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giovedì 12 gennaio 2012

DOPPIA BOCCIATURA DEL REFERENDUM, CI TENIAMO IL PORCELLUM...



Nelle poche righe diffuse la doppia bocciatura dei quesiti referendari: "La Corte costituzionale, in data 12 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica). La sentenza sarà depositata entro i termini di legge". Le motivazioni conterranno anche un monito sulla necessità di cambiare la legge vigente, il cosiddetto Porcellum.
Immediata la reazione del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che arriva a parlare di "deriva antidemocratica. E' uno scempio della democrazia, così si rischia il regime. Manca solo l'olio di ricino. E' una decisione politica per fare un piacere al capo dello Stato". 
"Parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale - non si fa attendere la replica del Quirinale - come qualche esponente politico ha fatto, di 'una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato' è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale".

Le reazioni:

  • Andrea Morrone, Comitato Promotore: "Questa non è la prima né sarà l'ultima iniziativa referendaria che si conclude con una bocciature della Consulta ma la nostra battaglia per il sistema maggioritario e per la democrazia continuerà e non si ferma di certo adesso";
  • Arturo Parisi, Pd: "Noi abbiamo fatto la nostra parte. Adesso tocca ai partiti, a quelli che questa legge l'hanno voluta e a quelli che ne hanno goduto. Non vorrei essere nei loro panni ma noi continueremo in modo diverso la battaglia dentro e fuori il Parlamento per interpretare il milione duecentomila firme raccolte";
  • Mario Segni: "Questa è una sentenza politica e non giuridica. La Corte si è fatta spingere da forti pressioni politiche. Vedrò quali motivazioni giuridiche ci possano essere, staremo a vedere. E' un giorno triste, io sono addolorato perché questa era una soluzione al problema di quella legge schifosa che è il porcellum. L'Italia ha perso l'occasione per sbarazzarsi di una delle sue peggiori leggi. Tra qualche giorno parleranno di altro e la legge elettorale verrà rimandata all'anno prossimo prima delle elezioni";


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giovedì 11 agosto 2011

(CRISI) LE REAZIONI AL DISCORSO DI TREMONTI.





Ecco le principali reazioni al discorso di Tremonti, già definito "fumoso" dall'alleato Bossi:

  • Pierluigi Bersani, segretario Pd: "Noi non dovevamo arrivare qui, non c'era nessuna ragione perché l'Italia fosse, nella bufera mondiale, la più esposta. Avevamo un avanzo primario, un deficit sotto controllo e un'economia che doveva essere rianimata con un pò di crescita", "Secondo, e questo che dico non toglie nulla al nostro senso di responsabilità e al contributo che daremo, noi pensiamo che la situazione politica italiana sia nel cuore di questa crisi e non ne possa essere separata. Come mai in Portogallo, in Irlanda, in Grecia, adesso in Spagna, a loro modo si è cambiato un governo?";
  • Pier Ferdinando Casini, leader UdC: "Ho capito di più leggendo i giornali". "Non ringrazio Tremonti per la sostanza - ha aggiunto - mi auguro che lui abbia le idee così chiare da non volerci anticipare le misure, così da non rovinare il decreto". Poi ha concluso: "Il commissariamento di cui parlano i giornali è un dato di fatto: siamo stati commissariati e non abbiamo armi per opporci al commissariamento perché se la Bce non interviene, non blocca la crisi di sfiducia vera nei nostri contronti. Voglio dire a tutti i colleghi dell'opposizione, di cui sono convintamente parte, che bisogna stare attenti perché se si crede che il commissariamento riguarda solo il Governo ci si sbaglia, è l'intero sistema politico ad essere commissariato, opposizione compresa";
  • Antonio Di Pietro, leader IdV: "L'esposizione fatta dal ministro Tremonti sulla crisi economica è aria fritta". "Poco fa il ministro Umberto Bossi ha dichiarato che il suo incontro con Berlusconi è stata una rottura di coglioni. Questa è la realtà del nostro governo che sa fare solo proposte fumose". Per Di Pietro "l'esecutivo se ne deve andare a casa per mancanza di credibilità. E' questo il vostro vero handicap. Siete incapaci di intendere e volere quello di cui il nostro Paese ha bisogno in questo momento". "Non ci avete mai dato una risposta - ha concluso - ma ora avete il coraggio di chiederci di condividere al buio misure che non avete mai spiegato. Per questa ragione non siete credibili. E per lo stesso motivo cambiare governo è una precondizione irrinunciabile, come pure mandare a casa questo parlamento di nominati";
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lunedì 23 maggio 2011

