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mercoledì 31 agosto 2011

(MANOVRA BIS) BOSSI CI RIPENSA, LA LEGA FA SALTARE L'ACCORDO DI ARCORE E PONE IL VETO SULLE PENSIONI



E' saltata la nuova stesura arcorese della manovra. La Lega Nord e il suo leader Umberto Bossi ci ripensano e pongono il veto sulle pensioni. Da stralciare, dunque, il nuovo intervento che avrebbe escluso dal conteggio per l'età pensionabile gli anni dell'università e del servizio militare. 
Probabilmente hanno influito nella decisione del senatùr i moltissimi malumori della sua base e le reazioni del mondo sindacale e lavorativo. Susanna Camusso, segretaria Cgil, aveva parlato ieri di un vero e proprio "golpe" pensionistico affermando che "il messaggio del Governo è che non ci si può fidare dello Stato e che non vale la pena studiare". Ma anche la Uil e la Cisl si erano mossi. La Uil paventando scioperi e la Cisl definendo "inaccettabile e fortmente iniqua" la misura in quanto il provvedimento sarebbe "discriminatorio nei confronti dei lavoratori che hanno pagato di tasca propria il riscatto della laurea sulla base delle norme vigenti, azzerando di fatto anche i contributi del servizio militare".
Si ricomincia daccapo anche perché, a ben vedere, sembra che con i provvedimenti della stesura arcorese il pareggio di bilancio non si sarebbe raggiunto.

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lunedì 29 agosto 2011

(MANOVRA) VINCE BERLUSCONI, BOSSI BATTUTTO: VERRANNO TOCCATE ANCHE LE PENSIONI MA NON L'IVA, TOLTO IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA'



L'incontro per trovare la 'quadra' è stato lungo, anzi lunghissimo. Berlusconi e Bossi sono rimasti barricati ad Arcore sette ore per stravolgere completamente il testo della manovra: niente più contributo di solidarietà, nessuna modifica all'Iva, riduzione dei benefici fiscali per le società cooperative, dimezzamento dei tagli agli enti locali e nuovi interventi sulle pensioni. Per addolcire il tutto, però, si spara l'abolizione di tutte le province ed il dimezzamento del numero dei parlamentari ma per via costituzionale ben sapendo che la strada sarà lunghissima e quasi impossibile da raggiungere

Nuovi interventi sulle pensioni
E' probabilmente la novità più importante anche perché il senatùr solo fino a una settimana fa diceva che non si sarebbero toccate. Comunque verranno esclusi dal conteggio per l'età pensionabile gli anni dell'università e del servizio militare calcolando soltanto gli "effettivi anni di lavoro". Tali anni verranno computati, però, per il calcolo della pensione.

Addio al contributo di solidarietà
Nella nuova formulazione del testo scompare anche il contributo di solidarietà che resterà soltanto per i parlamentari. In sostituzione del contributo di solidarietà sono state inserite non meglio specificate "misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive".

Salvi i piccoli comuni
I piccoli comuni non verranno accorpati ma, nel nuovo testo, è stato inserito "l'obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall'anno 2013 nonché il mantenimento dei consiglio comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri".

Riduzione non meglio specificata dei benefici fiscali delle Cooperative



Le reazioni:
  • Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa, si dichiara soddisfatto: "Ai mercati inviamo un messaggio chiaro: in primis i saldi restano invariati e i termini saranno rispettati. Inoltre, sono stato un buon profeta: i miglioramenti sono stati raggiunti all'unanimità tra le tre forze di governo ed alla presenza del ministro dell'Economia". "Il testo - ha concluso - è stato migliorato e per la prima volta qualcuno dimostra di fare sul serio contro l'evasione colpendo le società di comodo";
  • Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico: "E' il caos, non vedo come possano tornare i conti". "Dalle cose che si capiscono fin qui - ha detto - siamo alla confusione, ad una quadra che non c'è". "Non vedo come possano quadrare questi conti nell'insieme. E' una soluzione molto debole e spero non venga valutata troppo pesantemente da chi ci osserva nel mondo";
  • Gian Luca Galletti e Gianpiero D'Alia, rispettivamente capigruppo UdC alla Camera e al Senato: "Saremo costruttivi come sempre in Parlamento ma da un primo esame delle modifiche traiamo un'opinione netta: i conti della manovra non tornano". "Temiamo - hanno continuato - che la stessa sensazione venga percepita dai mercati, perché è fin troppo chiaro che non si gioca con le cose serie: l'abolizione delle province ad esempio, preannunciata dai telegiornali, è in realtà stata cancellata con un rinvio ad improbabili costituzionalizzazioni. Che bisogno c'era di questa gigantesca finzione?";
  • Antonio Di Pietro, leader dell'IdV: "Sono le cosiddette modifiche a chiacchiere. Le modifiche si fanno, non si annuncia che si faranno prossimamente su questo schermo. Abbiamo sempre sostenuto che le province vanno abolite tutte, e infatti stiamo raccogliendo le firme, ma è ipocrita dire che siccome costituzionalmente le vogliamo abolire, intanto non le aboliamo". "Ai parlamentari - ha concluso - non sono stati eliminati privilegi e benefit. Questa manovra l'hanno rivoluzionata a chiacchiere";
  • Osvaldo Napoli, presidente dell'Anci e parlamentare PdL, ha parlato di "timido riconoscimento per la situazione finanziaria degli enti locali", "in attesa di conoscere i dettagli dell'accordo di maggioranza, il giudizio si configura più negativo che positivo";
  • Susanna Camusso, segretario della Cgil; "Con le pensioni si colpisce chi lavora". "No a interventi sulle pensioni - ha aggiunto - con i quali la manovra peserà ancora di più sui lavoratori". "E no a un amumento dell'Iva, anche se successivamente con la delega fiscale, perché si illude chi pensa che la riforma del fisco lo compenserà con tagli alle tasse di lavoratori e pensionati";
L'Authority boccia la Robin Tax
Mentre i due B e lo stato maggiore di PdL e Lega era no barricati ad Arcore l'Authority per l'Energia ha bocciato la Robin Tax perché produrrebbe una riduzione alla "propensione all'investimento" rischiando di avere un impatto "particolarmente negativo sui consumatori". L'Authority, inoltre, ritiene che "il settore dell'energia non sia oggi caratterizzato da fondamentali tali da giustificare che l'aumento dell'ires sia circoscritto al solo settore energetico".



