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martedì 8 novembre 2011

BERLUSCONI "RIMETTERA' IL SUO MANDATO" DOPO L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE DI STABILITA'


"Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea". Questa è parte della nota del Quirinale apparsa qualche minuto fa che continua, al termine dell'incontro tra il presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica: "Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione".
Questa la conclusione della giornata che, dopo l'approvazione del Rendiconto generale dello Stato, ha certificato la fine della maggioranza che si ferma a 308 voti. Un solo astenuto (Stradella del Pdl) mentre l'opposizione non ha partecipato al voto. Otto i "traditori" registrati dal presidente del Consiglio in aula.
Indiscrezioni annunciano a breve un comunicato della presidenza del Consiglio.


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lunedì 5 settembre 2011

(MANOVRA) L'APPELLO DEL CAPO DELLO STATO A TUTTE LE FORZE POLITICHE: "INSERIRE MISURE PIU' EFFICACI, SI E' ANCORA IN TEMPO"


E' un vero e proprio appello a tutte le forze politiche quello che il Capo dello Stato ha diramato questa sera con il seguente comunicato: "Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall'odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi. E' un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia come è indispensabile e urgente. Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità. Faccio appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudizi insostenibili".
Nella giornata che ha messo ko Piazza Affari sembra che il solo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si renda conto della situazione allarmante?


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martedì 18 maggio 2010

E' MORTO EDOARDO SANGUINETI, L'ULTIMO POETA

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"La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina"
Edoardo Sanguineti

Oggi si è spento, all'età di 79 anni, Edoardo Sanguineti. Autore teatrale, critico letterario, saggista, professore universitario, studioso di Dante, scrittore dell'avanguardia e poeta, teorico più famoso del Gruppo '63, deputato indipendente del PCI, Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di gran merito della Repubblica Italiana, membro fondatore della "Accadémie Européenne de poésie" (Lussemburgo) e membro consulente del "Poetry International" (Rotterdam).
Nato a Genova nel 1930, si fa fatica a ripercorrere le numerose attività culturali e di impegno civile che hanno riempito la sua esistenza. Si trasferisce, bambino, a Torino dove entra in contatto con un mondo culturale in fermento. Nel 1951, appena ventenne, inizia a scrivere l'opera che chiamerà "Laborintus". E' di questo anno la sua dichiarazione di poetica 'I santi anarchici', il suo uditorio si è allargato rispetto alla piccola comunità di lettori inziale: "Si comunica, a principio, con una ristrettissima cerchia di complici. Poi, quando accade, se accade, l'uditorio si allarga, e l'orizzonte dei destinatari, ma sarebbe più esatto dire dei committenti, si dilata, e diviene un pubblico vero. Ma si è comunque segnati per sempre, in una certa misura, da quei lettori primi, settari e faziosi, che formano una microsocietà di favoreggiatori e di conniventi. Perchè chi scrive, scrive, in sostanza, per la semplice ragione che non trova, disponibili e prefabbricate, per quanto si guardi in giro, quelle poesie, quelle scritture in genere, che vorrebbe precisamente leggere, e deve costruirsele da solo. La poesia è un fai-da-te che trova una convalida iniziale, se si è fortunati, in una limitata cerchia di consumatori, altrettanto insoddisfatti delle merci letterarie che circolano nel mercato dei versi e dei libri".
Alla fine degli anni cinquanta inizia la carriera universitaria e, nei primi anni sessanta, inizia il decennio importantissimo con la conoscenza di Luciano Berio - con cui scrive l'anti-opera 'Passaggio' - e, nel 1963, la nascita del Gruppo '63 di cui diviene, insieme ad Angelo Guglielmi, il teorico più famoso.

Bibliogafria essenziale:
Laborintus (1956)
Triperuno (1960)
Interpretazione di Malegolge (saggio, 1961)
Tra liberty e crepuscolarismo (saggio, 1961)
Capriccio italiano (1963)
Ideologia e linguaggio (saggio, 1965)
Il realismo di Dante (saggio, 1966)
Guido Gozzano (saggio, 1966)
Il giuoco dell'oca (1967)
Teatro (1969)
Poesia del Novecento (antologia, 1969)
Storie naturali (1971)
Wirrwarr (1972)
Giornalino (1976)
Postkarten (1978)
Stracciafoglio (1980)
Scartabello (1981)

martedì 9 marzo 2010

CARLO AZELIO CIAMPI: E' "LA STRAGE DELLE ILLUSIONI, IL MASSACRO DELLE ISTITUZIONI" OCCORRE "PROTEGGERE LA MASSIMA ISTITUZIONE DEL PAESE"


