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lunedì 7 maggio 2012

(ELEZIONI NARNI) FRANCESCO DE REBOTTI E' IL NUOVO SINDACO, DISFATTA DEL PDL. COMMENTI E REAZIONI

Il nuovo Sindaco di Narni Francesco De Rebotti

Il nuovo Sindaco di Narni è Francesco De Rebotti. I risultati definitivi, scrutate tutte le 25 sezioni, con il 69,13% dei votanti, non destano eccessiva sorpresa:
  • Francesco De Rebotti (Partito Democratico, Partito Socialista Italiano, La sinistra per Narni, Sinistra Ecologia e Libertà, In Comune, città e Territorio, Italia dei Valori) 57,64%
  • Gianni Daniele (Tutti per Narni, Italia Federale, Donne per Narni) 20,28%
  • Sergio Bruschini (Il Popolo della Libertà, La Destra) 11,55%
  • Gian Carlo Marcotulli (Marcotulli Sindaco) 8,09%
  • Franco Scoccione (Con i cittadini per cambiare) 2,41%

Il nuovo primo cittadino di Narni commenta con tristezza il risultato per la notizia della scomparsa del vice Sindaco uscente, Guido Fabrizi: "Un buon risultato sia personale che delle liste ma con la tragedia di oggi è difficile gioire". "E' stata una giornata - ha continuato De Rebotti - iniziata tragicamente, ci portiamo dentro una grande tragedia: abbiamo perso un amico e un compagno di viaggio".
Per quanto riguarda la disfatta del Popolo delle Libertà per De Rebotti "non dipende da una persona stimabile come Sergio Bruschini ma è un trend frutto dell'azione politica del governo uscente".
"Narni - ha concluso - ha bisogno di una guida chiara. Io ho entusiasmo, voglia e idee chiare, ho passione, conosco i problemi. In più posso dire che ci sarà un gruppo dirigente rinnovato con diversi giovani in consiglio comunale. Uno slancio nuovo dopo gli ultimi 5 anni dove il consiglio comunale è stato in difficoltà rispetto al lavoro da fare".

Le reazioni:
Gianni Daniele
Gianni Daniele, candidato sindaco per la lista civica di centrodestra "Tutti per Narni": "farò sicuramente proposte per impostare un'opposizione concreta e produttiva ma solo se ci saranno i presupposti giusti, altrimenti saremo pronti a fare opposizione da soli. Il mio obiettivo è integrare il lavoro fatto precedentemente dal PdL e da Bruschini con un progetto aperto alle altre forze e a tutti i cittadini di Narni".







Sergio Bruschini
Sergio Bruschini candidato sindaco per il PdL, amareggiato già a poche ore dai risultati definitivi: "Evidentemente per i narnesi la città è stata bene amministrata dal centro sinistra e i cittadini hanno fatto capire di non voler cambiare. Sono dispiaciuto perché evidentemente l'opposizione che ho fatto finora con grande impegno, senza mai risparmiarmi e mettendoci sempre la faccia, è stata bocciata da un consenso così magro. I narnesi stanno dando fiducia a Daniele che ha solo strappato voti al PdL e se vincerà il centrosinistra è perché Daniele non ha portato nulla in più rispetto ai voti del centrodestra";


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giovedì 12 gennaio 2012

LA CAMERA SALVA COSENTINO


"Non ringrazio la Lega, ma il Parlamento per un dibattito proficuo e approfondito", "sono vittima di un trattamento ingiusto e di un'aggressione mediatica, politica e in parte giudiziaria". Sono queste le parole di Nicola Cosentino, deputato Pdl accusato di pesanti collusioni con il crimine organizzato, a commento del voto dell'aula di Montecitorio che ha negato l'autorizzazione al suo arresto.
Il risultato finale della votazione a scrutinio segreto è di 309 contrari e 298 favorevoli.
Secondo le dichiarazioni di voto dovrebbero avere espresso voto contrario all'arresto i 204 parlamentari del Pdl, i 21 di Popolo e territorio, i 6 radicali e almeno 24 del gruppo misto vicini al Pdl (tot. 255). Favorevoli, invece, i 204 deputati Pd, i 22 di Fli, i 21 dell'Idv, i 36 dell'Udc, i 7 dell'Api, i 2 dell'Api, i 3 liberaldemocratici e due deputati del gruppo misto vicini al centrosinistra (tot. 297). 
Da questa ricostruzione, dunque, determinante risulterebbe il voto leghista con i suoi 56 deputati. Nuovamente sconfitta la linea di Maroni che dichiara: "In ogni caso il voto è segreto. Non siamo in grado di verificare".

In mattinata Nicola Cosentino aveva avuto modo di difendersi anche su Canale5, dichiarando a Maurizio Belpietro: "Berlusconi mi ha detto di stare sereno, io gli ho detto che sono sereno e tranquillo. Male non ne ho mai fatto, paura non ho". Relativamente alle accuse: "sono tutte fantasie costruite da certa stampa. In un comune piccolo ci sono parentele tra tutti. Ma io non ho alcuna parentela diretta con nessuno. Sono sempre stato all'opposizione e non ho mai potuto favorire interessi criminali". E ancora: "Contro di me è stata fatta una forzatura enorme. Sono accusato solo da una parte che non mi ha nemmeno voluto interrogare per molto tempo. Vorrei essere giudicato almeno in primo grado prima di andare in carcere". 

Le reazioni:
  • Silvio Berlusconi, Pdl: "Ero convinto che questa sarebbe stata la decisione del Parlamento che non poteva rinunciare alla tutela di se stesso. E' una decisione assolutamente giusta, in linea con la Costituzione. Il processo continuerà regolarmente e senza intoppi e il parlamentare lo affronterà da uomo libero come è giusto che sia";
  • Pier Luigi Bersani, Pd: "ora sta alla Lega spiegare il risultato";
  • Rosy Bindi, Pd: "Dal punto di vista numerico i Radicali sono stati determinanti", "non posso che sottolineare ancora una volta la scorrettezza del loro comportamento";
  • Nichi Vendola, Sel: "Mi vergogno, è la prova che la legge non è uguale per tutti";
  • Angelo Bonelli, Verdi: "Con il voto di oggi il Parlamento ha sancito che la legge non è uguale per tutti e che per i potenti non valgono le stesse regole che valgono per i cittadini. Il voto che salva Cosentino dall'arresto è un colpo fortissimo alla democrazia, alla giustiza e demolisce ogni residuo di fiducia dei cittadini nel Parlamento";
  • Maurizio Paniz, Pdl: "Non c'è una sola ragione obiettiva per la quale Cosentino debba essere arrestato";



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mercoledì 30 novembre 2011

TANGENTI A MILANO: ARRESTATO IL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE CRISTIANI (PDL)

Il vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, Franco Nicoli Cristiani

Franco Nicoli Cristiani (Pdl), vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, è stato arrestato questa mattina a Brescia con l'accusa di traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione nell'ambito di un operazione che ha impegnato 150 uomini dell'arma dei Carabinieri. 
In carcere anche Giuseppe Rotandaro il coordinatore degli staff dell'ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) della Lombardia ed altre sette persone tra imprenditori ed altri funzionari pubblici. 
Sequestrati la cava di Cappella Cantone (Cremona) che sarebbe stata destinata a discarica per l'amianto, un impianto di trattamento rifuti a Calcinate (Bergamo) e due cantieri dell'autostrada Bre.Be.Mi a Cassano d'Adda (Milano) e Fara Olivana Con Sola (Bergamo).
Le reazioni:
Il presidente del Consiglio della Regione Lombardia, Davide Boni (Lega Nord), ha dichiarato di essere rimasto "colpito dalla notizia della custodia cautelare: ho piena fiducia nell'operato della magistratura e confido nel fatto che il vicepresidente Nicoli sappia dimostrare l'estraneità ai fatti contestati".
Il presidente del gruppo consiliare del Pdl alla Regione Lombardia, Paolo Valentini: "La notizia dell'arresto di Franco Nicoli Cristiani ci lascia profondamente sgomenti", "sarebbe però inopportuno esprimere in questo momento giudizi sulla questione". "Lasciamo lavorare serenamente la magistratura - ha continuato Valentini - e lasciamo al vicepresidente del consiglio regionale la possibilità di replicare alle accuse che gli vengono mosse e di chiarire la sua posizione" con la speranza "che il collega Nicoli Cristiani possa dimostrare nei fatti la sua piena innocenza".

