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mercoledì 31 agosto 2011

(MANOVRA BIS) BOSSI CI RIPENSA, LA LEGA FA SALTARE L'ACCORDO DI ARCORE E PONE IL VETO SULLE PENSIONI



E' saltata la nuova stesura arcorese della manovra. La Lega Nord e il suo leader Umberto Bossi ci ripensano e pongono il veto sulle pensioni. Da stralciare, dunque, il nuovo intervento che avrebbe escluso dal conteggio per l'età pensionabile gli anni dell'università e del servizio militare. 
Probabilmente hanno influito nella decisione del senatùr i moltissimi malumori della sua base e le reazioni del mondo sindacale e lavorativo. Susanna Camusso, segretaria Cgil, aveva parlato ieri di un vero e proprio "golpe" pensionistico affermando che "il messaggio del Governo è che non ci si può fidare dello Stato e che non vale la pena studiare". Ma anche la Uil e la Cisl si erano mossi. La Uil paventando scioperi e la Cisl definendo "inaccettabile e fortmente iniqua" la misura in quanto il provvedimento sarebbe "discriminatorio nei confronti dei lavoratori che hanno pagato di tasca propria il riscatto della laurea sulla base delle norme vigenti, azzerando di fatto anche i contributi del servizio militare".
Si ricomincia daccapo anche perché, a ben vedere, sembra che con i provvedimenti della stesura arcorese il pareggio di bilancio non si sarebbe raggiunto.

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martedì 30 agosto 2011

(CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA') MANI NELLE TASCHE DEI SOLI LAVORATORI STATALI MA PER BERLUSCONI LA MANOVRA "ORA E' PIU' EQUA"


Il contributo di solidarietà non viene cancellato per tutti ma resta, oltre che per i parlamentari, anche per tutto il pubblico impiego. Le modifiche alla manovra finanziaria pensate durante il lungo vertice PdL-Lega ad Arcore non piacciono a tutti. 
Mentre il premier, con una telefonata in diretta a Studio Aperto, esalta tali modifiche affermando che ora la manovra "è più equa e sostenibile" partono all'attacco Cgil, Uil, Anm e medici.
Susanna Camusso, segretario della Cgil, dice che le modifiche introdotte "determineranno un contenzioso infinito", "siamo di fronte a una discriminazione e a una violazione di uguali diritti e condizioni". Per l'Associazione Nazionale Magistrati si tratterebbe di una "norma incostituzionale". "E' del tutto evidente - si legge nel comunicato - l'incostituzionalità di una disposizione con la quale si opera una decurtazione secca del trattamento economico solo dei dipendenti pubblici, in violazione dei principi di eguaglianza e di progressività del sistema fiscale".


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martedì 29 giugno 2010

BASELL: CONTINUA LA PROTESTA, DA MARTEDI BLOCCO MERCI E STOP IMPIANTI



Da martedì 29 giugno blocco delle merci e stop degli impianti. Si intensifica la protesta dei lavoratori di fronte alla ostinazione della multinazionale



