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sabato 21 maggio 2011

BERLUSCONI A RETI QUASI UNIFICATE: "MILANO NON FINIRA' AGLI ESTEMISTI", "IL PDL E' IL PRIMO PARTITO, IL TERZO POLO NON C'E' PIU'". BERSANI: "NON SIAMO IN BIELORUSSIA" E BACCHETTA L'AGCOM


E' tornato a parlare. Dopo il silenzio post elettorale, in vista dei ballottaggi, il presidente del Consiglio è andato in onda quasi a reti unificate. Al Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio Aperto, insieme a numerose emittenti radio, lancia l'appello per salvare la sua Milano.
Non parla, ovviamente, dei problemi legati alla crisi economica e nemmeno di quelli sollevati dall'agenzia di rating Standard & Poor's che ha diminuito la previsione di tendenza (outlook) dell'Italia da stabile a negativo a causa di una "crescita economica potenzialmente più debole del previsto e un possibile stallo politico", di "una mancanza di impegno politico nella deregolamentazione del mercato del lavoro e nell'introduzione di riforme per aumentare la produttività".
Mister B vuole vincere i ballottaggi, specialmente a Milano, e parte all'attacco con i suoi spot: "Milano non finirà agli estremisti"; "No a una Milano Stalingrado d'Italia"; "Se vincesse la sinistra verrebbe cancellato l'Expo"...
"Il Pdl - ha dichiarato il Cavaliere al Tg1 - rimane il primo partito, il pilastro che regge il governo, e insieme alla Lega siamo l'unica possibilità di Governo nel Paese". "Ho parlato a lungo con Letizia è molto determinata, le partite durano 90 minuti, stiamo giocando il secondo tempo e stiamo giocando per vincere". Per il premier, il programma di Pisapia sarebbe dannoso per famiglie e imprese: "prevede più tasse, un grande centro islamico, il voto amministrativo agli immigrati, il blocco dello sgombero dei rom e il riconoscimento agli zingari della possibilità di autocostruzione, cioè il firitto di farsi una baracca come e dove meglio credono".
Quindi Napoli: "A Napoli - ha detto Berlusconi - il risultato è stato buono, visto che bisognava scardinare un sistema che ha gestito in modo disastroso la città. Il candidato dell'estrema sinistra De Magistris è una copertura che difende il vecchio sistema di potere. Il nostro candidato Lettieri rappresenta il nuovo, la nostra soluzione per i rifiuti e la raccolta differenziata, e per il termovalorizzatore che la sinistra rifiuta. Napoli deve tornare vivibile e sicura", "tornare ad essere una capitale europea".
Sul Terzo Polo: "I moderati milanesi se avessero voluto avrebbero potuto scegliere un'alternativa, cioè il Terzo Polo, ma hanno certificato la sua irrilevanza", "l'UdC ha avuto risultati decenti quando si è alleata con noi, mentre Fli non è esistito, ha preso qualcosa i più dell'1%".


Le reazioni:
  • Pier Luigi Bersani, segretario Pd: "Abbiamo assistito ad un incredibile diluvio mediatico del premier quasi a schermo unificato. Una vicenda insostenibile che umilia la coscienza democratica del Paese. Non è accettabile che i cittadini di Milano, Napoli, Trieste e tante altre città vedano la loro libera scelta sull'amministrazione della loro città inficiata dalla vergognosa propaganda di chi dovrebbe essere impegnato a dare risposte ai problemi d'Italia. Non è possibile che l'Autorità garante delle comunicazioni attenda oltre per intervenire con fermezza e non con i pannicelli caldi di blande misure ex post", "Non siamo in Bielorussia";
  • Giuliano Pisapia, candidato Sindaco di Milano per il centro-sinistra: "Anch'io come milanese sono turbato per un presidente del consiglio che confonde i colori delle bandiere: quelle che ha visto erano bandiere rossonere dei tifosi milanistri che gioivano per la vittoria dello scudetto";
  • Pier Ferdinando Casini, UdC: "Mi sembra che continui a non capire. Pensa che il 47% dei milanesi che ha votato Pisapia sia reclutabile tra zingari, extracomunitari e amici", "non ha ancora capito che non deve fare promesse mirabolanti tipo quella dello spostamento dei Ministeri che non si capisce se è ridicola o solo folle, ma dovrebbe essere serio. Mi sembra che non l'abbia capito e che continui a sbagliare";
  • Francesco Rutelli, ApI: "Gli elettori del Terzo Polo, determinanti con la loro scelta per i ballottaggi di Milano e Napoli, accoglieranno male l'espressione arrogante del premier Berlusconi nei loro confronti. Credo sia un altro autogol";
  • Antonio Di Pietro, leader IdV: siamo davanto all'"offensiva di chi è chiuso nel bunker e non si rende conto che non ha più la fiducia da parte dell'elettorato";
  • Alessio Butti, capogruppo PdL in commissione vigilanza Rai: "Siamo al trionfo dell'ipocrisia: i signori della sinistra si scoprono sostenitori del contraddittorio a fasi alterne. Deve valere quando parla Silvio Berlusconi in qualità di presidente del Consiglio e non vale più quando a parlare, anche in piena campagna elettorale, sono i giornalisti inginocchiati al centrosinistra che sistematicamente attaccano la maggioranza".

