, anche il più federalista del mondo, l'esercito non viene mai regionalizzato o parcellizzato. E' una delle caratteristiche dello stato unitario";
  • Ettore Rosato, Pd: "Dopo aver incassato il finto federalismo la Lega sta forse puntando alla secessione militare?", "Sembra voler mettere in discussione l'unità stessa del Paese e creare venti piccoli eserciti da brandire contro i propri vicini. Se non fosse stata presentata da un gruppo così folto di deputati l'avrei definita una pagliacciata, ma la presenza di autorevoli esponenti del Carroccio la rende seriamente preoccupante";
  • Lorenzo Cesa, segretario Udc: "dopo la pagliacciata delle ronde, fallite miseramente perché respinte dalla stessa società civile, prepariamoci all'ennesimo interminabile e inutile dibattito sugli eserciti regionali, l'ultima grottesca provocazione della Lega che non troverà mai attuazione. Invece di perdere tempo con queste 'boutade', il Carroccio pensi a governare e a sostenere seriamente le Forze dell'Ordine, che per colpa degli ingenti tagli del governo non hanno le risorse e i mezzi necessari per difendere i cittadini";
  • Adolfo Urso, Fli: "una sciocchezza propagandistica paragonabile a quella delle ronde cittadine, spero che il Pdl e il ministro della difesa rigettino questa proposta subito e senza infingimenti";
  • Angelo Bonelli, Verdi: serve "per sviare l'attenzione del proprio elettorato dalle vicende giudiziarie di Berlusconi e sui pasticci che la maggioranza sta facendo per assicurare l'impunità del presidente del Consiglio";

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sabato 22 gennaio 2011

CONDANNA DEFINITIVA PER TOTO' CUFFARO. I 'RESPONSABILI' PERDONO UN ALTRO PEZZO


Salvatore 'Totò' Cuffaro, ex governatore della Sicila, ex esponente di spicco dell'Unione di Centro oggi senatore del nuovo gruppo parlamentare MRN (Movimento di Responsabilità Nazionale) in appoggio al governo Berlusconi, è stato condannato a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e violazione del segreto istruttorio nell'ambito del processo "talpe alla Dda" con sentenza definitiva della seconda sezione penale della Corte di Cassazione.
Cuffaro ha espresso la volontà di andarsi a costituire subito, anche se l'estratto della sentenza gli sarà notificato entro cinque giorni: "Rispetto la magistratura, adesso andrò a costituirmi", "affronterà la pena come è giusto che sia, questo è un insegnamento che lascio come esempio ai miei figli. Sono stato uomo delle istituzioni e ho un grande rispetto della magistratura che è una istituzione, quindi la rispetto anche in questo momento di prova. Questa prova, che certamente non è facile, ha rafforzato in me la fiducia nella giustizia e soprattutto ha rafforzato la mia fede. Se ho saputo resistere in questi anni difficili è soprattutto perché ho avuto tanta fede e la protezione della Madonna, adesso affronterò la pena come è giusto che affronti un uomo delle istituzioni ed ora viene chiamato a sopportare una prova. Lo lascerò come insegnamento ai miei figlio, devono avere fiducia nella giustizia e nelle istituzioni". Questa è la dichiarazione rilasciata dall'ex governatore della Sicilia che aveva atteso il pronunciamento della sentenza dalle ore 9,00 alle 12,30 in preghiera nella Chiesa della Minerva a Roma.
Insieme a quella di Cuffaro, sono state confermate anche quelle degli altri imputati: 15 anni di carcere per l'ex manager della sanità Michele Aiello; quasi 7 anni e mezzo per l'ex maresciallo del Ros, Giorgio Riolo; 3 anni per il dirigente della sezione anticrimine della Questura di Palermo, Giacomo Venezia; 4 anni e 6 mesi per Aldo Carcione; un anno per Roberto rotondo; 9 mesi per Michele Giambruno; 4 anni e 6 mesi per Lorenzo Iannì; 6 mesi per Antonella Buttitta; 9 mesi per Salvatore Prestigiacomo e 2 anni per Angelo Calaciura.

La prima conseguenza diretta della conferma della condanna è la decadenza del seggio al Senato. L'MRN (Movimento di Responsabilità Nazionale), il coordinamento dei gruppi parlamentari che hanno dato l'appoggio al governo Berlusconi, perde un'altro pezzo. 