Le Organizzazioni Sindacali FILCTEM, FEMCA e UILCEM territoriali e la RSU dello stabilimento di Terni, vista la determinazione dell’azienda Lyondellbasell di non recedere dalla volontà di fermare la produzione dell’impianto di Terni al giorno 30 di giugno 2010, dichiarano di mettere in atto il blocco delle merci in uscita dal sito a partire dalle ore 6 di martedì 29 giugno 2010 e lo sciopero ad oltranza con relativa fermata degli impianti a partire dalle ore 18 dello stesso giorno.
Ribadiamo la nostra assoluta contrarietà alla scelta dell’azienda, che è frutto di logiche politiche internazionali e non è assolutamente giustificabile da ragioni di natura economica. E’, infatti, oramai accertato che in Italia, così come in Europa c’è carenza di polipropilene, e che non siamo assolutamente in presenza di un surplus. Al contrario, sono i grandi produttori che, attraverso la riduzione dei volumi presenti sul mercato, alzano i costi del prodotto finale così da aumentare i margini di guadagno per gli azionisti. Questo fatto sta mettendo in grave crisi tutti i trasformatori di polipropilene in Italia; ne è un esempio la Meraklon costretta a subire gli alti costi della materia prima, non riuscendoli a trasferire sui prodotti finiti ai propri clienti. Questo atteggiamento è oggi quindi più che mai inconcepibile, e l’arroganza con cui l’azienda intende gestire questa fase dopo la sua decisione unilaterale è irricevibile. Le iniziative di lotta che tutti i lavoratori della Lyondellbasell di Terni, metteranno in campo, saranno per intensità proporzionali all’atteggiamento aziendale, e termineranno solo quando si intravvederà una possibile e tangibile soluzione per la continuità produttiva del sito di Terni. Durante il periodo di lotta saranno effettuati oltre al presidio delle portinerie: 
1. un presidio il giorno 30 giugno alle ore 15,00 di fronte la palazzo della Prefettura di Terni, in concomitanza con l’incontro dei Segretari sindacali nazionali e l’azienda a Ferrara; 
2. un presidio il giorno 01 luglio alle ore 15,30 sotto il palazzo del Ministero delle Attività Produttive a Roma in concomitanza dell’incontro istituzionale a calendario. 

29 giugno 2010

Le Segreterie Territoriali
La RSU Lyondellbasell di Terni

mercoledì 23 giugno 2010

POMIGLIANO: LA FIAT LAVORERA' CON CHI HA FIRMATO L'ACCORDO


A Pomigliano hanno vinto i sì, era scontato. Ma la vittoria non si è trasformata in un plebiscito. La partecipazione è stata altissima - l'affluenza è stata de 95% - ed il 62% dei lavoratori dello stabilimento hanno votato per il sì.
Probabilmente il risultato del referendum non è in linea con le aspettative dell'Azienda che ha rilasciato un comicato in cui si dichiara: "L'azienda apprezza il comportamento delle Organizzazioni Sindacali e del lavoratori che hanno compreso e condiviso l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano. La Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano di rilancio di Pomigliano. L'azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri".
Maurizio Landini, Fiom: "se Fiat ha a cuore lo sviluppo del Paese deve riflettere soprattutto se pensa che sia necessario avere un consenso esplicito", "togliendo le limitazioni dei diritti e tornando agli elementi necessari per l'applicazione del piano, che si possono trovare applicando il contratto nazionale di lavoro".
Raffaele Bonanni, Cisl: "La Fiat comferma l'accordo cioè l'investimento perché l'accordo è l'investimento. Caso mai ha bisogno, come noi abbiamo bisogno, di rendere praticabile l'investimento come comunque si capiva quando abbiamo firmato l'accordo. Quello che mi pare positivissimo è che Fiat confermi la parola data, il resto è accessorio".
Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare: "Il mio auspicio è che ora si applichi l'accordo in tutti i suoi aspetti e che anche coloro che non lo hanno sottoscritto vogliano accettare la logica della saturazione degli impianti","Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea. Penso che sia logica conseguenza l'investimento", "Ho fiducia nella nota determinazione di Marchionne perché saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere".
Pierluigi Bersani, Pd: "Ora la Fiat senza tentannamenti, senza se senza ma, ribadisca l'investimento su Pomigliano".

venerdì 18 giugno 2010

MARCHIONNE / SCIOPERO TERMINI IMERESE: "L'UNICA RAGIONE ERA CHE STAVA GIOCANDO LA NAZIONALE ITALIANA"


