martedì 22 settembre 2009

DA DOMANI IL "FATTO" FINALMENTE IN EDICOLA, IL GIORNALE LIBERO



Nasce a Roma il "Fatto Quotidiano", il nuovo giornale diretto dall'ex direttore dell'Unità, Antonio Padellaro, e con il quale collaboreranno giornalisti del calibro di Marco Travaglio, Furio colombo, Peter Gomez, Antonio Tabucchi, Massimo Fini, Nando Dalla Chiesa, Luca Telese. Il resto della redazione sarà formata da giovani cronisti.
"Perchè un giornale nuovo proprio ora, con il settore editoriale in crisi e la stampa sotto assedio? Così ci hanno chiesto molti colleghi, italiani e stranieri. Rispondiamo che proprio per questo serve una reazione civile dei giornalisti", "La linea editoriale la darà la Costituzione" afferma Padellaro.
"Picchieremo là dove merita picchiare ed è ovvio che ci concentreremo su Berlusconi" promette Travaglio.
La nuova testata è stata lanciata negli ultimi mesi con l'utilizzo di internet e una serie di incontri. I risultati sono strabilianti, "28/30 mila abbonamenti sottoscritti, tra postali e on-line, cento ogni ora solo nella giornata di ieri" (IlSecoloXIX.it). Non ci saranno editori-padroni e nemmeno finanziamenti pubblici, "un giornale libero".

lunedì 21 settembre 2009

ROSARIO LIVATINO: DICIANNOVE ANNI FA VENIVA UCCISO IL 'GIUDICE RAGAZZINO'


Diciannove anni fa veniva ucciso dalla mafia il 'giudice ragazzino', Rosario Livatino. Sconosciuto all'opinione pubblica italiana prima del barbaro assassino, è oggi ricordato come "un martire della giustizia e, indirettamente, anche della fede..." (Papa Giovanni Paolo II, 9 maggio 1993).
"Il magistrato - scriveva Livatino - deve, nel momento del decidere, dimettere ogni vanità e soprattutto ogni superbia; deve avvertire tutto il peso del potere affidato nelle sue mani... disposto e proteso a comprendere l'uomo che ha di fronte e a giudicarlo senza atteggiamento da superuomo, ma anzi con costruttiva contrizione"
"Il giudice, oltre che essere deve apparire indipendente [...]. E' importante che egli offra di se stesso l'immagine di persona austera o severa o compresa del suo ruolo e della sua autorità o di irraggiungibile rigore morale, ma di persona seria, sì, di persona equilibrata, sì, di persona responsabile pure".

giovedì 17 settembre 2009

LODO ALFANO: ANCHE IL CANDIDATO SINDACO DI TERNI PER IL CENTRO-DESTRA ANTONIO BALDASSARRE CONTRO LE TESI DELL'AVVOCATURA DI STATO



Sono riuscito a leggere soltanto qualche stralcio delle memorie che l'avvocatura dello stato ha depositato alla Corte Costituzionale in difesa del lodo Alfano. Mi sembrano quantomeno apocalittiche, ne cito soltanto qualcuna:
"Il titolare di funzioni di massimo rilievo politico non solo deve avere la serenità sufficiente per il loro esercizio corretto ma prima di tutto deve essere sottratto a ogni condizionamento", "talvolta la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza e anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono dimostrati infondati". Secondo tale teso, l'eventuale bocciatura da parte della suprema Corte comporterebbe un "pericolo di danno all'esercizio di funzioni che, in quanto elettive, trovano una tutela diffusa nella costituzione".
Interviene nella vicenda anche il Prof. Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte costituzionale, ex Presidente della Rai e candidato sindaco della nostra città per il centro-destra alle ultime elezioni ammnistrative, contestando la tesi difensiva dell'avvocatura di stato. Il noto giurista, in un'intervista alla stampa, dichiara: "Non mi sembra proprio che quella sollevata dall'Avvocatura dello Stato sia una questione pertinente. Altre sono le questioni all'esame dei giudici", e ancora, "Da quel che sento, si dipinge un perverso circuito mediatico-giudiziario", "Ma se la situazione che si dipinge fosse vera, e non entro nel merito, allora dico che questa situazione vale per tutti gli italiani, mica solo per chi ha rilevanti cariche pubbliche. Anzi riguarderebbe più i cittadini comuni, perchè la violazione al diritto della propria privacy, nel nostro ordinamento, è mitigata nel caso di una persona che rivesta un incarico pubblico", "Il problema all'esame della Corte in verità e un altro. Il punto è se vi sia una disparità di trattamento tra le varie cariche dello Stato. Oppure se vi sia disparità tra i cittadini qualsiasi e le cariche dello Stato".

