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venerdì 29 luglio 2011

VIETTI, CSM: PROCESSO LUNGO VA NELLA DIREZIONE OPPOSTA AL RESTO D'EUROPA E CONTRO RIDUZIONE DURATA DEI PROCESSI



Relativamente al dibattito in corso sul cosiddetto processo lungo interviene il vice presidente del CSM (Consiglio superiore della Magistratura), Michele Giuseppe Vietti che, al margine della cerimonia d'insediamento del nuovo comandante della Legione Carabinieri Piemonte e Valle d'Aosta ha definito la proposta "una misura che va obiettivamente nella direzione opposta rispetto all'impegno per diminuire la durata dei processi sul quale il Csm è impegnato in modo prioritario, anche per tenere il passo con l'Europa". 
"Prendiamo atto - ha concluso Vietti - che il Governo ha ritenuto di non fare la stessa scelta, nonostante il parere molto critico del Csm".

Ricordiamo che il Senato ha approvato la fiducia al cosiddetto "processo lungo". Il Governo ha, dunque, incassato 160 voti favorevoli a fronte di 139 voti contrari espressi dai partiti di opposizione (UdC, Api, fli, MpA, Pd, IdV),


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mercoledì 27 luglio 2011

NAPOLITANO ACCETTA IL RIMPASTO D'ESTATE: LA BERNINI ALLE POLITICHE EUROPEE E PALMA ALLA GIUSTIZIA



Il Presidente del Consiglio è salito al Colle incassando il via libera di Giorgio Napolitano al rimpasto di Governo. Francesco Nitto Palma prende il posto di Angelino Alfano che ha rassegnato le dimissioni e Anna Maria Bernini occupa il ministero lasciato da Ronchi dopo lo strappo di Fli.
Per quello che riguarda le preoccupazioni espresse dal Presidente della Repubblica sul decentramento dei ministeri al nord nella lettera inviata ieri a Palazzo Chigi, sembra che il presidente del Consiglio ne abbia accennato soltanto di sfuggita "lasciando intendere però che si sarebbe riservato di affrontare la questione domani, nel corso della riunione di governo". 


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sabato 9 luglio 2011

(POLITICA) URSO, RONCHI E SCALIA ABBANDONATO FLI

Adolfo Urso e Andrea Ronchi


Pippo Scalia
"La proposta di Angelino Alfano di una costituente popolare in grado di realizzare in Italia un soggetto politico che si ispira a valori e programmi del Ppe e la decisione di Berlusconi di non ricandidarsi alle elezioni del 2013 con la scelta delle primarie quale strumento di rinnovamento e di partecipazione aprono nuovi scenari per il centrodestra italiano". Sono queste le motivazioni addotta da Ronchi, Urso e Scalia per spiegare la loro uscita da Futuro e Libertà e la costituzione di un nuovo, ulteriore soggettino politico "Fare Italia per la costituente Popolare".


Le reazioni:

  • Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ed ex compagno di partito dei fuoriusciti: "Ronchi, Urso e Scalia hanno manifestato da tempo il loro disagio per le ultime scelte politiche di Fli contraddittorie rispetto alle tesi che ne avevano motivato la nascita. L'uscita da Fli rappresenta quindi un chiarimento per la loro collocazione di centrodestra";
  • Roberto Menia, coordinatore nazionale Fli: "Era una dipartita annunciata", "Urso non ha mai digerito il fatto che Fini non lo avesse indicato come suo vice. Mentre riguardo a Ronchi ci troviamo di fronte a una storia di ordinaria ingratitudine: penso che il suo amico Fini lo avesse beneficiato oltre le sue aspettative facendolo ministro ed è rimasto un nostalgico di quando era ministro...";
  • Benedetto Della Vedova, capogruppo Fli alla Camera dei Deputati: "Urso, Scalia e Ronchi, come più volte preannunciato, hanno ritenuto di tornare sotto l'ala protettrice di Berlusconi. Era ormai scontato. Giustificare questa marcia indietro come un riconoscimento del passo in avanti del Pdl è pretestuoso". "Fli - ha continuato Della Vedova - ha riconosciuto nella nomina di Alfano a segretario un'ipotesi di novità. Ma il fatto che Berlusconi sia stato obbligato dalla crisi di consenso e legittimazione - per cui noi l'avevamo messo in guardia con larghissimo anticipo - a mollare formalmente la guida del partito, non significa che abbia per questo mollato il bastone del comando, né rinunciato ad usarlo nei modi cui ci ha abituati. Valga per tutto la norma ad aziendam sul lodo Mondatore". "Questo abbandono, che mi amareggia e di cui non mi rallegro di certo, rappresenta un definitivo elemento di chiarezza. Fli non è una riserva berlusconiana, ma un progetto difficile proprio perché ambizioso. Con il Terzo Polo costruiamo una proposta moderata e riformatrice, non compromessa con la sinistra, ma non subalterna e servile al partito del 'metodo Boffo' e ad un governo che sta affossando la credibilità dell'Italia sulla scena e sui mercati internazionali".