BERLUSCONI A RETI QUASI UNIFICATE: PER L'AGCOM HA VIOLATO I REGOLAMENTI ELETTORALI, MULTATI TG1, TG2 (E IO PAGO!!!), TG4, TG5 E STUDIO APERTO


L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha deciso di comminare multe ai notiziari che "nella giornata di venerdi 20 maggio", "in prime time" hanno intervistato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (TG1, TG2, TG4, TG5 e Studio Aperto). Al TG1 e al TG4 la sanzione è quella massima prevista 258.230,00 Euro, in quanto recidivi, per gli altri la singola sanzione ammonta a 100.000,00 Euro.
E io pago, dunque. Si, perché la Rai dovrà sborsare per questo scherzetto ben 358.230,00 Euro!!!
Ecco il testo del comunicato stampa diramato dall'Agcom:
"La Commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella sua riunione odierna, ha esaminato, anche alla luce degli esposti presentati, la situazione determinatasi nella giornata di venerdi 20 maggio, nella quale si è avuta la trasmissione, in prime time, da parte dei notiziari TG1, TG2, TG5, TG4 e Studio Aperto, di interviste al Presidente del Consiglio.
Sul punto l'Autorità aveva chiesto lo scorso 21 maggio chiarimenti urgenti alle emittenti interessate. Considerate le osservazioni pervenute da RAI e Mediaset, la Commissione ha ritenuto che le interviste, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, ed omologhe per modalità di esposizione mediatica, abbiano determinato un violazione dei regolamenti elettoali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall'Agcom. La Commissione ha pertanto deliberato, a maggioranza, di comminare a TG1 e TG4 la sanzione nella misura massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi, e sanzioni di 100 mila euro ciascuno a TG2, TG5 e Studio Aperto.
L'Autorità ribadisce che vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso.
L'Autorità ha infine chiarito che il divieto di diffusione di sondaggi sulle intenzioni di voto rimane in vigore su tutto il territorio nazionale fino allo svolgimento del secondo turno delle elezioni amministrative".

Le Reazioni:
  • Maurizio Migliavacca, Pd: "La multa che l'Agcom ha comminato ai telegiornali della Rai e, in particolare al Tg1 di oltre 250 mila euro, è una vera e propria 'tassa Minzolini' che gli italiani ora saranno costretti in qualità di abbonati a pagare. Una tassa che nasce dall'arroganza e dalla volontà di occupazione del presidente del Consiglio della televisione pubblica e non solo". "Oltre al danno di un mancato pluralismo - conclude Migliavacca - per gli italiani arriva anche la beffa di una multa che sarà di fatto pagata dai contribuenti italiani. Dato che Minzolini sa bene quello che fa forse sarebbe il caso che la Rai si rivalesse nei suoi confronti";
  • strepita Mediaset: "Mediaset - si legge nella nota - è allibita per le sanzioni decise oggi dall'Agcom contro le quali ricorrerà immediatamente al TAR". "Con questa decisione l'Autority impedisce di fatto alle televisioni di fare il proprio mestiere di informazione e in questo modo diventa parte anziché arbitro, come la legge vorrebbe, del confronto politico";
  • Daniele Capezzone, portavoce PdL: "La decisione di oggi relativa ai tg Rai e Mediaset ha un unico, chiaro effetto: quello di mettere seriamente a rischio la credibilità dell'Agcom. A meno di ritenere, come la sinistra sembra fare, che le tv possano sentire e intervistare chiunque, tranne il presidente del Consiglio";
  • Antonio Di Pietro, IdV: "L'Italia dei Valori presenterà domani stesso un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale. E' assurdo che i cittadini paghino di tasca loro per le violazioni commesse dai responsabili dei Tg del servizio pubblico che ubbidiscono ai diktat di Palazzo Chigi e non informano correttamente gli italiani".
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martedì 26 aprile 2011