L'ex Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, parla con profonda amarezza di quello che sta accadendo nel nostro Paese e tenta di fare il punto dopo i gravi episodi delle ultime settimane.
Relativamente al decreto salva-liste: "E' la conferma che con quel decreto il governo fa ciò che la Costituzione gli vieta, cioè interviene su una materia di competenza delle Regioni. Speriamo solo che a questo punto non accadano ulteriori complicazioni...". Per il Presidente si tratta di un "aberrante episodio di torsione del nostro sistema democratico".
Dopo il "pasticciaccio di Palazzo Chigi", la sentenza pronunciata ieri dal Tar del Lazio che ha respinto il ricorso del Pdl, i ricorsi avanzari da diverse giunte regionali, potrebbe accadere che, dopo le elezioni, anche la Corte Costituzionali giudichi quel decreto illegittimo e per Ciampi "Il risultato, in teoria, sarebbe l'invalidazione dell'intero risultato elettorale. Il rischio c'è, purtroppo. C'è solo da augurarsi che il peggio non accada, perchè a quel punto il Paese precipiterebbe in un caos che non oso immaginare".
Per quanto riguarda il suo successore, Giorgio Napolitano, dichiara: "Non mi piace mai giudicare per periodi ipotetici dell'irrealtà. Allo stesso tempo, trovo sbagliato dire adesso 'io avrei fatto, io avrei detto'. Ognuno decide secondo le proprie sensibilità e secondo le ncessità dettate dal momento. Napolitano ha deciso così. Ora, quel che è fatto è fatto. Lo ripeto: a questo punto è stata imboccata una strada, e speriamo solo che ci porti a un risultato positivo". "Ma che senso ha - continua il Presidente emerito -, adesso, sparare sul quartier generale? Al punto in cui siamo, è nell'interesse di tutti non alimentare la polemica sul Quirinale, e semmai adoperarsi per proteggere ancora di più la massima istituzione del Paese".
"Io credo che la soluzione migliore sarebbe stata quella di rinviare la data delle elezioni. Ma per fare questo sarebbe stata necessaria una volontà politica che, palesemente, nella maggioranza è mancata. Ma soprattutto io credo che sarebbe stato necessario, prima di tutto, che il governo riconoscesse pubblicamente, di fronte al Paese e al Parlamento, di aver commesso un grave errore. Sarebbe stato necessario che se ne assumesse la responsabilità, chiedendo scusa agli elettore e agli eletti. Da qui si doveva partire: a quel punto, ne sono sicuro, tutti avrebbero lavorato per risolvere il problema, e l'opposizione avrebbe dato la sua disponibilità a un accordo. Bisognava battersi a tutti i costi per questa soluzione della crisi, e inchiodare a questo percorso che l'aveva causata. Ma purtroppo la maggioranza, ancora una volta, ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità, e di forzare la mano". "Di nuovo, assistiamo sgomenti al graduale svuotamento delle istituzioni, all'integrale oblio dei valori, al totale svilimento delle regole: questo è il male oscuro e profondo che sta corrodendo l'Italia".
Concludendo, dopo un passaggio delle sue radici, ha constatato che quella forma di "pedagogia repubblicana" sia stata necessaria ma insufficiente. "Cosa vuole che le dica? Purtroppo questo è il drammatico paesaggio italiano, nè bello nè facile. E questo è anche il mio più grande rimpianto di vecchio: sulla soglia dei 90 anni, mi accorgo con amarezza che questa non è l'Italia che vagheggiavo a 20 anni. Allora ci svegliavamo la mattina convinti che, comunque fossero andate le cose, avremmo fatto un passo avanti. Oggi ci alziamo la mattina, e ogni giorno ci accorgiamo di aver fatto un altro passo indietro. E' molto triste, per me che sono un nonuagenario. Ma chi è più giovane di me non deve perdersi d'animo, e soprattutto non deve smettere di lottare".
Non posso fare altro che ringraziare il Presidente Ciampi. Avremmo bisogno di molti altri che iniziassero a parlare così.

martedì 8 settembre 2009

8 SETTEMBRE, NAPOLITANO: DALLA RESISTENZA LIBERTA', INDIPENDENZA E DIGNITA'


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a Porta San Paolo, nel corso delle celebrazioni per l'8 settembre ha dichiarato "Libertà, indipendenza e dignità per l'Italia sono i valori fondamentali che oggi bisogna sottolineare alla vigilia dell'inizio dell'attività celebrativa del 150° anniversario dell'unità nazionale", "ci sono stati tanti partigiani e militari che hanno combattuto per ridare libertà, indipendenza e dignità all'Italia", "c'è da sottolineare anche la continuità con le battaglie del risorgimento e le altre che hanno garantito lo sviluppo dello Stato unitario e democratico".

Il Ministro della difesa, Ignazio La Russa, presente alle celebrazioni ha affermato che l'8 settembre deve essere ricordata "come un momento fondante dell'unità d'Italia e del nostro stare insieme", "questa è l'occasione per affidare al futuro il ricordo del sacrificio di chi si immolò per contribuire alla crescita libera della partia", "qui non ci fu un solo italiano che combattè al fianco dei tedeschi", coloro che combatterono l'8 settembre furono "uniti dalla comune volontà di conservare l'integrità del territorio nazionale contro la barbara invasione tedesca", il ministro conclude "un miracolo che si ripetè 15 giorni dopo con il sacrificio indimenticati di Salvo D'Acquisto".
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