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venerdì 7 agosto 2009

CINQUANT'ANNI FA MORIVA DON LUIGI STURZO, LA GUIDA LAICA ED ATTUALE DEI 'LIBERI E FORTI'


Quest'anno ricorrono due degli anniversari più importanti legati alla figura di Don Luigi Sturzo, il novantesimo anniversario dell'appello ai 'Liberi e Forti' ed oggi il cinquantesimo anniversario dalla scomparsa del più rappresentativo ed attuale teorizzatore dell'impegno dei cattolici in politica.
Don Luigi Sturzo che, già nel dicembre 1905, da Caltagirone, indicava un percorso difficile con queste parole: "Ora io stimo che sia giunto il momento che i cattolici si mettano al paro degli altri nella vita nazionale, non come unici depositari della religione o come armata permanente delle autorità religiose che scendono in guerra guerreggiata, ma come rappresentanti di una tendenza popolare e nazionale nello sviluppo del vivere civile...", aveva chiaro quello che avrebbe dovuto rappresentare la partecipazione alla politica, un partito "autonomo, libero e forte, che si avventuri nelle lotte della vita nazionale", un partito non "clericale" nel quale l'ispirazione cristiana non avrebbe fatto velo alla laicità, "noi ameremmo - scriveva - che il titolo di cattolici non fregiasse il nostro partito", un partito di "centro" non moderato ma "temperato", radicato nella società e nel territorio, capace di coniugare progetto e riforma dello Stato secondo principi di sussidarietà e di solidarietà.
E' a partire dal gennaio del 1919, con l'appello ai "Liberi e Forti" che don Luigi Sturzo fonda il:
"Partito Popolare Italiano
A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà. E mentre i rappresentanti delle Nazioni vincitrici si riuniscono per preparare le basi di una pace giusta e durevole, i partiti politici di ogni paese debbono contribuire a rafforzare quelle tendenze e quei principi che varranno ad allontanare ogni pericolo di nuove guerre, a dare un assetto stabile alle Nazioni, ad attuare gli ideali di giustizia sociale e migliorare le condizioni generali, del lavoro, a sviluppare le enrgie spirituali e materiali di tutti i paesi uniti nel vincolo solenne della "Società delle Nazioni".
E come non è giusto compromettere i vantaggi della vittoria conquistata con immensi sacrifici fatti per la difesa dei diritti dei popoli e per le più elevate idealità civili, così è imprescindibile dovere di sane democrazie e di governi popolari trovare il reale equilibrio dei diritti nazionali con i supremi interessi internazionali e le perenni ragioni del pacifico progresso della società.
Perciò sosteniamo il programma politico-morale patrimonio delle genti cristiane, ricordato prima da parola angusta e oggi propugnato da Wilson come elemento fondamentale del futuro assetto mondiale, e rigettiamo gli imperialismi che creano i popoli dominatori e maturano le violente riscosse: perciò domandiamo che la Società delle Nazioni riconosca le giuste aspirazioni nazionali, affretti l'avvento del disarmo universale, abolisca il segreto dei trattati, attui la libertà dei mari, propugni nei rapporti internazionali la legislazione sociale, la uguaglianza del lavoro, le libertà religiose contro ogni oppressione di setta, abbia la forza della sanzione e i mezzi per la tutela dei diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffatrici dei forti.
Al migliore avvenire della nostra Italia - sicura nei suoi confini e nei mari che la circondano - che per virtù dei suoi figli, nei sacrifici della guerra ha con la vittoria compiuta la sua unità e rinsaldta la coscienza nazionale, dedichiamo ogni nostra attività con fervore d'entusiasmi e con fermezza di illuminati propositi.
Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali - la famiglia, le classi, i Comuni - che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell'Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto delle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali: vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l'autonomia comunale, la riforma degli Enti Provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali.
Ma sarebbero queste vane riforme senza il contenuto se non reclamassimo, come anima della nuova Società, il vero senso di libertà, rispondente alla maturità civile del nostro popolo e al più alto sviluppo delle sue energie: libertà religiosa, non solo agl'individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale nel mondo; libertà di insegnamento, senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze e privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche.
Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato ma è essenzialmente organico nel rinnovamento delle energie e delle attività, che debbono trovare al centro la coordinazione, la valorizzazione, la difesa e lo sviluppo progressivo. Energie, che debbono comporsi a nuclei vitali che potranno fermare o modificare le correnti disgregatrici, le agitazioni promosse in nome di una sistematica lotta di classe e della rivoluzione anarchica e attingere dall'anima popolare gli elementi di conservazione e di progresso, dando valore all'autorità come forza ed esponente insieme della sovranità popolare e della collaborazione sociale.
Le necessarie e urgenti rifrome nel campo della previdenza e della assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella formazione e tutela della piccola proprietà devono tendere alla elevazione delle classi lavoratrici, mentre l'incremento delle forze economiche del Paese, l'aumento della produzione, la salda ed equa sistemazione dei regimi doganali, la riforma tributaria, lo sviluppo della marina mercantile, la soluzione del problema del Mezzogiorno, la colonizzazione interna del latifondo, la riorganizzazione scolastica e la lotta contro l'analfabetismo varranno a far superare la crisi del dopo-guerra e a tesoreggiare i frutti legittimi e auspicati della vittoria.
Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, inspirandoci ai saldi principii del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell'Italia; missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli, deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni identità, di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell'organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici.
A tutti gli uomini moralmente liberi e socialmente evoluti, a quanti nell'amore alla patria sanno congiungere il giusto senso dei diritti e degl'interessi nazionali con un sano internazionalismo, a quanti apprezzano e rispettano le virtù morali del nostro popolo, a nome del Partito Popolare Italiano facciamo appello e domandiamo l'adesione al nostro Programma.
Roma, lì 18 gennaio 1919
"
Il regionalismo sturziano
"Da molti si è creduto finora che le questioni del decentramento amministrativo, dell'autonomia locale e della costituzione della regione fossero da lasciare ai professori ed ai comunalisti, perché l'opinione pubblica e la massa degli uomini esponenti di essa non si sono appassionati a tali problemi; si seguiva in ciò quasi inconsciamente quell'indirizzo che la politica burocratica italiana ha portato come suo speciale compito: svuotare, cioè, l'amministrazione libera ed autonoma di ogni compito specifico, rendere i controlli amministrativi e contabili strumento politico, ridurre a semplice attività soggetta e attribuita, quella che doveva essere manifestazione e attività amministrativa libera e responsabile. D'altro lato ogni ulteriore forma di attività, specialmente nel campo sociale, veniva organizzata dal centro al di fuori di ogni organo elettivo e rappresentativo di interessi generali, tendendo contemporaneamente alla formazione di organi classisti, speciali, particolaristici ; ai quali perciò veniva tolta la caratteristica propria e la libertà organica, per il fatto stesso che si affidava a elementi burocratici la ragione politico-sintetica e la decisione definitiva d'ogni questione tecnica e amministrativa.Quali e quanti siano i comitati, le commissioni, le giunte consultive, autonomiste, presso le prefetture e presso i ministeri, non lo può sapere nessuno, e sarà difficile fare una guida del perfetto cittadino, che desse il filo, novella Arianna, per girare sicuro il labirinto della nostra burocrazia. Come ultima espressione di simile tendenza, fin da prima della guerra, ma con sistema accelerato durante e dopo la guerra, sono stati creati monopolI, enti, consorzi, federazioni, istituti amministrativi, commerciali e industriali, per potere arrivare a risolvere un problema assillante, quello di sfuggire agli eccessivi controlli dello Stato e alle barriere amministrative costruite dall'abile mano burocratica per il così detto giuoco di scaricabarile, ovvero rimbalzo delle responsabilità, e avere nello stesso tempo il denaro dello Stato, al di fuori di quella elementare responsabilità politica, che costringe il ministro a rispondere dei suoi atti al parlamento. " (dal discorso di Don Luigi Sturzo al III Congresso del Partito Popolare Italiano).