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martedì 14 dicembre 2010

BERLUSCONI PASSA ALLA CAMERA GRAZIE ANCHE ALL'UMBRA, EX FINIANA POLIDORI

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il deputato ex Fli, Catia Polidori

Ce l'ha fatta anche alla Camera. Dopo aver incassato la scontata fiducia in Senato, il governo Berlusconi alle 13,42 ha visto respingere anche le due mozioni di sfiducia presentate alla Camera dei Deputati con 314 voti contrari, 311 favorevoli e 2 astenuti su 625 votanti.
Il premier, uscendo dall'aula, ha commentato con un sarcastico "Ve lo dicevo che Fli si spaccava". Ed infatti, è proprio grazie alle defezioni dei finiani che le mozioni di sfiducia vengono respinte.
Maria Grazia Siquilini, aveva già dichiarato l'intenzione di dire no alla sfiducia. "Sono serena, la mia è stata una scelta coerente. Non ho condiviso la gestione di Fli, ora lascio il gruppo e torno nel Pdl. Ho deciso in base alla coscienza e del rapporto con gli elettori che è antico. Mi hanno chiesto la firma sulla mozione di sfiducia in tre minuti, non si fa così. E poi da settembre non è cambiato nulla rispetto al precedente voto di fiducia".
Ma anche l'ormai ex finiana Catia Polidori, la parlamentare umbra di Città di Castello figlia del creatore della Cepu, vota contro la sfiducia. Ed è proprio sul voto della Polidori che scoppia la bagarre. Mentre i parlamentari del Pdl scoppiano in un applauso, i suoi colleghi di gruppo iniziano a fischiare con Giorgio Conte che inizia ad urlare. Scoppia anche un tafferuglio con Granata e poi tra Bonfiglio e Fava che vengono bloccati da Crosetto e dai commessi. La seduta viene sospesa. Dopo la sospensione l'ec deputata finiana si è intrattenuta con Berlusconi e i ministri ma non ha rilasciato alcuna dichiarazione.
Luca Barbareschi, Fli, ha così commentato il voto della Polidori: "Il voto della Polidori è vergognoso, ha avuto pressioni. ;a anche se il governo prende uno o due voti in più è assolutamente inutile, ogni dicei minuti saremo qui alle prese con gli stessi problemi. Persone come la Polidori è meglio perderle per strada. Ieri aveva confermato il no alla fiducia e poi stamattina ha detto che aveva problemi con il Cepu. Ma vi rendete conto che cosa sta succedendo? Siamo alla corruzione di Pubblico Ufficiale".
Silvano Moffa, prima risponde di votare la sfiducia pur criticando l'intervento di Italo Bocchino, poi alla seconda chiama dichiara di astenersi, come Gaglione di 'Noi Sud'.
Paolo Guzzanti, lascia il PLI ma vota la sfiducia: "Mi dimetto dal Partito Liberale perché ci sono state pressioni che non mi sono piaciute. Ma questo non ha nulla a che vedere con la mia decisione sul voto di sfiducia: non vuol dire che voterò la sfiducia", ma alla la vota.
All'intervento di Antonio Di Pietro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e tutto il Pdl lasciano l'aula. "Finalmente oggi inizia la fine del suo impero di cartapesta - ha dichiarato il leader IDV - perché qualunque sia il risultato del voto, un dato è certo: lei non ha più una maggioranza politica per governare. Lei è arrivato al capolinea della sua esperienza politica. Non le resta che consegnarsi alla magistratura e farsi processare. Pavido e fuggitivo, è riprovevole, con il voto comprato oggi ha violato il Parlamento e violentato la Costituzione".
Pierferdinando Casini, leader dell'Unione di Centro: "Io non parlo. Perché non ho offeso mai nessuno vorrei parlare con il presidente del Consiglio presente". Rientrato Berlusconi, ha aggiunto: "Mi auguro che voglia fermare, in zona Cesarini, la dissennata corsa verso l'ignoto, che poi sarebbe il noto, cioè le elezioni. Tanto affannarsi per un voto o due in più non capisco a cosa serve. O è un'esibizione muscolare fine a se stessa o è una lucida corsa verso le elezioni anticipate. Si perde l'occasione per un sereno esame di coscienza, per l'assunzione di una responsabilità più alta, per indicare all'Italia una rotta nuova. La richiesta di dimissioni prima del voto che noi le rinnoviamo e la sua eventuale accettazione non sono per noi una pretesa e non sarebbero per lei una resa, ma la consapevolezza che serve al Paese cambiare passo. E invece marciamo consapevolmente verso il baratro".
Bersani, segretario del Pd: "Noi siamo tranquillissimi perché comunque vada oggi per voi sarà una sconfitta, sarà la vittoria di Pirro. Lei, presidente non è più in grado di governare e con un voto in più insegue l'instabilità pilotata per guidare la macchina verso le elezioni. Siamo davanti ad un voto incerto, la conta è mobile, certe botteghe non chiudono mai, sono aperte h24 anche in questi minuti. Ai colleghi incerti voglio dire: non diamo troppo tempo al tramonto, pensiamo al Paese che è stanco e vuole cambiare. Questa giornata passerà ma noi non possiamo vedere i bagliori di un tramonto non solo del governo ma, temiamo, di un Paese. Voi vi siete autoribaltati e noi non vogliamo che si ribalti il Paese".
Umberto Bossi, Lega Nord, risponde ad un giornalista in Transatlantico: "Ma non vede che casino c'è in Aula? Così la gente vede quello che succede in televisione, si allontana dalla politica e capisce che non si può continuare. Passiamo, passiamo. Abbiamo il voto che ci mancava. Per tutto il casino che si vede in Aula, l'unica igiene è il voto".