lunedì 14 settembre 2009

SALTA LA PRIMA PUNTATA DI BALLARO' E VESPA VOLA IN PRIMA SERATA


Continua l'assalto a Raitre. A circa 48 ore dalla messa in onda, una mail di poche righe per cancellare la puntata di Ballarò. In un momento difficile come l'attuale, tra voci insistenti di un cambio al vertice alla terza rete e i vari tentativi di cancellare il suo patrimonio e la sua linea editoriale: "Quello che sta succedendo è grave, gravissimo" - commenta il direttore Ruffini -"perchè dà un'idea della rai totalmente sbagliata, un'immagine scorretta di come di come si fa informazione; in Rai lavorano persone che credono nel proprio lavoro e nel servizio pubblico e questo deve essere chiaro a tutti. Non siamo al servizio di nessuno".
Sbarca in prima serata, invece, 'Porta a porta', il programma di Bruno Vespa e molti vedono anche in questa sostituzione la longa manus del governo. A parlare è ancora il direttore Ruffini: "La decisione è stata presa contro il parere della rete, mi hanno avvisato con una e-mail di poche righe, dopo che il nuovo ciclo del programma era stato presentato ufficialmente in Rai da me e da Floris alla presenza del capo dell'ufficio stampa. C'era tutto il tempo di organizzarsi. L'ho fatto presente al responsabile dei palinsesti: a noi dispiace per la forma e la sostanza, ma soprattutto perchè è una decisione sbagliata che danneggia gravemente l'azienda. Una decisione come questa, è inutile nasconderlo, all'esterno assume un significato negativo e fa intravedere scenari che sincaramente continuo a sperare non siano veri", e ancora - relativamente al possibile intervento del premier - "questo lo sta dicendo lei. Certo la cancellazione di 'Ballarò' senza motivo si presta a molte letture. Il palinsesto è un appuntamento col pubblico che va rispettato. Ecco, in questo caso, la necessità non la vedo. Potevamo tornare in onda con 'Ballarò' e lo stesso giorno, come stabilito, Bruno Vespa poteva andare in onda in seconda serata".
Da segnalare il bell'articolo - come sempre - di Aldo Grasso 'Da Miss Italia a Ballarò i palinsesti delle beffe' (CorrieredellaSera.it) in cui si mettono in evidenza i problemi organizzativi della televisione pubblica. "In Rai dirigenti scelti in virtù delle appartenenze politiche. I programmi abbandonati al loro destino". Sul caso in oggetto: "Porta a porta è un programma dal forte sapore istituzionale, la terza Camera del Parlamento italiano, come è stato più volte ribadito. Per tanti versi assomiglia a Miss Italia, ma è fatto meglio. Bruno Vespa (Mister Italia) ha il sacrosanto diritto di organizzare una diretta sulla consegna delle prime villette a terremotati dell'Abruzzo, presumibilmente con la partecipazione del nostro premier. Ma anche Giovanni Floris ha diritto alla sua trasmissione sull'Abruzzo, perchè in democrazia, nel Servizio pubblico, sentire due campane è meglio che sentirne una. Ma i vertici Rai non si occupano più di programmi. Non distinguono neanchè più una valletta da una villetta".
In attesa dei prossimi sviluppi accontantiamoci della bellissima inchiesta, andata in onda ieri sera, di 'Presadiretta' sul terremoto!!!