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giovedì 11 agosto 2011

(CRISI) TREMONTI: TASSA SULLE RENDITE, DIRITTO A LICENZIARE, FLESSIBILITA' DEL MERCATO DEL LAVORO E TAGLI AGLI STIPENDI PUBBLICI



Difronte alle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato, a Montecitorio, è il ministro Tremonti a prendere la parola per illustrare quella che la stampa nazionale ha già ribattezzato la strategia anti-crisi ma che, a ben vedere, sembra più un compendio di buone intenzioni in cui non tutto viene chiarito e molto, anzi, resta nell'ombra. 
E' lo stesso senatùr, infatti, a definire "troppo fumoso" il discorso in Parlamento del ministro dell'Economia. "Il problema - ha detto Bossi - è che o si tagliano le pensioni o si tagliano i patrimoni: dunque o i poveri o i ricchi". "Tremonti - continua - non ha ancora deciso. Non lo devo dire io: lui e il premier non hanno ancora deciso".
Ed è Angelino Alfano, segretario del PdL, a tentare di raffreddare: "Non tutto quello che ci viene chiesto dalla Bce verrà fatto".

Il ministro Tremonti, premettendo che "la crisi ha preso un corso diverso, non ancora finito e non facile da prevedere nella sua dinamica" annuncia una serie di ricette non ancora però decise e definite:
Riforma dell'art. 81 della Costituzione e vincolo di pareggio di bilancio
"L'articolo 81 non costituisce un caso di successo, siamo arrivati a fare il terzo-quarto debito pubblico del mondo, un record che viene avvicinato da altri Paesi. Tuttavia la nostra posizione è oggettivamente straordinaria in rapporto al Pil".
Costi della politica, liberalizzazioni (Servizi pubblici e professioni) e accorpamento delle festività
"Dobbiamo intervenire sui costi della politica con più incisività, tornare sulla materia con impegno maggiore, su numero e complessità del sistema. Intervenire sui servizi pubblici e le professioni, con l'applicazione della normativa europea. Più nel dettaglio, un'ipotesi è accorpare sulle domeniche le festività, ferme quelle religiose, un modo tipicamente europeo per aumentare la produttività".
Flessibilità del mercato del lavoro e lotta all'evasione
"Rendere più flessibile il mercato del lavoro, anche evitando forme di abuso di contratti a tempo determinato, che creano instabilità non solo personale, ma anche all'economia. Finisce che diventiamo tutti dei mutui subprime, e questo non è giusto. Rilanciare la lotta all'evasione fiscale". Per il ministro servirebbe non solo "una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido" ma anche "il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici", il "diritto di licenziare" e la riduzione degli stipendi del pubblico impiego, "dobbiamo intervenire perché ci sono eccessi".
Revisione delle aliquote delle rendite finanziarie
"Non abbiamo nulla in contrario a un intervento diretto che potrebbe essere: fermi i titoli di Stato o equiparati, riduzione dei conti bancari e postali dal 27 al 20%, elevazione di tutti i titoli finanziari esclusi di titoli di Stato, dal 12,5 al 20%".
Anticipazione della manovra di luglio al 2012/2013
"Da allora - dal luglio scorso - l'intensificazione verticale della crisi, l'anticipo del pareggio di bilancio (dal 2014 al 2013) e le richieste delle parti sociali hanno modificato il corso delle nostre attività".