Da Altavilla Vicentina, Sergio Marchionne, ad di Fiat, spara a zero sui sindacati e i lavoratori.
Riferendosi allo sciopero di lunedi scorso ha dichiarato: "Lunedi sera lo stabilimento di Termini Imerese è andato in sciopero e l'unica ragione era che stava giocando la nazionale italiana. Cerchiamo di smettere di prenderci per i fondelli: come lo fanno a Termini Imerese lo hanno fatto a Pomigliano, lo fanno in tutti gli altri stabilimenti italiani. O facciamo il nostro lavoro seriamente o sennè la Fiat non è interessata".
Per quanto riguarda lo stabilimento polacco dove, finora, è stata prodotta la Panda: "Finora l'hanno prodotta bene e a livelli altissimi, a livelli di qualità che non sono mai stati raggiunti in uno stabilimento italiano. Mai! Quindi prima di criticare gli altri stiamo attenti, eh", "se vuole - ha aggiunto parlando con un giornalista - le faccio l'elenco di tutti i paesi europei e al di fuori dell'Europa che si sono messi in fila per fare la Panda".
Poi, ha parlato di relazioni sindacali e del futuro della Fiat e dell'industria in Italia:
Relazioni sindacali: "Non si può andare avanti così se per portare una macchina in Italia bisogna parlare con 10 persone. E' una cosa incredibile, mai vista", e ancora "Noi abbiamo bisogno come in America di un solo interlocutore con cui parlare e non di dodici. Anche il fatto che i nostri operai si siano divisi in gruppetti ci costringe a parlare dà fastidio e non è la cosa più efficiente".
Futuro della Fiat e dell'Industria in Italia: "Se la vogliamo ammazzare me lo dite, lo facciamo, sono disposto a fare quello che vogliono gli altri", "L'Italia non avrà un futuro manifatturiero, l'industria non esisterà più". "Non mi riconosco, come industriale, nei discorsi che vengono fatti dalla Fiom. Stiamo facendo discussioni sui giornali, sulle televisioni, eccetera, su principi d'ideologia che ormai non hanno più corrispondenza con la realtà. Sono storie vecchie di trenta, quarante, cinquant'anni: parlami di padrone contro lavoratore, di cose che non esistono più".