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mercoledì 20 aprile 2011

IL PDL VUOLE RISCRIVERE L'ART. 1 DELLA COSTITUZIONE: LA SOVRANITA' NON APPARTIENE AL POPOLO MA AL PARLAMENTO


"L'attività del Parlamento viene spesso mortificata" questa la tesi del deputato Pdl, Remigio Ceroni. Fino a qui nulla in contrario, la sua affermazione è incontestabile; è la proposta che fa rabbrividire: modificare l'articolo 1 della Costituzione. "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale".
A pochi giorni dalla proposta del senatore del Pdl De Ecche per l'abolizione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione che avrebbe, di fatto, sterilizzato il divieto di ricostituzione del partito fascista, eccoci difronte ad un'altra scioccante proposta del Pdl.
Nella proposta di Ceroni si legge anche qualcosa di più grave, quasi eversivo: "Spesso ci troviamo, dopo aver approvato una legge, con il presidente della Repubblica che non la controfirma. Dobbiamo ripristinare gerarchia ed equilibrio dei poteri, in assenza del quale, si deve riportare l'ordine".
"Io l'ho votato - dice il deputato - ho stima della sua storia e delle sue qualità ma nonho gradito alcune ingerenze, alcuni punti di vista fatti trapelare, al momento della valutazione delle leggi da parte del Parlamento con una conseguente influenza sul nostro lavoro". Quindi annuncia una raccolta di firme per consultazioni dirette: "Spesso se ne è abusato. Raccogliere 500mila firme non è difficile, ma non è detto che porti effetti positivi. Potermmo indire referendum su ogni legge".

Le reazioni:
  • Pierluigi Bersani, segretario Pd: "Gli suggerirei di scrivere direttamente che la Repubblica italiana è fondata su Scilipoti":
  • Nichi Vendola, leader Sel: "Vogliono rifare la Costituzione? Propongo allora che scrivano la verità: l'Italia è una repubblica televisiva fondata sulla compravendita di parlamentari";
  • Leoluca Orlando, Idv: "Come recita l'articolo 1, la sovranità appartiene al Popolo e non al dittatore del bunga bunga. Dal Pdl arriva un vero e proprio attentato alla Costituzione";
  • Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera (Pdl): "Credo che in Parlamento di iniziative di singoli parlamentari ce ne siano oltre 15mila", "se dovessimo aprire un dibattito su ognuna non ne usciremmo più. Pensiamo a dicsutere di cose più serie";
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venerdì 15 aprile 2011

WALTER VELTRONI (PD) E GIUSEPPE PISANU (PDL): "E' NECESSARIO UN PERIODO DI DECANTAZIONE", "L'ITALIA HA BISOGNO DI UNA NUOVA STAGIONE POLITICA"



"L'Italia ha bisogno di una nuova stagione politica istituzionale"

E' in una lettera aperta affidata al Corriere della Sera che Walter Veltroni e Giuseppe Pisanu auspicano come "necessario un periodo di decantazione, di rasserenamento del Paese". "Perciò - si legge - un nuovo governo che nascesse da un ampio ed esauriente confronto parlamentare, potrebbe porre mano alle emergenze in corso, riformare la legge elettorale e consentire poi ai cittadini di scegliere tra proposte alternative di governo, proposte non 'contro' qualcuno ma 'per' l'Italia".
"Dopo venti - hanno scritto l'ex segretario del Pd e l'ex ministri del Pdl - anni di bassa crescita e di contrasti paralizzanti è giunto il tempo di voltare pagina e segnare una netta discontinuità con la fase attuale. Dobbiamo far nascere un nuovo clima di dialogo fra visioni e indirizzi programmatici differenti. Uniti sui valori fondanti e sulle regole del gioco", "non si può restare inerti e silenziosi quando si vede il Parlamento ridursi a teatro di manifestazioni indegne; l'equilibrio dei poteri democratici vacillare quotidianamente; lo spirito pubblico spegnersi nella corruzione e persino nel disconoscimento dell'unità nazionale e dell'Unione europea".
"Altro che scontri e risse, le forze politiche hanno il dovere di mobilitare le energie migliori al servizio del bene comune". "Noi paventiamo il rischio, in ragione del clima politico e della legge elettorale, che esse si risolvano in uno scontro frontale dagli esiti imprevedibili e tra schieramenti costruiti più sulla contrapposizione che sulla proposta".

Le reazioni ovviamente non si sono fatte attendere:
  • Fabrizio Cicchitto, Pdl: "Il governo di decantazione o di transizione o tecnico era ipotizzabile, certamente non col nostro consenso, nel caso in cui il 14 dicembre il governo Berlusconi fosse andato in minoranza. Invece è successo esattamente l'opposto e quindi oggi non si vede il terreno su cui si dovrebbe realizzare un governo di decantazione al posto di un governo come quello Berlusconi che ha la maggioranza sia alla Camera che al Senato";
  • Gianfranco Fini, presidente della Camera (Fli): "L'ho trovata condivisibile dalla prima all'ultima parola";
  • Marco Follini, Pd: "Quando al chekpoint charlie ci si parla o non ci si spara è segno che il muro di Berlino prima o poi verrà giù";
  • Pierluigi Bersani, segretario Pd: "Tutte le soluzioni che comportano un passo indietro di Berlusconi e una fase di transizione, sono le benvenute. Ma nel frattempo non dimentichiamoci di combattere perché Berlusconi non sembra avere intenzione di fare un passo indietro. Mentre dichiariamo la nostra disponibilità a soluzioni di transizione, sia chiaro che terremo alto il combattimento nel paese, perché siamo di fronte ad una situazione insostenibile";
  • Sandro Bondi, Pdl: "Stimo Veltroni e Pisanu, non condivido per niente le motivazioni e le proposte contenute nella loro lettera aperta, ma reputo che prenderla in esame e discuterla sia utile per elevare il tenore del confronto politico che essi stessi auspicano", "Veltroni e Pisanu hanno il difetto innanzitutto di esaltare un passato che in realtà non è così positivo come lo descrivono. A prescindere dalla Costituzione e dalla mitologia dei grandi partiti popolari, gran parte dei problemi che affliggono l'Italia derivano proprio dalle responsabilità del sistema politico consociativo, che ha scassato le finanze dello Stato e sostituito la partitocrazia alla legittimità delle istituzioni". "Riguardo al presente - conclude la nota dell'ex ministro della cultura del governo Berlusconi - commettono, a mio avviso, l'errore di sottovalutare i risultati positivi ottenuto dal governo in carica e al tempo stesso di sottacere le responsabilità dell'opposizione. Più in generale, sia Veltroni che Pisanu, soprattutto quando propongono un governo di decantazione, appaiono come depositari illuminati di una sapienza politica, riservata in qualche modo a degli iniziati, che sarebbe preclusa alla maggioranza dei cittadini e li renderebbe abilitati a ricercare o a imporre dall'alto soluzioni, al di là delle regole tradizionali del consenso e del suffragio democratico";
  • Rosy Bindi, presidente Pd: "Non so se ci sono le condizioni, la nostra proposta di una fase di responsabilità nazionale l'abbiamo avanzata per un anno e pensavamo che il voto di fiducia del 14 dicembre potesse avere questo esito. E' evidente che in questo momento non ci sono le disponibilità né da parte di Berlusconi, né da parte della sua maggioranza", "francamente - continua - a questo punto noi chiediamo le elezioni perché il programma di questo governo è molto semplice: incassata una legge su Berlusconi se ne approva un'altra su Berlusconi per costruire un sistema di impunità per il presidente del Consiglio":

