venerdì 9 ottobre 2009

ERITREA: L'EX COLONIA ITALIANA E' DIVENUTA UNA PERICOLOSA PRIGIONE DA CUI TUTTI VORREBBERO FUGGIRE

Nella parte settentrionale del Corno d'Africa, stretta tra l'Etiopia, il Sudan e il Mar Rosso, c'è uno degli stati africani più piccoli, l'Eritrea. Paese multilingue e multiculturale che ha espresso per secoli la sua complessità anche attraverso una cultura profonda che affonda le sue radici all'VIII secolo sviluppando successivamente il regno di Axum e poi la Chiesa ortodossa eritrea. Nove i gruppi etnici, nessuna lingua ufficiale ma quattro: il tigrino, l'arabo, l'italiano e l'inglese. L'Eritrea è legata alla storia del nostro Paese in maniera indissolubile (per saperne di più clicca qui), da quando, verso la seconda metà dell'ottocento (1879) la società di navigazione Rubattino di Genova acquistò la Baia di Assab. Il Governo italiano acquisì poi la Baia nel 1882 e successivamente la città portuale di Massaua. Nel 1890 l'Eritrea venne dichiarata ufficialmente colonia italiana. Senza addentrarci troppo nella storia basta ricordare alcuni dati per testimoniare il legame profondo che dovrebbe legarci a quelle terre e ai loro abitanti. Anche rispetto alle altre colonie italiane come la Somalia e l'Etiopia (per la Libia il discorso è completamente diverso) l'Eritrea fu quella con la più alta presenza di italiani, fu una di quelle maggiormente ammodernata e quella in cui si costruirono più città con numerosi quartieri italiani.

Mi scuserete se la premessa è stata così lunga ma ho ritenuto fosse necessaria per proseguire. Da domenica scorsa, a Roma si è aperto il Sinodo dei vescovi dell'Africa. Fra i temi che dovranno affrontare i padri sinodali c'è anche quello delle enormi ingiustizie nel continente africano: dalle violenze nella regione dei Grandi Laghi agli orrori somali, dalla Guinea al Darfur e molti altri. Tra tutti questi, però, c'è un Paese che andrebbe considerato con speciale attenzione ma che rischia di passare quasi inosservato, com'è successo finora, in considerazione della sua esigua grandezza. Questo paese è l'Eritrea, appunto.

L'ex colonia italiana oltre a chiudere la classifica mondiale della libertà di stampa e comunicazione, dopo la Corea del Nord, Turkmenistan, Birmania e Cuba, detiene anche numerosi altri primati poco invidiabili per quello che riguarda l'ingiustizia e la violazione dei diritti. Dal 1993, anno in cui è riuscita ad ottonere l'indipendenza, l'Eritrea è governata da un partito unico, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (che è derivato direttamente dal Flpe, il Fronte popolare di liberazione dell'Eritrea) che non ha mai fatto entrare in vigore la Costituzione, che non ha mai permesso che si tenessero elezioni dopo il referendum per l'indipendenza. Circa il 10% dei cittadini è coscritto 'illimitatamente' nell'esercito e la maggiorparte di questi è destinato ai lavori forzati e ad altri lavori non pagati. l'Eritrea è anche il paese africano con il numero più alto di cristiani incarcerati e dove il governo controlla le due confessioni dominanti (il cristianesimo copto ortodosso e l'islam).

Numerosissime sono state in questi anni le limitazioni che le varie religioni hanno subito, già nel 1995 il governo decretò che le Chiese "dovevano limitarsi alla pratica di culto religioso e rinunciare sia alle attività di servizio sociale, che spettavano allo Stato, sia a finanziamenti dall'estero, da sostituirsi con fondi statali", da due anni ai missionari stranieri non sono più stati rinnovati i permessi di soggiorno e sono stati costretti ad abbandonari il Paese "forse anche loro dovranno salire sui barconi che salpano dalla Libia, come gli altri poveri diavoli eritrei" (Rodolfo Casadei, "In fuga dall'Eritrea, lo Stato prigione" - pubblished on Tempi 'http://www.tempi.it' - source URL: http://www.tempi.it/esteri/007706-fuga-dall-eritrea-lo-stato-prigione).



L'ultima frase che ho riportato è quella che dovrebbe farci più pensare. Il nostro Paese, da qualche mese, continua a respingere senza i dovuti controlli i barconi degli immigrati che tentano di sbarcare. Respingiamo bambini, donne, chi cerca rifugio dalle persecuzione e respingiamo anche i nostri fratelli dell'Eritrea. Abbiamo perduto tutto, anche la nostra memoria.

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