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martedì 8 novembre 2011

BERLUSCONI "RIMETTERA' IL SUO MANDATO" DOPO L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE DI STABILITA'


"Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea". Questa è parte della nota del Quirinale apparsa qualche minuto fa che continua, al termine dell'incontro tra il presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica: "Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione".
Questa la conclusione della giornata che, dopo l'approvazione del Rendiconto generale dello Stato, ha certificato la fine della maggioranza che si ferma a 308 voti. Un solo astenuto (Stradella del Pdl) mentre l'opposizione non ha partecipato al voto. Otto i "traditori" registrati dal presidente del Consiglio in aula.
Indiscrezioni annunciano a breve un comunicato della presidenza del Consiglio.


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mercoledì 5 ottobre 2011

DDL INTERCETTAZIONI, PASSA L'EMENDAMENTO DEL PDL CHE VIETA LA PUBBLICAZIONE FINO ALL'UDIENZA FILTRO. LA BONGIORNO LASCIA L'INCARICO


La situazione resta surreale nel Paese in cui tutto è possibile tranne la normalità. 
Mentre l'economia sprofonda sotto i colpi della speculazione internazionale, sotto le sforbiciate delle agenzie di rating e la preoccupazione aumenta giorno dopo giorno, il governo tenta di far passare il ddl intercettazioni.
La notizia di oggi è lo strappo consumatosi alla Commissione Giustizia della Camera dei deputati. E' passato a maggioranza l'emendamento presentato dal PdL che vieterebbe la pubblicazione delle intercettazioni fino alla cosiddetta 'udienza filtro'. Giulia Bongiorno, di Futuro e Libertà, ha lasciato l'incarico di relatrice per protesta.
L'emendamento PdL, a firma Costa-Contento, non consentirebbe di riportare neanche per riassunto le telefonate relative alle intercettazioni. La deputata di Fli avrebbe voluto non apportare modifiche al testo licenziato lo scorso anno e, quindi, non accettare proposte che di fatto porterebbero alla paralisi dell'informazione.

Come sempre accade in questi casi, per protagonismo o per mostrare di essere ancora più allineato degli altri, c'è sempre qualcuno che alza il tiro ancora più in alto. E' il caso - aihmé, ancora una volta - del deputato del PdL Maurizio Paniz, lo stesso che in Aula aveva dichiarato che Berlusconi era sicuro che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak, che torna a chiedere il carcere per i giornalisti. "Il giornalista - ha dichiarato - che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione penale. Il carcere magari è un percorso più lungo. Che ne so, ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi, pene pecuniarie o multe o se il giornalista debba andare in carcere. Cosa che è tutto sommato molto rara nel nostro ordinamento per questa tipologia di situazione".

Per quello che riguarda la cosiddetta norma 'ammazza blog' - grazie ad alcuni emendamenti presentati da Zaccaria (Pd) e Cassinelli (Pdl) -, sembra che l'obbligo di rettifica entro 48 ore sia stato limitato alle sole testate on-line registrate.


Le reazioni:

  • Giuseppe Cascini, segretario ANM: "Ci sono intercettazioni e vicende che attengono alla vita privata che non dovrebbero mai essere pubblicate, sono pura pruderie. Ma tentare di mettere una pezza a valle vietando la pubblicazione è un attentato alla libertà di stampa";
  • Pier Ferdinando Casini, UdC: "Se si vuole impedire l'obbrobrio di dialoghi che nulla hanno a che fare con le indagini, se si vuole fare una legge con questa finalità, la votiamo, se invece si vuole fare una legge che punta a censurare la stampa o a vendicarsi sui giudici, non vogliamo essere complici";
  • Pierluigi Bersani, segretario Pd: "E' scandaloso che mentre quattro ragazze muoiono sotto le macerie per lavorare a quattro euro all'ora e Moody's ci declassa, noi siamo qui a parlare di intercettazioni. Questo dimostra la perdita di presa totale verso gli interessi del Paese pensa solo agli affari suoi, lo vedono in tutto il mondo che è così";
  • Massimo Donadi, Idv: "la legge Bavaglio è uno schiaffo alla democrazia e alla libertà di stampa, ed è anche un'offesa ai cittadini, che chiedono misure concrete contro la crisi economica e non bavagli all'informazione".



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mercoledì 28 settembre 2011

MENTRE L'ITALIA E' TRAVOLTA DALLA SPECULAZIONE IL GOVERNO TROVA IL TEMPO PER PROPORRE LA SOSTITUZIONE DEL 25 APRILE



Ci risiamo. Il PdL rispolvera uno dei suoi cavalli di battaglia. 
Mentre l'Italia rischia di essere travolta dalla speculazione internazionale il governo, tra una boutade di un ministro e una mozione di sfiducia, trova il tempo per accogliere "come raccomandazione" l'ordine del giorno presentato da Fabio Garagnani, parlamentare bolognese del PdL, che propone di sostituire la festa della Liberazione del 25 aprile [1945] con il 18 aprile [1948], il giorno delle elezioni politiche vinte dalla DC di Alcide De Gasperi.
Il deputato ha gongolato, attraverso apposito comunicato: "ho ricevuto dal servizio di controllo parlamentare la conferma scritta dell'accoglimento 'come raccomandazione' da parte del governo del mio ordine del giorno che, in sede di discussione della manovra finanziaria del 14 settembre, impegnava ed impegna il governo a sostituire la festività del 25 aprile con il 18 aprile 1948 che, a parere mio, è la vera data fondante ed unificante della democrazia italiana".
Non si è fatta attendere la replica dell'ANPI, l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani: "Questo parlamentare, evidentemente, cerca la provocazione. Mi domando come davanti ai problemi economici gravissimi di questo Paese gli possa essere venuta in mente un'idea così assurda. Il 25 aprile è una festività consolidata nella mente e nel cuore degli italiani. Come si può pensare di sostituirla con il ricordo di un'elezione politica vinta da una parte? Non ha nessun senso e nessuno la prenderà in considerazione". Relativamente al governo, il presidente dell'ANPI Carlo Smuraglia continua: "Bastava un minimo di senso per capire che si trattava di una proposta irricevibile, anzi, neppure formulabile. Questa doveva essere la risposta di un governo serio, invece... Evidentemente sono confusi. Comunque, se a qualcuno venisse l'idea di prendere sul serio questa cosa, l'Anpi fa sapere fin d'ora che ci saranno risposte adeguate, immediate e fermissime".
La Lega Nord - forse dimentica del 'porcellum' - risponde con una provocazione: "Allora si festeggi anche la legge truffa del '53".
Ettore Rosato, Pd: "Garagnani sta alzando un polverone per niente, come è solito fare. Il 25 aprile non si tocca e dunque l'accoglimento 'come raccomandazione' da parte del governo del suo ordine del giorno è praticamente carta straccia. Resta un gesto politico vigliacco e provocatorio da parte di un governo che non sa guidare il Paese e tenta di tappare i buchi con dosi massicce di propaganda".
Silvana Mura, IdV: "La conferma dell'accoglimento di un ordine del giorno che impegna il governo a sostituire la festività del 25 aprile con quella del 18 aprile 1948 dimostra la confusione e la debolezza di un governo che nella seduta del 14 settembre, non avendo più i numeri in aula, ha accolto tutti gli odg presentati per evitare di subire ripetute sconfitte. La vicenda, però, dimostra anche in maniera incontrovertibile come alcuni esponenti del PdL che dicono di ispirarsi a quella che fu l'opera svolta dalla Democrazia Cristiana, siano in realtà quanto di più lontano dai valori e dalla cultura politica di quel partito. A nessuno dei grandi leader storici della Dc così come ai parlamentari più oscuri di quel partito sarebbe infatti mai venuto in mente di disconoscere la ricorrenza del 25 aprile 1945, perché la Dc e i cattolici si riconoscevano in pieno nel movimento della Resistenza di cui furono parte importante. E' per questo che la Dc storica fu protagonista della ricostruzione dell'Italia ed è per questo che invece il PdL è protagonista della decadenza del nostro Paese".