giovedì 15 luglio 2010

IL FUTURO DELLA GIUNTA COTA APPESA A 14.000 SCHEDE, AL VIA IL RICONTEGGIO


La notizia è arrivata da poco, il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte ha accolto in parte uno dei ricorsi per presunte irregolarità di due liste. Le liste interessate dal ricorso sono "Consumatori con Cota" (perchè il nome della lista si poteva confondere con quello del partito dei Consumatori) e "Al Centro con Scanderebech"(dal nome del fuoriscito dell'Udc che avrebbe sfruttato la sua appartenenza al precedente gruppo consiliare per non presentare le firme dei candidati). Il ricorso non è stato accolto, invece, per le presunte irregolarità sulla lista "Verdi Verdi" mentre è stato sospeso quello per la lista "Pensionati per Cota". Si andrà, dunque, al riconteggio di circa 14.000 voti e Cota battè la Bresso per 9.000.

Mercedes Bresso, PD: "Avevo ragione io. Cota ha vinto le elezioni barando. E' stato un modo indegno di gareggiare".

Luca Procacci, legale dell'attuale Presidente della Regione Piemonte, aveva dichiarato prima della sentenza: "Roberto Cota è diventato governatore con i voti diretti a lui e non cui i voti di lista". "L'elettore - continua Procacci - ha votato in buona fede. E allora è da opportunisti stare alla finestra, in attesa dell'esito del voto, e poi ricorrere. E' un vulnus alla democrazia".

venerdì 2 luglio 2010

GOVERNO ALL'ASSALTO DELLE TREDICESIME DI MAGISTRATI E FORZE DELL'ORDINE


Ma come, non era finita? L'Italia non stava uscendo dalla crisi? Solo due giorni fa il sempre sorridente presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dichiarava dal Brasile: "La crisi è alle nostre spalle, per fortuna, e l'Italia ne sta uscendo meglio degli altri in Europa". Ma oggi? Cos'è cambianto? Nulla. 
Spero soltanto che gli italiani comprendano. Dopo l'annuncio dell'ennesimo innalzamento dell'età pensionabile di ieri - prontamente rimangiato dalla maggioranza come un refuso sulla manovra - oggi il Governo di Silvio Berlusconi vuole tagliare le tredicesime dei magistrati, delle forze di polizia, dei vigili del fuoco, dei professori universitari e dei diplomatici. 

Le reazioni
Pier Ferdinando Casini, Unione di Centro: "Spero che l'emendamento che prevede il taglio delle tredicesime per le Forze dell'Ordine, assieme a quelle di molte altre categorie, sia solo un nuovo refuso di questa maggioranza sulla manovra. Sarebbe gravissimo colpire il simbolo della legalità e della sicurezza nel nostro Paese, già vessato da una situazione in cui è contingentata persino la benzina per le auto di pattuglia. Chi è incaricato di garantire la sicurezza dei cittadini ha già subito troppe umiliazioni negli ultimi anni. Ma se questa fosse davvero la volontà del governo, contrasteremo con ogni mezzo in Parlamento questa sconcertante iniziativa".