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giovedì 10 marzo 2011

(RIFORMA DELLA GIUSTIZIA) DDL APPROVATO DAL CDM: SILVIO E ANGELINO PRESENTANO LA RIFORMA


Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl di riforma costituzionale della Giustizia presentato dal ministro Angelino Alfano. 18 articoli in cui si parla di separazione della carriere fra giudici e pm, sdoppiamento del Consiglio Superiore della magistratura, introduzione della responsabilità civile dei magistrati, inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado, il temperamento dell'obbligatorietà dell'azione penale e modifiche ai rapporti fra le procure e la polizia giudiziaria.
Questo ddl di riforma dovrà ora passare all'esame dei due rami del Parlamento (due passaggi in ognuna delle Camere a distanza di almeno tre mesi) e, nel caso in cui non dovesse essere approvata dai due terzi dei votanti verrà indetto un referendum consultivo.
"Questa riforma è nell'interesse dei cittadini, la volevo dal 1994" ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa indetta insieme al ministro Alfano. "Il giusto processo - ha continuato - è un diritto. Abbiamo presentato una riforma organica e coerente, un profondo cambiamento che non ha nulla a che vedere con i processi in corso". Se questa riforma fosse arrivata prima "probabilmente non ci sarebbe stata l'esondazione, l'invasione della magistratura nella politica e non ci sarebbe stata quella situazione che ha portato a cambiamenti di governo, all'annullamento di una classe di governo nel '92-93, all'abbattimento di un governo nel '94, alla caduta di un governo di sinistra nel 2008 per la proposta di riforma della giustizia del ministro Mastella".
Angelino Alfano, ministro della Giustizia: "E' tutto tranne che una ritorsione o contro qualcuno e non ha nulla a che vedere con le vicende in corso o con la contingenza", "Ho sentito che attendevano il testo per misurare la loro reazione. Oggi avranno cognizione del testo e non escludo di contattare oggi stesso gli esponenti dell'opposizione per consegnare loro il testo in modo che possano farne una valutazione serena". Il ministro della giustizia risponde anche alle critiche dell'opposizione affermando che "qualsiasi cosa il Governo faccia le priorità sarebbero ben altre" e: "Un governo è tale se fa solo quello che serve in quel momento storico. Il ministro dell'Economia si occupa dell'Economia, quello dell'Università fa la riforma dell'università, a me è stato dato questo compito". "Nessun processo rapido - ha aggiunto il guardasigilli - è accettabile in una democrazia occidentale se celebrato con meccanismi intrinseci ingiusti perché non c'è parità fra accusa e difesa". "I teorici del precotto, gli opinionisti schierati - ha concluso - riflettano: sia chiaro che chi si batte per lo status quo apprezza il funzionamento della macchina della giustizia com'è oggi".

Le reazioni:
Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma: "E' una riforma attesa da anni, i cittadini la apprezzeranno e, se chiamati ad un referendum confermativo, la voteranno massicciamente"
Mariastella Gerlmini, ministro dell'Istruzione: "La riforma della giustizia è un'occasione per il Paese. Non deve essere vista come un elemento di scontro, ma di miglioramento di un sistema giudiziario che deve essere modernizzato. Il governo ha presentato oggi un provvedimento serio organico e di alto profilo. Sono certa che sui contenuti si possa trovare un ampio accordo in Parlamento e che possano essere superate vecchie divisioni e pregiudizi di tipo politico e ideologico".
Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera: "Siamo davanti a una mera operazione d'immagine. Sono altre le riforme che gli italiani si aspettano: la certezza della pena, i processi veloci", "Ci opporremo con tutti gli strumenti parlamentare a nostra disposizione e anche con la mobilitazione democratica a partire dal 12 marzo"
Pier Ferdinando Casini, leader Udc: "La Costituzione non è un tabù, può essere rivista e modificata. Certo che è inquietante sentire Berlusconi che dice che con questa riforma non ci sarebbe stata. Che cosa vuol dire? Che non si sarebbero stati i ladri o che non sarebbero stati scoperti?"
Massimo D'Alema: "E' difficile qualsiasi discussione seria su temi della giustizia se non è preceduta dalle dimissioni di Berlusconi"
Pierluigi Bersani, segretario del Pd: "Se Berlusconi vuole un confronto ci sono quattro proposte nostre in Parlamento. Noi diciamo no alla riforma costituzionale"
Antonio Di Pietro, Idc: "E' stata proposta una riforma così antidemocratica da stravolgere lo stato di diritto, noi presenteremo un solo emendamento, completamente abrogativo di tutta la riforma".

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mercoledì 9 febbraio 2011

(GOVERNO) PROPOSTE CDM: RILANCIO DELL'ECONOMIA O PROPAGANDA?