Per ora, comunque, sembra esserci soltanto un punto fermo, la decisione del governo di convocare un consiglio dei ministri la prossima settimana per varare un decreto con gli interventi per anticipare il pareggio di bilancio al 2013, nulla di più. Nessuna indicazione certa dei contenuti del decreto e nel merito del provvedimento anche se sembra quasi impossibile giungere al pareggio di bilancio soltanto con l'accelerazione della manovra già approvata. Tra le ipotesi che si fanno strada con più insistenza si affaccia una nuova eurotassa per i redditi al di sopra dei 60/100 mila euro, una stretta sulle pensioni e l'introduzione di una tassa patrimoniale.

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giovedì 28 luglio 2011

LA LEGA NON CI STA, BOSSI SFIDA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: "I MINISTERI LI ABBIAMO FATTI E LI LASCIAMO LA'"



"Napolitano non si preoccupi, i ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo là, siamo convinti che il decentramento non sia solo una possibilità ma una opportunità per il Paese", sono queste le parole del leader della Lega Nord e Ministro delle riforme per il federalismo, Umberto Bossi, al termine del Consiglio dei ministri di questa mattina. 

Le reazioni:
  • Gianni Alemanno, Sindaco di Roma: "La risposta di Umberto Bossi al presidente Napolitano è un comportamento irresponsabile". "E' irresponsabile - continua Alemanno - dal punto di vista istituzionale perché non si può rispondere con questa arroganza al presidente della Repubblica che, in quanto garante della Costituzione, ricorda che l'articolo 114 attribuisce con chiarezza a Roma la funzione di Capitale e che sottolinea che la legge 42 del 2009, da noi fortemente voluta e peraltro promossa da un ministro leghista come Calderoli, ha dato attuazione concreta a questa norma". "Dobbiamo occuparci - conclude il Sindaco di Roma - di cose serie e importanti e non di queste follie, che peraltro si sono già dimostrate prive di conseguenze concrete visto che a Monza non c'è nulla di più di qualche scrivanie dentro stanze vuote";
  • Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma: "Le ultime parole del ministro Bossi sono il timbro sul loro fallimento storico", "un leader che si è battuto per il federalismo e la modernizzazione dello Stato e il decentramento dei poteri in periferia e avendo fallito l'obiettivo si riduce ad accaparrarsi i posti ministeriali facendo spendere più soldi agli italiani, peggiorando la burocrazia e rimuovendo la grande scommessa di un'Italia federale, mostra di aver fallito". "E' urgente - conclude Zingaretti - una discontinuità totale, non solo con questa maggioranza ma con una classe dirigente che ha fallito e che sta portando il Paese sull'orlo del baratro";
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(MINISTERI AL NORD) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: "SONO INCOSTITUZIONALI"



E' stato reso noto il testo della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato due giorni fa al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. In tale lettera, della quale riportiamo qualche stralcio di seguito, il Capo dello Stato esprime tutte le perplessità e le violazioni dei principi costituzionali relativi al decentramento delle sedi dei Ministeri al Nord.
"Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 - peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale - hanno provveduto a istituire proprie 'sedi distaccate di rappresentanza operativa'; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell'economia e delle finanze (quest'ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come gli altri tre".

Violazione della Costituzione e delle leggi:
"Come ho già avuto occasione di sottolineare al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dott. Lett - continua il Capo dello Stato - la dislocazione di sedi ministeriali in ambiti del territorio diversi dalla città di Roma deve tener conto delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 33 del 1871, ancora pienamente vigente, che nell'istituire, all'articolo 1, Roma come capitale d'Italia ha altresì previsto che in essa abbiano sede il Governo e i Ministeri".
"E' altresì noto che la scelta di Roma capitale è stata costituzionalizzata con la riforma del titolo V della nostra Carta e, con la nuova formulazione dell'articolo 114, terzo comme, ha da una parte introdotto un bilanciamento con le più ampie funzioni attribuite agli enti territoriali e dall'altra ha posto un vincolo che coinvolge tutti gli organi costituzionali, compresi ovviamente il Governo e la Presidenza del Consiglio: vincolo ribadito dalla legge n. 42 del 2009, che all'art. 24 prevede un primo ordinamento transitorio per Roma capitale diretto 'a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli Organi Costituzionali'".
"Infine, recentemente e sia pure in un contesto non univoco, nel corso dell'esame parlamentare del d.l. n. 70 del 2011, sono stati discussi e votati diversi ordini del giorno finalizzati ad escludere ipotesi di delocalizzazione dei Ministeri pur nell'accoglimento, senza voto, di un o.d.g. (Cicchitto ed altri) di contenuto autorizzatorio".

Aspetti normativi dei Decreti istitutivi:
"Quanto al contenuto dei citati decreti istitutivi devo rilevare che i Ministri emananti, Ministri senza portafoglio, hanno provveduto autonomamente ad istituire sedi distaccate, rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio".
"Poiché ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 3030 del 1999, all'articolo 7 attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l'autorizzazione ad una eventuale diversa allocazione di sedi o strutture operative, e non già di semplice rappresentanza, dovrebbe più correttamente trovare collocazione normativa in un atto avente tale rango, da sottoporre alla registrazione della Corte dei Conti per i non irrilevanti profili finanziari, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del 2002".