Contemporaneamente "si registra un colpo d'acceleratore sull'agganciamento dei requisiti di pensionamento all'aumento dell'aspettativa di vita" (da Repubblica.it), secondo il quale l'aggiornamento dei requisiti alla speranza di vita dovrà essere effettuato ogni tre anni. Inoltre, come già annunciato ieri dal ministro Sacconi, il nuovo emendamento revisionato non contiene alcun riferimento all'innalzamento dei 40 anni di contributi per andare in pensione. Lo stesso ministro ha dichiarato stamani: "non c'è alcun problema, è tutto risolto, parliamo solo della norma relativa ai 40 anni di contributi, solo di questo segmento piccolo, purtroppo. E' già risolto. E' stato risolto e il testo è stato pulito". 

Le reazioni
Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Partito Democratico: "non c'è stato nessun refuso. L'emendamento, infatti è stato scritto direttamente dal ministero dell'Economia. La retromarcia di Sacconi è dovuta, quindi, alle contraddizioni del governo, alla superficialità e all'approssimazione con cui intervengono sui diritti dei lavoratori".
Cesare Damiano, Pd, ex ministro del Welfare: "L'armata brancher-leone ha colpito ancora: un altro scivolone del governo, questa volta sulle pensioni di anzianità. Deve intervenire il ministro Maurizio Sacconi che declassa un grave incidente a semplice refuso. L'importante è che il governo faccia marcia indietro sul tentativo di allungare la permanenza al lavoro per coloro che hanno maturato i 40 anni di contributi. Nessuna delle riforme precedenti, Maroni e Damiano, aveva toccato questo diritto pensionistico. Il Partito Democratico si batterà anche per impedire che questi lavoratori siano coinvolti nelle nuove finestre mobili".
Elio Lannutti, Italia dei Valori: "Mai una volta che si sbaglino a vantaggio dei cittadini, il governo ogni tanto prova a far passare qualche porcheria nelle more di un emendamento, poi vede la reazione sdegnata e fa finta che sia stato un errore".

giovedì 1 luglio 2010

NO AL SILENZIO DI STATO: IN QUESTE ORE I GIORNALISTI IN PIAZZA CONTRO IL DDL INTERCETTAZIONI


Questo è il manifesto realizzato dalla FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) per pubblicizzare la manifestazione che si sta tenendo in queste ore a Roma, in piazza Navona, contro il ddl intercettazioni. Rainews24, Skytg24 e testate web, trasmetteranno tutto in diretta. In attesa del 9 luglio, quando radio, televisioni, giornali sciopereranno.
"La libertà di informazione è un bene pubblico irrinunciabile e per questo la lotta e le iniziative incessanti contro il ddl Alfano sono riusciti a rendere compatti i giornalisti e hanno radunato attorno a loro le associazioni e i cittadini che vogliono difendere la Costituzione", queste la parole di Franco Siddi, presidente della FNSI, in occasione della conferenza stampa di presentazione della manifestazione. "Inizia da qui - prosegue Siddi - la resistenza civile che proseguirà fino alle estreme conseguenze, con la creazione di strumenti e canali per spezzare il silenzio di Stato se la legge sarà approvata".
Pieno sostegno alla manifestazione dei giornalisti è stata data dalla Magistratura. "Questa riforma - scrive Palamara, presidente dell'ANM - limita drasticamente la possibilità per le forze dell'ordine e per la magistratura di individuare gli autori di reati di particolare allarme sociale e pregiudica in modo inaccettabile il diritto dei cittadini di essere informati su fatti di interesse pubblico. Il nostro impegno sarà quello di proseguire, insieme con i giornalisti, nella tutela di tali valori, irrinunciabili in una democrazia". Saranno presenti anche esponenti dei partiti di opposizione, dal Partito Democratico, all'Italia dei Valori, all'Unione di Centro.