VERTICE ITALO-FRANCESE: SCOPPIA L'AMICIZIA ATOMICA. BERLUSCONI SVELA L'INGANNO DELLA MORATORIA SUL NUCLEARE


Roma, nella cornice di Palazzo Madama si è svolto il vertice italo-francese con un siparietto sul nucleare tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il premier francese, Nicolas Sarkozy. Berlusconi ha svelato l'inganno della moratoria sul nucleare: "Noi siamo assolutamente convinti - ha detto - che l'energia nucleare è il futuro per tutto il mondo. La moratoria è servita per avere il tempo che la situazione giapponese si chiarisca e nel giro di 1-2 anni l'opinione pubblica sia abbastanza consapevole da tornare al nucleare. L'energia nucleare è sempre la più sicura. Il disastro giapponese si è verificato perché la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva. L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i cittadini italiani. Se fossimo andati oggi al referendum, il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni. La moratoria, quindi, rappresenta una posizione di buonsenso del governo. Il nucleare è un destino ineluttabile. Intanto, questa decisione ci rende molto più proiettati sulle rinnovabili".
Nel discorso, ovviamente, non poteva mancare un attacco a sinistra: "L'Italia - ha continuato Berlusconi - con Enrico Fermi è stato il primo Paese al mondo a saper sfruttare l'energia nucleare ed era all'avanguardia nella realizzazione di centrali nucleari negli anni Settanta. Poi sappiamo cosa è accaduto: l'ecologismo di sinistra si è messo di traverso e l'Italia ha dovuto interrompere i lavori di centrali che erano quasi terminate. Da allora noi dobbiamo acquisire tutta l'energia che consumiamo all'estero e questo ci porta ad un costo che grava su tutta l'economia, oltre che sulle famiglie italiane".
Quindi l'intervento del premier francese che ha prestato la spalla al collega d'oltralpe difendendo la sicurezza delle sue centrali: "Rispettiamo la decisione della moratoria sul ritorno all'energia nucleare adottata dall'Italia, ma se gli italiani decideranno di tornare al nucleare, la Francia sarà un partner accogliente e amico. Siamo pronti a lavorare con voi e a rispondere a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali. L'incidente di Cernobyl era chiar: un reattore aveva funzionato male e non era stato installato in modo corretto. A Fukushima, l'impianto ha resistito a un terremoto di 9 gradi Richter, ma non ad un evento eccezionale come lo tsunami. Noi e l'Italia non abbiamo gas né petrolio. Chi può pensare che il solare o l'eolico possano compensare il nucleare? Tutti abbiamo firmato per limitare le emissioni di CO2 e io voglio sottolineare che il nucleare non emette CO2. Quindi il dibattito è sulla sicurezza. La Francia ha perso di recente dei contratti, perché le nostre centrali sono troppo costse. Chi agita la paura non capisce che i francesi e gli italiani vogliono vivere in sicurezza, ma riscaldarsi e illuminare le loro case".
Le reazioni:
  • Antonio Di Pietro, Idv: "Berlusconi ha confessato, oggi abbiamo la prova dell'imbroglio, da noi denunciato sin dal primo momento. Non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne. Infatti, per sua stessa ammissione, vuole sospendere per un anno o due il ritorno all'atomo per poi ridargli vita con più forza. Bloccare il referendum, in queste condizioni, significa violare un diritto costituzionale garantito a quel milione di cittadini che lo ha richiesto formalmente. Per questa ragione, il capo dello Stato dovrebbe impedire tale misfatto, e ci auguriamo che lo faccia senza alcun indugio";
  • Stella Bianchi, Pd: "Berlusconi ha chiarito oggi il senso dell'emendamento del governo sulle centrali nucleari. Berlusconi stesso dice che è solo un rinvio per paura del giudizio degli elettori e in spregio alle regole della democrazia che impongono al governo il rispetto del referendum già indetto per il 12 e 13 giugno prossimi. In quel decreto omnibus non c'è di fatto nessuna abrogazione del decreto per riportare il nucleare in Italia. Il piano sbagliato del governo è in piedi, come Berlusconi si affretta a confermare a Sarkozy, e con esso gli affare miliardari per Edf sulle tasche dei cittadini italiani, insieme alla sorridente svendita di una parte importate dell'industria alimentare italiana. E se il piano di ritorno al nucleare rimane valido, allora anche il quesito referendario sulla decisione di tornare o meno al nucleare mantiene la sua validità. Il presidente del Consiglio ha la presunzione di dire proprio oggi che l'energia nucleare è la più sicura al mondo esattamente il giorno dell'anniversario della catastrofe di Chernobyl. Se Berlusconi è così convinto da sfidare migliaia di morti, lutti, dolore, terreni contaminati, perché mai dovrebbe temere il giudizio degli italiani contro il suo nucleare?";
  • Angelo Bonelli, Verdi: "Le dichiarazioni di Berlusconi sono la prova provata dell'inganno del governo sul nucleare e rappresentano l'interpretazione autentica del fatto che dal punto di vista giuridico la norma approvata al Senato e che ora passa alla Camera è solo un differimento. Dopo queste dichiarazioni l'Ufficio referendum della Corte di Cassazione non può che confermare i referendum del 12 e 13 giugno. Quella proposta dal governo non è uno stop, ma semplicemente uno stratagemma per non far svolgere i referendum su nucleare e acqua ed evitare, espropiando i cittadini italiani di esprimersi direttamnte su questioni fondamentali per il Paese. Oggi è chiaro che quello architettato dal governo è un imbroglio".
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martedì 19 ottobre 2010