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venerdì 1 luglio 2011

(PDL) ELEZIONE PER ACCLAMAZIONE SU PROPOSTA DI BERLUSCONI, ALFANO E' IL PRIMO SEGRETARIO


"Io propongo a tutti voi di fare quello che state già facendo, quello cioè di designare Alfano per acclamazione...", sono queste le parole con cui il presidente del Consiglio e presidente del PdL, Silvio Berlusconi, ha invitato i membri del Consiglio Nazionale del suo partito a scegliere il designato ministro di Giustizia.
"Oggi - continua Berlusconi - deve essere la giornata di una forte ripartenza dell'attività del partito. Questa deve essere la giornata dell'amore, dell'armonia e della coesione", "siamo ancora la più grande e la principale forza politica in Italia, anche se i signori del Pd dicono il contrario. A noi risulta che il PdL è ancora al 30% ed ha una grande possibilità di crescere", "di certo vogliamo arrivare ad essere il partito di maggioranza assoluta nel paese. Veniamo da un momento difficile, ma non dispero che si possa arrivare al 51%".
"Ora il PdL avrà un nuovo inizio. Si riparte dalla sconfitta delle amministrative, puntando a riconquistare e a consolidarci al centro", "Dobbiamo portare avanti il grande sogno che già si è avverato nel PdL e deve continuare ad avverarsi per dare all'Italia una famiglia a ciò che in europa è il Partito popolare europeo. Questo deve essere il mio lascito".
Il discorso del neo segretario acclamato è il più democristiano dei discorsi della cosiddetta seconda Repubblica. Tenta subito di allontanare qualsiasi sospetto di 'regicidio'. "Non abbiamo fretta di lasciti ed eredità" dice il guardasigilli e chiede al suo 'segnalatore', che si commuove, di guidare ancora la coalizione di centrodestra alle prossime elezioni. Lancia l'amo ai moderati ed il progetto, forse un pò troppo abusato, di una "grande costituente popolare".
Sembra essere tornati indietro di un ventennio. Al Consiglio Nazionale del PdL si parla di tutto e non si parla di niente, si acclama ma non si vota, si designa ma non si sceglie. In una cornice grottesca e surreale sentiamo parlare dell'ormai immancabile riforma della giustizia e di intercettazioni e vediamo scene che sembrano già viste. Berlusconi abbraccia Alfano come fece con Fini poco più di due anni fa, al momento della costituzione del partito.
"Noi dobbiamo lavorare per un partito degli onesti", conclude Angelino auspicando "regole e sanzioni" ma la platea applaude, chissà se avrà capito...

Le reazioni:
  • Pierluigi Bersani, segretario del Pd: "Ma Alfano è segretario del partito o segretario del presidente del partito? Questo lo vedremo prossimamente";
  • Fabio Granata, Fli e Vicepresidente della Commissione Antimafia: "Il guardasigilli Angelino Alfano è solo il ventriloquo di Berlusconi e il suo richiamo ai valori risulta involontariamente esilarante, vista la platea e i comportamenti. Vedere l'On. Alfonso Papa partecipare alla ovazione su 'regole e sanzioni' fotografa e sintetizza il nuovo corso";
  • Pierferdinando Casini, leader UdC: "Auguriamo buon lavoro ad Alfano, sperando che dia un contributo serio a un concreto rapporto tra i partiti di maggioranza e opposizione in un momento di grande difficoltà per l'Italia";
  • Francesco Boccia, deputato del Pd: "Riforma della giustizia e intercettazioni: le priorità del Consiglio Nazionale del PdL e del neo segretario Alfano vanno tristemente nel segno della continuità e dell'ostinazione a divorziare dai problemi del Paese. Leggano i dati Istat forniti oggi sulla disoccupazione. Quella dei giovani è record, quella delle donne meridionali a dir poco impressionante. Ma sembrano chiusi nel loro castello incantato e parlano di altro"


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giovedì 10 marzo 2011

(RIFORMA DELLA GIUSTIZIA) DDL APPROVATO DAL CDM: SILVIO E ANGELINO PRESENTANO LA RIFORMA


Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl di riforma costituzionale della Giustizia presentato dal ministro Angelino Alfano. 18 articoli in cui si parla di separazione della carriere fra giudici e pm, sdoppiamento del Consiglio Superiore della magistratura, introduzione della responsabilità civile dei magistrati, inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado, il temperamento dell'obbligatorietà dell'azione penale e modifiche ai rapporti fra le procure e la polizia giudiziaria.
Questo ddl di riforma dovrà ora passare all'esame dei due rami del Parlamento (due passaggi in ognuna delle Camere a distanza di almeno tre mesi) e, nel caso in cui non dovesse essere approvata dai due terzi dei votanti verrà indetto un referendum consultivo.
"Questa riforma è nell'interesse dei cittadini, la volevo dal 1994" ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa indetta insieme al ministro Alfano. "Il giusto processo - ha continuato - è un diritto. Abbiamo presentato una riforma organica e coerente, un profondo cambiamento che non ha nulla a che vedere con i processi in corso". Se questa riforma fosse arrivata prima "probabilmente non ci sarebbe stata l'esondazione, l'invasione della magistratura nella politica e non ci sarebbe stata quella situazione che ha portato a cambiamenti di governo, all'annullamento di una classe di governo nel '92-93, all'abbattimento di un governo nel '94, alla caduta di un governo di sinistra nel 2008 per la proposta di riforma della giustizia del ministro Mastella".
Angelino Alfano, ministro della Giustizia: "E' tutto tranne che una ritorsione o contro qualcuno e non ha nulla a che vedere con le vicende in corso o con la contingenza", "Ho sentito che attendevano il testo per misurare la loro reazione. Oggi avranno cognizione del testo e non escludo di contattare oggi stesso gli esponenti dell'opposizione per consegnare loro il testo in modo che possano farne una valutazione serena". Il ministro della giustizia risponde anche alle critiche dell'opposizione affermando che "qualsiasi cosa il Governo faccia le priorità sarebbero ben altre" e: "Un governo è tale se fa solo quello che serve in quel momento storico. Il ministro dell'Economia si occupa dell'Economia, quello dell'Università fa la riforma dell'università, a me è stato dato questo compito". "Nessun processo rapido - ha aggiunto il guardasigilli - è accettabile in una democrazia occidentale se celebrato con meccanismi intrinseci ingiusti perché non c'è parità fra accusa e difesa". "I teorici del precotto, gli opinionisti schierati - ha concluso - riflettano: sia chiaro che chi si batte per lo status quo apprezza il funzionamento della macchina della giustizia com'è oggi".

