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domenica 4 settembre 2011

(MANOVRA) LA MODIFICA DELL'ART. 8 DELLA MANOVRA AGGIRA, DI FATTO, L'ART. 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI


Ci sono quasi riusciti. Dopo anni di assalti allo Statuto dei Lavoratori il centrodestra vorrebbe, di fatto, esautorare l'articolo 18. Alla commissione bilancio del Senato è stata approvata la modifica dell'articolo 8 della manovra che aggira l'attuale rigidità del licenziamento attraverso il maggior peso che assumeranno gli accordi aziendali che potranno derogare quelli nazionali e la stessa legge. "I contratti collettivi di lavoro, sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazione dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale, ovvero delle loro rappresentanze sindacali operanti in aziende possono realizzare specifiche intese con efficacia di tutti i lavoratori, a condizioni di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle presenze sindacali".
Tali specifiche intese potranno riguardare la regolazione delle materie inerenti l'organizzazione del lavoro e della produzione relativamente anche "alle modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite Iva, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro". In deroga all'articolo 18, dunque, con l'accordo dei sindacati che hanno la maggioranza in azienda i contratti aziendali e territoriali potranno regolare anche licenziamenti senza regole.

Immediate le reazioni della Cgil; per Susanna Camusso in questo modo "si cancella la Costituzione" nel tentativo di "distruggere l'autonomia del sindacato". Risposta diretta del ministro del lavoro, Maurizio Sacconi: "Le modifiche all'articolo 8 non possono modificare le norme di rango superiore come i fondamentali principi costituzionali o di carattere comunitario e internazionale. non ha senso parlare di libertà di licenziare o usare altre semplificazioni che non corrispondono, neppure lontanamente, alla oggettività della norma". Il ministro difende la norma che conterrebbe, secondo lui, "utilissimi elementi per la più certa interpretazione delle rilevanti novità previste dalla manovra relativamente alla capacità dei contratti nazionali e territoriali".
Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd in senato: "E' grave che in un momento nel quale serve una forte prova di responsabilità e si chiedono sacrifici al Paese il Governo piuttosto che coltivare il prezioso risultato dell'accordo del 28 giugno che regala al Paese una coesione sociale importantissima in un momento così delicato, perseveri nel non osservare limpidamente proprio quell'accordo". Per il senatore del Pd Achille Passoni: "Nell'articolo 8 della manovra con le modifiche introdotte dalla maggioranza si apre la strada alla possibile cancellazione in un contratto aziendale dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, una pura follia giuridica e politica, per arrivare alla messa in discussione di altri diritti fissati per legge", "si crea - ha continuato Passoni - la possibilità che tre amici al bar si possano mettere d'accordo con l'imprenditore e stipulare un accordo aziendale, con contenuti devastanti per tutti i lavoratori alla faccia della necessità di misurare con trasparenza chi rappresenta cosa".

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giovedì 28 luglio 2011

(MINISTERI AL NORD) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: "SONO INCOSTITUZIONALI"



E' stato reso noto il testo della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato due giorni fa al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. In tale lettera, della quale riportiamo qualche stralcio di seguito, il Capo dello Stato esprime tutte le perplessità e le violazioni dei principi costituzionali relativi al decentramento delle sedi dei Ministeri al Nord.
"Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 - peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale - hanno provveduto a istituire proprie 'sedi distaccate di rappresentanza operativa'; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell'economia e delle finanze (quest'ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come gli altri tre".

Violazione della Costituzione e delle leggi:
"Come ho già avuto occasione di sottolineare al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dott. Lett - continua il Capo dello Stato - la dislocazione di sedi ministeriali in ambiti del territorio diversi dalla città di Roma deve tener conto delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 33 del 1871, ancora pienamente vigente, che nell'istituire, all'articolo 1, Roma come capitale d'Italia ha altresì previsto che in essa abbiano sede il Governo e i Ministeri".
"E' altresì noto che la scelta di Roma capitale è stata costituzionalizzata con la riforma del titolo V della nostra Carta e, con la nuova formulazione dell'articolo 114, terzo comme, ha da una parte introdotto un bilanciamento con le più ampie funzioni attribuite agli enti territoriali e dall'altra ha posto un vincolo che coinvolge tutti gli organi costituzionali, compresi ovviamente il Governo e la Presidenza del Consiglio: vincolo ribadito dalla legge n. 42 del 2009, che all'art. 24 prevede un primo ordinamento transitorio per Roma capitale diretto 'a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli Organi Costituzionali'".
"Infine, recentemente e sia pure in un contesto non univoco, nel corso dell'esame parlamentare del d.l. n. 70 del 2011, sono stati discussi e votati diversi ordini del giorno finalizzati ad escludere ipotesi di delocalizzazione dei Ministeri pur nell'accoglimento, senza voto, di un o.d.g. (Cicchitto ed altri) di contenuto autorizzatorio".