mercoledì 3 marzo 2010

ASSALTO AL DIRITTO DEL LAVORO: IL GOVERNO VUOLE AGGIRARE L'ART. 18


Manca poco all'approvazione della nuova legge sul processo del lavoro presentata dal governo. Nel testo c'è scritto "che le controversie tra il datore di lavoro e il suo dipendente potranno essere risolte anche da un arbitro in alternativa al giudice: o l'uno o l'altro. Un cambiamento radicale rispetto alla tradizione giuridica italiana, dove c'è sempre stata una forte diffidenza nei confronti dei lodi arbitrali di stampo anglosassone. Un affievolimento di fatto delle tutele a favore del lavoratore, la parte oggettivamente più debole in questo tipo di controversie" (da Repubblica.it).
La nuova legge provocherebbe anche modifiche sostanziali per quanto riguarda l'articolo 18 e di altri vincoli legislativi determinandone il superamento. L'ex ministro del lavoro, Tiziano Treu, dichiara, infatti, che davanti ad un licenziamento, l'arbitro deciderà "secondo la sua concezione di equità, non secondo la legge".
Modificando l'articolo 412 del codice di procedura civile, sarebbero previste soltanto due possibilità tra loro alternative per la risoluzione delle controversie: o la via giudiziale o quella arbitrale. Si arriverebbe addirittura all'assurdo di inserire già nel contratto di assunzione, anche in deroga ai contratti collettivi, che "in caso di contrasto le parti si affideranno a un arbitro. Strada assai meno garantista per il lavoratore che in un momento di debolezza negoziale (quello dell'assunzione, appunto) finirebbe per essere costretto ad accettare. E il giudizio dell'arbitro sarà impugnabile esclusivamente per vizi procedurali" (da Repubblica.it).
Le reazioni:
Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil: "Questa volta è peggio rispetto al 2002: allora l'attacco all'articolo 18 fu diretto ed era semplice spiegarlo ai lavoratori. Ora l'aggiramento va ben oltre l'articolo 18 impedendo addirittura di arrivare al giudice del lavoro".
Guglielmi Epifani, segretario generale della Cgil: "Lo denunciamo da tempo. Questo ddl opera una vera e propria controriforma delle basi del diritto del lavoro italiano. Questo ddl sul porta sostanzialmente ad una forma di arbitrato obbligatorio che farebbe saltare le forme tradizionali delle tutele contrattuali e delle libertà dei lavoratori di poter adire a queste scelte. In questo modo, naturalmente, si rende il lavoratore più debole. Se lo si fa addirittura nel momento del suo ingresso nel lavoro, lo si segna per tutta la vita. Per questo siamo contro questo principio e speriamo che non venga approvato. In ogni caso faremo ricorso, se ci sono le condizioni di legittimità costituzionale".
Luigi Angeletti, Segretario Generale dell Uil: "Questo tema, così come i temi del mercato del lavoro, devono essere oggetto prima di confronto e discussione con i sindacati e le associazioni di impresa, che sanno trovare soluzioni più efficaci del Parlamento, e per evitare danni, negli anni scorsi c'era l'intenzione di abrogare l'articolo 18, ora c'è quella di trasformare il reintrego in rimborso o in una penale ai lavoratori, quindi la questione è diversa. In casi di danni seri non staremmo con le mani in mano".
Raffaele Bonanni, Segretario Generale della Cisl: "L'unica cosa da fare è che queste materie siano affidate alle parti sociali. Vedo iniziative a destra e a sinistra, la politica regoli se stessa, visto che è già tanto sregolata. Sono d'accordo solo se le parti sociali possono regolarsi sulle questioni sociali. Il resto sono palloni mediatici che si sgonfiano".
Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro: "La polemica dei soliti noti su un testo di legge alla quarta lettura in Parlamento, dopo due anni di esame, è l'ennesima prova della malafede di chi vuole sempre accendere la tensione sociale. Il lavoratore avrà la possibilità in più di ricorrere all'arbitrato e tutto sarà regolato dai contratti collettivi. Non per nulla, tutti tranne la Cgil hanno condiviso questa norma. Punto". "In caso di controversia con il datore di lavoro, non solo per i licenziamenti, il lavoratore - continua Sacconi - avrà davanti a sè due strade: adire al giudice ordinario oppure all'arbitrato. L'arbitrato potrà essere applicato solo se il contratto collettivo nazionale di lavoro lo prevederà. L'arbitrato non potrà essere applicato in casi di licenziamenti discriminatori. In questo caso varrà solo la strada del giudice ordinario". Il ministro spiega inoltre che il datore di lavoro potrà imporre la strada dell'arbitrato per i contratti dei nuovi assunti "solo per i contratti certificati", "servirà un certificatore che attesti la reale volontà delle parti". Ma se un giovane, in una situazione come l'attuale di difficile inserimento nel mondo del lavoro, pur di essere assunto accettasse qualsiasi cosa? Il ministro risponde laconicamente: "non si deve pensare che il lavoratore sia un minus habens. Ad ogni modo se le intenzioni del datore di lavoro fossero queste, probabilmente non assumerebbe neppure".
Tiziano Treu, Senatore Pd ed ex ministro del Lavoro: "Non c'entra nulla la campagna elettorale. Che questa forma fosse devastante per i lavoratori, il Pd lo denuncia da più di un anno e per verificarlo basta guardare i resoconti parlamentari e le agenzie di stampa", "Il ministro Sacconi è evidentemente distratto. Che l'arbitrato possa essere stabilito solo in presenza di contratto collettivo nazionale è una possibilità e noi la abbiamo auspicata. Però invito il ministro a leggere bene la norma, in particolare il comma 5 dell'articolo 31 del provvedimento oggi all'esame del Senato, secondo cui qualunque lavoratore individualmente può chiedere l'arbitrato in qualunque stadio di eventuali controversie. Quindi, anche di fuori dei contratti collettivi nazionali e, in tal caso, anche senza certificazione. Dire, come sostanzialmente fa Sacconi, che c'è la 'volontà del lavoratore' che 'non è un minus habens' significa dimenticare la storia del diritto del lavoro che è stato costruito proprio per proteggere i lavoratori nei momenti di debolezza. Penso ad esempio al momento della prima assunzione, prima del rinnovo di un contratto a termine. In questi momenti il lavoratore potrebbe essere costretto a firmare un mandato in bianco a un arbitro e il certificatore potrebbe anche accertare una volotà che, in questo caso, sarebbe coatta".
Giuseppe Lumia, senatore Pd: "Il governo vuole indebolire il sistema di tutele e garanzie dei lavoratori e rafforzare la posizione dominante dei datori di lavoro. Un modo di aggredire indirettamente l'articolo 18. Con questa legge il lavoratore licenziato potrà ricolgersi o al giudice o ad un soggetto terzo, ma mentre il primo giudica secondo legge, il secondo giudica in base alla sua idea di giustizia. Il provvedimento va a scapito della parte più debole, ovvero il lavoratore, che potrebbe essere costretto già nel contratto di assunzione ad accettare il ricorso all'arbitrato, piuttosto che al giudice".
Maurizio Zipponi, responsabile welfare IDV: "Il disegno di legge che impedisce ai lavoratori di rivolgersi al giudice nel caso di diritti violati, a partire dall'ingiusto licenziamento, trasforma definitivamente questo governo in un esecutivo che fomenta la violenza contro il mondo del lavoro. Ci opporreno in Parlamento con tutte le nostre forze contro questa deriva di un regime autoritario".