Le reazioni:
Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma: "E' una riforma attesa da anni, i cittadini la apprezzeranno e, se chiamati ad un referendum confermativo, la voteranno massicciamente"
Mariastella Gerlmini, ministro dell'Istruzione: "La riforma della giustizia è un'occasione per il Paese. Non deve essere vista come un elemento di scontro, ma di miglioramento di un sistema giudiziario che deve essere modernizzato. Il governo ha presentato oggi un provvedimento serio organico e di alto profilo. Sono certa che sui contenuti si possa trovare un ampio accordo in Parlamento e che possano essere superate vecchie divisioni e pregiudizi di tipo politico e ideologico".
Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera: "Siamo davanti a una mera operazione d'immagine. Sono altre le riforme che gli italiani si aspettano: la certezza della pena, i processi veloci", "Ci opporremo con tutti gli strumenti parlamentare a nostra disposizione e anche con la mobilitazione democratica a partire dal 12 marzo"
Pier Ferdinando Casini, leader Udc: "La Costituzione non è un tabù, può essere rivista e modificata. Certo che è inquietante sentire Berlusconi che dice che con questa riforma non ci sarebbe stata. Che cosa vuol dire? Che non si sarebbero stati i ladri o che non sarebbero stati scoperti?"
Massimo D'Alema: "E' difficile qualsiasi discussione seria su temi della giustizia se non è preceduta dalle dimissioni di Berlusconi"
Pierluigi Bersani, segretario del Pd: "Se Berlusconi vuole un confronto ci sono quattro proposte nostre in Parlamento. Noi diciamo no alla riforma costituzionale"
Antonio Di Pietro, Idc: "E' stata proposta una riforma così antidemocratica da stravolgere lo stato di diritto, noi presenteremo un solo emendamento, completamente abrogativo di tutta la riforma".

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giovedì 10 febbraio 2011

BOTTA E RISPOSTA VIETTI/ALFANO: "LA MAGISTRATURA NON E' EVERSIVA", "DA VIETTI PAROLE CONTRO IL PREMIER"