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giovedì 22 settembre 2011

RESPINTO L'ARRESTO DI MILANESE CHE DICHIARA: "OGGI HA PREVALSO LA COSCIENZA". BERLUSCONI SODDISFATTO, TREMONTI ASSENTE


La Camera ha respinto con 312 voti a 305 la richiesta di arresto nei confronti del deputato, ex braccio destro del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ex ufficiale della Guardia di Finanza, Marco Milanese. L'accusa è quella di corruzione e di associazione per delinquere, sostenuta dalla Procura di Napoli.
"Io penso che oggi ci sia stato un voto di coscienza, ognuno cioè ha votato rispettando la propria coscienza. Tra le opposizioni c'è stato qualcuno che ha tentato di rendere politico questo voto, ma quando si vota su una persona bisogna votare secondo coscienza. Sicuramente la situazione politica ha giocato un ruolo come lo ha giocato per il collega Papa. Bisognava pensarci anche per Papa, ma oggi la coscienza ha prevalso", sono queste le parole con cui Milanese ha commentato la giornata durante un'intervista a 'Porta a Porta'. Intervista strappalacrime incentrata su aspetti personalissimi e su insignificanti stati d'animo. Alla domanda di Vespa su cosa avesse pensato durante il voto, il deputato ha risposto: "la mia famiglia, mia figlia, la mia compagna mi sono stati molto vicini e oggi è stato solo un passaggio. Il processo va avanti e questa è una sofferenza che dovrà continuare".

Berlusconi si dice soddisfatto ma nel Pdl monta la rabbia nei confronti del ministro dell'Economia Giulio Tremonti assente dall'Aula. Una fonte parlamentare avrebbe riferito all'Agenzia di stampa Reuters che il presidente del consiglio, dopo il voto in aula, si sarebbe "riunito con alcuni dei suoi. Erano tutti molto contrariati e il presidente ha giudicato immorale l'assenza di Tremonti al voto in aula". Relativamente all'assenza di Tremonti, sempre a 'Porta a Porta', invece, Milanese ha dichiarato: "Era in missione, come Frattini del resto. Non mi sento di muovere critiche".
Il sottosegretario Daniela Santanché, ha ringhiato: "E' umanamente vergognoso che il ministro Tremonti oggi non fosse in aula. Nella vita come nella politica bisogna essere uniti nella buona e nella cattiva sorte. Noi ci abbiamo messo la faccia in nome del garantismo e in difesa delle prerogative del Parlamento, ma non abbiamo visto la faccia di Tremonti: è ingiustificabile".
Giuseppe Fioroni, Pd: "Se fossi in maggioranza, direi che mi sono salvato in calcio d'angolo e salvarsi in calcio d'angolo non vuol dire durare molto...".

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mercoledì 7 settembre 2011

BEPPE PISANU CHIEDE UN "GOVERNO DI LARGHE INTESE" E UN "PASSO INDIETRO" DI BERLUSCONI


"Se Berlusconi è una parte del gigantesco problema che il Paese ha davanti, sarà anche parte della soluzione che dobbiamo trovare. E una soluzione va trovata. Un patto di fine legislatura tra tutti i parlamentari di buona volontà per salvare il Paese e rimetterlo in cammino". Con queste parole il senatore Beppe Pisanu risponde ad una domanda del giornalista Claudio Tito per un'intervista per La Repubblica. Intervista che ha scatenato l'ira di molti esponenti del governo e della maggioranza.
Beppe Pisanu è un politico di lungo corso, democristiano sassarese, già dalla seconda metà degli anni settanta entra nella segreteria politica nazionale del partito al fianco di Benigno Zaccagnini. Numerosi gli incarichi istituzionali nella prima e nella seconda repubblica: sottosegretario al Tesoro dal 1980 al 1983, sottosegretario alla Difesa dal 1986 al 1990; ministro dell'Interno dal 2002 al 2006; dal 1972 al 1992 deputato della Dc, dal 1994 ad oggi parlamentare di Forza Italia e del PdL.

La situazione internazionale
"Ci vuole poco a capire - ha dichiarato il presidente della Commissione Antimafia - che la caduta dell'Euro trascinerebbe anche il dollaro, spezzando le gambe in un solo colpo tanto alle economie quanto alle democrazie dell'Occidente. E in quel caso che se ne farebbe la Signora Merkel di un nuovo marco enormemente sopravvalutato sul dollaro e perciò incapace di sorreggere le esportazioni tedesche?".

"Da sola questa maggioranza - ha continuato - non è più in grado di evitare il tracollo e riaprire la via dello sviluppo: i fatti sono molto più grandi dei suoi numeri in Parlamento. Però è tutta la politica che deve cambiare passo, respiro, visione, insieme ai gruppi dirigenti delle organizzazioni economiche e sociali. Bisogna cambiare".