Il Governo Berlusconi si accorge della crisi. Dopo mesi di ostentato ottimismo, di rassicurazioni e di attacchi a tutti coloro che facevano notare la scarsa attenzione al rilancio dell'economia, dal Consiglio dei ministri arriva il via libera al pacchetto "Crescita".
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parla di "nuova fase del lavoro del governo, tesa al rilancio per la crescita dell'economia", di "risposta alla crisi globale", "abbiamo sapuo mantenere in ordine - ha continuato - i conti pubblici" e "abbiamo l'ambizione di produrre un codice delle leggi fiscali".
Nuova fase dunque? Staremo a vedere. Il progetto sembra farcito delle grandi solite promesse non mantenute negli ultimi anni (piano casa, libertà d'impresa, piano per il Sud, semplificazioni in materia edilizia, smaltimento arretrato civile) e sembra teso più a ricucire lo strappo che ha segnato i rapporti più recenti con la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia. Ovviamente, in una giornata come quella di oggi, non poteva mancare l'ennesimo attacco alla magistratura: "E' una vergogna, è uno schifo - ha detto il presidente del Consiglio - e una vergogna. Nessuno pagherà, alla fine pagherà lo Stato perché naturalmente intenterò una causa allo Stato".
Ma andiamo a vedere un pò più nel dettaglio il decreto legislativo per il riordino del sistema degli incentivi e il ddl costituzionale sulla libertà d'impresa:
Le modifiche costituzionali:
  • "E' permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge", il ddl costituzionale sulla libertà d'impresa parte con la proposta di modifica dell'art. 41 della Costituzione, ecco la nuova formulazione "L'attività economica privata è libera ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale, con gli altri principi fondamentali della Costituzioni o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana";
  • "Le pubbliche funzioni sono al servizio del bene comune", proposta anche la modifica dell'articolo 97 della Costituzione, ecco il nuovo testo: "Le pubbliche funzioni sono al servizio del bene comune. L'esercizio anche indiretto delle pubbliche funzioni è regolato in modo che ne siano assicurate efficienza, efficacia, semplicità e trasparenza";
  • "Gli enti locali non devono solo favorire ma anche garantire l'autonoma iniziativa", proposta di modifica dell'articolo 118 della Costituzione, ecco il nuovo testo: "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni garantiscono e favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà".
Le altre proposte:
  • riforma degli incentivi: previsto il taglio di molte norme esistenti (110 nazionali e 1.400 regionali) e riorganizzazione del sistema con tre categorie di incentivi: quelli automatici; i bandi per il finanziamento di programmi organici e complessi; procedure negoziali per il finanziamento di grandi progetti d'investimento. Pur non comprendendo come si potrà raggiungere, senza inciampare nel conflitto di attribuzioni con le Regioni, il taglio previsto per le Leggi regionali, la cosa che mi colpisce di più è la riorganizzazione della programmazione che - almeno dai pochi dati in mio possesso - sembra voler accentrare quasi tutto nelle mani del governo, alla faccia del decentramento! Dall'articolo di Claudio Tucci "L'abc del rilancio dell'economia in sette voci" apparso oggi su "Il Sole 24 Ore" (link http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-02-09/labc-frustata-economia-varata-155110.shtml?uuid=AaQLRw6C) si legge: "La programmazione è quindi specificata mediante un decreto annuale del ministro Romani, di concerto con il Tesoro, che individua gli interventi da adottare e le risorse da destinare a ciascuno di essi. Particolare attenzione va alle Pmi cui è destinato il 50% delle risorse. Le risorse destinate alle misure abrogate confluiscono dall'esercizio 2012 in un unico Fondo, nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo econominco, per permettere una flesibilità nell'uso dei finanziamenti necessaria all'attuazione della programmazione. Al Fondo confluiscono anche le risorse assegnate dal Cipe allo sviluppo economico nell'ambito del riparto del Fondo per le aree sottoutilizzate...";
  • piano per il Sud: il ministro Raffaele Fitto ha dichiarato che è stata approvata dal cdm l'attuazione del Piano per il Sud, sempre lo stesso, ma "con una tabella di marcia ben precisa";
  • piano casa: in questo caso è il ministro Altero Matteoli ad affermare che questa volta il piano casa partirà e che finora è stato rallentato perché in molte regioni esistono norme che "non consentono per il 60% delle case gli ampliamenti". Poi il ministro Matteoli è tornato a promettere anche le grandi opere: completamento della Salerno-Reggio Calabria, Cisa, Mose di Venezia.
  • semplificazione in materia edilizia: "Abbiamo avviato l'esame di un provvedimento che avrà le caratteristiche di necessità e urgenza con misure semplificative rispetto ad una serie di problemi che hanno rallentato la crescita del Paese";
  • banda larga: il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha dichiarato che sono in arrivo anche 100 milioni di euro di fondi Fas per la banda larga: "Inizia oggi il percorso della banda larga", ha detto "Abbiamo deciso insieme a Tremonti 100 milioni di fondi Fas per la banda larga", "entro metà del prossimo anno";
  • smaltimento dell'arretrato civile: questa volta è il ministro Alfano a parlare "Con la riforma del processo civile e con l'informatizzazione nel 2010 i tribunali hanno smaltito 200mila cause in più rispetto a quelle entrate. Rimane però lo zaino di piombo dell'arretrato che incide sulla competitività del Paese". Il ddl prevede: 1) che i vertici degli uffici giudiziari preparino un piano annuale con i numeri di smaltimento degli arretrati; 2) "in appello e in Cassazione vi deve essere una istanza delle parti per ravvivare la volontà delle parti di definire. Altrimenti, entro un dato termine, la causa sarà considerata estinta"; 3) la motivazione delle sentenze sarà breve e rapida; 4) i vertici degli uffici giudiziari potranno chiamare i giovani laureati in giurisprundenza per fare il 'praticantato' da loro.
Le reazioni:
  • Emma Marcegaglia: è "positivo che finalmente il consiglio dei Ministri si concentri sul tema della crescita" ma per quello che riguarda le misure adottate oggi "l'impatto immediato è piuttosto limitato", quindi sospende il giudizio che sarà "positivo se al più presto, diciamo entro una settimana, verrà approvato il pacchetto sulle semplificazioni, che per noi è più unteressante";
  • Pier Luigi Bersani, segretario del Pd: "La riforma dell'articolo 41 è solo una misura di distrazione, è buttare la palla in corner rispetto ai problemi", "Queste misure - continua - non danno una scossa, ma non fanno neanche il solletico. Si tratta di norme astratte, ordinamentali, calendari, rinvii ed altre norme: insomma niente di concreto". "Se come dice Berlusconi, muoveranno l'1,5% del Pil io allora vado ad Arcore a piedi. Per me queste misure non muoveranno neanche lo 0,15% del Pil e lo dico amaramente perché lasituazione del paese è critica. Siamo davanti a un problema di stagnazione, a un problema di occupazione e a una forte difficoltà delle piccole e medie imprese", e conclude "Invece di perdere un anno in un percorso di distrazione si facciano 41 norme con effetto immediato. Noi ne mettiamo in rete oggi 34-35 e chiediamo a tutti i soggetti di interloquire e ragionare con noi. Si può fare una mega lenzuolata". Poi la sfida al presidente del Consiglio sulle liberalizzazioni: "Berlusconi dice che non sono servite a niente? Lo chieda a chi ha un mutuo, ma lui non sa cosa vuol dire per un pensionato avere accesso ad un parafarmaco: chi ha la psicologia del miliardario non può capire come vive un Paese";
  • Pierferdinando Casini, leader Udc: "Pensavamo che il Presidente del Consiglio portasse in Consiglio dei Ministri provvedimenti veri a sostegno delle famiglie italiane e invece siamo di fronte ai soliti spot e alla presentazione di disegni di legge di riforma costituzionale che, se va bene, entreranno in vigore fra un anno e mezzo. Così non si può andare avanti".