Giuseppe Michele Vietti, vicepresidente del Csm, in occasione della commemorazione per il 31° anniversario della morte di Vittorio Bachelet interviene sulla crisi istituzionale e sui rapporti fra magistratura e politica: "La magistratura non coltiva 'finalità eversive', ma svolge una funzione silenziosa di applicazione delle regole", "non si coglie ancora il clima politico per riflessioni serene ed equilibrate su snodi istituzionali".
Queste parole hanno innescato un botta e risposta con il ministro Alfano che ha detto: "Vittorio Bachelet è un eroe della nostra repubblica, io oggi ho sentito tante parole su Berlusconi, senza mai citarlo, e poche parole sui terroristi che uccisero Bachelet".
Al ministro replica Vietti: "Non credo che Alfano mi abbia criticato, ma se così fosse gli manderò il testo scritto nel mio intervento".
Probabilmente le parti del discorso di Vietti che non è piaciuta al guardasigilli sono le seguenti: la politica "ondeggia periodicamente tra il delegare alla magistratura il compito di sciogliere i nodi che non sa o non vuole affrontare, e il lamentarsi dell'eccessiva ingerenza della giurisdizione e dell'eccessiva discrezionalità dell'attività interpretativa del giudice. La magistratura deve rifuggire questa falsa alternativa e fare il proprio dovere con autonomia, imparzialità, riserbo e professionalità". "La magistratura è al centro dell'attenzione ed è pervasa da un profondo malessere, oggetto com'è di quotidiani attacchi anche da parte di chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe preoccuparsi di evitare la reciproca delegittimazione. Mi vedo costretto ancora una volta - e il richiamo non stona con l'occasione in cui ci troviamo e con l'occasione che stiamo celebrando - a ribadire che la magistratura non coltiva 'finalità eversive', ma svolge una funzione silenziosa di applicazione delle regole; le vere finalità eversive erano quelle del terrorismo degli anni '70 ed '80, per opporsi alle quali la magistratura, come Bachelet, ha pagato un alto tributo di sangue".
"Quella di oggi - ha continuato il vicepresidente del Csm - è certo una tensione incruenta, ma non meno insidiosa. Credo che per orientarsi in questo clima occorra rifarsi proprio all'impostazione di Bachelet che, come ha recentemente ricordato il Capo dello Stato 'è una personalità straordinaria che ha dato un grandissimo contributo sia alla cultura giuridica che alla vita pubblica e morale del Paese e dal cui esempio abbiamo ancor molto da attingere'. L'attualità del pensiero di Bachelet si compendia nel suggerimento a guardare avanti, tipico di un uomo che del confronto e della paziente opera di ascolto, anche delle opinioni diverse dalle proprie, ha fatto una ragione di vita e - ahimè - anche di martirio; a cercare di avere come obiettivo il dialogo; a tentare di mettere la giustizia in condizioni di operare per il bene comune; ad evitare che il pregiudizio e l'ostilità creino steccati insormontabili. Sono questi precetti che tutti noi, anche oggi, dovremmo sforzarci di attuare. La cronaca di questi giorni, purtroppo, testimonia che siamo ben lungi da questo obiettivo. Mi riferisco, in particolare, alle inafferrabili proposte di riforme costituzionali su alcune delle problematiche di politica giudiziaria più delicate e controverse, fra le quali spiccano i temi della c.d. separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri e della creazione di due distinti Csm". 
"E' innanzitutto inevitabile constatare che non si coglie ancora - nè sembra prossimo - il clima politico per riflessioni serene ed equilibrate su snodi istituzionali di tale delicatezza e centralità dell'attuale impianto costituzionale. La nostra Costituzione è stata frutto di un progetto largamente meditato e condiviso. Ovviamente ogni soluzione può essere posta in discussione e modificata - è proprio della politica questo compito - ma per sostituire un progetto meditato e condiviso occorre un altro progetto, non meno meditato e condiviso". "La nostra Costituzione - continua Vietti - ha collocato nell'ordine giudiziario, rendendolo compartecipe della funzione giurisdizionale, come previsto in particolare dall'art. 102, comma 1, Cost. Nel nostro ordinamento costituzionale e, direi, nella nostra antica cultura giuridica, il pm è posto all'interno della magistratura e partecipa dell'autonomia e dell'indipendenza da ogni altro potere dello Stato dell'ordine cui appartiene. Esso è coerentemente sottoposto al controllo ed al governo del Csm, al pari dei giudici. Anche attraverso l'unicità del Csm, il pm è ricondotto, dunque, a un ruolo di garante del rispetto della legge e della legalità e condivide con la magistratura giudicante la cultura della giurisdizione, la professionalità, la formazione, la deontologia. Ovviamente ciò comporta che il pm sia consapevole di questa funzione di garante della legalità tanto nella fase delle indagini e nel rapporto con la pg, quanto all'esercizio dell'azione penale. La tenuta del pm sul terreno del rispetto della legge e delle garanzie dei diritti dei cittadini non è innata e perpetua per il solo fatto che chi ricopre questo ruolo ha sostenuto un concorso selettivo; è piuttosto strettamente legata alla condivisione con la magistratura giudicante della comune cultura della giurisdizione".
"Al di fuori di questo circuito, con un'evidente eterogenesi dei fini degli aspiranti riformatori, il pm cadrebbe facile preda di logiche del tutto autorefernziali o di contingenza politiche altrimenti non evitabili, quanto meno nel lungo periodo, con la conseguenza che non potrebbe che porsi seriamente, presto o tardi, il problema del suo controllo. E' chiaro che nessun sistema è privo di limiti e di controindicazioni e neppure il nostro fa eccezione. Non intendo nascondere che, in punto di tenuta del rispetto delle garanzie e della cultura della giurisdizione da parte del pm, non sono mancati in passato cedimenti, sui quali la magistratura per prima deve riflettere e intervenire per evitare che intervenga la politica con soluzioni penalizzanti. Qui si gioca il ruolo decisivo del Csm, che della magistratura è non solo il baluardo, ma il governo. Tuttavia credo che il sistema complessivamente tenga, sia vitale e meriti di essere difeso. In questo contesto, comunque, fuori da sterili contrapposizioni, non posso non cogliere l'occasione per ribadire la centralità della giurisdizione. La giurisdizione fa capo ad un corpo di magistrati a cui la Costituzione affida consapevolmente la funzione più alta: quella di incarnare il volto stesso dello Stato di diritto, di rendere le formule della legge fonte di protezione effettiva dei beni e degli interessi e strumento di tutela dei più deboli".
"L'evidenza dei nostri giorni spiega quanto sia importante la conservazione di questo valore. Si tratta di una funzione essenziale: in qualche modo la garanzia vera della coesione sociale. Non vi sono succedanei a questa funzione. La giustizia è amministrata dai giudici e ad essi e alla loro funzione si deve rispetto, un rispetto talora acritico, ma non va dimenticato che è il processo, il suo esito, il momento nel quale la legge diventa regola del caso concreto: non è circostanza priva di significato. Insomma, il potere giudiziario è Spada e Bilancia, secondo una raffigurazione antica e carica di significati, anche per le sue potenziali contraddittorietà: ove la forza evocherebbe l'arbitrio, invece la bilancia segna il giusto".
"Difendere la funzione giurisdizionale e il ruolo della magistratura è essenziale: le polemiche non devono mai farlo dimenticare, anche se le polemiche non devono diventare alibi per giustificare inadeguatezze e cadute, quando ci siano. Purtroppo, però, nel nostro Paese la politica ondeggia periodicamente tra il delegare alla magistratura il compito di sciogliere nodi che non sa o non vuole affrontare, e il lamentarsi dell'eccessiva ingerenza della giurisdizione e dell'eccessiva discrezionalità dell'attività interpretativa del giudice. La magistratura deve rifuggire questa falsa alternativa e fare il proprio dovere con autonomia, imparzialità, riserbo e professionalità. La politica con la P maiuscola, quella capace di elaborare idee e visioni complesse delle cose, suscettibili di trovare ampie condivisioni e di durare nel tempo, dovrà pur un giorno tornare. Speriamo che questo giorno non tardi, perché la giustizia non può aspettare ancora a lungo".