Le reazioni nella maggioranza:
  • Fabrizio Cicchitto, capogruppo PdL alla Camera: "Spesso nei momenti difficili, sembra che la via più facile sia quella delle cosiddette larghe intese, ma si tratta o di illusioni o di manovre politiche tutt'altro che al disopra delle parti". "Certamente la situazione economica internazionale è molto difficile e le sue ricadute sull'Italia sono pesanti. E' indubbio che la maggioranza è andata incontro a varie difficoltà per fare ben tre manovre nello spazio di poco tempo, l'ultima, quella in discussione al Senato di ben 45 miliardi, con le ultime modifiche è certamente molto incisiva. Ma se si fosse dovuta concordare la manovra, come ipotizza il Senatore Pisanu, tra il Pdl e il Pd, saremmo ancora in mezzo al guado viste le distanze fra le posizioni politiche e programmatiche esistenti fra i due partiti". "Talora - di legge ancora nel comunicato - le proposte apparentemente responsabili rischiano di essere nella realtà del tutto avventuriste: ipotizzare adesso una crisi di Governo, un passo indietro di Berlusconi, e poi un'intesa politica e programmatica tra il Pdl e il Pd equivarrebbe solo ad un salto nel buio con il rischio di lasciare il Paese alla deriva. Questo Governo e questa maggioranza, anche facendo tesoro delle osservazioni costruttive del Presidente della Repubblica e tenendo conto della realtà assai contraddittoria costituita per un verso dalla Bce e per altro verso da un'Europa priva di una seria direzione politica, si stanno assumendo l'onere di lavorare, pur fra mille difficoltà, a definire un'incisiva manovra economica per il salvataggio del Paese". "Ci auguriamo - conclude - che, al di fuori di operazioni politiche inaccettabili, tutto ciò possa avvenire con un confronto positivo con l'Udc e anche con il Pd";
  • Mario Landolfi, parlamentare Pdl torna a parlare di costituzione materiale: "è semplicemente impraticabile perché non tiene conto che la presenza di Silvio Berlusconi nell'agone politico ha modificato la Costituzione materiale, rendendo la volontà degli elettori la prima fonte di legittimazione dei governi";
  • Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: "L'intervista di oggi del senatore Pisanu merita ovviamente rispetto, come ogni altra presa di posizione. Tuttavia, la sostanza politica dell'intervista appare del tutto irricevibile per due ragioni. Primo: non si capisce per quale ragione si dovrebbe accettare la logica di manovre di palazzo volte a scavalcare il pronunciamento del popolo sovrano. Secondo: non si capisce come sia possibile realizzare intese riformatrici con un Pd che ha scelto la linea della Camusso e della Cgil. E' comprensibile e perfino ovvio che settori dell'establishment e della stampa più ostile al Governo vogliano spazzare via la maggioranza e ferire a morte il Pdl. Meno comprensibile sarebbe il fatto che il Pdl e la maggioranza cadessero in un gioco del genere";
  • Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del Programma: "Questo è il primo e ultimo governo della legislatura, se ce la fa bene sennò si va al voto a primavera. Dopo di noi possono venire larghe o strette intese, ma solo dopo un nuovo voto popolare";
  • Ignazio La Russa: "Non è la prima volta che lo fa, ma credo che dovrà rassegnarsi ancora una volta. Ho sempre avuto un buon rapporto con lui, ma non credo si possa piegare al proprio desiderio, anche personale, una realtà politica che rende fuori da ogni possibilità e da ogni logica la sua proposta. I governi li fanno gli elettori e non si fanno come se fossimo in cucina";


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giovedì 11 agosto 2011

(CRISI) LE REAZIONI AL DISCORSO DI TREMONTI.





Ecco le principali reazioni al discorso di Tremonti, già definito "fumoso" dall'alleato Bossi:

  • Pierluigi Bersani, segretario Pd: "Noi non dovevamo arrivare qui, non c'era nessuna ragione perché l'Italia fosse, nella bufera mondiale, la più esposta. Avevamo un avanzo primario, un deficit sotto controllo e un'economia che doveva essere rianimata con un pò di crescita", "Secondo, e questo che dico non toglie nulla al nostro senso di responsabilità e al contributo che daremo, noi pensiamo che la situazione politica italiana sia nel cuore di questa crisi e non ne possa essere separata. Come mai in Portogallo, in Irlanda, in Grecia, adesso in Spagna, a loro modo si è cambiato un governo?";
  • Pier Ferdinando Casini, leader UdC: "Ho capito di più leggendo i giornali". "Non ringrazio Tremonti per la sostanza - ha aggiunto - mi auguro che lui abbia le idee così chiare da non volerci anticipare le misure, così da non rovinare il decreto". Poi ha concluso: "Il commissariamento di cui parlano i giornali è un dato di fatto: siamo stati commissariati e non abbiamo armi per opporci al commissariamento perché se la Bce non interviene, non blocca la crisi di sfiducia vera nei nostri contronti. Voglio dire a tutti i colleghi dell'opposizione, di cui sono convintamente parte, che bisogna stare attenti perché se si crede che il commissariamento riguarda solo il Governo ci si sbaglia, è l'intero sistema politico ad essere commissariato, opposizione compresa";
  • Antonio Di Pietro, leader IdV: "L'esposizione fatta dal ministro Tremonti sulla crisi economica è aria fritta". "Poco fa il ministro Umberto Bossi ha dichiarato che il suo incontro con Berlusconi è stata una rottura di coglioni. Questa è la realtà del nostro governo che sa fare solo proposte fumose". Per Di Pietro "l'esecutivo se ne deve andare a casa per mancanza di credibilità. E' questo il vostro vero handicap. Siete incapaci di intendere e volere quello di cui il nostro Paese ha bisogno in questo momento". "Non ci avete mai dato una risposta - ha concluso - ma ora avete il coraggio di chiederci di condividere al buio misure che non avete mai spiegato. Per questa ragione non siete credibili. E per lo stesso motivo cambiare governo è una precondizione irrinunciabile, come pure mandare a casa questo parlamento di nominati";
Link di TERNI...tudine correlati:



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giovedì 28 luglio 2011

(TREVI) IL TAR ACCOGLIE IL RICORSO DEL PDL E SCIOGLIE IL CONSIGLIO COMUNALE

Un suggestivo scorcio della città di Trevi

"Il Tar accoglie il ricorso presentato dall'avvocato Fabio Massimo Sebastiani definitivamente pronunciandosi, e per effetto annulla le operazioni delle elezioni comunali del 15 e 16 maggio iumpugnate, nonché il verbale di proclamazione degli eletti alla carica di sindaco e consiglieri. Ordina che la presente sentenza venga eseguita immediatamente dall'autorità amministrativa". 
Per Sebastiani "non si tratta di un'udienza sospensiva. Il che significa che ora il consiglio comunale trevano si scioglierà subito, arriverà il commissario prefettizio e saranno indette nuove elezioni. Presumibilmente a maggio. Nel frattempo sarà il commissario a dirigere il Comune, nell'attesa che il consiglio di Stato, a cui ricorrerà il centrosinistra, si pronunci".
La causa dell'annullamento delle recentissime elezioni comunali sarebbe, come ha spiegato lo stesso legale, "nel fatto che alcuni stranieri comunitari non potevano essere ammessi al voto perché non inseriti nelle liste nei termini previsti dalla legge". Sarebbero 35 questi voti e proprio questi avrebbero pregiudicato le elezioni.
I vertici provinciali del PdL hanno espresso soddisfazione: "Il Tar dell'Umbria - si legge in una nota congiunta di Lignani Marchesani e Monni - accoglie il ricorso del centrodestra e apre nuovi scenari nel Comune di Trevi. La magistratura ha ritenuto fondate le eccezioni giuridiche relative all'ammissione al voto di soggetti aventi diritto solo su specifica richiesta ed entro una determinata data, ritenendo possibile un differente esito del voto in caso di modifica del corpo elettorale. Con l'annullamento delle elezioni - concludono - si dovrebbe andare allo scioglimento del consiglio comunale, alla nomina di un commissario e all'indizione di nuove elezioni".