Valutazione dei costi:
"Peraltro l'apertura di sedi di mera rappresentanza costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell'attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale".

Esistono già uffici periferici previsti dalla stessa Costituzione ma non lo spostamento dei Ministeri:
"Tutt'altra fattispecie, prevista dalla stessa Costituzione e da numerose leggi attuative, è quella della esistenza, storicamente consolidata, di uffici periferici (come ad esempio i Provveditorati agli studi e le Sovraintendenze ai beni culturali e ambientali), che non può quindi confondersi in alcun modo con lo spostamento di sedi dei Ministeri; spostamento non legittimato né dalla Costituzione che individua in Roma la capitale della Repubblica, né dalle leggi ordinarie, quale ad esempio l'articolo 17, comma 4.bis, della legge n. 400 del 1988, che consente di intervenire con regolamento ministeriale solo sull'individuazione tra tali uffici periferici e gli enti locali va assicurato sull'intero territorio nazionale nell'ambito dei già delineati uffici territoriali di Governo".

Scarsa chiarezza della nota della Presidenza del Consiglio:
"Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell'ambito di 'intese già raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come già in essere per molti altri ministeri", così preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali".

Conclusioni:
"E' necessario ribadire che tale evoluzione confliggerebbe con l'articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonché con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative già precedentemente citate".

No alla "capitale diffusa":
"La pur condivisibile intenzione di avvicinare l'amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una 'capitale diffusa' o 'reticolare' disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica".
"Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell'unità nazionale e garante di princìpi e precetti sanciti dalla Costituzione".


Link utili:
  • se vuoi leggere il testo della lettera, collegati al sito ufficiale della Presidenza della Repubblica, clicca qui.



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domenica 17 luglio 2011

TORNA IL BOSSI SECESSIONISTA, SUL CASO PAPA "PENSO CHE LA LEGA VOTERA' PER IL SUO ARRESTO"


Come sempre accade nei momenti di difficoltà, il Senatùr spariglia le carte e rispolvera i soliti cavalli di battaglia tanto amati dalla base del suo partito. 
Spariglia le carte sul caso Papa per tenere sulla graticola il presidente del Consiglio e per cercare di ottenere il più possibile dalla debolezza dell'Esecutivo, difende ed attacca il suo amico Tremonti. Poi parte il solito teatrino durante una tipica festa leghista parlando di "secessione", criticando l'Europa, attaccando Roma, i romani e Alemanno.
Caso 'Papa': "penso che la Lega voterà per il suo arresto"
"Noi abbiamo lasciato passare la richiesta della sinistra che chiedeva la carcerazione, ma io qualche dubbio ce l'ho, sembra una sfida al Parlamento, bisogna stare attenti a fare cose sbagliate, ci sono cose su cui bisogna ragionare, mai mettere le manette prima. Prima la magistratura faccia il processo e se è colpevole allora lo si condanna, ma mettere le manette prima è una cosa inaccettabile". Nonostante ciò, però, "la Lega vuole votare per il suo arresto, penso che la Lega voterà per il suo arresto".
Secessione: "sarebbe la migliore medicina"
"Tutti i mesi il povero Tremonti deve vender dei titoli di Stato, se non lo facesse non si pagherebbero più pensioni e ospedali: sarebbe un disastro. Arrivati a questo punto meglio fare la secessione che andrebbe bene al sud e al nord, con patti chiari e amicizia lunga. La secessione sarebbe la migliore medicina".
"La manovra più o meno è passata, una brutta manovra arrivata quando sembrava che il mondo intero si fosse scatenato contro l'Italia"
I mercati "temono un'altra situazione come la Grecia". "Gli irlandesi facevano padelle, la Grecia faceva poco, un pò come il nostro Sud" e quindi "i conti non si riescono a pagare"
Sul futuro della coalizione di governo, l'Umbèrt non si sbilancia: "Vedremo se alle prossime elezioni faremo ancora un accordo con Berlusconi o se andremo soli" e alle domande sulla durata dell'attuale governo ha risposto "Non sono mica un mago".
Attacco a Roma: "La fortuna di Roma è il Papa"
"Il Sindaco di Roma non è mica cambiato: alle elezioni farà la fine della Moratti, venda un pò delle società che ha, perché il nord dovrebbe dargli i soldi?", "La fortuna di Roma è il Papa che attira gente da tutto il mondo".


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venerdì 21 gennaio 2011

COME CAMBIANO QUESTI LEGHISTI...