mercoledì 25 novembre 2009

NUOVO INCONTRO TRA BERLUSCONI E TREMONTI CON CISL E UIL ESCLUDENDO LA CGIL


Dopo le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, il Governo ripropone la stessa strategia anche per discutere della Finanziaria. Oggi il premier, Silvio Berlusconi, ed il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, hanno incontrato soltanto i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti escludendo, di fatto, la Cgil.
Molti i temi sul tavolo, dal taglio delle tasse sul lavoro dipendente ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego, alla detassazione del salario di secondo livello.
All'incontro è seguita una polemica a colpi di comunicati stampa.
La Cgil ha attaccato il governo e la Cisl di Raffaele Bonanni: "Il Governo continua irresponsabilmente a dividere i sindacati, è singolare che prima di andare a un incontro, da quale la più grande organizzazione sindacale è stata esclusa, Bonanni ci inviti ad una battaglia comune per la fiscalità 'per fare più forte il sindacato'. Vorrei ricordare a Bonanni che il tempo delle doppiezze dovrebbe essere finito. Spieghi invece perché, dopo tre mesi di lavoro di un gruppo di esperti di Cgil, Cisl e Uil per costruire una posizione comune sul tema del fisco volta a ridurre le tasse su lavoratori dipendenti e pensionati, la Cisl abbia deciso unilateralmente di fare la sua iniziativa".
La Cisl ha ribattuto: "la riunione aveva carattere informale. Così come ce ne sono state in passato fatte da tutti i sindacati". "Non si capisce con quale diritto la Cgil si rivolge alla Cisl e al suo segretario generale Bonanni con un tono inquisitorio ed aggressivo".

martedì 30 giugno 2009

I DISOCCUPATI NAPOLETANI FISCHIANO BERLUSCONI

IL PREMIER: "LI MANDA LA SINISTRA, SI VERGOGNI"
Una cinquantina di disoccupati napoletani, rappresentanti della Cgil, lavoratori della Atitech e della Tirrenia, accolgono con fischi ed insulti il premier Silvio Berlusconi al suo arrivo al teatro San Carlo di Napoli. Berlusconi ha partecipato a un incontro organizzato da Confindustria per "premiare i napoletani eccellenti nel mondo".

"Quelli che sentite - ha commentato con i giornalisti - sono gli organizzati alla sinistra, sono quelli che conosciamo bene e questa sinistra si dovrebbe vergognare. Abbiamo, ahimè, questa sinistra che in effetti è la nemica del Paese"

Difronte alle contestazioni il premier continua ad attaccare la sinistra e dichiara che potrebbe "fare di più se ci fosse meno invidia personale e meno odio politico fra le parti" e poi si richiama all'appello del Presidente Napolitano "Il Presidente della Repubblica ha detto basta, diamo tregua, io penso e spero che venga seguito il suo suggerimento e il suo consiglio perchè il G8 sarà una cosa importante".
Nel corso dell'incontro di Confindustria Berlusconi interviene nuovamente anche sulla crisi: "Basta con questa enfatizzazione della crisi, basta con questa paura ricorrente: la crisi deve avere fine da noi e con i nostri comportamenti ottimistici e fiduciosi", ha continuato "il sistema finanziario mondiale non presenta più rischi: i fallimenti che dovevano esserci, ci sono stati".
Per concludere non poteva mancare l'attacco alla Cgil: "Fuori c'era una manifestazione, mi dicono organizzata dalla Cgil, che manda i soliti quindici-cinquanta ragazzotti a insultarmi e i giornali titoleranno 'Berlusconi fischiato', ma io so che la Napoli vera siete voi, non loro".
Sulla vicenda è intervenuta anche la Iervolino: "Sono normali contestazioni, da quando sono in politica ci sono sempre stati sia quelli che urlano evviva sia quelli che urlano vergogna".