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giovedì 21 luglio 2011

STORIE DALL'ITALIA CHE REGREDISCE: A BERGAMO APPROVATA LA LEGGE ANTI-KEBAB


Con i voti favorevoli della Lega Nord e del PdL, il consiglio comunale di Bergamo ha approvato l'ormai tristemente famosa e lungamente annunciata legge "anti-kebab". Per una recente norma introdotta a livello regionale, i comuni lombardi possono introdurre questo genere di limitazioni e vincoli all'apertura di esercizi commerciali nei centri storici.
Ed ecco appunto che Bergamo è riuscita finalmente ad introdurre la tanto agognata norma protezionistica ed anacronistica a difesa della Città Alta per la "salvaguardia del decoro, della sicurezza urbana, della cultura e dell'identità locale". Difesa preventiva, a dire il vero, perché a tutt'oggi c'è un solo venditore di kebab ad avere aperto un negozio ai limiti del centro storico.
L'Assessore regionale competente, Daniele Bellotti, ha dichiarato "Sono molto soddisfatto per l'approvazione da parte del consiglio comunale di Bergamo di una norma che rappresenta il primo passo per la tutela, dal punto di vista commerciale, degli esercizi storici nei borghi antichi e in città alta. A differenza di quanto sostenuto dalla sinistra non si tratta di una norma di propaganda leghista, basti pensare che da tempo analoghi regolamenti sono stati adottati, senza polemiche, in città come Pistoia, Siena, Firenze e Venezia, tutte realtà che non mi risultano essere a guida leghista".

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venerdì 1 luglio 2011

(PDL) ELEZIONE PER ACCLAMAZIONE SU PROPOSTA DI BERLUSCONI, ALFANO E' IL PRIMO SEGRETARIO


"Io propongo a tutti voi di fare quello che state già facendo, quello cioè di designare Alfano per acclamazione...", sono queste le parole con cui il presidente del Consiglio e presidente del PdL, Silvio Berlusconi, ha invitato i membri del Consiglio Nazionale del suo partito a scegliere il designato ministro di Giustizia.
"Oggi - continua Berlusconi - deve essere la giornata di una forte ripartenza dell'attività del partito. Questa deve essere la giornata dell'amore, dell'armonia e della coesione", "siamo ancora la più grande e la principale forza politica in Italia, anche se i signori del Pd dicono il contrario. A noi risulta che il PdL è ancora al 30% ed ha una grande possibilità di crescere", "di certo vogliamo arrivare ad essere il partito di maggioranza assoluta nel paese. Veniamo da un momento difficile, ma non dispero che si possa arrivare al 51%".
"Ora il PdL avrà un nuovo inizio. Si riparte dalla sconfitta delle amministrative, puntando a riconquistare e a consolidarci al centro", "Dobbiamo portare avanti il grande sogno che già si è avverato nel PdL e deve continuare ad avverarsi per dare all'Italia una famiglia a ciò che in europa è il Partito popolare europeo. Questo deve essere il mio lascito".
Il discorso del neo segretario acclamato è il più democristiano dei discorsi della cosiddetta seconda Repubblica. Tenta subito di allontanare qualsiasi sospetto di 'regicidio'. "Non abbiamo fretta di lasciti ed eredità" dice il guardasigilli e chiede al suo 'segnalatore', che si commuove, di guidare ancora la coalizione di centrodestra alle prossime elezioni. Lancia l'amo ai moderati ed il progetto, forse un pò troppo abusato, di una "grande costituente popolare".
Sembra essere tornati indietro di un ventennio. Al Consiglio Nazionale del PdL si parla di tutto e non si parla di niente, si acclama ma non si vota, si designa ma non si sceglie. In una cornice grottesca e surreale sentiamo parlare dell'ormai immancabile riforma della giustizia e di intercettazioni e vediamo scene che sembrano già viste. Berlusconi abbraccia Alfano come fece con Fini poco più di due anni fa, al momento della costituzione del partito.
"Noi dobbiamo lavorare per un partito degli onesti", conclude Angelino auspicando "regole e sanzioni" ma la platea applaude, chissà se avrà capito...

Le reazioni:
  • Pierluigi Bersani, segretario del Pd: "Ma Alfano è segretario del partito o segretario del presidente del partito? Questo lo vedremo prossimamente";
  • Fabio Granata, Fli e Vicepresidente della Commissione Antimafia: "Il guardasigilli Angelino Alfano è solo il ventriloquo di Berlusconi e il suo richiamo ai valori risulta involontariamente esilarante, vista la platea e i comportamenti. Vedere l'On. Alfonso Papa partecipare alla ovazione su 'regole e sanzioni' fotografa e sintetizza il nuovo corso";
  • Pierferdinando Casini, leader UdC: "Auguriamo buon lavoro ad Alfano, sperando che dia un contributo serio a un concreto rapporto tra i partiti di maggioranza e opposizione in un momento di grande difficoltà per l'Italia";
  • Francesco Boccia, deputato del Pd: "Riforma della giustizia e intercettazioni: le priorità del Consiglio Nazionale del PdL e del neo segretario Alfano vanno tristemente nel segno della continuità e dell'ostinazione a divorziare dai problemi del Paese. Leggano i dati Istat forniti oggi sulla disoccupazione. Quella dei giovani è record, quella delle donne meridionali a dir poco impressionante. Ma sembrano chiusi nel loro castello incantato e parlano di altro"


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lunedì 30 maggio 2011

BERLUSCONI: ABBIAMO PERSO OCCORRE MANTENERE I NERVI SALDI, IL GOVERNO NON E' A RISCHIO


"Ho sentito Bossi, è d'accordo di andare avanti insieme", "Abbiamo perso, è evidente" ma "non c'è altra strada se non tenere i nervi saldi e andare avanti; la maggioranza è coesa e determinata". Questa volta Silvio non fa attendere il suo commento, come invece era accaduto al primo turno, per commentare i risultati dei ballottaggi che hanno visto espugnare dal centrosinistra il suo feudo più importante. Poche parole da Bucarest al margine dell'incontro bilaterale Italia-Romania.
"Abbiamo perso - ha continuato il presidente del Consiglio - ma io sono un combattente. L'unica strada è quella di fare le riforme", "ogni volta che vengo sconfitto triplico le forze".
E' una risposta indirizzata a tutte le forze politiche, quella di Berlusconi.
A pochi minuti di distanza dalla richiesta di dimissioni e di elezioni anticipate giunte da tutte le opposizioni del Paese: Sinistra Ecologia e Libertà con Nichi Vendola; il Partito Democratico con Pier Luigi Bersani; l'Unione di Centro con Lorenzo Cesa.

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"GIULIANO LIBERA MILANO". "SARO' IL SINDACO DI TUTTI"



Giuliano Pisapia è il nuovo Sindaco di Milano. Ha battuto Letizia Moratti al ballottaggio con oltre il 55% dei consensi.
Al suo ingresso al Teatro dell'Elfo, suo quartier generale, i sostenitori hanno urlato in coro: "Giuliano libera Milano".
"Io dico che sarò il sindaco di tutta Milano", "la città aveva bisogno di cambiare e il voto lo ha dimostrato: ora vogliamo guardare avanti".
Ora è festa in una Piazza Duomo colorata di arancione.