Aspetti normativi dei Decreti istitutivi:
"Quanto al contenuto dei citati decreti istitutivi devo rilevare che i Ministri emananti, Ministri senza portafoglio, hanno provveduto autonomamente ad istituire sedi distaccate, rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio".
"Poiché ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 3030 del 1999, all'articolo 7 attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l'autorizzazione ad una eventuale diversa allocazione di sedi o strutture operative, e non già di semplice rappresentanza, dovrebbe più correttamente trovare collocazione normativa in un atto avente tale rango, da sottoporre alla registrazione della Corte dei Conti per i non irrilevanti profili finanziari, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del 2002".

Valutazione dei costi:
"Peraltro l'apertura di sedi di mera rappresentanza costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell'attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale".

Esistono già uffici periferici previsti dalla stessa Costituzione ma non lo spostamento dei Ministeri:
"Tutt'altra fattispecie, prevista dalla stessa Costituzione e da numerose leggi attuative, è quella della esistenza, storicamente consolidata, di uffici periferici (come ad esempio i Provveditorati agli studi e le Sovraintendenze ai beni culturali e ambientali), che non può quindi confondersi in alcun modo con lo spostamento di sedi dei Ministeri; spostamento non legittimato né dalla Costituzione che individua in Roma la capitale della Repubblica, né dalle leggi ordinarie, quale ad esempio l'articolo 17, comma 4.bis, della legge n. 400 del 1988, che consente di intervenire con regolamento ministeriale solo sull'individuazione tra tali uffici periferici e gli enti locali va assicurato sull'intero territorio nazionale nell'ambito dei già delineati uffici territoriali di Governo".

Scarsa chiarezza della nota della Presidenza del Consiglio:
"Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell'ambito di 'intese già raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come già in essere per molti altri ministeri", così preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali".

Conclusioni:
"E' necessario ribadire che tale evoluzione confliggerebbe con l'articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonché con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative già precedentemente citate".

No alla "capitale diffusa":
"La pur condivisibile intenzione di avvicinare l'amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una 'capitale diffusa' o 'reticolare' disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica".
"Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell'unità nazionale e garante di princìpi e precetti sanciti dalla Costituzione".


Link utili:
  • se vuoi leggere il testo della lettera, collegati al sito ufficiale della Presidenza della Repubblica, clicca qui.



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mercoledì 20 aprile 2011

IL PDL VUOLE RISCRIVERE L'ART. 1 DELLA COSTITUZIONE: LA SOVRANITA' NON APPARTIENE AL POPOLO MA AL PARLAMENTO


"L'attività del Parlamento viene spesso mortificata" questa la tesi del deputato Pdl, Remigio Ceroni. Fino a qui nulla in contrario, la sua affermazione è incontestabile; è la proposta che fa rabbrividire: modificare l'articolo 1 della Costituzione. "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale".
A pochi giorni dalla proposta del senatore del Pdl De Ecche per l'abolizione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione che avrebbe, di fatto, sterilizzato il divieto di ricostituzione del partito fascista, eccoci difronte ad un'altra scioccante proposta del Pdl.
Nella proposta di Ceroni si legge anche qualcosa di più grave, quasi eversivo: "Spesso ci troviamo, dopo aver approvato una legge, con il presidente della Repubblica che non la controfirma. Dobbiamo ripristinare gerarchia ed equilibrio dei poteri, in assenza del quale, si deve riportare l'ordine".
"Io l'ho votato - dice il deputato - ho stima della sua storia e delle sue qualità ma nonho gradito alcune ingerenze, alcuni punti di vista fatti trapelare, al momento della valutazione delle leggi da parte del Parlamento con una conseguente influenza sul nostro lavoro". Quindi annuncia una raccolta di firme per consultazioni dirette: "Spesso se ne è abusato. Raccogliere 500mila firme non è difficile, ma non è detto che porti effetti positivi. Potermmo indire referendum su ogni legge".