"In un Paese normale e democratico queste cose non avvengono: non si mette sotto pressione una persona così, è il presidente del Consiglio, mica un mafioso", "E' stato circondato, controllato da tutte le parti, facile così trovare delle cose", "E' inutile chiedere cose che non servono a niente". "Vada a riposare un pò da qualche parte, che ci pensiamo noi", "Giusto, se non lo dice lui chi lo deve dire?".
Queste sono alcune delle odierne dichiarazioni di Umberto Bossi in difesa di Silvio Berlusconi e sembrano quasi scontate almeno per chi non ricordi le posizioni leghiste tra il '94 e il '99. Volete qualche esempio? Eccolo...
  • Umberto Bossi, 18 luglio 1994: "L'uomo di Arcore mostra le stesse caratteristiche dei dittatori, perché insiste nella sua volontà di non ritirare l'infame decreto Biondi che mette in libertà i peggiori ladri, concussori, corrotti, ricettatori...";
  • Umberto Bossi, intervento al Congresso Federale Straordinario della Lega Nord, 24/25 ottobre 1998 a Brescia: "Berlusconi, uomo di Cosa Nostra, non poteva che essere di pasta profondamente antidemocratica. [...] Il Polo per le origini mafiose della ricchezza di Berlusconi gravita su Palermo [...] Berlusconi che è il capo di Forza Italia, un partito creato da Dell'Utri inquisito per mafia che con i suoi mezzi senza limiti tiene in vita tutti i partiti del Polo";
  • Umberto Bossi, discorso parlamentare, 21 dicembre 1994: "Un Governo che ha inteso la governabilità, la vecchia e collaudata massima di Bettino Craxi!";
  • Umberto Bossi, 12 settembre 1998: "C'è qualche differenza tra noi e lui... Peccato che lui sia un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora".
Se volete leggere ancora qualche altra vecchia dichiarazione di Umberto Bossi, cliccate qui.


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lunedì 10 gennaio 2011

ITALIAFUTURA DI MONTEZEMOLO CONTRO NEOSTATALISMO LEGHISTA, TREMONTI E GOVERNO: "HANNO TRADITO L'ITALIA CHE PRODUCE"




"L'Italia della manifattura che dimostra, nonostante tutto, di continuare a credere in se stessa, non riesce più a trovare un riferimento concreto nei partiti e nei leader, usurati, di questa seconda repubblica. Se non vogliamo che il nostro Paese, che soprattutto sull'industria ha costruito le sue fortune, diventi una nazione di piccoli e grandi rentier ogni anno più poveri dobbiamo agire subito. Il momento delle facili promesse, dei proclami ideologici e delle profezie inutili si è da tempo consumato".
Non le manda a dire Luca Cordero di Montezemolo. In un testo pubblicato sul sito di "italiafutura", la sua fondazione, attacca frontalmente la Lega e Tremonti: "il Carroccio si sta rivelando il difensore più tenace delle nuove forme di statalismo etno-territoriale che si diffondono ovunque a livello locale. Tremonti, che va considerato a tutti gli effetti un esponente di punta della Lega, non è riuscito a elaborare una efficace iniziativa a favore dello sviluppo e della competitività del Paese".
E continua, parlando della più volte annunciata e mai realizzata riforma dell'art. 41 della Costituzione "con la sospensione delle autorizzazioni per le piccole e medie imprese e le attività artigiane, che secondo Tremonti avrebbe dovuto segnare il passaggio dell'Italia dal Medioevo all'Età Moderna".
"Se la politica economica del Governo - continua - tradisce una categoria, quella degli imprenditori, che pure non gli ha mai fatto mancare il sostegno, la responsabilità maggiore è innanzitutto della Lega che è nata per rappresentare le istanze del Nord che produce", "la Lega ha preso decisamente la strada di un 'neostatalismo municipale' che penalizza le imprese private che continuano a pagare costi e tasse insopportabili".
Poi sul federalismo "come panacea per tutti i mali" cui la Lega si sarebbe "sempre più limitata", "un federalismo i cui contenuti sono ancora poco conosciuti e per nulla approfonditi, nonostante gli ultimatum sulle date di approvazione".
"Ma c'è un'Italia che è in marcia  - conclude la fondazione di Montezemolo - nonostante l'immobilismo della politica. Un'Italia che accetta le sfide della globalizzazione e non si nasconde dietro superficiali e velleitarie teorie neoprotezionistiche. Un'Italia che avrebbe bisogno di supporto e di attenzione ma che non ha ricevuto nulla".


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venerdì 3 dicembre 2010

VERDINI: "IL CAPO DELLO STATO HA LE SUE PREROGATIVE MA CE NE FREGHIAMO". STORIE DA UN PDL IN CRISI DI NERVI CON INEVITABILI PRECISAZIONI



"Noi sappiamo che il Capo dello Stato ha le sue prerogative, ma ce ne freghiamo, cioè politicamente riteniamo che non possa accadere questo. Anche i partiti hanno le loro prerogative". Questa la frase pronunciata da un redivivo Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, in risposta ad un'altra lasciata trapelare venerdi sera dal Quirinale ("La polemica non oscuri le prerogative del Capo dello Stato").
Verdini, parlando dell'ipotesi di caduta del governo Berlusconi, ha detto anche che "il Capo dello Stato, nelle sue prerogative, possa pensare che per risolvere i problemi di questo Paese si mandi a casa chi ha vinto le elezioni, Berlusconi e Bossi, e si mandi al Governo chi le ha perse, Casini e Bersani".
Ovviamente, oltre alle immediate polemiche, non è mancata neppure una repentina correzione attraverso la seguente apposita nota: "Ho spiegato che ce ne "freghiamo politicamente", nel senso che se la Costituzione riconosce al Presidente della Repubblica il diritto di seguire il percorso che ritiene più giusto, altrettanto la Carta suprema riconosce ai partiti, che nello specifico hanno il diritto di chiedere, anche a gran voce, di non escludere da un eventuale governo chi ha stravinto le elezioni. Ciò ho detto e ribadisco, senza mai aver avuto l'intenzione di mancare di rispetto al capo dello Stato nè di disconoscere le sue prerogative".