Le reazioni:
  • Sandro Bondi, PdL: "Valutati i risultati elettorali intendo rimettere il mio mandato di coordinatore nelle mani del presidente Berlusconi. Ritengo che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito";
  • Letizia Moratti, sindaco uscente: "Ho appena parlato con l'avvocato Giuliano Pisapia per fargli le mie congratulazioni, gli auguri di buon lavoro", "il mio è un augurio sincero per rispetto agli elettori e per rispetto alle istituzioni che vengono prima di tutto, prima di ogni differenza culturale e politica". E' un risultato - continua la Moratti - che mi spinge a moltiplicare il mio impegno per Milano e per il mio paese. Metterò in campo il capitale di fiducia che ho raccolto in questi anni, lo metterò a disposizione di Milano e dell'Italia per unire tutte le forze politiche moderate che desiderano dialogare per rafforzare la coalizione e costruire nuove alleanze, e per consolidare le alleanze con l'obiettivo di continuare a servire la mia città e il mio paese per il bene comune";
  • Pierluigi Bersani, segretario Pd: "In Parlamento ora c'è una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne e da quella che c'è oggi nel Paese. Il governo si deve dimettere". "Noi governiamo per tutti", "anche per chi non ci ha votato. Chi non ci ha votato non è un nemico, ma uno che la pensa diversamente";
  • Nichi Vendola, leader di SeL: "Una vittoria imponente, un avviso di sfratto per chi occupa Palazzo Chigi";
  • Lorenzo Cesa, segretario PdL: "Adesso tutti dovranno riflettere. Le forze di opposizione, che non possono illudersi di avere già creato un'alternativa per il solo fatto che Berlusconi è stato sconfitto. E le forze di maggioranza: se capiscono il messaggio degli italiani, non possono che chiedere a Berlusconi di fare rapidamente un passo indietro per ricomporre l'unità dei moderati".
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sabato 21 maggio 2011

BERLUSCONI A RETI QUASI UNIFICATE: "MILANO NON FINIRA' AGLI ESTEMISTI", "IL PDL E' IL PRIMO PARTITO, IL TERZO POLO NON C'E' PIU'". BERSANI: "NON SIAMO IN BIELORUSSIA" E BACCHETTA L'AGCOM


E' tornato a parlare. Dopo il silenzio post elettorale, in vista dei ballottaggi, il presidente del Consiglio è andato in onda quasi a reti unificate. Al Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto, insieme a numerose emittenti radio, lancia l'appello per salvare la sua Milano.
Non parla, ovviamente, dei problemi legati alla crisi economica e nemmeno di quelli sollevati dall'agenzia di rating Standard & Poor's che ha diminuito la previsione di tendenza (outlook) dell'Italia da stabile a negativo a causa di una "crescita economica potenzialmente più debole del previsto e un possibile stallo politico", di "una mancanza di impegno politico nella deregolamentazione del mercato del lavoro e nell'introduzione di riforme per aumentare la produttività".
Mister B vuole vincere i ballottaggi, specialmente a Milano, e parte all'attacco con i suoi spot: "Milano non finirà agli estremisti"; "No a una Milano Stalingrado d'Italia"; "Se vincesse la sinistra verrebbe cancellato l'Expo"...
"Il Pdl - ha dichiarato il Cavaliere al Tg1 - rimane il primo partito, il pilastro che regge il governo, e insieme alla Lega siamo l'unica possibilità di Governo nel Paese". "Ho parlato a lungo con Letizia è molto determinata, le partite durano 90 minuti, stiamo giocando il secondo tempo e stiamo giocando per vincere". Per il premier, il programma di Pisapia sarebbe dannoso per famiglie e imprese: "prevede più tasse, un grande centro islamico, il voto amministrativo agli immigrati, il blocco dello sgombero dei rom e il riconoscimento agli zingari della possibilità di autocostruzione, cioè il firitto di farsi una baracca come e dove meglio credono".
Quindi Napoli: "A Napoli - ha detto Berlusconi - il risultato è stato buono, visto che bisognava scardinare un sistema che ha gestito in modo disastroso la città. Il candidato dell'estrema sinistra De Magistris è una copertura che difende il vecchio sistema di potere. Il nostro candidato Lettieri rappresenta il nuovo, la nostra soluzione per i rifiuti e la raccolta differenziata, e per il termovalorizzatore che la sinistra rifiuta. Napoli deve tornare vivibile e sicura", "tornare ad essere una capitale europea".
Sul Terzo Polo: "I moderati milanesi se avessero voluto avrebbero potuto scegliere un'alternativa, cioè il Terzo Polo, ma hanno certificato la sua irrilevanza", "l'UdC ha avuto risultati decenti quando si è alleata con noi, mentre Fli non è esistito, ha preso qualcosa i più dell'1%".


Le reazioni:
  • Pier Luigi Bersani, segretario Pd: "Abbiamo assistito ad un incredibile diluvio mediatico del premier quasi a schermo unificato. Una vicenda insostenibile che umilia la coscienza democratica del Paese. Non è accettabile che i cittadini di Milano, Napoli, Trieste e tante altre città vedano la loro libera scelta sull'amministrazione della loro città inficiata dalla vergognosa propaganda di chi dovrebbe essere impegnato a dare risposte ai problemi d'Italia. Non è possibile che l'Autorità garante delle comunicazioni attenda oltre per intervenire con fermezza e non con i pannicelli caldi di blande misure ex post", "Non siamo in Bielorussia";
  • Giuliano Pisapia, candidato Sindaco di Milano per il centro-sinistra: "Anch'io come milanese sono turbato per un presidente del consiglio che confonde i colori delle bandiere: quelle che ha visto erano bandiere rossonere dei tifosi milanistri che gioivano per la vittoria dello scudetto";
  • Pier Ferdinando Casini, UdC: "Mi sembra che continui a non capire. Pensa che il 47% dei milanesi che ha votato Pisapia sia reclutabile tra zingari, extracomunitari e amici", "non ha ancora capito che non deve fare promesse mirabolanti tipo quella dello spostamento dei Ministeri che non si capisce se è ridicola o solo folle, ma dovrebbe essere serio. Mi sembra che non l'abbia capito e che continui a sbagliare";
  • Francesco Rutelli, ApI: "Gli elettori del Terzo Polo, determinanti con la loro scelta per i ballottaggi di Milano e Napoli, accoglieranno male l'espressione arrogante del premier Berlusconi nei loro confronti. Credo sia un altro autogol";
  • Antonio Di Pietro, leader IdV: siamo davanto all'"offensiva di chi è chiuso nel bunker e non si rende conto che non ha più la fiducia da parte dell'elettorato";
  • Alessio Butti, capogruppo PdL in commissione vigilanza Rai: "Siamo al trionfo dell'ipocrisia: i signori della sinistra si scoprono sostenitori del contraddittorio a fasi alterne. Deve valere quando parla Silvio Berlusconi in qualità di presidente del Consiglio e non vale più quando a parlare, anche in piena campagna elettorale, sono i giornalisti inginocchiati al centrosinistra che sistematicamente attaccano la maggioranza".