Le reazioni:
  • Pierluigi Bersani, segretario Pd: "Gli suggerirei di scrivere direttamente che la Repubblica italiana è fondata su Scilipoti":
  • Nichi Vendola, leader Sel: "Vogliono rifare la Costituzione? Propongo allora che scrivano la verità: l'Italia è una repubblica televisiva fondata sulla compravendita di parlamentari";
  • Leoluca Orlando, Idv: "Come recita l'articolo 1, la sovranità appartiene al Popolo e non al dittatore del bunga bunga. Dal Pdl arriva un vero e proprio attentato alla Costituzione";
  • Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera (Pdl): "Credo che in Parlamento di iniziative di singoli parlamentari ce ne siano oltre 15mila", "se dovessimo aprire un dibattito su ognuna non ne usciremmo più. Pensiamo a dicsutere di cose più serie";
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venerdì 12 novembre 2010

SETTIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI NASSIRIYAH


Oggi ricorre il settimo anniversario della strage di Nassiriyah, dove diciannove italiani furono uccisi da 300 chili di tritolo. Porgiamo un ringraziamento a tutti i caduti e a tutte le famiglie. Un ringraziamento particolare a Margherita Coletta, moglie di Giuseppe, che era andato in Iraq dopo che il figlio Paolo era morto di leucemia e disse "Parto in missione di pace per salvare tanti bambini in ognuno di loro vedrò il mio Paolo". La signora Margherita fondò, subito dopo la strafe, l'associazione Coletta (http://www.associazionecoletta.it/) inviando numerosi aiuti ai bambini iracheni e colpendo al cuore le cosciente con la famosa dichiarazione: "Ama il tuo nemico, ci ha detto Gesù. Troppo facile farlo quando tutto va bene, è adesso che dovrò perdonare".
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con un "commosso e deferente omaggio" ha voluto ricordare i 19 caduti, "tutti coloro che, animati da altissimo senso del dovere, hanno perso la vita nel loro impegno al servizio dell'Italia e della comunità internazionale per la stabilizzazione delle aree di crisi e la costruzione della pace, contro la persistente minaccia del terrorismo transnazionale in nome dei principi cui si ispira la nostra Costituzione".

sabato 23 ottobre 2010

LEGGE ALFANO / NAPOLITANO: "VIZIATA DA IRRAGIONEVOLEZZA", BERLUSCONI: "MAI VOLUTA"


Questo è il testo della lettera inviata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al sen. Carlo Vizzini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato."Ritengo di dover esprimere profonde perplessità sulla conferma da parte della Commissione della scelta d'innovare la normativa vigente prevedendo che la sospensione dei processi penali riguardi anche il presidente della repubblica. Questa previsione non era del resto contenuta nella legge Alfano da me promulgata il 23 luglio 2008. Come già ribadito più volte, è mia intenzione rimanere estraneo nel corso dell'esame al merito delle decisioni delle Camere, specialmente allorché - come in questo caso - riguardino proposte d'iniziativa parlamentare e di natura costituzionale. Non posso fare a meno di rilevare che la decisione assunta dalla Commissione da lei presieduta incide, al di là della mia persona, sullo status complessivo del Presidente della Repubblica riducendone l'indipendenza nell'esercizio delle sue funzioni. Infatti tale decisione, che contrasta con la normativa vigente risultante dall'articolo 90 della Costituzione e da una costante prassi costituzionali, appare viziata da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali dal Presidente della Repubblica a maggioranza semplice anche per atti diversi dalle fattispecie previste dal citato articolo 90".
Non si fa attendere la replica del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che in un'intervista al Corriere della Sera dichiara: "Non cambia nulla con l'intervento del Presidente della Repubblica. A questo punto, chiederò che la legge costituzionali venga ritirata", "Il lodo Alfano porta con sè un meccanismo farraginoso per l'approvazione e in questo modo serve soltanto a dare fiato alle polemiche strumentali dell'opposizione", "non ho mai reclamato alcuna forma di tutela. Il mio partito ha presentato un disegno di legge in base al quale durante il mandato vengono sospesi i processi contro il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio. Anche i termini di prescrizione vengono sospesi durante il mandato. Una legge del genere esiste in molti Paesi". Aggiunge, inoltre, che in caso di elezioni "Mi ricandiderò comunque".
Le reazioni:
Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario Pdl in Senato: "Le osservazioni sulla proposta di legge costituzionali 2180/S non troveranno indifferente il nostro gruppo parlamentare".
Gianfranco Fini, presidente della Camera: "Mi auguro che il Parlamento tenga conto delle criticità espresse dal Capo dello Stato".
Carmelo Briguglio, Fli: la "posizione che abbiamo mantenuto e difeso fino ad oggi con coerenza anche di fronte alle critiche e ai maldipancia nella nostra base e nei nostri militanti, com'è doveroso per una classe dirigente guidata dall'etica della responsabilità. Un eccesso di lealtà al premier che non è possibile più pagare di fronte a un testo che il Capo dello Stato ritiene viziato di irragionevolezza e che pone un problema politico che da oggi, senza infingimenti, diventa attuale e non più futuro: la candidatura di Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica. Una questione che non fa parte né del programma di governo, né dei cinque punti votati dalla maggioranza in Parlamento e che impone una riflessione profonda e un'assunzione di responsabilità da parte del gruppo dirigente che si riconosce nelle posizioni di Gianfranco Fini".