giovedì 10 settembre 2009

FINI A GUBBIO: CHIEDERE DEMOCRAZIA INTERNA NON RAPPRESENTA UN REATO DI LESA MAESTA'


Gianfranco Fini è arrivato a Gubbio nel primo pomeriggio alla Scuola di formazione del Popolo delle libertà dove era previsto il suo intervento davanti allo stato maggiore del partito. Accolto dal Ministro Bondi, i due hanno parlato per una mezz'ora. Quindi inizia l'intervento, queste le dichiarazioni più importanti:
"Non è degno il dibattito in un partito con questo stillicidio di dichiarazioni basate su tre ipotesi: che sono folle, che sono un 'compagno travestito' e che aspiro a fare il capo dello Stato. Hanno detto che io aspiro al Quirinale, ma piuttosto ambisco a fare il successore di Ban Ki Moon"
"Come vedete non ho uno scolapasta in testa e non l'ho mai avuto e quindi non posso essere liquidato come un mattarello che ogni tanto dice quello che gli passa per la testa. Lo dico con simpatia ad Umberto Bossi"
"Ieri a Berlusconi ho detto che dal 27 marzo non si è deciso nulla e il punto è proprio questo: non è possibile che non si sia deciso nulla, il partito non è un organigramma. Serve un cambio di marcia, un dibattito interno", "serve più democrazia interna", "non mi risulta si sia mai riunita la direzione del partito. Contestare il presidente del partito non è dannoso e anzi farlo significa iniettare nel corpo del partito elementi in assenza dei quali il partito rischia di non esprimere le sue potenzialità", "chiedere democrazia interna non rappresenta un reato di lesa maestà".

TUTTO IL PDL A GUBBIO IN ATTESA DI GIANFRANCO


A poco più di un anno dai baci e gli abbracci tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini in occasione del congresso che ha visto la nascita del Pdl, è scontro aperto. Dopo le dichiarazioni del Presidente della Camera, tutto lo stato maggiore del Pdl è in attesa del suo arrivo, oggi, alla scuola di formazione del partito a Gubbio dove dovrebbe spiegare "i limiti dell'esperienza del Pdl" che "da un anno a questa parte non è riuscito ad avviare un benchè minimo dibattito su principi e strategie del nuovo soggetto politico" (Il Messaggero.it). A detta di alcuni stretti collaboratori del Presidente della Camera, sarebbe "meglio tornare alla 'Casa delle Libertà' o al 'Popolo della Libertà e del Buongoverno' dove ogni partito porta il proprio contributo", "senza per questo essere ogni volta ridotto a minoranze più o meno silenziose a seconda della forza che ciascuno ha di dissentire dalla linea dettata da Arcore o da Palazzo Grazioli".
Tra gli ex colonnelli di An la tensione è palpabile. Soltanto il Ministro Altero Matteoli rilascia qualche dichiarazione: "Alcune delle dichiarazioni di Fini non fanno parte del bagaglio culturale della destra. Ma ha tutto il diritto di farle", "il confronto è necessario. Nè uscirà un Pdl più forte" e ancora, "Se Fini decide di tornare in via della Scrofa e dice 'via, ripartiamo, rifacciamo An', Chi gli dice di no? Ma il tema non è questo. Sono convinto che abbiamo fatto la scelta giusta. Non si può assolutamente tornare indietro".

martedì 8 settembre 2009

8 SETTEMBRE, NAPOLITANO: DALLA RESISTENZA LIBERTA', INDIPENDENZA E DIGNITA'


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a Porta San Paolo, nel corso delle celebrazioni per l'8 settembre ha dichiarato "Libertà, indipendenza e dignità per l'Italia sono i valori fondamentali che oggi bisogna sottolineare alla vigilia dell'inizio dell'attività celebrativa del 150° anniversario dell'unità nazionale", "ci sono stati tanti partigiani e militari che hanno combattuto per ridare libertà, indipendenza e dignità all'Italia", "c'è da sottolineare anche la continuità con le battaglie del risorgimento e le altre che hanno garantito lo sviluppo dello Stato unitario e democratico".