mercoledì 30 giugno 2010

IL COMUNE E L'ATC SOSPENDONO L'ATTIVITA' PARACADUTISTICA



"Il Comune di Terni, ente concedente dell'aviosuperficie Leonardi, e l'Atc spa, soggetto gestore della stessa, nell'esprimere il più profondo cordoglio ai familiari della vittima per il tragico evento verificatosi nell'attività di paracadutismo svoltasi presso la struttura, hanno disposto, di concerto e con il pieno assenso della società Rotkopf, titolare dell'attività, la momentanea sospensione, sin dalla giornata odierna, delle attività di paracadutismo, in attesa della conclusione degli approfondimenti e verifiche delle autorità competenti", questo è il testo del comunicato diffuso ieri dal Sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, congiuntamente al presidente dell'Atc spa, Sergio Sbarzella (fonte sito Comune di Terni).
La Procura della Repubblica di Terni ha aperto un fascicolo. "L'ipotesi più probabile - afferma il procuratore Fausto Cardella - è quella della manovra errata, ma gli accertamenti sono ancora in corso".
La decisione dell'amministrazione comunale e le indagini arrivano dopo la tragedia della morte dell'attore Pietro Taricone e dopo la morte di altre tre persone nell'arco di soli tre mesi.
Per quanto riguarda le correnti d'aria interviene il presidente di Atc spa, Sergio Sbarzella: "Le correnti qui hanno notoriamente bassa intensità e a noi risulta, ad esempio, che il vento spirasse a 6 nodi l'ora quando si è lanciato Taricone. Le condizioni del tempo erano ottime. Proprio per le condizioni climatiche, per lo spazio aereo e quello di atterraggio l'aviosuperficie è una zona idonea e appetibile per il paracadutismo. Certo, tre incidenti mortali fanno male e devono far riflettere. Ma gli elementi di razionalità non vanno dimenticati: in tutti tre i casi le condizioni climatiche erano ottimali, i paracadutisti erano esperti e i paracadute si sono aperti in tempo. Aspettiamo ora l'esito delle indagini che vengono fatte anche a tutela e tranquillità nostra. Per quanto ci riguarda effettueremo un accertamento interno e cercheremo, a prescindere, di migliorare le condizioni di sicurezza".

Le reazioni
Maurizio Costanzo: "Pietro è la terza persona che perde la vita in quella zona in pochi mesi. Il dubbio che mi viene è che non abbiano studiato bene quel punto e che le correnti facciano avvitare i paracadute. Se fosse così sarebbero dei mascalzoni". Costanzo ha anche ricordato Pietro Taricone: "simpatico, divertente e intelligente, e bonariamente guascone. Dopo il reality gli ho dedicato un'intera puntata del 'Maurizio Costanzo show', che ebbe un grande successo con lui protagonista assoluto sul palco del Teatro Parioli. Non fu facile farlo venire in trasmissione perché diffidava molto della televisione e dei programmi, ma una volta agganciato è stato tutto più semplice".
Marco Risi, regista: "Era più colto, sensibile e delicato di quello che appariva, ma quello che di lui mi piaceva era il fatto che avesse scelto nonostante gli inizi al Grande Fratello, la professionalità rispetto alla popolarità", "Aveva una faccia da simpatico mascalzone, - continua Risi - perfetta per quel ruolo e si era dimostrato disponibile venendo a Buenos Aires per soli due giorni e non volendo neppure essere pagato".
Maurizio Ronconi, Udc: "Taricone è il terzo paracadutista che nel giro di poche settimane muore per incidente sulla stessa aviosuperficie. Potrebbe certamente essere una fatalità ma è necessario e doveroso indagare per capire se possano esserci anche altre cause. Quello che è certo è che il numero di incidenti anche così ravvicinati temporalmente è assolutamente inquietante e impone una immediata ed approfondita indagine. Per il momento sarebbe assolutamente opportuno sospendere i lanci in quella zona".
Gianluca Iannone, presidente CasaPound Italia: "Pietro Taricone a CasaPound era arrivato qualche mese fa, con l'umiltà e l'entusiasmo di chi è privo di sovrastrutture. Da entusiasta quale era ci ha aiutato a mettere su Istinto rapace, il gruppo di paracadutismo sportivo della nostra associazione, senza chiedere nulla, giusto per la voglia di far conoscere a tutti un'esperienza che gli aveva cambiato la vita, quel gusto di 'saltare' del quale non si stancava mai di parlare. Pietro si sentiva fortunato e quella fortuna voleva condividerla", "Fate un piccolo sforzo - continua Iannone - adesso. Andatevi a rileggere le sue interviste. Andate a riflettere sui suoi riferimenti: probabilmente solo ora molti si accorgeranno che quel ragazzo aveva il fuoco dentro".
Antonio Rapisarda, Ffwebmagazine: "La televisione lo aveva deluso ed era arrabbiato con quanti, in quel mondo, gli avevano creato false illusioni".