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martedì 19 ottobre 2010

ED ECCO A VOI L'ALFANO RETROATTIVO CON L'AIUTO DEI FINIANI


Alla Commissioni Affari Costituzionali del Senato passano due emendamenti al cosiddetto Lodo Alfano proposti da Carlo Vizzini (Pdl) in base ai quali "i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l'assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare". Ad approvare l'emendamento sulla retroattività 13 senatori di Pdl e Lega, uno di Futuro e Libertà ed uno dell'Mpa.
Perché diventi legge, tale nuovo lodo Alfano costituzionale e retroattivo, dovrà essere approvato quattro volte, due alla Camera e due al Senato, senza modificazioni del testo.

Le reazioni:
Pier Luigi Bersani, segretario del PD: "Viaggiamo ai limiti dell'assurdo. Credo che sia indecoroso e vergognoso pensare di procedere alla soluzione per via parlamentare e costituzionale", "Faremo barricate con tutte le forze che abbiamo".
Anna Finocchiaro, presidente senatori del PD: "è l'ennesimo schiaffo alla giustizia nel nostro Paese. Siamo ancora una volta di fronte a una maggioranza, tutta, perché anche gli esponenti di Fli e Mpa hanno votato a favore, che fa finta di discutere di riforma della giustizia, ma che in realtà si preoccupa sempre e comunque di tutelare compattamente gli interessi e il destino di una persona sola: Silvio Berlusconi. E' una cosa vergognosa".
Pahco Pardi, senatore IDV: "così si prepara la strada dell'immunità per Berlusconi se andrà al Quirinale".
Antonio Di Pietro, leader IDV: "Oggi al primo passaggio vero è stato smascherato anche il finto ritorno alla legalità di Fli", "saranno i cittadini, con il referendum, ad assumersi la responsabilità se vogliono vivere in una democrazia o in un regime".
Felice Belisario, IDV: "C'era da aspettarselo. Poco più di cinque minuti. Tanto è durato, in commissione Affari Costituzionali, il dibattito sulla riforma della legge elettorale. Poi si è subito passati a quello che era il vero provvedimento importante per il centrodestra: il lofo Alfano costituzionale. E' una vergogna".

martedì 20 luglio 2010

MODIFICATO DDL INTERCETTAZIONE: L'IRA DI BERLUSCONI, LA GIOIA DI FINI


Dopo un solo giorno dalle frizzanti battute sulla Bindi e Di Pietro all'e-campus di Novedrate, quello di oggi è un Berlusconi contrariato per via dell'emendamento presentato dal governo in Commissione Giustizia che va a modificare il cosiddetto ddl intercettazioni eliminando il divieto assoluto di pubblicazione per quelle importanti per le indagini. Durante la conferenza stampa di presentazione del Milan, ha dichiarato: "Con le modifiche di oggi, si avrà una legge che lascerà la situazione pressoché come è adesso". Per il premier sarà una legge "che non lascerà agli italiani la libertà di parlare al telefono e l'Italia non sarà un paese davvero civile come lo è, ad esempio la democraticissima Inghilterra", "in Inghilterra, infatti le registrazioni telefoniche non possono essere portate come prova nei processi né dall'accusa né dalla difesa. Qui da noi è uno scandalo assoluto. Il privato, senza avere commesso alcun reato, può venire registrato e vedere le sue conversazioni finire sui giornali, con un peso completamente diverso da quello che ha detto, perché basta tagliare qua e là una frase e il senso cambia". "La battaglia sulle intercettazioni ci porta fuori i difetti della nostra democrazia, costruita con una architettura costituzionale non in grado di produrre interventi di ammodernamento e democratizzazione. Le leggi non piacciono a certa magistratura di sinistra e il popolo non conta più nulla".
Ma se Silvio è triste lo stesso non si può dire del presidente della Camera, Gianfranco Fini che dichiara: "Oggi è stato raggiunto un punto di compromesso, ha prevalso il buon senso", "era giusto nel Pdl fare la battaglia che abbiamo fatto".

