lunedì 12 ottobre 2009

FALCRI-CARIT: DOPO LO SCIOPERO IL SINDACATO E' SODDISFATTO DELLA PARTECIPAZIONE MA LA CARIT E LA FONDAZIONE ANCORA LATITANO


La Falcri (Federazione Autonoma dei Lavoratori delle Casse di Risparmio Italiane) ha espresso soddisfazione per l'alta partecipazione dei dipendenti allo sciopero indetto alla Cassa di Risparmio di Terni e Narni. A detta del sindacato la stessa clientela ha manifestato solidarietà e sostegno all'iniziativa. Sono rimaste chiuse 26 filiali su 28.
"Nonostante questa unione di intenti la Carit non ha ancora ritenuto necessario assumere alcuna decisione. Sembrerebbe, il condizionamento è d'obbligo, che qualsiasi iniziativa riguradante i dipendenti, siano esse assunzioni anche a tempo determinato, promozioni, debbano passare al vaglio o peggio spettino solo alla controllante Intesa-San Paolo. Quindi la banca tra le più redditizie e più solide patrimonialmente dell'intero sistema bancario italiano, in caso di diniego della Capogruppo, non potrebbe procedere ad assunzioni necessarie ed indispensabili al buon funzionamento dell'azienda. Questi sarebbero i grandi vantaggi per una banca locale inserita in un grande Gruppo bancario, ne avremmo fatto volentieri a meno".
"Dalla vendita del 75% della banca al Gruppo Intesa si sono succedute ristrutturazioni continue, una dietro l'altra, con il bel risultato della perdita di almeno 50 posti di lavoro ed il continuo trasferimento di funzioni e lavorazioni altrove. Una gestione quest'ultima che lascia quantomeno perplessi in quanto scorrendo il bilancio 2008 della Carit apprendiamo che l'incremento dei costi amministrativi per 1,2 milioni di euro derivano in massimo parte dalla revisione dei costi sostenuti dalla Cassa per i servizi prestati dalla controllante Casse del Centro (Gruppo Intesa) che passano da 1,3 a 2,12 mil. di euro (più 63% in un anno). Ci piacerebbe sapere se i consiglieri nominati dalla Fondazione (socio di minoranza con il 25%) abbiamo avuto modo di appurare le motivazioni di un incremento di costi che appare fuori da ogni logica. Ma quello che è più grave è che un'altra ristrutturazione sembrerebbe avanzare e potrebbe prevedere il ridimensionamento o addirittura la chiusura di uffici e funzioni della direzione generale nonchè un ulteriore allontanamento dei centri decisionali anche in tema di erogazione del credito".
"Tutto questo risulta incomprensibile ed inconcepibile poichè è stato già sperimentato sul campo che la rinuncia ad alcune funzioni non ha dati risultati positivi (come la gestione delle sofferenze) o porta ad incrementi di costi fuori controllo come sopra evidenziato e perchè non si capirebbe il senso di una banca locale (anche se collegata ad un grande Gruppo) se venisse ridimensionata una delle funzioni principali che è la concessione del credito. Se questo fosse il disegno, sempre meno si capisce il silenzio della Fondazione ed ancora meno il ruolo dei membri del consiglio di amministrazione di nomina della Fondazione stessa che se messi nella condizione di non poter rappresentare le istanze del territorio, dovrebbero trovare il coraggio di dimettersi. Non possiamo concepire che un socio di minoranza che ha il 25% non possa avere nessuna voce in capitolo su assunzioni, politica creditizia, scelte strategiche ed esigenze del territorio. La latitanza della Fondazione non può essere accettata, gli enti locali sia in quanto espressione del territorio sia in qualità di soci della Fondazione non possono esimersi dal prendere posizione, così come le varie associazioni di categoria. Non vorremmo che ci si accorgesse dell'importanza di una banca locale dotata di vera autonomia solo quando sarà troppo tardi per intervenire".
Per leggere il Post del 1 ottobre "FALCRI-CARIT: DOMANI INDETTO SCIOPERO CONTRO LA "CRONICA CARENZA D'ORGANICI" clicca qui.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dalla vendita del 75% della Carit a Banca Intesa si sono succedute ristrutturazioni continue, una dietro l'altra, con il bel risultato della perdita di almeno 50 posti di lavoro ed il continuo trasferimento di funzioni e lavorazioni altrove.

Un dipendente

Anonimo ha detto...

Questa è un'azienda che negli ultimi quattro anni, grazie soprattutto o soltanto al lavoro dei dipendenti, ha conseguito utili per 68 milioni di euro complessivi (circa 130 miliardi delle vecchie lire, dopo che incredibilmente il 75% della banca è stato venduto dalla Fondazione a Banca Intesa per 220 miliardi di lire), ha distribuito 40 milioni di euro in dividendi, di cui 30 a Banca Intesa e 10 alla Fondazione, che presenta indicatori economici e patrimoniali nettamente migliori della controllante Banca Intesa, ebbene questa azienda non vuole o non gli viene consentito di assumere i dipendenti necessari a garantire il funzionamento della banca, per di più in prossimità di un cambio del sistema informativo (abbiamo avuto ad abbiamo colleghi assunti a tempo determinato anche per più volte in attesa di una stabilizzazione del rapporto) e rischia di perdere anche la residua e parziale autonomia in tema di credito e di funzioni.

Il Sindacato Aziendale Falcri - questa è la parte mancante del comunicato che nessuno ha pubblicato

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