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martedì 9 marzo 2010

(ROMA) LA LISTA DEL PDL NON E' STATA ACCETTATA. PER BERLUSCONI UN "SOPRUSO VIOLENTO E INACCETTABILE"


Il responsabile elettorale del Pdl ha spiegato che l'Ufficio elettorale circoscrizionale del Tribunale di Roma non ha accettato l'iscrizione della lista del Popolo della Libertà per il collegio provinciale di Roma perchè mancherebbe una parte della documentazione necessaria alla presentazione: "Sto leggendo la motivazione... leggo che l'ufficio centrale provinciale sconfessa il Tar del Lazio, applicando il decreto - spiega Ignazio Abbrignani - appena approvato, ma dice che manca la prescritta documentazione per la presentazione della lista. Noi la documentazione ce l'avevamo e troveremo il modo di provarlo, domani presenteremo ricorso".
Immediata la reazione del premier che in un video dai toni molto forti rivolto ai cosiddetti 'Promotori della Libertà' ha dichiarato: "Come sapete si è cercato di estrometterci dal voto per le regionali in Lombardia, nella città di Roma e nella sua provincia. Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà". "E' un sopruso - ha aggiunto - violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto. A Milano, sia pure con un ritardo di una settimana, la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta".
Secondo Berlusconi: "il Tribunale Amministrativo ha completato l'opera, respingendo non solo il nostro ricorso, ma anche l'invito che il Presidente della Repubblica aveva lanciato con una propria lettera, affinchè il diritto di voto, attivo e passivo fosse garantito nei confronti di tutti i contendenti, compresa la maggiore forza politica italiana: il Popolo della Libertà". Preannuncia "una grande manifestazione nazionale per difendere il nostro diritto al voto e quindi la nostra democrazia e la nostra libertà", "Così le elezioni del 28 e 29 marzo ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente con il voto, scende in piazza seminando menzogne, invidia e odio".
Il clima, insomma, si fa sempre più incandescente. Il "pasticciaccio di Palazzo Madama", come è stato definito dall'ex Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, non può trovare soluzione.

CARLO AZELIO CIAMPI: E' "LA STRAGE DELLE ILLUSIONI, IL MASSACRO DELLE ISTITUZIONI" OCCORRE "PROTEGGERE LA MASSIMA ISTITUZIONE DEL PAESE"


L'ex Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, parla con profonda amarezza di quello che sta accadendo nel nostro Paese e tenta di fare il punto dopo i gravi episodi delle ultime settimane.
Relativamente al decreto salva-liste: "E' la conferma che con quel decreto il governo fa ciò che la Costituzione gli vieta, cioè interviene su una materia di competenza delle Regioni. Speriamo solo che a questo punto non accadano ulteriori complicazioni...". Per il Presidente si tratta di un "aberrante episodio di torsione del nostro sistema democratico".
Dopo il "pasticciaccio di Palazzo Chigi", la sentenza pronunciata ieri dal Tar del Lazio che ha respinto il ricorso del Pdl, i ricorsi avanzari da diverse giunte regionali, potrebbe accadere che, dopo le elezioni, anche la Corte Costituzionali giudichi quel decreto illegittimo e per Ciampi "Il risultato, in teoria, sarebbe l'invalidazione dell'intero risultato elettorale. Il rischio c'è, purtroppo. C'è solo da augurarsi che il peggio non accada, perchè a quel punto il Paese precipiterebbe in un caos che non oso immaginare".
Per quanto riguarda il suo successore, Giorgio Napolitano, dichiara: "Non mi piace mai giudicare per periodi ipotetici dell'irrealtà. Allo stesso tempo, trovo sbagliato dire adesso 'io avrei fatto, io avrei detto'. Ognuno decide secondo le proprie sensibilità e secondo le ncessità dettate dal momento. Napolitano ha deciso così. Ora, quel che è fatto è fatto. Lo ripeto: a questo punto è stata imboccata una strada, e speriamo solo che ci porti a un risultato positivo". "Ma che senso ha - continua il Presidente emerito -, adesso, sparare sul quartier generale? Al punto in cui siamo, è nell'interesse di tutti non alimentare la polemica sul Quirinale, e semmai adoperarsi per proteggere ancora di più la massima istituzione del Paese".
"Io credo che la soluzione migliore sarebbe stata quella di rinviare la data delle elezioni. Ma per fare questo sarebbe stata necessaria una volontà politica che, palesemente, nella maggioranza è mancata. Ma soprattutto io credo che sarebbe stato necessario, prima di tutto, che il governo riconoscesse pubblicamente, di fronte al Paese e al Parlamento, di aver commesso un grave errore. Sarebbe stato necessario che se ne assumesse la responsabilità, chiedendo scusa agli elettore e agli eletti. Da qui si doveva partire: a quel punto, ne sono sicuro, tutti avrebbero lavorato per risolvere il problema, e l'opposizione avrebbe dato la sua disponibilità a un accordo. Bisognava battersi a tutti i costi per questa soluzione della crisi, e inchiodare a questo percorso che l'aveva causata. Ma purtroppo la maggioranza, ancora una volta, ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità, e di forzare la mano". "Di nuovo, assistiamo sgomenti al graduale svuotamento delle istituzioni, all'integrale oblio dei valori, al totale svilimento delle regole: questo è il male oscuro e profondo che sta corrodendo l'Italia".
Concludendo, dopo un passaggio delle sue radici, ha constatato che quella forma di "pedagogia repubblicana" sia stata necessaria ma insufficiente. "Cosa vuole che le dica? Purtroppo questo è il drammatico paesaggio italiano, nè bello nè facile. E questo è anche il mio più grande rimpianto di vecchio: sulla soglia dei 90 anni, mi accorgo con amarezza che questa non è l'Italia che vagheggiavo a 20 anni. Allora ci svegliavamo la mattina convinti che, comunque fossero andate le cose, avremmo fatto un passo avanti. Oggi ci alziamo la mattina, e ogni giorno ci accorgiamo di aver fatto un altro passo indietro. E' molto triste, per me che sono un nonuagenario. Ma chi è più giovane di me non deve perdersi d'animo, e soprattutto non deve smettere di lottare".
Non posso fare altro che ringraziare il Presidente Ciampi. Avremmo bisogno di molti altri che iniziassero a parlare così.