lunedì 29 giugno 2009

STORICO ANNUNCIO DEL PAPA: "QUEI RESTI SONO DELL'APOSTOLO PAOLO"

Questa è l'icona più antica dell'Apostolo delle Genti

La Conversione di San Paolo del Caravaggio

La Basilica di San Paolo fuori le mura


Incredibile, Papa Benedetto XVI ha solennemente annunciato Urbi et Orbi, alla città di Roma e al mondo, che "dopo una attenta ricognizione scientifica", nel sarcofago situato da secoli sotto l'altare maggiore della basilica di San Paolo fuori le mura, sono stati trovati frammenti di ossa umane risalenti al primo-secondo secolo d.C., oltre che grani d'incenso e tessuti di lino. "Cio conferma l'unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell'apostolo Paolo".
Questo annuncio ha concluso in maniera spettacolare le celebrazioni dell'Anno Paolino. Dopo il ritrovamento della più antica icona di San Paolo, un'altra rivelazione sull'apostolo delle Genti.
Nella Basilica romana, durante una cerimonia ecumenica a cui ha partecipato anche una delegazione ortodossa da Costantinopoli, Papa Benedetto XVI ha spiegato la recente e "attenta analisi". "Nel sarcofago che non è mai stato in tanti secoli è stata praticata una piccolissima perforazione per produrre una speciale sonda mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato di oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. E' stata anche rilevata la presenza di grani di incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree", "Inoltre piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all'esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza sono risultati appartenere a persona vissuta tra il primo ed il secono secolo".
Per conoscere la biografia di San Paolo (Paolo di Tarso) clicca qui.

mercoledì 26 novembre 2008

APPELLO ALLA CHIESA: LASCIATECI ALMENO GRAMSCI

Antonio Gramsci

Che ci attendessero giorni bui lo sapevo. Da un ventennio stiamo attraversando un periodo di transizione che non sappiamo dove ci porterà. L'unica certezza è che tale transizione trova degli ostacoli alla sua conclusione.
La crisi politica, istituzionale, identitaria, valoriale ed oggi anche economica ha trasformato e continua a trasformare l'Italia e gli italiani. Sembriamo tutti inebetiti, addormentati, in attesa di risvegliarci dallo stato di torpore nel quale pensiamo di vivere. Almeno questa è la mia impressione.
Tutto quello che non avrei mai pensato potesse accadere sta accadendo e pare quasi che non ci riguardi. Viviamo abusi e soprusi come se ormai non potessimo farne a meno. Sentiamo e vediamo cose che un tempo ci avrebbero fatto rabbrividire e che oggi, al massimo, suscitano un lieve disagio.
Ieri ne è capitata un'altra. Monsignor Luigi De Magistris, il propenitenziere emerito del Vaticano, ha dichiarato, durante una conferenza stampa, che Antonio Gramsci, pochi giorni prima di morire, si sarebbe riavvicinato alla religione cattolica. Il Monsignore sosterrebbe che Gramsci morì chiedendo i sacramenti e baciò un'immagine della Madonna col bambino.
Orbene, a distanza di 71 anni, senza che fossero stati ritrovati documenti, testimonianze e prove in generale, la Chiesa ci sorprende con queste dichiarazioni.
Cito un articolo di Roberto Cotroneo che ritengo possa, almeno in parte, spiegare l'accaduto "Ha importanza? Se anche fosse vero non sarebbe certo uno scandalo. Ma in realtà c'è qualcosa di piccolo in tutto questo, qualcosa che non piace. E' un'egemonia rovesciata quella che De Magistris esercita. L'idea che un uomo non si giudica per quello che pensa e quello che ha scritto, ma si giudica da tentennamenti privati, da piccole paure affiorate nei momenti ultimi, quando si è deboli, quando il mistero della vita ti appare tremendo e totalmente insolubile. E poco importa se Gramsci era incrollabilmente marxista e comunista, laico e ateo, e Benedetto Croce un liberale, un laico, un non credente: soprattutto poco importa che entrambi abbiano costruito con i loro libri, mattone per mattone, due filosofie della storia che mai hanno lasciato spazio a una simpatia neppure vaga per il cattolicesimo, o al conforto della fede" (dal sito dell'Unità - http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73558).
Oggi, ovviamente, solo pochissimi conoscono Gramsci e ancora di meno sono quelli che vorrebbero difenderne la memoria. Dopo anni ci sono riusciti, l'Italia è diventata una nazione povera. Lasciateci almeno qualche scampolo di libertà, mi riferisco a voi massoni deviati che ci impoverite e a voi cattolici che ne gioite...
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