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giovedì 5 maggio 2011

BERLUSCONI PREMIA I 'RESPONSABILI', VIA AL NUOVO RIMPASTO: 9 NUOVI SOTTOSEGRETARI E UN CONSIGLIERE... SCILIPOTI A BOCCA ASCIUTTA



Su proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il CdM ha nominato 9 nuovi sottosegretari ed un "consigliere personale" del premier.
Dopo mesi di trattative "gli eroi del 14 dicembre",come li ha definiti 'Il Fatto Quotidiano', i cosiddetti 'responsabili', i componenti la 'terza gamba' del governo, sono stati degnamente ricompensati:
  1. Roberto Rosso (PdL > Fli > Ir), all'Agricoltura;
  2. Luca Bellotti (PdL > Fli > Ir), al Welfare;
  3. Daniela Melchiorre (PdL > Liberal-Democratici), allo Sviluppo Economico;
  4. Catia Polidori (PdL > Fli > Ir), allo Sviluppo Economico;
  5. Antonio Gentile (PdL), all'Economia;
  6. Bruno Cesario (Pd > Api > Ir), all'Economia;
  7. Aurelio Misiti (Gruppo misto), alle Infrastrutture;
  8. Riccardo Villari (Pd > Mpa > Ir), ai Beni Culturali;
  9. Giampiero Catone (PdL > Fli > Ir), all'Ambiente;
  10. Massimo Calearo (Pd > Api > Ir), consigliere personale del premier per il Commercio con l'Estero.
Durante la conferenza stampa, il presidente del Consiglio mette le mani avanti: "So che ci saranno tante ironie", "ma non mi sembra siano fondate perché questi sottosegretari fanno parte di quella terza gamba che si è formata in sostituzione di Fli che si è portata al centro e praticamente all'opposizione di questo governo, liberando posti che ci è parso assolutamente logico assegnare". Tutto questo "consente al governo di operare in Parlamento con una maggioranza coesa e sicura e che ci permetterà di realizzare quelle riforme che non sono state possibili a causa dell'opposizione di Gianfranco Fini".
Il nuovo rimpasto, però, sembra già non bastare. Mario Pepe, deputato dichiara ai microfoni di Radio Radicale: "Se si vuole fare funzionare il governo nei prossimi due anni servono almeno altri dieci sottosegretari, il prima possibile".
Continua a dare segni di impazienza anche l'on. Domenico Scilipoti (nella foto) che ieri sera ha proposto uno dei suoi ormai celebri show alla Zanzara, su Radio24, attaccando uno dei conduttori (ascolta l'audio da 'Il Fatto Quotidiano').



Le reazioni:
  • Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati del Pd: "Spettacolo indecoroso, bastano numeri e nomi a confermare che questo governo si regge soltanto su cambiali pagate o da pagare. Otto-nove sottosegretari: Rosso, Melchiorre, Polidori, cario, Misiti, Villari, Gentile e Catone? Ci sono i Responsabili, che soltanto qualche giorno fa avevano dichiarato di 'soprassedere' in nome delle urgenze del Paese, già risolte? ci sono i Liberali, gli ex Fli tornati al Pdl", "Chiunque abbia dato - continua Ventura - ha ricevuto un posto, ma non proprio tutti e quindi o si procederà a nuove nomine o cominceranno a mancare i voti in Aula. Una vergogna perché questo governo non rappresenta l'Italia, uno schiaffo in faccia ai cittadini che lavorano e investono, ai ragazzi senza prospettiva, a chi fa della dignità e del merito il proprio stile di vita";
  • Fabio Granata, Fli: "Il prezzo è stato pagato, la Patri è salva!!!", "si perfeziona - continua - una delle pagine più vergognose della storia della Repubblica". "Con Berlusconi e con i suoi metodi nessun dialogo al centro e in periferia è possibile: spero lo abbiano definitivamente capito tutti";
  • Maurizio Migliavacca, Pd: "Cresce la precarietà. E qual'è la risposta del governo ai problemi del Paese e ai drammi di tante famiglie? L'aumento del numero di sottosegretari". "Con il rimpasto di governo e la nomina a sottosegretari il presidente Berlusconi ha pagato il pegno ai parlamentari che hanno cambiato casacca e ha chiarito in modo definitivo quanto poco gli interessi invece la sorte degli italiani, compresi quelli che lo hanno votato";
  • Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd: "L'antico omonimo del neo sottosegretario Catone non avrebe dobbi: uno spettacolo penoso che lo farebbe rivoltare nella tomba", "come a un mercato delle vacche - continua la Finocchiaro - importanti posti governativi sono stati divisi secondo una logica spartitoria veramente inaccettabile, un'infornata di posti di governo con cui è stato premiato il peggior trasformismo elevato a sistema. Mi sembra comunque che la maggioranza abbia ben poco da rallegrarsi della nuova 'quadra' raggiunta. L'invidia degli esclusi stuzzica l'appetito, se fossi nel premier non strei molto tranquilla".
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mercoledì 4 maggio 2011