Il Ministro della difesa, Ignazio La Russa, presente alle celebrazioni ha affermato che l'8 settembre deve essere ricordata "come un momento fondante dell'unità d'Italia e del nostro stare insieme", "questa è l'occasione per affidare al futuro il ricordo del sacrificio di chi si immolò per contribuire alla crescita libera della partia", "qui non ci fu un solo italiano che combattè al fianco dei tedeschi", coloro che combatterono l'8 settembre furono "uniti dalla comune volontà di conservare l'integrità del territorio nazionale contro la barbara invasione tedesca", il ministro conclude "un miracolo che si ripetè 15 giorni dopo con il sacrificio indimenticati di Salvo D'Acquisto".

lunedì 7 settembre 2009

L'ANTITRUST MULTA INTESA-SANPAOLO PER LE CANCELLAZIONI DELLE IPOTECHE

L'Antitrust multa il gruppo bancario Intesa SanPaolo perchè non ha rispettato le disposizioni legislative che regolano la cancellazione dell'ipoteca a seguito dell'estinzione del debito. Con il decreto Bersani, nel 2007, è stata introdotta una semplificazione per la cancellazione delle ipoteche. Per le estinzioni dei mutui dopo l'entrata in vigore della legge, la procedura prevede la cancellazione automatica dell'ipoteca. Per quelli estinti prima dell'entrata in vigore della legge è invece il mutuatario a dover fare espressa richiesta alla banca per la cancellazione dell'ipoteca. Nel secondo caso la Banca avrebbe trenta giorni dal ricevimento della richiesta del cliente per rilasciare la quietanza di estinzione e trasmettere gli atti alla conservatoria per la cancellazione dell'ipoteca. Proprio su questo punto l'Authority ha rilevato "una violazione potenzialmente generalizzata dei tempi fissati dal legislatore per l'espletamento della pratica". Nel bollettino dell'Authority è scritto che "in circa 77.000 casi ha omesso di inviare le quietanze alla conservatoria per la cancellazione dell'ipoteca nei termini di legge".
Le contestazioni riguarderebbero sostanzialente dua pratiche commerciali scorrette:
  • una con cui l'Istituto bancario proporrebbe al cliente "di rivolgersi a un notaio a proprie spese per ottenere la cancellazione dell'ipoteca piuttosto che attivare, ai medesimi fini, la procedura semplificata" adducendo come motivazione "contraria al vero, che le norme di attuazione del predetto decreto legge non erano ancora operative e che, pertanto, la banca non avrebbe potuto evadere la pratica nei tempi richiesti";
  • l'altra con cui - evidenzia l'Antitrust - l'Istituto Bancario avrebbe tenuto "una condotta dilatoria relativamente alle richieste dei clienti di cancellazione dell'ipoteca ovvero nell'omettere sistematicamente di rispondere alla corrispondenza a tal fine inoltrata dai consumatori in modo da dissuaderli dall'esercitare i loro diritti".

REPORT A RISCHIO: LA RAI TOGLIE LA COPERTURA LEGALE AI GIORNALISTI


"Non è un mistero che una trasmissione come quella di Milena Gabanelli sia a rischio. Non solo per compatibilità con la nuova dirigenza ma anche perchè il dg Masi le ha tolto lo scudo dell'assistenza legale nonostante non abbia mai perso una causa (ogni autore sei servizi sarà responsabile in proprio di eventuali azioni legali, un sistema per togliere coraggio anche ai più coraggiosi" Aldo Grasso, Corriere della Sera.it