Le reazioni:
Massimo Donadi, IDV: "Al posto di minacciare Napolitano con un linguaggio fascista, racconti ai magistrati tutto quello che sa sulle cricche che hanno predato il Paese in questi anni. Si vergogni e faccia ammenda, si scusi con il Quirinale e con il Parlamento".
Pier Luigi Bersani, segretario PD: "Le parole di Verdini sono vergognose e di una gravità inaudita. La smentita è peggio delle affermazioni precedenti. La squadra di Berlusconi sta perdendo la testa. L'Italia deve uscire al più presto da questa situazione".
Italo Bocchino, FLI: "...volgare, irrispettoso, privo di senso delle istituzioni, disprezza le regole", "conferma l'assoluto disprezzo del Pdl per ogni regola, ed è ancor più grave perchè è relativa alle prerogative che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica".

venerdì 27 agosto 2010

TREMONTI TRA IL LUSSO 626 E GLI AVVERTAMENTI DEL PREMIER



E' stato un lungo discorso quello del ministro Giulio Tremonti alla festa della Lega Nord. Un discorso che ha affrontato numerosi temi di politica economica e che ha lasciato spazio a numerose critiche, specialmente per il passaggio sulla 626 e sulle regole. "Dobbiamo rinunciare - ha dichiarato - ad una quantità di regole inutili, siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dalle Stato, dobbiamo cambiare", e ancora, "robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l'Unione europea e l'Italia che si devono adeguare al mondo".
In un Paese come il nostro in cui un giorno sì e l'altro pure si muore di lavoro, in cui è vero che esiste una legislazione all'avanguardia per la sicurezza sul lavoro ma tale legislazione viene scarsamente rispettata, sentire queste parole fa male.
Fa male anche sapere che il ministro dell'Economia creda che il nostro sistema sia bloccato dalla presenza di regole. Non è così - dobbiamo ammetterlo - le nostre sono quasi sempre regole non rispettate.

Comunque, Silvio Berlusconi sembra essere sempre più preoccupato della possibilità di un governo tecnico guidato dall'ex pattista, nordista e proto-leghista. Proprio in una riunione con la Lega, il premier - dopo aver messo in guardia gli alleati dalle elezioni anticipate dichiarando "Ragazzi, bisogna avere senso di responsabilità, qui la crisi continua, i segni di ripresa sono ancora deboli: andare ad elezioni porterebbe il Paese nel caos. Faremmo la fine della Grecia" - ha confidato "Tremonti deve sapere che, se si prestasse a questa operazione, il suo futuro politico sarebbe segnato. Rischia di fare la fine di Lamberto Dini: gli farebbero fare un giro a palazzo Chigi e poi finirebbe nell'oblio".

domenica 11 luglio 2010

"PONTIDA, UN'INVENZIONE DI CRAXI" DI CURZIO MALTESE (Il Venerdi di Repubblica del 9 luglio 2010, pg. 13)


Ho pensato di proporre l'articolo "Pontida, un'invenzione di Craxi" di Curzio Maltese apparso nella consueta rubrica "contromano" de "Il Venerdi di Repubblica":