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domenica 4 luglio 2010

LARGHE INTESE CERCASI








Anche se il presidente del Consiglio, dopo essere tornato dal soggiorno canadese per il G20 e da quello sudamericano a base di ballerine brasiliane, tenta disperatamente di riprendere le redini della sua maggioranza, la situazione sembra peggiorare giorno dopo giorno. Annunci e 'refusi' sulla manovra finanziaria, scontri al vertice, liti tra le correnti, nomine di ministri e creazione di ministeri, ddl intercettazioni e ampliamenti del lodo Alfano, mentre il Paese attende risposte alla crisi.
Della situazione - stranamente - sembra essersi accorta anche l'opposizione:
Pierluigi Bersani, segretario del PD: "Se la maggioranza non ce la fa, bisogna pensare a qualche altra ipotesi".
Enrico Letta, vice-segretario del PD: "Se questo esecutivo non è in grado di governare, la palla passi al Colle perché l'Italia in questo momento di crisi economica ha bisogno di essere governata", "nella maggioranza stanno esplodendo tutte le contraddizioni: dal federalismo, alla difficoltà di gestire la manovra economica con 'refusi' sulle pensioni, scontro con gli enti locali e polemiche sulle tredicesime".
Pier Ferdinando Casini, UDC: "Avverto che c'è un elemento nuovo: per la prima volta, Berlusconi ha ammesso che le cose non vanno, che la situazione non è tranquilla. Il che, conoscendolo, non è cosa da poco. Segno che comincia a farsi strada l'idea che non basta il demiurgo, che i problemi sono tutti politici", "La questione non è aggiungere un posto a tavole, cosa poco dignitosa, sia per chi apparecchia che per chi va a mensa. Ma aprire una fase politica nuova, che superi la teoria. Il mio appello è rivolto ancora una volta a tutti, e alla maggioranza in primo luogo. Occorre una formula che coinvolga le forze più responsabili dell'opposizione", "Giù le mani dal Colle e, parafrasando un motivetto caro al premier, meno male il Quirinale c'è".


Se, quindi, la maggior parte dell'opposizione - sia pur con inevitabili distinguo - sembrerebbe lanciare la palla al Colle, parte della maggioranza e l'IDV non restano in silenzio.


Italo Bocchino, finiano del PDL: "Letta sbaglia a chiedere l'intervento del Presidente della Repubblica sulle fibrillazioni interne al PDL. Al Capo dello Stato non compete dirimere questioni interne ai partiti e per la nostra Costituzione deve intervenire soltanto quando manca una maggioranza per sostenere il governo. La nostra maggioranza ha sempre dimostrato di essere tale e in mancanza di una crisi strutturale non c'è bisogno di alcuna verifica".
Daniele Capezzone, portavoce del PDL: "Enrico Letta e il PD possono mettersi il cuore in pace. Gli italiani hanno scelto un premier, un governo, una maggioranza, un programma. Il resto sono chiacchiere, vecchia politica e giochi di palazzo. Evocare robaltoni e coinvolgere il capo dello Stato sono due gravi autogol, che rinverdiscono la tradizione autolesionista del PD".
Antonio Di Pietro, IDV: "Non abbiamo intenzione di fare da stampella a chicchessia, e soprattutto non vogliamo tradire il voto degli elettori", "Chi ci ha votato lo ha fatto per costruire un'alternativa a Berlusconi. Basta riciclare vecchi personaggi, che si propongono di andare al governo senza passare per la verifica elettorale".