ED ECCO A VOI L'ALFANO RETROATTIVO CON L'AIUTO DEI FINIANI


Alla Commissioni Affari Costituzionali del Senato passano due emendamenti al cosiddetto Lodo Alfano proposti da Carlo Vizzini (Pdl) in base ai quali "i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l'assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare". Ad approvare l'emendamento sulla retroattività 13 senatori di Pdl e Lega, uno di Futuro e Libertà ed uno dell'Mpa.
Perché diventi legge, tale nuovo lodo Alfano costituzionale e retroattivo, dovrà essere approvato quattro volte, due alla Camera e due al Senato, senza modificazioni del testo.

Le reazioni:
Pier Luigi Bersani, segretario del PD: "Viaggiamo ai limiti dell'assurdo. Credo che sia indecoroso e vergognoso pensare di procedere alla soluzione per via parlamentare e costituzionale", "Faremo barricate con tutte le forze che abbiamo".
Anna Finocchiaro, presidente senatori del PD: "è l'ennesimo schiaffo alla giustizia nel nostro Paese. Siamo ancora una volta di fronte a una maggioranza, tutta, perché anche gli esponenti di Fli e Mpa hanno votato a favore, che fa finta di discutere di riforma della giustizia, ma che in realtà si preoccupa sempre e comunque di tutelare compattamente gli interessi e il destino di una persona sola: Silvio Berlusconi. E' una cosa vergognosa".
Pahco Pardi, senatore IDV: "così si prepara la strada dell'immunità per Berlusconi se andrà al Quirinale".
Antonio Di Pietro, leader IDV: "Oggi al primo passaggio vero è stato smascherato anche il finto ritorno alla legalità di Fli", "saranno i cittadini, con il referendum, ad assumersi la responsabilità se vogliono vivere in una democrazia o in un regime".
Felice Belisario, IDV: "C'era da aspettarselo. Poco più di cinque minuti. Tanto è durato, in commissione Affari Costituzionali, il dibattito sulla riforma della legge elettorale. Poi si è subito passati a quello che era il vero provvedimento importante per il centrodestra: il lofo Alfano costituzionale. E' una vergogna".

