lunedì 14 giugno 2010

MEMORIE RISORGIMENTALI: CONQUISTARE, NON RICEVERE LA LIBERTA' - di Giuseppe Mazzini






E' necessario che il popolo d'Italia serbi intatta la sua dignità, costringa l'Europa ad ammirarlo, convinca tutti col suo contegno che noi possaimo subìre, perché cercato da un Governo italiano, l'aiuto della tirannide, ma non l'abbiamo chiamato, non rinneghiamo per esso la nostra fede di libertà ed alleanza dei popoli, non dimentichiamo Roma, il 2 dicembre, le offese recate in questi ultimi dieci anni ai nostri fratelli di credenza. Il grido di viva la Francia! può uscire senza colpa da labbra italiane, il grido di viva l'Imperatore! nol può; alla immoralità di quel grido si aggiunge oggi per noi il sospetto di codardia: esecravano ieri, dirà l'Europa, in nome degli eterni principi: plaudono in oggi a chi li violava, perch'eri li salva co' suoi aiuti dall'obbligo di combattere.
Insegni ai popoli il nostro silenzio verso lui, insegni il virile contegno col re piemontese, che noi sorgiamo a libertà, non a mutamento della tirannide, che vogliamo essere grati, non ciechi e stupidi adulatori, e che fidiamo vegliando. La servilità - dovremmo saperlo d'antico - schiude la via al tradimento. Se volete che chi vi guida non si disvii dal proprio dovere, fate ch'ei debba rispettarvi e temervi.
E' necessario che l'Italia si levi, si levi da un capo all'altro, e costituisca la propria forza, tanto che i centomila stranieri scesi in aiuto paiano legione alleata dei dei ventisei milioni d'italiani, anziché esercito liberatore. L'insurrezione dovrebbe essere per ogni dove; al Nord, per conquistarsi, non ricevere la libertà, al Sud per ordinare la riserva dell'esercito nazionale. Sorgendo, sorgendo unite, ordinando una potestà provvisoria, armandosi, scegliendo un punto strategico centrale dal quale possa recarsi aiuto ove occorre e chiamando a concentrarvisi quanti elementi non hanno nemici da combattere immediatamente, Napoli e la Sicilia potrebbero assicurare salute alla Causa d'Italia e costituirne la potenza, rappresentata da un Campo Nazionale. Mercé quel Campo e i volontari del Nord, l'Italia sul finir della guerra, sarebbe arbitra suprema dei propri destini.

Giuseppe Mazzimi
(da l'articolo "La guerra", pubblicato sul periodico Pensiero e Azione, 2-16 maggio 1859)

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