venerdì 25 giugno 2010

IL QUIRINALE STOPPA L'IMPEDIMENTO DI BRANCHER


"In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell'on. Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c'è nessun nuovo Ministero da organizzare in quanto l'on. Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio", si legge in una nota diffusa dal Quirinale.
Le reazioni:
Aldo Brancher: "Non so niente, devo sentire. Non ne sapevo niente".
Pier Maria Corso, uno dei legali di Brancher: "Per ora non c'è da fare commenti, prendo atto del contenuto della nota del Quirinale sul legittimo impedimento e dico che sarà valutata in sede giudiziaria come ogni altro elemento".
Pierluigi Bersani, Pd: "Giovedi il mondo ha imparato due cose sull'Italia: che la Slovacchia ci ha buttato fuori dai mondiali e che nel nostro paese si fanno ministri per scansare la giustizia. Non so quale appaia più vergognosa, ma credo proprio la seconda, perché il campionato mondiale di calcio si può anche perdere, ma non si può perdere la dignità delle istituzioni", "La Lega - continua il segretario del PD - non può continuare a fare la ballerina, che c'è e non c'è, vede e non vede, ma è responsabile di tutto, Brancher compreso. Basta alla Lega di lotta e di governo, senza di lei non ci sarebbe tutto questo".
Pierferdinando Casini, UDC: "bastava per il presidente del Consiglio, non c'era bisogno di estenderlo ai ministri. La vicenda Brancher dimostra che il troppo stroppia e che è stato un infortunio, un grande errore politico per la maggioranza volerlo estendere ai ministri. Infatti, un conto è teorizzare una specifica funzione di Berlusconi come premier, su cui eravamo d'accordo, altra cosa fare la corsa per estendere il legittimo impedimento ai ministri, che è soltanto il prologo della corsa a fare dei nuovi ministri. A fare una brautta figura, però, non è solo Brancher, ma il governo".
Enrico Letta, Pd: "Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni".
Antonio Di Pietro, Idv: "la nota del Quirinale dimostra come Brancher abbia preso in giro non solo i magistrati ma lo stesso Presidente della Repubblica", "L'Italia dei Valori - prosegue - ha sostenuto, sin dal primo momento, che la vera motivazione per cui Berlusconi ha nominato Brancher ministro è quella di permettergli di sfuggire dalle aule del Tribunale per garantirgli l'impunità e non certo di farlo lavorare per il Paese. L'Idv chiede le immediate dimissioni di Aldo Brancher e, per questo, presenterà una mozione di sfiducia".
Italo Bocchino, finiano PDL:"E' inelegante che un ministro appena nominato e ancora senza delega cominci invocando il legittimo impedimento che era stato pensato per impedire le aggressioni dei magistrati ai ministri, non per nominare ministri che erano già sotto processo".
Fabio Granata, finiano PDL:"La procedura con cui si è arrivati da parte del nuovo ministro a chiedere il legittimo impedimento è inopportuna sul piano politico. Sul piano formale non c'è nulla da eccepire, su quello politico molto. Anche alla luce di una delega che non è chiara e non è stata ancora attribuita".

martedì 4 maggio 2010

SCAJOLA SI DIMETTE PER LA TERZA VOLTA


Claudio Scajola ha annunciato la rinuncia all'incarico di ministro per lo Sviluppo economico ed ha affermato "Non potrei mai abitare in una casa comprata con i soldi di altri" e, per la prima volta dallo 'scoppio', "Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l'annullamento del contratto", "Le mie dimissioni - ha continuato - permetteranno al governo di andare avanti", "per difendermi non posso continuare a il ministro come ho fatto in questi due anni".
E' la terza volta che Claudio Scajola si dimette da una carica pubblica:
  • a giugno del 2002, da ministro dell'interno del secondo governo Berlusconi a causa delle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti su Marco Biagi, assassinato solo qualche mese prima a Bologna dalle BR:
    • "Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza";
    • "A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull'articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte";
  • nel 1983, da sindaco DC di Imperia, dopo solo un anno di mandato, a causa di pesanti accuse giudiziarie relative all'appalto per la gestione del Casinò di Sanremo;
Scajola, dopo aver ricevuto - nei giorni scorsi - il sostegno della maggioranza di governo e dello stesso premier, oggi è abbandonato da tutti. Già questa mattina 'il Giornale': "Le risposte che ha dato fin qui non bastano. Se non ha niente da dire oltre a ciò che ha detto, le conviene rassegnarsi. Anzi, rassegnare le dimissioni", e 'Libero' "Scajola deve assolutamente uscire dall'angolo e combattere a viso aperto, tentando di smontare ad uno ad uno i dubbi che aleggiano da giorni sulle pagine dei giornali. Noi gli suggeriamo solo di non temporeggiare più perchè attendere i 10 giorni che mancano all'interrogatorio sarebbe troppo".

Le reazioni:
Maurizio Gasparri, capogruppo PDL al senato: "Su questa vicenda finora ha difeso il suo comportamento, se dovessero emergere altre cose vedremo. Io credo che debba riflettere sul modo nel quale la sua difesa possa essere condotta meglio, se con l'incarico da ministro o senza".
Matteo Salvini, Lega Nord: "E' presto per fare ipotesi, certo che la Lega avrebbe gli uomini e le donne giuste, esperti di azienda e di attività produttive, in grado di portare avanti il ministero".
Italo Bocchino, finiano, vice presidente deputati PDL: "Il ministro dello Sviluppo economico è persona capace e navigata e sparà dimostrare dinanzi alla magistratura l'innocenza che reclama. A lui vanno i nostri auguri affinchè riesca a farlo presto e la nostra solidarietà in nome di un'amicizia politica e personale", "Il Pdl - continua Bocchino -, essendo il più grande partito italiano, ha anche il dovere di dare una risposta all'opinione pubblica sul tema della corruzione e ha le carte in regola per farlo. Il primo marzo scorso, su proposta di Berlusconi, il governo ha approvato il ddl anticorruzione che da importanti risposte sull'argomento, punendo chi sbaglia con la più dura delle sanzioni, che è l'espulsione dalla politica. Adesso è il momento giusto affinchè l'idea di Berlusconi diventi patrimonio di tutti e Generazione Italia propone al Pdl di farsi promotore di una battaglia parlamentare per approvare subito questo provvedimento, che è stato firmato dal presidente Napolitano e inviato alle Camere. Serve una moratoria legislativa di una settimana che il Pdl deve proporre a maggioranza e opposizione per accantonare tutti i provvedimenti in esame e approvare con consenso bipartisan il ddl anticorruzione".
Enzo Raisi, deputato finiano del PDL: "Quelle di Scajola sono parole apprezzabili. In questo Paese non si dimette mai nessuno, il fatto che uno si assuma la responsabilità in prima persona mi sembra un dato positivo".
Alessandro Maran, vicepresidente deputati PD: "Le dimissioni permetteranno all'uomo Scajola di difendersi come fa un qualunque cittadino italiano per il quale vale fino in fondo la presunzione d'innocenza. Ma sono soprattutto un gesto dovuto per restituire dignità alla classe politica e alle istituzioni che non possono neanche essere sfiorate da sospetti così gravi".
Pier Luigi Bersani, segretario del PD: "Le cose che ha detto fin qui non sono convincenti per nessuno", "siamo davanti a uno scenario in cui l'alternatività è tra la palude e il blocco delle decisioni e il rischio di una precipitazione della situazione politica, un passaggio delicato, è evidente che dopo la vicenda di Fini e quella sulla corruzione la situazione è intricata, paludosa e confusa".
Leoluca Orlando, IDV: "Un uomo delle istituzione, sul quale gravano testimonianze e pesanti indizi, avrebbe dovuto avere l'onestà intellettuale e la dignità di dimettersi subito, senza aspettare che l'Italia dei Valori presentasse la sua mozione di sfiducia".
Gianfranco Rotondi, PDL, Ministro per l'Attuazione del Programma: "La mia stima per Scajola non potrebbe essere maggiore, ma ritengo queste dimissioni un errore e una concessione alla demagogia".
Oliviero Diliberto, PDCI: "Dopo la scandalosa gestione del G8 di Genova, il caso Marco Biagi e gli appartamenti con vista sul Colosseo ci permettiamo di suggerire a Scajola di ritirarsi dalla vita politica. Le sue dimissioni sono comunque una bella notizia: la cultura dell'arroganza e della prepotenza, propria del berlusconismo, riceve finalmente un durissimo colpo".
Ermete Realacci, PD: "Adesso è chiaro. I conti del nucleare in Italia sono come quelli dichiarati sull'acquisto della casa di Scajola al Colosseo: si reggono solo con la truffa e con l'inganno".