In periodi come quelli che stiamo vivendo non è certamente una notizia incredibile anche se, devo ammettere, molto preoccupante. L'unica fonte che sono stato in grado di trovare è l'articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera.it che ho citato e che, però, non chiarisce bene l'ampiezza dell'assistenza che verrà fatta mancare. Sarà relativa alle sole cause civili o anche a quelle penali? Se fosse per quelle penali sarebbe come chiudere il programma senza dover dare alcuna spiegazione. "Davanti a uno scenario così economicamente devastante la Gabanelli ha tutta la mia comprensione se dovesse decidere di rinunciare alla messa in onda delle nuove puntate di Report" (da tvblog.it). Anche se non possiamo dimenticare le parole della mitica Milena dello scorso luglio:
"Non ho chiesto aiuto a nessun politico, semplicemente perchè non voglio aiuto. La copertura legale? Fino a due anni fa non l'avevamo, in quanto gruppo non facente parte della Rai. Poi, siccome ci sembrava giusto ci fosse riconosciuto un premio al nostro lavoro, l'abbiamo chiesta. E l'azienda ce l'ha data. Certo, se ci togliessero la copertura legale qualche difficoltà l'avremo ma può darsi che potremmo essere talmente pazzi da agire esattamente come facciamo oggi. Certo è che vorrei non ci fosse bisogno di Report in questo paese" Milena Gabanelli a 'Bellativù' 5 luglio 2009

venerdì 4 settembre 2009

INQUIETANTE APPARIZIONE: GIOVANI IN DIVISA CHE RILASCIANO MODULI PER RACCOGLIERE LE FIRME PER ISTITUIRE LE RONDE


E finalmente ecco anche a Terni un mistero inquietante. Mentre la città è ancora stretta dalla morsa del caldo e dell'afa dei giovanotti in divisa forse della Protezione Civile girano i bar del centro per rilasciare dei moduli per raccogliere firme per istituire le ronde.
L'articolo, a firma di Giuseppe Magroni, è apparso questa mattina sul Corriere dell'Umbria. Nei misteriosi moduli per la raccolta delle firme "di approvazione delle ronde notturne, effettuate da volontari scelti della Protezione civile nazionale" si legge: "Per garantire una migliore vivibilità della nostra città, soprattutto nelle ore notturne, per garantire ai cittadini un servizio di qualità, per far sì che tutti gli oltraggi e i soprusi finiscano..." e ancora, "con una firma garantirete più sicurezza nelle strade, più controlli effettuati da personale qualificato in costante contatto con le forze dell'ordine. Siamo volontari, non percepiamo nessun tipo di retribuzione ma offriamo volentieri parte del nostro tempo per la vostra sicurezza. Aiutateci a proteggervi...".
Nel modulo manca qualsiasi riferimento, non ci sono nomi nè numeri di telefono. Secondo i gestori dei bar "due giovani tra i venti e i venticinque anni che indossano una sorta di divisa verde e che soprattutto dicono di essere appartenenti alla protezione civile" (dal Corriere dell'Umbria del 04/09/09 pg. 35) passerebbero a ritirare i moduli riempiti e nè lascerebbero di nuovi.
Il responsabile della Protezione Civile per la Provincia di Terni, Dott. Marco Spinazza, dichiara: "Non ho conoscenza di questa iniziativa. Tra l'altro le associazioni di protezione civile non possono svolgere questo tipo di attività legata alla sicurezza urbana. Non posso escludere che singoli membri di associazioni abbiano preso questa iniziativa". Il coordinatore protempore delle associazioni della Protezione civile al Comune di Terni, Ing. Pierdonati, dichiara: "Sono sicuramente di qualche associazione di volontariato, se non si presentano sono perà incogniti. Noi come Comune comunque non ne sappiamo nulla". Il Vice Prefetto, Dott. Di Lello, dichiara: "E' il Prefetto che autorizza l'iscrizione nell'albo, l'associazione deve poi stipulare una convenzione con l'amministrazione comunale. Convenzione che a sua volta deve essere concordata col Prefetto. Ma al momento nessuna associazione ha chiesto l'iscrizione nell'apposito albo".
Insomma un vero e proprio mistero, forse un pò troppo inquietante. Ma vorrei porgerVi una domanda, cari lettori, secondo Voi Terni ha proprio bisogno delle ronde? Secondo me, no.