sabato 6 marzo 2010

FACCIAMO UN PO' COME CAZZO CI PARE o DELLA GIUSTIZIA SECONDO BERLUSCONI



"Far decidere i TAR meglio e bene, sulla base della interpretazione corretta della legge. Per questo è un decreto salva diritto di voto, non salva liste" (dal sito del Popolo della Libertà). Vogliono proprio prenderci per fessi, mentre loro se la cantano e se la ridono.
Il decreto del Governo non è affatto interpretativo come loro affermano, non si limita cioè ad offrire una lettura chiarificatrice delle norme elettorali in vigore ma ne stravolge l'impianto giungendo fino a retrodatare alcune delle 'innovazioni' introdotte. In tutto si tratta di tre articoli, di cui il primo di quattro commi che costituirebbero il nocciolo del provvedimento. Il primo comma consente di presentare le liste a Roma il primo giorno non festivo, vale a dire lunedi, mentre gli altri riguardano la situazione lombarda. Il secondo articolo accorcia i tempi della campagna elettorale e il terzo è quello dell'entrata in vigore.
Nel comunicato finale del Cdm, si legge: "Ribadita e sottolineata la necessità di assicurare il pieno esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo, il Consiglio ha condiviso l'esigenza di garantire i valori fondamentali della coesione sociale, presupposto di un ordinato svolgimento delle competizioni elettorali" e Maroni ha spiegato che "il governo si è limitato a dire quale è la interpretazione corretta da dare alle norme vigenti", "si tratta di un decreto di interpretazione autentica di alcune disposizioni riguardanti il procedimento elettorale". "Riteniamo - ha continuato il ministro - che alcune norme non siano state applicate in modo corretto. Per esempio, quanto alla presentazione delle liste a Roma, una circolare del ministero dell'Interno stabilisce che il Cancelliere non può rifiutarsi di ricevere liste e contrassegni, neppure se li ritenga irregolari o presentati tardivamente. Deve farlo e semmai rilevare che sono stati presentati fuori termine. A Roma ciò non è avvenuto".
Per arrivare all'approvazione del decreto lo scontro tra il governo e il Capo dello Stato ha raggiunto livelli altissimi. In un articolo de 'Il Messaggero.it' si legge "Duro, durissimo Silvio Berlusconi al Capo dello Stato è arrivato a prospettare non solo l'inutilità della sua firma sotta al decreto legge, ma anche l'uso della piazza per contestare 'una decisione che priva del diritto di voto milioni di cittadini'".
Le reazioni:
Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico: "Basta che uno lo legga e si accorge subito che è un trucco vergognoso. I cittadini devono rispettare le regole tutti i giorni, le altre liste devono rispettare le regole per le elezioni, loro di fanno le regole da se".
Pierferdinando Casini, leader dell'Unione di Centro: "Alla fine posso essere anche contento che abbiano riammesso le liste, ma il messaggio che passa al Paese è devastante. Il messaggio è che le regole valgono solo per i deboli, mai per i forti", "Ora ci devono spiegare perchè noi dobbiamo essere i fessi che rispettano le regole e, se non le rispettiamo, perchè manca ad esempio un timbro, siamo esclusi dalle elezioni di Trento e invece che fa il forte va sempre avanti. Per loro c'è sempre il nemico. Ma qui dov'è il nemico? Dove sono i giudici comunisti? Il complotto contro Berlusconi? Non c'è stato nessun complotto. E' solo che hanno litigato sino all'ultimo per cambiare i posti nelle liste e sono arrivate fuori tempo".
Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori: "Di fronte ad un golpe bisogna reagire nell'unica maniera possibile: con una insurrezione democratica popolare, con una grande manifestazione che faremo sabato prossimo a Roma e ci auguriamo possano partecipare tante persone per frenare questo golpe prima che sia troppo tardi", "da ieri stiamo alimentando questa grande manifestazione, soddisfatti del fatto che in queste ore si sta amalgamando tutta l'area dell'opposizione, sia dei partiti, sia della società civile, sia dei movimenti".
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