martedì 9 marzo 2010

STORIE DALL'ITALIA CHE REGREDISCE: PASSO INDIETRO SULL'OBBLIGO SCOLASTICO, AL LAVORO A 15 ANNI


Come se non fosse abbastanza avere, di fatto, depotenziato le tutele giuridiche dei lavoratori - specialmente quelli giovani -, il Governo torna indietro anche sull'obbligo scolastico introducendo l'apprendistato a 15 anni.
L'Italia, Paese già arretrato dal punto di vista della scolarizzazione e dell'alta formazione, vede "svuotare ulteriormente i contenuti culturali e formativi dell'obbligo scolastico a 16 anni ed abbassa l'età d'ingresso al lavoro" (Fulvio Fammoni e Mimmo Pantaleo, Cgil).
La disposizione è stata introdotta alla Camera con l'emendamento di Giuliano Cazzola (Pdl) e si inserisce nel quadro della legge Biagi, "rientrando nella tipologia di apprendistato-scolastico utilizzabile dai ragazzi per adempiere l'obbligo formatico, e non riguarda il contratto di apprendistato tradizionale" (da Italia Oggi del 09/03/2010, "L'apprendistato a 15 anni è legge" di Emanuela Micucci).
Il ministro Sacconi respinge come ideologiche le critiche: "Non si tratta per nulla di anticipare l'età di lavoro".
"Mentre l'Ue e tutti i più recenti studi sul capitale umano ci chiedono il contrario: aumentare la permanenza a scuola dei nostri adolescenti e ridurre la dispersione scolastica" (La Repubblica.ita)
Va sottolineate che nel 2003, una comunicazione della Commissione europea considerava "imperativo categorico" l'investimento efficiente nell'istruzione e nella formazione. Nel marzo 2000 il Consiglio europeo di Lisbona ha fissato all'Ue l'ambizioso obiettivo strategico di diventare entro il 2010 "l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale". Il Consiglio europeo "ha ribadito che il futuro dell'economia europea dipenderà dalle abilità dei suoi cittadini e che queste a loro volta richiedono un aggiornamento continuativo caratteristico delle società basate sulla conoscenza".
Le reazioni:
Mariangela Bastico, Pd: "L'obbligo scolastico a 16 anni, una riforma di civiltà del governo Prodi in sintonia con l'Europa, è annullata da una norma voluta dal ministro Sacconi per l'apprendistato a 15 anni. Ancora una volta il governo Berlusconi, totalmente incapace di riforme, si impegna a distruggere quelle fatte togliendo opportunità di futuro ai giovani e di sviluppo economico per il Paese", "l'azione del governo sta raggiungendo l'apice di contrapposizione nei confronti di quanto l'Europa fa per uscire dalla crisi investendo sulla formazione delle persone. Con questa norma si toglie diritto ad un anno di scuola a tanti ragazzi maggiormente in difficoltà e si abbassa da 16 a 15 anni l'età minima per entrare nel mondo del lavoro. Sa bene, infatti, il ministro Sacconi che l'apprendistato è, a pieno titolo, un contratto di lavoro che prevede una piccola quota di formazione".
Giuseppe Fioroni, Pd: "La maggioranza e il ministro Sacconi hanno deciso di fare carta straccia dell'obbligo scolastico. E' inaccettabile che, invece di intensificare gli sforzi per collegare la fase educativa alla formazione e mettere in grado i ragazzi italiani di poter competere ad armi pari con i loro colleghi nel resto del mondo, qui si decida di fare un salto all'indietro così macroscopico. Ricordo a questa lungimirante maggioranza che, fino a prova contraria, le leggi vigenti prevedono l'obbligo di andare a scuola fino a 16 anni e il buon senso dovrebbe suggerire, proprio nei momenti di crisi economiche violente come quella che ancora attraversiamo, di intensificare la preparazione anche come misura di contenimento degli effetti sociali della crisi, non di giocare al ribasso".
Pier Luigi Bersani, segretario del Pd: "In tutti i posti del mondo s'intende alzare l'età in cui uno si stacca dalla scuola per il lavoro e mi chiedo se dobbiamo essere gli unici al mondo che prendono la strada contraria".

