SAN VALENTINO DA TERNI - Piccola sosta alla Basilica







"Ci sono molti modi per avvicinarsi ad una città come Terni" suggerisce Paolo Caucci von Saucken. "Può accadere per motivi di lavoro, di studio, casualmente o semplicemente per trovare qualche amico. Quest'ultimo resta sicuramente il modo migliore perché Terni è una città ricca di segreti e tesori nascosti ed è necessario entrarvi accompagnato da qualcuno che la conosca e sappia svelarla compiutamente".

Sosta alla basilica di S. Valentino
Fuori dal centro cittadino, a circa due chilometri, una strada in salita, delineata da un filare di alberelli, conduce alla basilica del Santo Vescovo Valentino, simbolo della religione ternana e luogo prediletto dei giovani innamorati di tutto il mondo che accorrono, ogni 14 febbraio, alla tomba del Santo per chiedere una benedizione al loro amore.
S. Valentino è celebrato come patrono dell'Amore, perché come narra una delle tante leggende, il Santo aveva la gentile consuetudine di offrire un fiore del suo giardino ai fanciulli e alle fanciulle che gioiosi andavano da lui per godere della sua letizia.
Tra due di questi giovani nacque un profondo affetto, purtroppo contrastato dalle famiglie, ma il Santo benedì e consacrò il loro puro sentimento. La loro unione fu un raro esempio di devozione e tolleranza tanto che da allora, ogni anni il 14 febbraio, numerose coppie accorrono e si stringono a pregare presso l'urna del Santo per ripetere il rito della benedizione nuziale.
Un bacio innanzi alla facciata, sobria ed elegante, sotto gli occhi compiacenti delle statue in stucco dei Santi Valentino, Elia e Teresa, è l'immagine più diffusa nelle foto di tante coppie di innamorati di ieri e di oggi. 
In base alle recenti ricerche e alle tradizionali attribuzioni, la più antica testimonianza sulla figura di S. Valentino si trova nel Martirologico Geronimiano, del secolo V. Inoltre la Passio Sancti Valentini del secolo V racconta che Valentino vescovo di Terni, noto per la sua santità, giunse a Roma invitato da Crotone affinché ne guarisse il figlio Cheremene morente. Il Santo guarì il giovane che si convertì al cristianesimo insieme ai suoi familiari e agli studiosi Procolo, Efebo, Apollonio e Abondio, che divennero poi ardenti discepoli di S. Valentino.
Secondo le regole del popolo romani, ogni conversione al cristianesimo era considerata un reato, così il prefetto di Roma, Furius Placidus, fece decapitare il Santo Vescovo il 14 febbraio del 273.
Il corpo fu trasportato dai suoi discepoli lugo la via flaminia e sepolto nell'area cimiteriale pagana dove in seguito fu eretta la basiliza. Scarse sono le testimonianze di quel luogo di culto durante l'età paleocristiana e l'età altomedievale; restano solo dei frammenti di decorazione architettonica conservati nella cripta.
La chiesa fu più volte distrutta e ricostruita perché posta fuori dalle mura cittadine, in posizione confinante e difficile da difendere dalla vicina Narni, che ne reclamava il possesso insieme al castello di Perticara. Nel 1618 fu trasformata in modo radicale e da allora divenne meta di culto e di pellegrinaggio per venerare il corpo del santo martirizzato.
L'interno della basilica è a navata unica decorata da paraste a capitelli ionici con ghirlande; su ciascuna delle pareti laterali sono poste due cappelle, arricchite da eleganti altari marmorei seicenteschi recanti gli stemmi delle famiglie ternane che ne avevano il patrocinio.
Entrando, la prima cappella a sinistra è dedicata alla Madonna con Bambino e SS. Lorenzo, Giovanni Battista e Bartolomei, olio su tela del 1635, opera di Andrea Polinori.
Segue la cappella di Santa Teresa, nella quale, sopra l'altare, spicca il dipinto a olio su tela Madonna con Bambino e SS. Giuseppe e Teresa, attribuito a Lucas de la Haye, pittore e frate carmelitano della seconda metà del secolo XVII.
La cappella dell'altare maggiore fu fatta costruire nel 1696 dall'arciduca Leopoldo d'Austria, devoto a S. Valentino per una grazia ricevuta, come ricorda un'iscrizione latina posta sul timpano dell'altare.
Nel dipinto centrale, La madonna appare a S. Valentino di Lucas de la Haye, si vede ben delineata sullo sfondo, sotto le figure, una serena immagine del panorama della città di Terni; le grandi tele ai lati del presbiterio, l'Adorazione dei Pastori e l'Adorazione dei Magi, furono eseguite con grande raffinatezza da Lucas de la Haye. Sotto l'altare maggiore è posta una ricca urna del 1696, che racchiude il corpo del Santo, prezioso dono della città di Terni.
Nel lato destro della basilica si trovano i monumenti funebri di due membri della nobile famiglia ternana degli Sciamanna: Brunoro e Ludovico, ritratti in due busti elegantemente caratterizzati nella fisionimia e ricercati nelle acconciature.
La pala che raffigura San Michele Arcangelo sconfigge il demonio, è opera di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, e fu eseguita nella prima metà del secolo XVII; di grande effetto appare il contrasto tra le figure luminose e intense nell'espressione, e lo sfondo immerso in profonda oscurità.
La seconda cappella è ornata da due monumenti funebri del Seicento raffiguranti i Martiri Catullo, Saturnino, Lucio e Magno, discepoli di S. Valentino, eseguiti da Lucas de la Haye.
La cripta del secolo IV, restaurata nel 1971-1974, conserva una cassa marmorea che contenne i resti dei discepoli di S. Valentino; un piccolo museo adiacente la cripta custodisce reperti rinvenuti negli scavi della basilica.
La parrocchia e la Fondazione S. Valentino, sorta nel 1988 con lo scopo di diffondere il culto del Santo dell'Amore nel mondo, organizzano una festa del Santo Vescovo patrono della città di Terni, manifestazioni artistiche e culturali di notevole importanza, che raccolgono sempre più il consenso dei cittadini e dei numerosi ospiti presenti alla manifestazione.
Ieri come oggi i preparativi per la festa del santo fervevano di attività e si svolgevano con la piena partecipazione da parte dei cittadini, come testimonia il documento "dato in Terni nel palazzo episcopale lì 12 Febraro 1623: Clemente per la Dio grazia et della S.Sede apostolica Vescovo di Terni Volendo noi honorare la festa del glorioso martire et Vescovo di questa città S. Valentino come siamo tenuti, inherendo ancora alle istanze fatteci dall'Ill.ma, città, habbiamo ordinato che domani 14 del presente si facci una processione pubblica per li lochi soliti, la quale cominciarà doppo la messa, che si canterà solennemente da noi alle hore 16. Però pregiamo tutti li regolari ed confrati soliti ad intrattenere all'altre processioni pubbliche, che vogliamo in maggior numero che sarà possibile trovarsi nella Cattedrale et assistere alla detta processione che ne riceveranno la ricompensa del Santo et il Santo proteggerà sempre oltre che faranno cosa grata a noi et a tutta la città, la quale desidera di honorare questo suo protettore in ogni miglior modo".
Testo tratto da "Terni. Guida della città e dei dintorni" a cura di Simonetta Neri, ed. Edimond 1998.
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