FINI A PERUGIA AL CONVEGNO DELLE ACLI: DIRITTO DI VOTO AGLI IMMIGRATI E LA LEGA NON CEDA ALLA PROPAGANDA



La prima giornata del convegno nazionale delle Acli si è aperta ieri a Perugia alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, del Presidente nazionale, Andrea Olivero e della Presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti.
Devo esprimere un profondo apprezzamento per moltissimi dei passaggi del Presidente Fini che si è dimostrato molto vicini alle posizioni dell'Acli e al cosiddetto 'modello Umbria' sul fronte dei diritti dei migranti.
"Sono più italiani i ragazzi della nazionale italiana di cricket che ha vinto gli europei, tutti figli di bengalesi, cingalesi e pakistani che si sono stabiliti qui. Sono più italiani loro dei nipoti di italiani, con cognomi come Rossi e Bianchi, che nel Sudamerica ottengono il nostro passaporto in nome dello ius sanguinis solo per poter meglio accedere negli Usa. Questi figli di bengalesi e pakistani vestono la maglia azzurra e parlano i nostri dialetti per davvero - lo dico perchè c'è chi obietta - sono come Balotelli che parla bresciano stretto".
Secondo l'ex leader di Alleanza Nazionale, la concessione del voto agli immigrati rappresenterebbe una "scelta coraggiosa e lungimirante". "I diritti degli stranieri sono tutelati dal principio generale d'uguaglianza che impedisce ogni forma di discriminazione nella fruizione dei diritti sociali, tuttavia tale garanzia non comprende l'esercizio dei diritti politici. Ci troviamo di fronte a una contraddizione che non può essere negata e che può produrre, in prospettiva, tensioni sociali e determinare nuove forme di emarginazione". "C'è da chiedersi fino a quando la nostra democrazia potrà permettersi di escludere una parte crescente di residenti sul proprio territorio sui processi decisionali che riguardano tutti, italiani e non? E' un problema da affrontare con scelte lungimiranti". Il Presidente della Camera ha anche bacchettato la Lega per "non cedere alla propaganda elettorale sulla questione degli immigrati", "serve una discussione seria, senza cedere a tentazioni propagandistiche in vista delle elezioni amministrative".
Non sono, però, mancate le reazioni.
Il viceministro leghista Castelli ha dichiarato: "Fini sempre più distante dalla Lega e dal Pdl e non vorrei che facesse la fine di Bertinotti e scomparisse dalla vita politica italiana", "Fini è ormai il cavaliere bianco del politicamente corretto, sembra che abbia comprato il manuale e ogni giorno ce ne regali una pagina". A Perugia, qualche suo ""ex" affezionato che però vuol restare anonimo" - come si legge dall'articolo di Alessandro Antonini sul Corriere dell'Umbria di oggi - avrebbe fatto una battuta: "E' pronto per fare il segretario del Pd".
Ignazio La Russa, Ministro della Difesa: "E' giusto quello che ha detto Fini. Ci stiamo riflettendo, è una cosa su cui il Parlamento sta riflettendo da tempo".
Roberto Maroni, Ministro dell'Interno: "L'abbiamo già detto molti anni fa, quando Gianfranco Fini fece per la prima volta questa proposta. Il voto agli immigrati non lo condividiamo e non è nel programma di governo. Se il Parlamento vuole discuterla, lo faccia, ma nessuno potrà pretendere da noi che cambiamo opinione rispetto a un principio che sosteniamo da sempre, e cioè che il voto è un diritto di chi ha la cittadinanza così come è scritto nella Costituzione".
Franco Frattini, Ministro degli Esteri: "Chi paga le tasse, chi parla l'italiano, chi rispetta la Costituzione e la bandiera, deve avere il diritto di rappresentanza. 'No taxatione without representation', come possiamo riscuotere tasse, se non riconosciamo a chi le paga il diritto di essere rappresentato? Il Pdl deve lavorare in modo organico su un'integrazione non solo securitaria. Purtroppo, temo che se oggi sottoponessimo a un esame la conoscenza della lingua e della Costituzione degli extracomunitari che sono in Italia da più di cinque anni, non molti lo passerebbero. Ma se ci sono uomini e donne che amano l'Italia, perchè dobbiamo considerarli stranieri? Con tutti gli italiani che non amano il loro Paese..."
Livia Turco, Partito democratico: "Fini vada avanti con determinazione: sono sicura che in Parlamento c'è una maggioranza nella quale prevale il buon senso e che può condividere le ragioni per cambiare la legge. Quella attuale è un vero e proprio scandalo in Europa. Siamo il solo Paese nel quale prevale lo'ius sanguinis', dove occorrono dieci anni di permanenza per il solo avvio di spaventose procedure burocratiche e dove, per i figli di immigrati, occorrono diciotto anni ininterrotti per l'accesso alla domanda. Una riforma di questa legge è necessaria e, soprattutto, farà bene all'Italia".
Paolo Ferrero, Partito della Rifondazione Comunista: "E' molto positivo che, dopo le prese di posizione da parte di Fini, anche il ministro degli Esteri, Frattini, sostenga che gli immigrati, extracomunitari e non, che pagano le tasse, e cioè tutti coloro che vivono e lavorano in Italia, abbiano diritto di godere dei normali diritti civili e politici concessi a ogni cittadino italiano, a partire dal voto alle elezioni amministrative. A questo punto, il governo Berlusconi dovrebbe e potrebbe fare una cosa sola: presentare un disegno di legge in tal senso alle Camere per garantire agli immigrati i loro sacrosanti diritti e per superare il regime attuale, che non è altro che un odioso apartheid che riguarda ben tre milioni di lavoratori privi dei più elementari diritti. Un regime e un sistema elettorale che ricorda molto da vicino quello elitario e classista che vigeva in Italia a fine Ottocento, quando si poteva votare e contare solo sulla base del censo di cui si godeva".