(TERNI) DIMISSIONI DEL SINDACO DI GIROLAMO, LE REAZIONI


Le dimissioni presentate ieri dal Sindaco Di Girolamo hanno scatenato le reazioni di gran parte del mondo politico ed economico della città:
  • Lamberto Bottini, segretario regionale Pd Umbria: "Speriamo che i prossimi venti giorni si rivelino utili a definire una proposta politica e programmatica che possa determinare una maggioranza più solida per continuare a governare una città importante come Terni, anch'essa tra l'altro, come altri centri dell'Umbria, colpita dalla crisi economica";
  • Davide Zoggia, responsabile Enti Locali del Pd: "Nel riaffermare il nostro pieno sostegno a Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni, che ha deciso di rimettere il suomandato, rinnoviamo i nostri apprezzamenti per il suo operato, convinti che vi possa essere spazio per un suo ripensamento. Le questioni amministrative determinatesi in questi mesi hanno provocato tensioni all'interno della maggioranza. Si tratta di problemi che si stavano via via dipanando e pur non essendo stato completato il cammino avviato, il sindaco Di Girolamo, con il suo gesto, ha inteso fare chiarezza verso la città. Noi stiamo già lavorando assieme la partito locale per ricreare una maggioranza forte e coesa attorno al sindaco";
  • Paolo Brutti, segretario regionale Idv Umbria: "Le dimissioni del sindaco Di Girolamo suscitano profondissima preoccupazione", "La cosa più allarmante - continua - sta nella natura della crisi, tutta interna al Partito democratico, lontana dalla consueta fisiologia degli scontri politici, che vedono forze diverse di una stessa coalizione andare in attrito. Una crisi insolita, originata da motivi poco chiari. Il nostro auspicio è che, attraverso una proposta del sindaco Di Girolamo, le fibrillazioni interne cessino e non aggiungano ulteriori problemi alla città. Terni non ne ha bisogno";
  • Sinistra Ecologia e Libertà: "Negli ultimi mesi Sel ha responsabilmente lavorato per supportare lo sforzo del sindaco nel quadro delle generali difficoltà ricadenti sugli enti locali, dovute alle scelte politiche del governo e nel quadro della crisi economica generale. Purtroppo, in questo grande sforzo, una parte del gruppo del Pd ha frapposto continui ostacoli alla incomprensibile e pretestuosa posizione sul bilancio, atto urgente e necessario per la città";
  • Il cosiddetto 'Tridente' (UdC, Lista Baldassarre e Terni Oltre): "La verità, al di là di quanto sostiene il sindaco che cerca di mettersi i panni della vittima, è che la maggioranza è implosa su problemi veri, dopo ventuno mesi di galleggiamento, passati nel più assoluto immobilismo, senza affrontare e risolverne uno solo. Sulle scelte di fondo, il contrasto all'interno della maggioranza è diventato insanabile e Di Girolamo ha preferito posizioni di retroguardia: quelle di difesa di ben determinati settori di interesse legati agli appalti senza gara (sociale gestito dalla Asl) o con gare non autorizzate dal Consiglio (CAOS)";
  • Raffaele Nevi, capogruppo Pdl in Consiglio regionale: "Finalmente il sindaco ha preso atto che non ha una maggioranza in consiglio comunale e del fatto che il suo partito sia imploso sotto i colpi della lottizzazione politica che fino ad oggi è stata il cemento di una coalizione che mette in pericolo il futuro sviluppo della città. Ora ci sono 20 giorni di agonia in cui ne vedremo delle belle e in cui si continuerà a spezzettare la torta della spesa pubblica nella speranza di rimettere insieme ciò che non può stare insieme. Il nostro auspicio è che si stacchi la spina e si ponga fine a questo indecente spettacolo dando la parola ai cittadini attraverso le elezioni";
  • Pietro Laffranco, deputato Pdl: "Qualunque sia l'esito della crisi politica che sta interessando il Comune di Terni, il potere clientelare del Pci-Pds-Ds è ormai giunto al capolinea, a Terni così come nel resto dell'Umbria. Sul piano amministrativo ci aspettiamo di tutto e quindi vigileremo su tutto. L'auspicio, per il bene della città di Terni, è che dopo la dissoluzione politica di quella che è ormai l'ex maggioranza, si arrivi alla chiarezza attraverso il ricorso alle elezioni";
  • Stefano Vinti, segretario regionale Prc Umbria: "E' evidente che la crisi politica ha avuto origine all'interno del Pd e le dimissioni di Di Girolamo sono un atto che riporta la politica in un contesto di politica con la P maiuscola. Si andrà alle elezioni? E' presto per dirlom vediamo se la giunta riuscirà a ritrovare un comun denominatore in grado di portare a termine la legislatura. Altrimenti non c'è dubbio che l'unica strada sarà ridare la parola agli elettori";
  • Umbro Bernardini, presidente di Confindustria della regione Umbria: "Sono sconcertato e indignato", "se c'era qualcosa di cui Terni non aveva proprio bisogno sono le dimissioni del sindaco - ha detto Bernardini - Evito di entrare nel merito delle questioni politiche, ma come cittadino e rappresentante degli imprese del territorio non posso che ricordare come la città continui ad essere vittima di una sorta di congiuntura astrale a dir poco negativa". "Quanto accaduto in Comune - rileva il presidente di Confindustria - è per me il segno dell'assoluta inadeguatezza delle rappresentanza politica. Sia ben chiaro, il mio non è un attacco al sindaco, persona che peraltro stimo, ma ritrovarsi senza guida politica nel particolare e grave momento che la città vive non può eche indignare. Forse qualcuno si è dimenticato della situazione drammatica in cui si dibatte l'intero comparto chimico del territorio; del fatto che TKAst, la nostra più grande risorsa, si trovi nel bel mezzo del tifone scatenato dalla condanna per il rogo di Torino; che la situazione del commercio cittadino sia a dir poco travagliata. Ritrovarsi senza una guida in queste condizioni, lo ripeto, è il segno dell'inadeguatezza della classe politica". "In un quadro problematico e complesso come quello in cui si trova la città - conclude Bernardini - uno scenario politico del genere era l'ultima cosa che doveva capitare. Una cosa che non sarebbe dovuta nemmeno passare per l'anticamera del cervello dei nostri politici. A questo punto non posso che esprimere grossa preoccupazione e delusione. Resto letteralmente esterrefatto. Si conoscevano le difficoltà dell'amministrazione comunale, ma non si può permettere che beghe politiche mettano a repentaglio la città. Che si sia arrivati a questo punto è a mio parere assolutamente assurdo".

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martedì 3 maggio 2011

(TERNI) IL SINDACO DI GIROLAMO SI E' DIMESSO, RISSA SFIORATA IN CONSIGLIO COMUNALE


"Rispettando le dignità delle istituzioni presento in quest'aula le mie dimissioni da sindaco,un ruolo che ricopro da 21 mesi", "è un atto di responsabilità e di chiarezza nei confronti della città perché rappresenta un atto di trasparenza verso i cittadini, la politica e chi ci crede". Queste le prime parole pronunciate dal Sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, nella seduta del consiglio comunale di oggi (Comunicato dal sito del Comune di Terni).
"Ringrazio le forze politiche - ha continuato l'ex senatore - e i gruppi che mi hanno accompagnato in questi mesi dentro una fase politica molto complessa con ripercussioni negative sulla città in termini di crisi e di problemi aperti", "ringrazio la maggioranza per il sostegno leale che mi ha dato fino ad oggi e anche la minoranza, della quale in alcuni casi non ho condiviso i toni, ma che ha sempre assicurato la dialettica".
La maggioranza non è riuscita a ricompattarsi ed è lo stesso sindaco a spiegare: "Si sono aperti dei conflitti e dei contrasti dentro il mio gruppo consiliare e il mio partito che rappresenta la parte preponderante della maggioranza in consiglio e che ha dunque una responsabilità più ampia degli altri. Abbiamo avuto delle discussioni lunghe, approfondite, tormentate, a volte anche segnate da asprezze, sul bilancio e su alcune linee strategiche che come giunta abbiamo presentato al consiglio comunale e alla città". "Queste linee in parte non hanno trovato approvazione e condivisione di una parte del mio gruppo consiliare con la conseguente non approvazione nelle commissioni competenti sia del piano triennale delle opere pubbliche che del bilancio stesso. Abbiamo provato in questi giorni a ricomporre queste divisioni attraverso una discussione politica. Un consigliere d'opposizione, offendendoci, ha parlato di mercato, ma noi abbiamo fatto discussioni di politica e non di mercato. Ci sono altri che sono molto esperti di mercato, di compravendita e di mercificazione della politica".
"Non siamo riusciti a comporre queste divisioni: quindi, rispetto al mandato che mi è stato conferito dai cittadini - perché la candidatura è stata espressa dai partiti, ma il voto l'hanno dato i cittadini - ritengo di esercitare pienamente attraverso l'atto delle dimissioni la mia libertà d'azione e verificare in questi venti giorni che la legge dispone sulla base di un programma, che naturalmente deve essere condiviso, la possibilità di ricostruire una maggioranza solida e coesa di cui questa città ha bisogno".
Per motivi ancora da chiarire, il capogruppo dell'Udc Enrico Melasecche ed il presidente del consiglio Giorgio Finocchio hanno sfiorato la rissa.

In una dichiarazione rilasciata subito dopo aver rassegnato le dimissioni, al sito UmbriaLeft.it, Leopoldo Di Girolamo afferma: "Ascolterò le forze sociali e politiche della città per valutare quali spazi si possono aprire in vista di un solido governo che porti a termine il mandato". Ma il sindaco non si sbilancia in pronostici affrettati: "Impossibile fare conti in temini di percentuali, teniamo da parte le amarezze e guardiamo avanti".
Il Pdl (almeno così si legge dal sito LaGoccia.eu): "Finalmente il Sindaco ha preso atto che non ha una maggioranza in Consiglio comunale e del fatto che il suo partito sia imploso sotto i colpi della lottizzazione politica che fino ad oggi è stata il cemento di una coalizione che mette in pericolo il futuro sviluppo della città. Ora ci sono 20 giorni di agonia in cui ne vedremo delle belle e in cui si continuerà a spezzettare la torta della spesa pubblica nella speranza di rimettere insieme ciò che non può stare insieme. Il nostro auspicio è che si stacchi la spina e si ponga fine a questo indecente spetacolo dando la parola ai cittadini attraverso le elezioni".


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