venerdì 12 marzo 2010

FINI: "CHI HA RESPONSABILITA' ISTITUZIONALI DEVE DISMETTERE L'ABITO DELLA PROPAGANDA E INDOSSARE QUELLO DELLA POLITICA"


Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha affermato che "un esecutivo legittimato dal voto non vuol dire un Parlamento che non deve disturbare il manovratore". Sottolineando l'importanza dell'approdo al bipolarismo e alla democrazia dell'alternanza Gianfranco Fini ha anche evidenziato la necessità di una volontà condivisa "di rispettare nei fatti i principi della Carta costituzionale; non si può fare una gerarchia su quei valori, che sono tutti importanti ma credo che si debba partire dalla tutela della dignità della persona". "Ma dobbiamo far sì - ha continuato - che l'investitura diretta abbia, come avviene in tutte le democrazie, pesi e contrappesi. Io sono stato e sono molto favorevole, ad esempio, all'elezione diretta del sindaco, ma il Consilgio comunale non può essere considerato un orpello. La democrazia deve essere rappresentativa e governante. C'è un evidente differenza fra la politica e la propaganda: chi ha responsabilità istituzionali deve dismettere l'abito della propaganda e indossare quello della politica".

martedì 1 dicembre 2009

IN ITALIA LA SCUOLA E' FINITA


"Se si perde loro (i ragazzi difficili) la scuola non è più scuola. E' un ospedale che cura i sani e respinge i malati"
"Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali"
Don Lorenzo Milani da 'Lettera a una professoressa'
Lo Stato
"garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società"
"garantisce attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati"
Legge 104/1992
Pur con tutti i problemi presenti, il sistema scolastico e l'integrazione scolastica italiani erano due dei pochi motivi mi rendevano veramente orgoglioso di essere italiano. L'integrazione scolastica nel nostro Paese è stato uno dei sistemi più avanzati dell'Occidente anche se per poco tempo: Dagli anni '70 fino a qualche mese fa. Il suo fondamento si ritrova negli articoli 2, 3, 33, 34 e 38 della Costituzione che sanciscono che "la scuola è aperta a tutti" e che "gli inabili e i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale".
Eravamo riusciti a creare un 'modello' analizzato e studiato dagli altri paesi, un modelli di integrazione scolastica totale che non prevedeva classi differenziali o scuole speciali.
Oggi i tagli Gelmini-Tremonti stanno mettendo a rischio il mantenimento di tutto l'impianto scolastico e soprattutto quello della cosiddetta integrazione scolastica. "Ore di sostegno dimezzate, assistenza inesistente, accesso allo studio, di fatto negato", "in seguito ai tagli Gelmini-Tremonti, sugli studenti disabili, vittime della drastica riduzione degli insegnanti di sostegno" e potremmo continuare con altri articoli di giornale.
I dati relativi all'anno scolastico 2009/2010 segnalano: a) un taglio netto di 500 insegnanti di sostegno a fronte di un aumento di oltre 4.000 ragazzi con disabilità; b) una riduzione, di fatto, del 50% delle 18 ore di sostegno settimanali.
Riferimenti legislativi:
  • Legge 118/1971: è la prima a stabilire che "l'istruzione dell'obbligo degli alunni in situazione di handicap deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvi i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l'apprendimento o l'inserimento nelle predette classi normali" (art. 28), divenendo così la legge fondamentale che dà l'avvio all'inserimento scolastico in Italia;
  • Legge 517/1977: si muove nella stessa direzione della precedente, estendendola a tutti;
  • Legge 104/1992: dopo circa venti anni di esperienze di integrazione e la sentenza della Corte Costituzionale 215/1987 sul diritto pieno e incondizionato di tutti gli alunni con disabilità a frequentare anche le scuole superiori, si è giunti a formulare la legge quadro che regola tuttora l'integrazione dei disabili all'interno delle scuole di ogni ordine e grado.