lunedì 19 luglio 2010

BERLUSCONI DALL'UNIVERSITA' "TELEMATICA PRIVATA DEL CEPU" SFOTTE LA BINDI E DI PIETRO


Silvio Berlusconi va in visita all'università telematica e-campus di Novedrate (CO) riparte all'attacco del presidente del Partito Democratico, Rosy Bindi, e del leader IDV, Antonio Di Pietro.
"Mi accusano sempre - ha dichiarato - di circondarmi di belle ragazze senza cervello ecco invece qui delle belle ragazze che si sono laureate con massimo dei voti e che non assomigliano certo a Rosy Bindi". "Quando studiavo io lo sapeva tutto il condominio, quando si è laureato Di Pietro, invece, nessuno ne sapeva niente".
Tra una passeggiata ed un aperitivo nel campus dell'ateneo privato, il premier ha anche annunciato la prossima apertura della sua università del pensiero liberale a Villa Gernetto a Lesmo.

Le reazioni:
Rosy Bindi, presidente del Partito Democratico: "Su quello che ha detto il presidente del Consiglio, mi limito con tristezza a prendere atto che tra i tanti segnali della fine dell'impero c'è anche questa ormai logora ripetitività delle sue volgarità".
Fabio Mussi, ex ministro dell'Università: "Da una parte Gelmini e Tremonti affamano la ricerca e l'università pubblica italiane, dall'altra Berlusconi va in festosa visita all'università telemativa privata del Cepu".
Antonio Di Pietro: "Berlusconi, invece di continuare ad offendere la mia storia personale, rinunci ad avvalersi dell'insindacabilità prevista dall'articolo 68 della Costituzione" ed annuncia una querela, "così vedremo davanti ai giudici chi ci capisce di più non solo di italiano ma anche di diritto".

domenica 4 luglio 2010

LARGHE INTESE CERCASI








Anche se il presidente del Consiglio, dopo essere tornato dal soggiorno canadese per il G20 e da quello sudamericano a base di ballerine brasiliane, tenta disperatamente di riprendere le redini della sua maggioranza, la situazione sembra peggiorare giorno dopo giorno. Annunci e 'refusi' sulla manovra finanziaria, scontri al vertice, liti tra le correnti, nomine di ministri e creazione di ministeri, ddl intercettazioni e ampliamenti del lodo Alfano, mentre il Paese attende risposte alla crisi.
Della situazione - stranamente - sembra essersi accorta anche l'opposizione:
Pierluigi Bersani, segretario del PD: "Se la maggioranza non ce la fa, bisogna pensare a qualche altra ipotesi".
Enrico Letta, vice-segretario del PD: "Se questo esecutivo non è in grado di governare, la palla passi al Colle perché l'Italia in questo momento di crisi economica ha bisogno di essere governata", "nella maggioranza stanno esplodendo tutte le contraddizioni: dal federalismo, alla difficoltà di gestire la manovra economica con 'refusi' sulle pensioni, scontro con gli enti locali e polemiche sulle tredicesime".
Pier Ferdinando Casini, UDC: "Avverto che c'è un elemento nuovo: per la prima volta, Berlusconi ha ammesso che le cose non vanno, che la situazione non è tranquilla. Il che, conoscendolo, non è cosa da poco. Segno che comincia a farsi strada l'idea che non basta il demiurgo, che i problemi sono tutti politici", "La questione non è aggiungere un posto a tavole, cosa poco dignitosa, sia per chi apparecchia che per chi va a mensa. Ma aprire una fase politica nuova, che superi la teoria. Il mio appello è rivolto ancora una volta a tutti, e alla maggioranza in primo luogo. Occorre una formula che coinvolga le forze più responsabili dell'opposizione", "Giù le mani dal Colle e, parafrasando un motivetto caro al premier, meno male il Quirinale c'è".


Se, quindi, la maggior parte dell'opposizione - sia pur con inevitabili distinguo - sembrerebbe lanciare la palla al Colle, parte della maggioranza e l'IDV non restano in silenzio.