sabato 24 ottobre 2009

M'ARRAZZOGATE


Lo scandalo ormai è di dominio pubblico anche se ancora non lo è il contenuto del video che avrebbe ripreso il Presidente della Regione Lazio in compagnia di un transessuale. Questa la dichiarazione dell'ex anchorman: "Mi autosospendo, questa vicenda è il frutto di una mia debolezza della vita privata".
Non posso negare un mio profondo, personale disagio nel dover affrontare questo argomento. Non solo o non tanto perchè il Presidente Marrazzo è una persona cui non abbia mai riposto la mia personale fiducia - anzi mi era già antipatico quando sostituì il mitico Lubrano - ma soprattutto perchè riguarda un caso personalissimo relativo alla vita privata di una persona che, seppure personaggio pubblico, secondo me, può decidere di intrattenere le relazioni che preferisce. C'è un limite che, però, non può essere valicato. Il limite è quello delle eventuali conseguenze penali o di tutte quelle conseguenze che possano mettere a rischio il regolare svolgimento dell'incarico pubblico che si è chiamati a ricoprire.
Il Presidente, dopo avere negato - ieri - ogni coinvolgimento nella vicenda, ha dichiarato: "La mia permanenza è inopportuna. Ho detto la verità ai magistrati prima che l'intera vicenda fosse di pubblico dominio. L'inchiesta sta procedendo speditamente anche grazie a quelle dichiarazioni, che sono state improntate dall'inizio alla massima trasparenza. Si tratta di una vicenda personale in cui ho sempre agito da solo", "Nelle condizioni di vittima in cui mi sono trovato ho sempre avuto come obiettivo principale quello di tutelare la mia famiglia e i miei affetti più cari. Gli errori che ho compiuto non hanno in alcun modo interferito nella mia attività politica o di governo. Con questa scelta apro un percorso che porti alle mie dimissioni".
Vorrei comunque fare delle considerazioni, soprattutto perchè - come spesso avviene in Italia - non si faccia troppa confusione e, alla fine, non si faccia di tutta l'erba un fascio.
Non mi interessano, come ho già detto, gli stili di vita e ancor meno le preferenze sessuali. Non mi interessa, quindi, con chi sia stato ripreso Marrazzo. L'unica cosa che vorrei sapere, di qualunque persona fosse chiamata a rappresentarmi, è se avesse compiuto un comportamento illecito. Qui il problema non è se Marrazzo sia stato ripreso insieme ad un transessuale. Le cose che vorrei conoscere sono: 1) se esiste, o meno, un comportamento civilmente o, soprattutto, penalmente rilevante; 2) se tale personale attività abbia generato, anche marginalmente, una limitazione all'attività politica o di governo del personaggio pubblico coinvolto. Altrimenti, nel caso in cui tale attività avesse visto un personaggio pubblico - anche sposato - in atteggiamenti 'personali' con qualsivoglia persona, la vicenda ricadrebbe nel semplice gossip.
Intanto, i quattro carabinieri arrestati dal Ros perchè accusati (estorsione, ricettazione, violazione della privacy e violazione di domicilio) di aver ricattato Marrazzo, restano in carcere. Uno degli indagati dichiara: "Non sono sicuro che quello ripreso nel filmato fosse Marrazzo".
Le reazioni:
I candidati alla segreteria del Pd, Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino hanno dichiarato che la scelta di Marrazzo è una scelta "responsabile".
Il segretario dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: "Marrazzo ha l'obbligo di dirci se è ancora in grado di governare la Regione o se si trova in uno stato di potenziale ricatto che gli impedisce di svolgere quel ruolo. In questo caso, come purtroppo temiamo, è necessario che rassegni subito le dimissioni".
Il Ministro degli Interni, Roberto Maroni: "Marrazzo non deve dimettersi. Si tratta di una vicenda privata e nella vita personale uno può fare quello che vuole".
Insomma, un brutto affare all'indomani delle tanto attese - ormai anche troppo - primarie del Pd. L'unica mia preoccupazioni è che, anche difronte all'autosospensione (in un'Italia in cui nessuno di sospende o si dimette), si faccia di tutta l'erba un fascio. Si tenti, cioè, di far passare tutto sotto lo stesso ponte. Facciamo attenzione, analizziamo, leggiamo e, soprattutto, tentiamo di COGLIERE LE DIFFERENZE.

mercoledì 7 ottobre 2009

LODO ALFANO: IN ATTESA DELLA SENTENZA DELLA CONSULTA UMBERTO BOSSI TUONA "CHI VUOLE SFIDARE L'IRA DEI POPOLI?"



Al Palazzo della Consulta, davanti al Quirinale, si è riunita la terza camera di consiglio della Corte Costituzionale per riprendere l'esame di costituzionalità del lodo Alfano. L'Italia intera è in attesa della sentenza che potrebbe arrivare addirittura in serata.
Intanto, tra indiscrezioni vere o presunte il clima politico si fa incandescente. Dario Franceschini, parlando ieri sera a Ballarò, ha affermato che una bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere il premier a "reagire in modo poco democratico". I legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini in testa, sembrano sprizzare ottimismo da tutti i pori spiegando addirittura che gli attacchi ricevuti dal Partito Democratico e dall'Italia dei Valori sarebbero il segno di nervosismo dell'opposizione. Sembra quasi che il gioco sia quello di spararla più grossa e il vincitore di questo ipotetico gioco è Umberto Bossi che intervenendo su vari argomenti dichiara che nel caso di bocciatura del lodo Alfano "Entreremo in funzione trascinando il popolo, il popolo è con noi. Sono i vecchi Galli", "il lodo Alfano non sarà bocciato", "io sono per la saggezza", "chi vuole sfidare l'ira dei popoli?". Riguardo alla possibilità di elezioni anticipate il leader padano continua "Fini non le vuole. E poi la gente vuole le riforme, non le elezioni. Cosa le diciamo?", e se il lodo Alfano dovesse essere bocciato "le elezioni regionali diverranno politiche e in questa situazione Berlusconi le vincerà".
Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd: "E' inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale" e rincara la dose "Bisogna finirla con queste pressioni alla Consulta che deve decidere in serenità. E poi Bossi ricordi che il popolo non ce l'ha solo lui".
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