lunedì 15 marzo 2010

DESTRA UMBRA CONTRO TUTTI. GASPARRI, MODENA & LAFFRANCO ATTACCANO COMUNISTI, MAGISTRATI E UDC



E' sicuramente più facile attaccare che fare proposte serie e convincenti. Durante la visita di Gasparri a Perugia Fiammetta Modena e Pietro Laffranco si sono scatenati. Hanno attaccato tutti comunisti, magistrati e Udc. "E' ora che i comunisti tornino a lavorare", ha esordito la Fiammetta e poi via con la difesa del capo da parte di Gasparri, "i giudici indaghino sulla mafia non su Berlusconi che attacca Santoro". Chiude Laffranco: "siamo in grado di cancellare l'Udc".
L'on. Laffranco analizza le intenzioni di voto degli umbri "I sondaggi di questi giorni ci danno intorno al 42%, ma è il trend che ci fa sperare se consideriamo che un mese fa il Pdl era attestato al 34".
In realtà non so se faccia sperare o preoccupare i vertici del Pdl, perchè un 42% sarebbe comunque un risultato che porterebbe nuovamente alla sconfitta della destra in Umbria e che, se consideriamo che la Lega è attestata intorno al 4%, vedrebbe un Pdl al 38%.
Probabilmente è per questo che, in mancanza di un progetto serio, l'ex esponente del MSI spera di recuperare qualche posizione attaccando apertamente l'Udc e la candidata di centro Paola Binetti: "catapultata in Umbria dall'alto, lei che dell'Umbria non conosce neanche la posizione geografica, ma il Pdl in queste elezioni è in grado di cancellare l'Udc perchè loro sono i primi a non volere il cambiamento in questa regione".
Gasparri, senza parlare minimamente dell'Umbria, parte all'attacco dei giudici: "Quello che leggete sui giornali di questi giorni ha dell'incredibile: un giudice di Trani che indaga Silvio Berlusconi per una telefonata su Annozero. Incredibile, invece di pensare a mafia e mafiosi perdono tempo col presidente del Consiglio. Come se non sapessero il suo pensiero e il nostro sulla faziosità di Michele Santoro che noi gridiamo tutti i giorni in piazza e in televisione", quindi un mega-invito alla manifestazione del Pdl: "Non sarà una manifestazione contro qualcuno, noi sabato parleremo solo di politica e di elezioni presenteremo i nostri 13 candidati alle regionali e insieme a loro spiegheremo i nostri programmi su sanità, trasporti e lavoro nelle varie regioni".
Quindi è l'ora della Fiammetta: "La Marini? Il più grosso conflitto di interessi presente oggi in Umbria", "Vinciamo noi così i comunisti torneranno finalmente a lavorare".
Le reazioni:
Paola Binetti, Udc: "Fuori luogo e offensiva l'idea di voler cancellare l'Udc. Il Paese ha bisogno di un altro stile di campagna elettorale. Sgradevole anche il riferimento al fatto che io non sappia la geografia. La sanno forse loro nel Lazio?", "C'è un desiderio forte di cambiamento, che urge sulla bocca di tutti e che vogliamo trasformare in un coinvolgimento operativo per ricostruire insieme questa regione, per ridare valore all'Umbria". "La convinzione che la regione meriti un cambiamento di passo e che stia diventando urgente modificare certe logiche organizzativo-gestionali e certe procedure per ridare slancio ad una economia che corre il rischio di diventare asfittica e di accentuare gli elementi di criticità".
Maurizio Ronconi, Udc: "Nel Pdl dell'Umbria non riescono più a nascondere un nervosismo che lievita con i dati dei sondaggi. Ormai è chiaro che in Umbria il Pdl non vincerà e votarlo significherebbe solo mettere in congelatore i voti, renderli inutilizzati per cinque anni, consegnarli a consiglieri regionali che hanno abbondantemente dimostrato di non saper fare neppure opposizione".
Sandra Monacelli, Udc: "Leggendo le dichiarazioni dell'on. Laffranco che vorrebbe cancellare il centro - bontà sua, ma non forse del popolo sovrano - si comprende meglio la disaffezione degli umbri verso questa consultazione elettorale del 28-29 marzo, nella quale anzichè parlare di programmi e dei problemi della gente, si tenta di alzare i toni scambiando le strategie con i sondaggi, la politica con i vantaggi e la democrazia degli elettori con la dittatura delle oligarchie".
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