Italo Bocchino, finiano del PDL: "Letta sbaglia a chiedere l'intervento del Presidente della Repubblica sulle fibrillazioni interne al PDL. Al Capo dello Stato non compete dirimere questioni interne ai partiti e per la nostra Costituzione deve intervenire soltanto quando manca una maggioranza per sostenere il governo. La nostra maggioranza ha sempre dimostrato di essere tale e in mancanza di una crisi strutturale non c'è bisogno di alcuna verifica".
Daniele Capezzone, portavoce del PDL: "Enrico Letta e il PD possono mettersi il cuore in pace. Gli italiani hanno scelto un premier, un governo, una maggioranza, un programma. Il resto sono chiacchiere, vecchia politica e giochi di palazzo. Evocare robaltoni e coinvolgere il capo dello Stato sono due gravi autogol, che rinverdiscono la tradizione autolesionista del PD".
Antonio Di Pietro, IDV: "Non abbiamo intenzione di fare da stampella a chicchessia, e soprattutto non vogliamo tradire il voto degli elettori", "Chi ci ha votato lo ha fatto per costruire un'alternativa a Berlusconi. Basta riciclare vecchi personaggi, che si propongono di andare al governo senza passare per la verifica elettorale".

sabato 6 marzo 2010

FACCIAMO UN PO' COME CAZZO CI PARE o DELLA GIUSTIZIA SECONDO BERLUSCONI



"Far decidere i TAR meglio e bene, sulla base della interpretazione corretta della legge. Per questo è un decreto salva diritto di voto, non salva liste" (dal sito del Popolo della Libertà). Vogliono proprio prenderci per fessi, mentre loro se la cantano e se la ridono.
Il decreto del Governo non è affatto interpretativo come loro affermano, non si limita cioè ad offrire una lettura chiarificatrice delle norme elettorali in vigore ma ne stravolge l'impianto giungendo fino a retrodatare alcune delle 'innovazioni' introdotte. In tutto si tratta di tre articoli, di cui il primo di quattro commi che costituirebbero il nocciolo del provvedimento. Il primo comma consente di presentare le liste a Roma il primo giorno non festivo, vale a dire lunedi, mentre gli altri riguardano la situazione lombarda. Il secondo articolo accorcia i tempi della campagna elettorale e il terzo è quello dell'entrata in vigore.
Nel comunicato finale del Cdm, si legge: "Ribadita e sottolineata la necessità di assicurare il pieno esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo, il Consiglio ha condiviso l'esigenza di garantire i valori fondamentali della coesione sociale, presupposto di un ordinato svolgimento delle competizioni elettorali" e Maroni ha spiegato che "il governo si è limitato a dire quale è la interpretazione corretta da dare alle norme vigenti", "si tratta di un decreto di interpretazione autentica di alcune disposizioni riguardanti il procedimento elettorale". "Riteniamo - ha continuato il ministro - che alcune norme non siano state applicate in modo corretto. Per esempio, quanto alla presentazione delle liste a Roma, una circolare del ministero dell'Interno stabilisce che il Cancelliere non può rifiutarsi di ricevere liste e contrassegni, neppure se li ritenga irregolari o presentati tardivamente. Deve farlo e semmai rilevare che sono stati presentati fuori termine. A Roma ciò non è avvenuto".
Per arrivare all'approvazione del decreto lo scontro tra il governo e il Capo dello Stato ha raggiunto livelli altissimi. In un articolo de 'Il Messaggero.it' si legge "Duro, durissimo Silvio Berlusconi al Capo dello Stato è arrivato a prospettare non solo l'inutilità della sua firma sotta al decreto legge, ma anche l'uso della piazza per contestare 'una decisione che priva del diritto di voto milioni di cittadini'".
Le reazioni:
Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico: "Basta che uno lo legga e si accorge subito che è un trucco vergognoso. I cittadini devono rispettare le regole tutti i giorni, le altre liste devono rispettare le regole per le elezioni, loro di fanno le regole da se".
Pierferdinando Casini, leader dell'Unione di Centro: "Alla fine posso essere anche contento che abbiano riammesso le liste, ma il messaggio che passa al Paese è devastante. Il messaggio è che le regole valgono solo per i deboli, mai per i forti", "Ora ci devono spiegare perchè noi dobbiamo essere i fessi che rispettano le regole e, se non le rispettiamo, perchè manca ad esempio un timbro, siamo esclusi dalle elezioni di Trento e invece che fa il forte va sempre avanti. Per loro c'è sempre il nemico. Ma qui dov'è il nemico? Dove sono i giudici comunisti? Il complotto contro Berlusconi? Non c'è stato nessun complotto. E' solo che hanno litigato sino all'ultimo per cambiare i posti nelle liste e sono arrivate fuori tempo".
Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori: "Di fronte ad un golpe bisogna reagire nell'unica maniera possibile: con una insurrezione democratica popolare, con una grande manifestazione che faremo sabato prossimo a Roma e ci auguriamo possano partecipare tante persone per frenare questo golpe prima che sia troppo tardi", "da ieri stiamo alimentando questa grande manifestazione, soddisfatti del fatto che in queste ore si sta amalgamando tutta l'area dell'opposizione, sia dei partiti, sia della società civile, sia dei movimenti".