"Il giuramento di Pontida non è un'idea della Lega di Umberto Bossi, ma una trovata di Bettino Craxi. Molti non lo ricordano ma io c'ero. Il 3 marzo del 1990 il segretario del Psi, preoccupato per l'avanzata leghista nel feudo lombardo, convocò gli stati generali del federalismo nel paese di Alberto da Giussano. Il programma era identico a quello della Lega di oggi. Si chiamava: "Decalogo del federalismo del buon governo". Il primo punto prevedeva il conferimento alle Regioni di ampie autonomie, riscrivendo l'articolo 117 della Costituzione. Gli altri nove erano il linea con il primo, tutti conditi da una potente retorica contro lo Stato centralista. La Lega imitò lo show craxiano tre settimane più tardi ed allora non ha mai smesso di ritrovarsi ogni anno a Pontida. Nei tre anni dal giuramento di Pontida alla pioggia di avvisi di garanzia, il Psi di Craxi non mise in pratica nessuna delle solenni promesse fatte. Ma non è questo il punto, visto che neppure la Lega, nei vent'anni successivi, ha realizzato una mazza nel campo del federalismo, per usare un termine caro a Bossi.
La questione è che Pontida l'ha inventata Craxi, come molte delle cose e tanti dei personaggi che ci hanno avvelenato l'esistenza negli ultimi vent'anni, dal Berlusconi al duopolio televisivo, da Tremonti a Brunetta, dallo sdoganamento dei fascisti al revisionismo storico, da Cicchitto all'anticomunismo come alibi universale, da Tangentopoli ai nani, alle ballerine, eccetera. Questa rubrica sostiene da sempre che la cosiddetta Seconda repubblica non è mai cominciata, da due decenni viviamo una coda della Prima, una Prima repubblica bis riverniciata di modernità. Berlusconi è soltanto una creatura di Craxi, circondata da uno stuolo di cortigiani ereditati da Craxi, più qualche imbecille dell'ultima ora.
L'opposizione ha cambiato quattro-cinque volte nome ai simboli, ma non una sola faccia, ed è guidata in sostanza dalle terze linee del Pci, con il rinforzo di qualche ex brillante giovanotto democristiano. L'Italia ha una classe dirigente da anni 80, per età e ancora di più per cultura. Questa è stata la Seconda repubblica, una sopravvivenza, un macigno del passato. La regressione di un Paese spaventato dal cambiamento, dalla globalizzazione, dal futuro. Ora la finzione è al capolinea. La Prima repubblica bis è agli atti conclusivi. Gli eterni anni 80 italiani stanno per terminare, con vent'anni di ritardo. Non esistono certezze, tranne forze una. Nulla di quanto sta per arrivare può essere peggiore di ciò che ci lasciamo alle spalle".

lunedì 28 giugno 2010

CON BRANCHER CADE IL CASTELLO LEGHISTA: CRICCA, BANCHE & AFFARI DEL NORD





"Qualcuno ha commesso un errore. Non credo in malafede, ma la delega decisa era sul federalismo amministrativo ex articolo 118", ma "omettendo, per ignoranza, l'ultima parola, è sembrato che parte delle deleghe siano state sottratte a Bossi e non al ministro Fitto", questa la dichiarazione del ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli, per giustificare il ritardo dell'attribuzione delle deleghe al neoministro Brancher.
L'iter dell'affrettata nomina è stato complesso ed incidentato. Si comincia con il comunicato di fine seduta di Palazzo Chigi, da cui si legge: "Il presidente Berlusconi ha annunciato al Consiglio di voler proporre al Capo dello Stato la nomina a ministro senza portafoglio dell'onorevole dottore Aldo Brancher" il quale, da braccio destro del ministro Calderoli passa ministro senza portafoglio e, quindi, senza un reale ministero da organizzare, come il Presidente della Repubblica ha fatto notare.
La certezza, pertanto, è che Brancher è stato nominato "ministro senza dicastero", "che non ci sia niente da organizzare pure" (IlSole24Ore.it 28/06/2010 - "I misteri delle deleghe al ministro Brancher. Cosa dice il decreto e quella svista svelata da Calderoli", di Nicoletta Cottone e Claudio Tucci).
Leggendo il testo del provvedimento di nomina (Gazzetta Ufficiale del 23 giugno 2010, n. 144), abbiamo un'ulteriore conferma: "L'on. Aldo Brancher, deputato del Parlamento, è nominato ministro senza portafoglio e cessa dalla carica di Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri". Non ci sono ulteriori specificazioni, tanto che c'è bisogno di un successivo decreto per l'affidamento delle deleghe.

La cosa più interessante non è tanto la lentezza con cui sono state attribuite tali deleghe e la confusione che è stata generata, quanto ciò che vorrebbe essere tenuto nascosto. Secondo molti, con la nomina di Brancher "si sta cercando di evitare il rischio di tornare ad accendere prepotentemente i riflettori sui rapporti tra Fiorani e il Carroccio", "perchè il caso Brancher ha una sua unicità. Il motivo dell'imbarazzo di Bossi e in certa misura del prolungato silenzio di Fini è che Brancher è la punta di un iceberg che, se si sgretola, può far davvero saltare in aria maggioranza e governo, scombinando i piani di chi - praticamente tutti ad eccezione di Berlusconi - ha bisogno di più tempo per cucinare il Cavaliere, e non vogliono precipitare nelle elezioni anticipate", "Quell'iceberg a rischio di frattura è l'asse Pdl-Lega, è il patto Berlusconi-Bossi. Quell'iceberg è di più ancora: è il patto Tremonti-Lega, cioè il possibile dopo-Berlusconi, il 'PdLega' di cui Aldo Brancher rappresenta l'incarnazione, metà postforzista, metà leghista" (di Francesco Lo Sardo, Europa - da http://www.iltafano.typepad.com/ ).