Le reazioni
Angelino Alfano, ministro della Giustizia: "dopo due anni di lavoro e discussioni parlamentari, il testo odierno sulle intercettazioni è l'unico punto di arrivo attualmente possibile, stante l'attuale situazione parlamentare ed istituzionale, al fine di conciliare diritto alla privacy, diritto di cronaca ed efficienza delle indagini", "Detto ciò va riconosciuto che il contenuto del ddl intercettazioni, così come delineato dagli emendamenti fino ad oggi presentati in Commissione Giustizia, è senz'altro mano ambizioso rispetto a quanto previsto nel nostro programma di governo".
Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera e presidente di Generazione Italia: "Sulle intercettazioni hanno vinto la ragionevolezza e il buonsenso e il testo che si profila è per noi un ottimo risultato con cui garantire il giusto equilibrio tra esigenze investigative, libertà di stampa e riservatezza dei cittadini", "il risultato raggiunto è un successo di tutto il Pdl e del governo che hanno accolto la ferma posizione a favore della legalità, della minoranza interna, che ancora una volta si è mostrata utile a evitare errori e particolarmente sensibile sotto il profilo istituzionale"
Pier Ferdinando Casini, Unione di Centro: "il testo del ddl intercettazioni è profondamente cambiato ed è migliorato, penso che sia un nostro successo. Dopo di che può essere che se ne discuterà a settembrem ma questo è un altro discorso"
Giulia Bongiorno, presidente Commissione Giustizia: "L'emendamento del governo va incontro alle istanze rappresentate dal mondo dell'informazione. Sicuramente si tratta di qualcosa di molto positivo"
Donatella Ferranti, capogruppo Pd in Commissione Giustizia: "La caduta del bavaglio è solo apparente, visto che l'assenza di un termine preciso entro il quale il giudice deve fissare la cosiddetta 'udienza-filtro' per selezionare le intercettazioni rilevanti rende, di fatto, variabile e incerto nel tempo l'effettività del diritto di cronaca"

mercoledì 7 ottobre 2009

IL LODO ALFANO E' INCOSTITUZIONALE, VINCE LA DEMOCRAZIA


La Corte Costituzionale boccia il lodo Alfano per violazione dell'art. 3 della Costituzione (principio di uguaglianza) e dell'art. 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria come quella usata dal 'lodo' per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato.
I vertici del Pdl si riuniscono a Palazzo Grazioli insieme allo stato maggiore della Lega Nord e del Ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano.
Le prime reazioni:
Jole Santelli (Pdl), Vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera: "Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani, la Corte costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo extraprocessuale, e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria", "dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta. Questa decisione pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese".

giovedì 3 settembre 2009

VENTISETTE ANNI FA VENIVA FEROCEMENTE UCCISO IL GENERALE DALLA CHIESA. NAPOLITANO: "LA MEMORIA DI CARLO ALBERTO DALLA CHIESA IMPONE VIGILANZA"


"Ricorre oggi il ventisettesimo anniversario del vile agguato nel quale furono uccisi il Prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la giovane moglie Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo, il coraggioso agente della scorta. Il Paese ricorda con immutata emozione la cieca violenza di quell'atto con il quale la mafia volle colpire un fedele servitore dello Stato, pronto a contrastarla con nuovi ed efficaci metodi investigativi e con il coinvolgimento e il sostegno dell'intera popolazione: così come aveva fatto negli anni precedenti quando, con determinazione e intelligenza, aveva combattuto la feroce aggressione terroristica", "Il barbaro attentato provocò un unanime moto di indignazione cui seguì un più deciso e convergente impegno delle Istituzioni e della società civile, che ha consentito di infliggere colpi sempre più duri alla criminalità mafiosa ed alla sua capacità di controllo del territorio. Le dolorose immagini di quella tragica sera non debbono però essere dimenticate. Il sacrificio del Gen. dalla Chiesa e quello di tanti altri caduti per mano di mafia debbono restare vivi nella memoria di tutti ed imporre alle Istituzioni, alla società civile ed alle nuove generazioni una continua vigilanza contro le persistenti forme di presenza e di infiltrazione della criminalità organizzata, non meno pericolose anche quando meno appariscenti. In questo spirito, interpretando i sentimenti di tutti gli italiani, rinnovo ai familiari del Generale dalla Chiesa, della sua gentile consorte e dell'agente Russo il sentito e commosso omaggio mio personale e dell'intera Nazione". Queste pubblicate sono parti del messaggio diffuso dalla prefettura di Palermo dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Roberto Maroni, Ministro dell'Interno: "Il modo migliore per ricordare chi ha speso la sua vita nella lotta alla criminalità organizzata è quella di fare tesoro dei suoi insegnamenti", il Ministro ha quindi ricordato alcuni dei risultati ottenuti nella lotta alla mafia "da maggio sorso sono stati assicurati alla giustizia otto mafiosi al giorno, sabati e dimeniche compresi. Sono state approvate norme che consentono un'aggressione dei patrimoni mafiosi più efficace di quanto lo fosse prima. Inoltre, sono stati catturati pericolosi latitanti: dodici erano nell'elenco dei trenta più pericolosi e 29 erano nell'elenco dei cento più pericolosi".