martedì 13 ottobre 2009

E' STATA BOCCIATA LA "LEGGE CONCIA" SULL'OMOFOBIA


Con 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti è stata votata la pregiudiziale di incostituzionalità sollevata dall'Udc per la "Legge Concia" sull'omofobia. Tale bocciatura apre una scia di polemiche tra maggioranza e opposizioni insieme ad uno scontro nel Pd.
Anna Paola Concia, deputata del Pd relatrice del disegno di legge, è uscita furibonda dall'aula dichiarando: "Mi vergogno di far parte di questo Parlamento". Il Pdl "ha detto bugie", continua, poi si scaglia contro il suo stesso partito che "senza avvertirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in commissione". Da parte loro, i deputati del Pdl dichiarano che era stato raggiunto un accordo "per rimediare ai vizi di costituzionalità della norma rinviandola all'esame della commissione e arrivando in tempo brevissimi a riportare il testo in aula" ma, violato il patto da parte del Pd, "anche noi abbiamo votato contro".
Il segretario del Pd, Dario Franceschini, contesta la ricostruzione della maggioranza: "Il dato politico è che la destra e l'Udc hanno affossato il provvedimento contro l'omofobia. Noi abbiamo votato contro il rinvio perchè non ci è stato garantito dalla maggioranza un impegno sui tempi".
Il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, sottolinea che "se il Pd avesse votato con noi il rinvio in Commissione probabilmente in poco tempo avremmo riportato in Aula un testo condiviso e non una bandiera politica come voi volevate fare".
Il deputato Michele Giuseppe Vietti dell'Udc, spiega la pregiudiziale di costituzionalità presentata dal suo partito: "La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l'iserimento tra le circostanze aggraventi comuni previste dall'articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ecc...", inoltre "non essendo possibile accertare nell'interiorità dell'animo l'autentico movente che spinge alla violenza, ne conseguirebbe che chi subisce violenza, presumibilmente per ragioni di orientamento sessuale, riceverebbe una protezione privilegiata rispetto a chi subisce violenza tout court". Il testo del disegno di legge inoltre "si pone in contrasto - continua Vietti - con l'articolo 25 della Costituzione in quanto in assenza di una nozione di orientamento sessuale la circostanza aggravante, nella parte in cui dà rilevanza all'orientamento sessuale, viola il principio di tassatività della fattispecie penale".
Già nel parere condizionato della commissione Affari Costituzionali della Camera, relativemente al testo della "Legge Concia", si mette in evidenza che "del termine 'orientamento sessuale' non sia data una definizione, nè sia rinvenibile nell'ordinamento penale. Il termine è estremamente generico in quanto può indicare fenomeni specifici come l'omosessualità oppure, più in generale, ogni 'tendenza sessuale' comprendendo anche incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, masochismo e qualsiasi altro genere di scelta sessuale, che nulla ha a che vedere con l'omosessualità".

mercoledì 5 agosto 2009

LA LEGA VUOLE ANCHE LE BANDIERE E GLI INNI REGIONALI


Federico Bricolo, presidente dei senatori della Lega Nord, ha annunciato una proposta di legge costituzionale per inserire un comma nell'art. 12 della Costituzione che riconosca i simboli identitari di ciascuna Regione: bandiere e inni regionali.