lunedì 13 luglio 2009

CORSA A CINQUE NEL PD: ANCHE BEPPE GRILLO SCENDE IN CAMPO





Beppe Grillo si candida alla segreteria del Pd. L'annuncio inaspettato sul suo blog. "Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un'alternativa al nulla", dichiara il comico genovese e ancora, "Il 25 ottobre ci saranno le primarie del PDmenoelle. Voterà ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all'introduzione delle centrali nucleari. alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell'acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano. La stampella di tutti i conflitti di interesse. Una creatura ambigua che ha generato Consorte, Violante, D'Alema, riproduzioni speculari e fedeli dei piduisti che affollano la corte dello psiconano. Un soggetto non più politico, ma consortilem, affaristico, affascinato dal suo doppio berlusconiano. Una collezione di tessere e distintivi. Una galleria di anime morte, preoccupate della loro permanenza al potere. Un partito che ha regalato le televisioni a Berlusconi e agli italiani l'indulto".
Per quanto riguarda il programma e le idee, Grillo dichiara: "Sarà quello a Cinque Stelle a livello nazionale la restituzione della dignita alla Repubblica con l'applicazione delle leggi popolari di Parlamento Pulito e un'informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi. Temi troppo duri per le delicate orecchie di Rutelli e Chiamparino. Ci sono milioni di elettori del PDmenoelle che verrebbero avere un PDcinquestelle. Con questo apparato affaristico e venduto non hanno alcuna speranza. Il PDmenoelle è l'assicurazione sulla vita di Berlusconi, è arrivato il momento di non rinnovare la polizza".
Le reazioni
Piero Fassino (PD): "Grillo non è iscritto al PD e lo ha attaccato di continuo. La sua candidatura è una boutade un pò provocatoria", e ancora "bisogna vedere se noi accettiamo la sua iscrizione al partito e non penso che si possa accettare. Per correre per la segreteria non basta l'iscrizione. Per me la cosa finisce qua".
Antonio Di Pietro (IDV): "La candidatura di Grillo a segretario del PD è una gran bella notizia. Così anche noi dell'Italia dei Valori potremo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del PD. Peccato che con una scusa o un'altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie, verrà respinta perchè non si deve disturbare il manovratore".
Mario Tullo (PD Liguria): "Spero che sia una delle tante provocazioni alle quali Grillo ormai ci ha abituato, peraltro è anche grazie alla fragilità delle regole che abbiamo che persino Grillo può candidarsi. Intendiamoci, se si presenta ad una sezione del PD e chiede la tessera, non c'è nessun problema a dargliela. E' ovvio che come a qualsiasi iscritto gli verrà richiesta coerenza di comportamenti, a partire da un atto di riflessione rispetto alle critiche a Napolitano", "mi fa piacere che tanti come Grillo citino Enrico Berlinguer come esempio da imitare, ma io nel 1975 ero già segretario della Fgci e ricordo un comizio memorabile con Berlinguer nel 1978 al "Verdi", mi chiedo dove erano in quegli anni tutti quelli che oggi si rifanno a Berlinguer..."