Angelino Alfano, Ministro della Giustizia: "Ventisette anni fa veniva ucciso un uomo di Stato e un grande carabiniere che ha sacrificato la sua vita per affermare i principi di legalità e di giustizia, sfidati dalla criminalità organizzata", "il suo coraggio e la sua forza, mossi da un innato senso del dovere, sono ricordati e trasmessi a tutti coloro che operano nell'esclusivo interesse della socità civile e dello Stato. L'impegno con cui si è totalmente dedicato alla lotta al terrorismo prima, al contrasto alla mafia poi, ha riempito ogni singola pagina della sua vita, spingendosi fino al sacrificio estremo", il Ministro conclude con una rivelazione "non esiste commemorazione se non accompagnata da azioni concrete che rafforzano la coscienza civile e potenziano le strategie di contrasto alla criminalità organizzata. Il Governo sostiene il proprio impegno nella lotta alla mafia anche nella memoria di chi, come Carlo Alberto Dalla Chiesa, è caduto per offrire all'Italia un futuro solido, attraverso l'eliminazione di quei segmenti di antistato che ne minano le fondamenta. Da quel lontano 1982 tanto è stato fatto ma è nostro compito non abbassare la guardia per emancipare la Sicilia dal pesante giogo di cosa nostra".
Saverio Romano, Unione di Centro: "Il sacrificio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente Domenico Russo ha segnato uno dei punti più efferati nella storia del conflitto tra la mafia e lo Stato e ha rappresentato, per la sua efferatezza e per il significato dell'azione di contrasto alla criminalità organizzata condotta dal Generale Dalla Chiesa che era fatta non solo di repressione ma anche di formazione delle coscienza, uno dei momenti di maggiore sensibilità nell'opinione pubblica sulla disumanità di Cosa Nostra e sugli effetti nefasti della sua azione. La politica non sempre è stata unita in tal senso ed ha portato avanti azioni disarticolate e non omogenee. E invece è importante che chi ha responsabilità politiche, in Sicilia soprattutto, a prescindere dal colore e dalla logica delle appartenenze, faccia fronte comune, perchè la lotta al sistema del malaffare deve annullare le differenze tra i partiti e unirli nel rispetto della legge e della libertà. per restituire ai cittadini onesti quella speranza che, dopo il 3 settembre del 1982, pensarono erroneamente di avere perso per sempre".
Giuseppe Lumia, Partito democratico: "Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa non va dimenticato. La sua testimonianza è una memoria ancora viva e attuale nella lotta alle mafie", "venne assassinato barbaramente perchè voleva imprimere alla lotta alla mafia una svolta radicale e senza precedenti sul piano operativo. Ad impedirglielo fu quel sistema di collusioni politico-mafiose che gli fece terra bruciata. Ciò favorì la vendetta di Cosa Nostra, che si consumò il 3 settembre 1982. Con lui caddero anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente Domenico Russo", "Perchè la sua uccisione brucia ancora? Perchè il suo ricordo è ancora vivo? La sua morte brucia ancora perchè quel sistema di collusioni non è stato individuato e condannato. Conosciamo i killer, conosciamo i membri della cupola di Cosa Nostra che diedero l'ordine di eseguire l'omicidio; ma, come spesso accade in modo vergognoso in tutti i grandi omicidi di mafia, il livello delle collusioni non è stato colpito. Fino a quando non si farà piena verità e giusitizia dobbiamo sentire il peso della vergogna che si abbatte sulle nostre istituzioni", "il suo messaggio è ancora vivo: Dalla Chiesa voleva una legislazione moderna, capace di aggredire le organizzazioni criminali. Egli, infatti, collaborò con Pio La Torre alla legge sul 416bis, il reato di associazione mafiosa, e sul sequestro e la confisca dei beni. Lo Stato ancora una volta arrivò in ritardo: solo dopo il sacrificio di entrambi, il Parlamento si riunì e varò quelle leggi. Dalla Chiesa credeva nel rapporto legalità-sviluppo, era fortemente convinto che i diritti non potevano trasformarsi in favori. Proprio per questo andava nella scuole e nelle fabbriche per educare le nuove generazioni e promuovere lo sviluppo produttivo nella legalità. Due antidoti potenti per colpire Cosa Nostra alla radice".

domenica 19 luglio 2009

17 ANNI FA VENIVA UCCISO PAOLO BORSELLINO E GLI UOMINI DELLA SCORTA: SE LE AUTORITA' DIMENTICANO L'ITALIA NO

Paolo Borsellino

Le immagini di via D'Amelio dopo l'esplosione dell'auto-bomba

Rita e Salvatore Borsellino

Diciassette anni fa il magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta venivano uccisi nella strage di via D'Amelio. Profonda amarezza, mista a commozione e tristezza, alla manifestazione organizzata per rendere omaggio alle vittime dell'attentato. Erano presenti soltanto un centinaio di persone. Era evidentissima l'assenza delle autorità dello Stato.

Le reazione dei familiari
Rita Borsellino, sorella del giudice, ha dichiarato: "Ma per tutta la giornata di ieri si sono succedute le manifestazioni", "I palermitani non hanno dimenticato. Sono le autorità che hanno preferito non venire per evitare le contestazioni".
Salvatore Borsellino, fratello del giudice, ha dichiarato: "Speravo che i palermitani si svegliassero. Al di là del comitato organizzatore in via D'Amelio, non c'è nessuno. Palermo ha dimenticato la promessa che aveva fatto a Paolo il giorno del suo funerale".