"L'articolo 12, comma 1, della Costituzione riconosce quale simbolo della Repubblica italiana il tricolore. Nei principi fondamentali della Costituzione non è, viceversa, incluso alcun riconoscimento ufficiale dei simboli identitati che contraddistinguono le Regioni. Tale lacuna si rende, ad oggi, inammissibile, alla luce della sostanziale valorizzazione del ruolo politico ed istituzionale delle Regioni realizzata dalle più recenti forme costituzionali. L'estensione dell'ambito materiale della competenza normativa regionale ha, infatti, trasformato la Regione in un ente territoriale dotato di una piena autonomia politica, favorendone così in ultima istanza il rapporto diretto con i cittadini".

La spiegazione dell'esponente del Carroccio fa derivare la necessità di tale riforma costituzionale dal "ripensamento dell'assetto territoriale dello Stato in ambito interno ed a livello sovrannazionale", quindi "è più che mai necessario recuperare i simboli identitari che, contraddistinguendo ciascuna realtà regionale, contribuiscono ad alimentare quel legame dei cittadini con il territorio che è presupposto indispensabile di qualsiasi riforma federale dell'ordinamento".


Le reazioni

Daniele Capezzone, portavoce della Pdl: "un pesce d'aprile fuori stagione", "in un Parlamento composto da quasi mille persone il 'festival' delle proposte di legge quantomento stravaganti non chiude mai. Ma, andando alla sostanza, va ricordato che la Lega ha avuto in questi mesi un comportamento serio e responsabile, votando con noi quando si è trattato di intervenire in aiuto di Roma, di Palermo e di Catania. Si può tranquillamente affermare che la Lega ha fatto per l'unità d'Italia più di quanto non abbiano fatto tanti cantori dell'unità d'Italia responsabili dello sfascio dei bilanci di molti enti locali".


Partito dei Comunisti Italiani: "Ormai è chiaro: la Lega gioca allo sfascio. La proposta di legge costituzionale per inserire un comma nell'articolo 12 della Costituzione che riconosca i simboli identitari di ciascuna Regione è la ciliegina sulla torta del disegno politico per cui la Lega è nata e si è sviluppata: la divisione dell'Italia e la secessione. Il percorso è chiaro: federalismo fiscale, richiesta di gabbie salariali, antimeridionalismo e nuova identità federalista del Paese. Con questi signori al governo, al peggio non c'è mai fine: chiediamo alle persone realmente democratiche, che considerano l'unità d'Italia un valore fondante, di prendere le distanze da questo cammino micidiale che la Lega vuole imporre alla nostra Carta costituzionale e al Paese intero".


Francesco Storace, La Destra: "Spero che finisca presto l'estate e che finisca questo dibattito sotto l'ombrellone alimentato dalle continue provocazioni della Lega. Sono stupito che l'ennesima provocazione arrivi addirittura da un capogruppo. Già questo Paese è così disgregato e vorrei che anche la Lega tenesse un pò più all'unità d'Italia".


Dario Franceschini, Pd: "Di fronte ad un Paese che aspetta scelte di fondo strutturali per affrontare e superare la crisi e a milioni di italiani e decine di migliaia di imprese che aspettano risposte per affrontare l'emergenza perchè non ce la fanno più a vivere, loro si occupano delle bandiere regionali da mettere di fianco a quella nazionale. La smettano di perdere tempo e di prendere in giro gli italiani".

sabato 28 febbraio 2009

DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE


Anche il barbaro ternano aderisce all'appello di Massimo Fino e Marco Travaglio a difesa della Costituzione. Firmate tutti cliccando sul link nella pagina laterale del blog.

venerdì 14 novembre 2008

CONFERENZA DI ANTONIO BALDASSARRE SULL'ATTUALITA' DELLA COSTITUZIONE

Antonio Baldassarre
Il Prof. Antonio Baldassarre, oggi pomneriggio alle ore 17.00, presso l'Archivio di Stato di via Cavour, sarà il relatore ad una conferenza organizzata dalla Società Dante Alighieri sul significato storico e sull'attualità della Costituzione della Repubblica italiana.
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