mercoledì 1 aprile 2009

ITALIA DEI VALORI: DI PIETRO A TERNI TRA L'ORLANDO FURIOSO E I DISSIDENTI


Alla vigilia dell'arrivo a Terni del leader dell'Italia di Valori rispuntano i dissidenti che contestarono a Leoluca Orlando una gestione troppo 'personalistica' del partito in Umbria. I tre espulsi dal partito sono in attesa di una pronuncia del Collegio di garanzia dell'Idv ma, intanto, non risparmiano nuove invettive. "Non ci pare che il provvedimento del garante (Leoluca Orlando ndr) sia un edificante esempio di democrazia ne un doveroso rispetto delle diversità che sono il sale della democrazia". Criticano il continuo rinvio del congresso regionale, che si sarebbe dovuto tenere a fine 2008, le nomine provinciali che, a loro dire, sono sbagliate, e i nuovi acquisti da sinistra di Federico Di Bartolo e Claudio Campili. Per ultimo, avevano proposto Raffaele Frattesi come candidato sindaco di Terni al posto di Di Bartolo.
Insomma, anche in casa Di Pietro le cose non sono tanto calme.

martedì 17 febbraio 2009

WALTER SI E' DIMESSO, PARTITO DEMOCRATICO NEL CAOS



Walter Veltroni si è dimesso. Dopo sedici mesi di sconfitte ha deciso di lasciare la guida del partito da lui creato, quel partito democratico che avrebbe dovuto rinnovare l'intero panorama della politica italiana e che, invece, è riuscito soltanto a consegnare il Paese a Silvio Berlusconi e a distruggere la sinistra tutta. Per "salvare il partito", dichiara, si assume le sue responsabilità. Ora si apre la fase più difficile, a pochi mesi dalle elezioni amministrative e dalle europee occorre scegliere un successore, almeno temporaneo.
Quello che avrebbe dovuto essere un sogno si è trasformato nell'incubo peggiore del buon Walter. Chi l'avrebbe mai detto. In sedici mesi lascia un partito allo sbando, senza una vera identità, senza valori condivisi, senza nemmeno un linguaggio comune. Diessino ma anche margheritino, cattolico ma anche laico, moderato ma anche radicale, il partito democratico è tutto e niente, senza identità. 
In questo clima le reazioni solo le più diverse. Ermete Realacci dichiara: "Ritengo le dimissioni di Veltroni un atto sbagliato perchè non vedo nel Pd oggi una sintesi possibile da Veltroni", Antonello Soro "Ora il partito ha la necessità dell'impegno di tutti. I passi successivi si decideranno collegialmente", il sindaco di Torino Chiamparino "Ci vuole un esercizio di leadership forte, non è questo il momento delle dimissioni", Massimo D'Alema "E' una situazione molto delicata che credo dovrà essere affrontata con senso di responsabilità nei luoghi appropriati", la Lanzillotta "Tutti quelli che hanno creduto e lottato per questo grande progetto non meritavano di essere abbandonati. Il progetto ora va avanti, ma certo da oggi tutto sarà più difficile". 
Al di fuori del Pd le reazioni sono anche più pesanti anche se troppo scontate quelle del Pdl. Antonio Di Pietro è come se avesse visto confermata la sua linea politica e dichiara "L'Idv sale, il Pd scenda. Questo dimostra che quando si sta all'opposizione, si fa opposizione non ammuina. L'unica vera opposizione siamo noi dell'Italia dei Valori. Il Pd è stato sconfitto perchè non si sa se è maschio o femmina, carne o pesce", "le dimissioni di Veltroni sono un atto dovuto che gli fa onore. Certo è che ora qualcuno deve spiegarci perchè la colpa era dell'Italia dei Valori".
Domani Veltroni spiegherà in una conferenza stampa le motivazioni che lo hanno indotto a dimettersi.


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