I MESSAGGI INVIATI DALLE AUTORITA'

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
"A 17 anni dal tragico attentato, rendo commosso oaggio alla memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti addetti alla sua sicurezza, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina". La sua dedizione e la sua passione civica - continua il Capo dello Stato - è un'"eredità preziosa per la mobilitazione della società civile nell'opporsi e reagire alle intimidazioni e agli attacchi della criminalità".

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini
"La figura di Paolo Borsellino scuote le coscienza e rappresenta un perenne simbolo di eroismo, sensibilità istituzionale, etica della legalità e della libertà". Borsellino "è l'esempio nobile della determinazione, del coraggio e della coerenza nella lotta contro la mafia. La sua lezione dimostra che la battaglia per la cultura dello Stato e della democrazia deve essere combattuta insieme dalle Istituzione e dalla società civile: l'impegno dello Stato per la legalità si deve avvalere della partecipazione attiva e consapevole dei cittadini".

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano
"Paolo Borsellino è un eroe senza tempo, che ha contribuito a emancipare le coscienze dei siciliani dai ricatti e dalle paure innescate dalle efferate logiche di mafia. A diciassette anni dalla terribile strage afios che lo ha sottratto ai suoi cari e alla sua alta missione, il suo esempio e il suo messaggio di legalità rappresentano ancora oggi quei parametri etici e di giustizia a cui è necessario rifarsi". 

LE ULTIME RIVELAZIONI DI TOTO' RIINA

Inaspettatamente Totò Riina, il capo dei corleonesi, sbotta dal carcere relativamente alle ultime notizie sull'attentato a Paolo Borsellino e dichiara: "Ne so poco perchè qui non mi passano nemmeno i giornali. Ma questa storia della 'trattativa', di un mio 'patto' con lo Stato, di tutti gli impasti con carabinieri e servizi segreti legati al fatto di Via d'Amelio non sta proprio in piedi. Io della strage non ne so parlare. Borsellino l'ammazzarono loro", "Loro sono quelli che hanno fatto la trattativa, quelli che hanno scritto il 'papello', come lo chiamano. Ma io della trattativa non posso dire niente di niente. Perchè io sono oggetto, non soggetto di trattativa. E la stessa cosa è per quel foglio con le richieste che qualcuno avrebbe presentato attraverso Vito Ciancimino. Mai scritto da me. Facciamo pure la perizia calligrafica appena viene fuori e scopriremo che io non ho niente a che fare con questa vicenda".

domenica 12 luglio 2009

ORA CI MANCA SOLO IL PARTITO DELL'ITALIA CENTRALE. SI ALLARGANO I SOSTENITORI DEL PARTITO DEL SUD. DOPO LOIERO ANCHE BASSOLINO

Gianfranco Miccichè

Antonio Bassolino

Raffaele Lombardo

Il Partito del Sud non è ancora nato ma l'ipotesi di Lombardo sembra piacere a molti, anche a sinistra. Dopo le ultime dichiarazioni del leader dell'Mpa e Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo che dapprima lancia la sfida al governo affermando di essere "pronti a ritirare la fiducia", poi al Pdl siciliano di Miccichè affermando "non possiamo ridurci ad una succursale del Pdl", si scopre anche la fronda dei simpatizzanti della sinistra. In questi ultimi giorni, infatti, hanno espresso simpatia al progetto di un Partito del Sud il governatore della Calabria, Agazio Loiero, ed oggi il governatore della Campania, Antonio Bassolino. Per Bassolino il Partito della Nazione supererebbe il bipolarismo e difenderebbe le ragioni del Meridione: "Trasversale è la disattenzione per il Sud, trasversale deve dunque essere l'iniziativa a suo favore". Occorrerebbe ricercare "un'alleanza" più larga, che sia "riformatrice e modernamente meridionalista: oggi serve uno scatto in più, occorre mobilitare tutte le energie disponibili al di là degli schieramenti tradizionali". 

Di un Partito del Sud si è parlato a lungo in un combattivo comitato federale dell'Mpa in vista delle prossime elezioni regionali. Raffaele Lombardo ha dichiarato: "Basta, ormai non si può più 'babbiare'", "non voteremo più provvedimenti che vanno contro il Sud, anche a costo di ritirare la fiducia al Governo, di cui facciamo parte",  "Non possiamo diventare una succursale del Popolo della Libertà". 

Intanto in casa Pdl, Miccichè sta tendando di dar vita ad un progetto simile con una miniconvention a Sorrento a cui parteciperanno i sudisti del governo, da Stefania Prestigiacomo ad Antonio Martino. Miccichè afferma: "Il premier ha capito e ci appoggia: sa bene che la nostra non è un'avventura". E proprio questo è il punto dolente che potrebbe non fare incontrare i due progetti 'sudisti'. E' il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti dell'Mpa, a chiarire il problema: "Miccichè e amici devono chiarire se sono più fedeli a Berlusconi o al Sud. Se restano nel Pdl il discorso cambia perchè alle prossime regionali vogliamo presentarci con un segno di forte discontinuità". 

Battute ironiche o critiche sia da destra che da sinistra. Angelino Alfano dichiara: "Il Partito del Sud c'è già ed è conosciuto sotto il nome di Popolo delle Libertà". Sergio Chiamparino: "Il Partito del Sud mi fa pensare a 'Indietro tutta' di Renzo Arbore: spero che il mio Pd rappresenti tutta l'Italia, come anche il Pdl". 
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