mercoledì 10 dicembre 2008

LA CGIL DI TERNI ALL'ATTACCO

In attesa dello sciopero generale del 12 dicembre la segretaria generale della Camera del lavoro di Terni, Lucia Rossi, affila gli artigli e parte all'attacco denunciando, finalmente, la situazione economica locale invitando a riflettera sulla gravità della crisi. "Quella che si vive a Terni è una situazione paradossale: si avvicinano le scadenze elettorali per le amministrative, ma l'unico dibattito politico in corso è quello sul toto-nomi o sul posizionamento tattico di questo o quel potenziale candidato. E così si assiste a una discussione sterile e ingabbiata, in cui non si esplicitano i programmi, le idee e le proposte ne, tanto meno, coloro che dovrebbero interpretarli adeguatamente" e ancora, "Mi pare che ci sia una sottovalutazione della situazione economica generale, che rischia di diventare drammatica nella nostra provincia. Non si tratta di diffondere il pessimismo,ma in un quadro di incertezza come quello attuale, chi rischia sono soprattutto le donne e i giovani", "i primi a pagare saranno gli interinali, i precari, le donne che operano nei servizi e nella cooperazione sociale. Basti pensare alla riduzione del budget per le Aziende sanitarie, che dovranno ridurre le spese del 30 per cento".
Credo che tali dichiarazioni non abbiano bisogno di altro commento.

giovedì 13 novembre 2008

ASSALTO SQUADRISTA ALLA CGIL

Guglielmo Epifani

"Proprio in queste ore 40 esponenti della destra sono entrati all'interno di una nostra struttura della Flc: era già successo, non è la prima volta, ma ora io dico basta con questi metodi squadristici". Questa una delle dichiarazioni del segretario della CGIL Guglielmo Epifani che, durante l'assemblea dei pensionati dello Spi, ha denunciato l'ultimo preoccupante assalto ad una sede del suo sindacato. Premettendo che tali episondi non vanno sottovalutati "Non consentiremo che forme dirette o indirette di violenza e sopraffazione possano vincere sulla forza delle idee della ragione e della giustizia", ha comunque rivolto un invito alla calma in previsione della manifestazione di domani "In questi giorni sono avvenute molte cose e c'è stato anche qualche episodio limitato di violenze. Ma io dico ai giovani: solo un movimento pacifico allarga i consensi e la storia che abbiamo alle spalle ci insegna che dalla strada dell'illegalità non solo non se ne esce ma fa diventare più deboli e vulnerabili".
IL CASO - Una quarantina di ragazzi di Azione Giovani hanno occupato per un'ora la sede nazionale della Flc-Cgil a Roma esponendo stricioni, lanciando slogan e volantini senza che la polizia fosse in grado di intervenire. I giovani di destra, con bandiere "issate su robuste aste" "hanno lanciato insulti contro il sindacato, il personale della scuola e gli insegnanti fannulloni".
I ragazzi di Azione Giovani si giustificano dicendo "È stata un'occupazione lampo, pacifica e simbolica, durata pochi minuti, il tempo necessario per riportare l'attenzione sui veri problemi della scuola italiana".
In un clima che si fa sempre più 'caldo' ed 'avvelenato', speriamo che la calma, la maturità e la pazienza illuminino le scelte di tutti coloro che possono fare qualcosa. Mi auguro che chiunque abbia responsabilità, anche alte, mantenga sempre a mente che le 'paure' e le 'insicurezze' devono essere governate e non cavalcate!!!
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