Per la Lega Nord e per Umberto Bossi il processo Antonveneta rischia di far saltare il castello di carte creato in questi anni. Rischia, cioè, di mostrare il vero volto del partito.

mercoledì 14 aprile 2010

DESTRA IN SUBBUGLIO PER LA SUCCESSIONE. BOSSI: "UN PREMIER LEGHISTA? TUTTO E' POSSIBILE", I FINIANI: "MEGLIO UN PREMIER GAY CHE LEGHISTA"



Come era prevedibile, dopo le elezioni che hanno visto una Lega vittoriosa in tutto il Settentrione, il clima che si respira in tutta la coalizione di destra è sempre più teso.
Oggi Umberto Bossi ha nuovamente rilasciato dichiarazioni che hanno scatenato dure reazioni. Da Milano, dopo aver chiarito che la Lega Nord "non è disponibile a una federazione con il Pdl" (Corriere della sera.it), ha dichiarato: "Le banche più grosse del nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi faremo così". Dichiarazioni non di poco conto che si vanno ad aggiungere alle altre relativi alle riforme e alla legge elettorale. Per Bossi, quanto alle riforme, "si va in Commissione ed è lì che si vede quale è l'interesse del Pd a fare le riforme", "Si parte dal Consiglio dei ministri, che approva la legge, poi si vedono le modifiche che porta la sinistra". Per la legge elettorale, tuona: "Non si tocca. Stiamo parlando di federalismo e non di legge elettorale. La legge elettorale funziona già ed io toglierei il doppio turno anche alle Comunali. Se si fa il federalismo si deve fare il Senato federale. Ma Schifani non ha detto che non vuole il Senato federale, ha detto che non deve diventare una Camera di seconda serie e non lo sarà". Alla domanda circa la possibilità che un leghista vada a Palazzo Chigi, il senatùr risponde: "Vedremo. Abbiamo già dimostrato che tutto è possibile".
I finiani reagiscono quasi contemporaneamente anche se in modo scomposto. Andrea Ronchi ha dichiarato: "Dopo Berlusconi solo Fini". Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl e finiano di ferro, si è spinto oltre dichiarando in un'intervista rilasciata a Kllaus Davi: "Meglio un premier gay che leghista". Punzecchiato da Davi, ha detto che per lui non ci sarebbe alcun problema se un futuro presidente del Consiglio fosse gay: "Sì a un premier omosessuale se eletto dagli italiani perchè sono contrario a qualsiasi forma di discriminazione e se venisse eletto dal popolo avrebbe tutto il diritto di governare il Paese". "Favorevole a un premier gay - ha continuato Bocchino - ma non a uno leghista. Come ho più volte detto, il presidente del Consiglio non può rappresentare solo un'area del Paese e un leghista a capo del governo è improbabile per una ragione di 'limite territoriale' che la Lega ha: non può governare un interno Paese chi ne rappresenta solo una parte". Inoltre "la Lega non può essere il partito traino della coalizione, rappresenta un terzo del territorio e ha problemi di credibilità internazionale, tipici di tutti i partiti politici limitati in una parte di territorio e identitari. Un partito che fa leva inevitabilmente sull'egoismo".
Insomma la coalizione che si è dichiarata vittoriosa anche alle ultime regionali è sempre più divisa. L'unico che può ancora tenerla unita è Silvio Berlusconi che, però, in questi giorni è stato troppo occupato a scattarsi foto con gli altri leaders mondiali, a fare scherzi e battute e ad alterarsi perchè è stato lasciato a piedi, all'uscita del Convention Center di New York, sopo la cena offerta da Obama agli altri capi di Stato e di Governo invitati al Vertice sul nucleare...

mercoledì 7 ottobre 2009

LODO ALFANO: IN ATTESA DELLA SENTENZA DELLA CONSULTA UMBERTO BOSSI TUONA "CHI VUOLE SFIDARE L'IRA DEI POPOLI?"



Al Palazzo della Consulta, davanti al Quirinale, si è riunita la terza camera di consiglio della Corte Costituzionale per riprendere l'esame di costituzionalità del lodo Alfano. L'Italia intera è in attesa della sentenza che potrebbe arrivare addirittura in serata.
Intanto, tra indiscrezioni vere o presunte il clima politico si fa incandescente. Dario Franceschini, parlando ieri sera a Ballarò, ha affermato che una bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere il premier a "reagire in modo poco democratico". I legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini in testa, sembrano sprizzare ottimismo da tutti i pori spiegando addirittura che gli attacchi ricevuti dal Partito Democratico e dall'Italia dei Valori sarebbero il segno di nervosismo dell'opposizione. Sembra quasi che il gioco sia quello di spararla più grossa e il vincitore di questo ipotetico gioco è Umberto Bossi che intervenendo su vari argomenti dichiara che nel caso di bocciatura del lodo Alfano "Entreremo in funzione trascinando il popolo, il popolo è con noi. Sono i vecchi Galli", "il lodo Alfano non sarà bocciato", "io sono per la saggezza", "chi vuole sfidare l'ira dei popoli?". Riguardo alla possibilità di elezioni anticipate il leader padano continua "Fini non le vuole. E poi la gente vuole le riforme, non le elezioni. Cosa le diciamo?", e se il lodo Alfano dovesse essere bocciato "le elezioni regionali diverranno politiche e in questa situazione Berlusconi le vincerà".
Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd: "E' inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale" e rincara la dose "Bisogna finirla con queste pressioni alla Consulta che deve decidere in serenità. E poi Bossi ricordi che il popolo non ce l'ha solo lui".
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