STORIE DALL'ITALIA CHE REGREDISCE: L'ISTITUTO DI RITA LEVI MONTALCINI SOTTO SFRATTO


L'E.B.R.I., l'European Brain Research Institute, il centro ricerche sul cervello voluto dal premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini rischia addirittura lo sfratto. E' da un anno che gli ultimi fondi disponibili sono finiti, da più di un mese le utenze sono state staccate e domani mattina il giudice deciderà sul ricorso presentato dai legali della senatrice a vita avverso lo sfratto.
Da domani quindi sapremo se altri 50 dei nostri migliori giovani cervelli dovranno fuggire all'estero.
"Questo rischia di portare alla distruzione di tutto ciò che ho fatto, dei risultati scientifici ottenuti e del capitale umano eccezionale che lavora all'Ebri", dichiara amareggiata la Montalcini, "L'ultimo capitolo della mia vita si sta rivelando il più importante dal punto di vista scientifico, con i formidabili risultati che l'impiego dell'Ngf sta dando nelle applicazioni cliniche e anche nelle altre linee di ricerca condotte dall'Ebri, che sono rivolte a comprendere ed approfondire i meccanismi che sono alla base del funzionamento del nostro cervello ed affrontare la grande sfida per prevenire e curare le malattie che lo colpiscono".

giovedì 3 settembre 2009

VENTISETTE ANNI FA VENIVA FEROCEMENTE UCCISO IL GENERALE DALLA CHIESA. NAPOLITANO: "LA MEMORIA DI CARLO ALBERTO DALLA CHIESA IMPONE VIGILANZA"


"Ricorre oggi il ventisettesimo anniversario del vile agguato nel quale furono uccisi il Prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la giovane moglie Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo, il coraggioso agente della scorta. Il Paese ricorda con immutata emozione la cieca violenza di quell'atto con il quale la mafia volle colpire un fedele servitore dello Stato, pronto a contrastarla con nuovi ed efficaci metodi investigativi e con il coinvolgimento e il sostegno dell'intera popolazione: così come aveva fatto negli anni precedenti quando, con determinazione e intelligenza, aveva combattuto la feroce aggressione terroristica", "Il barbaro attentato provocò un unanime moto di indignazione cui seguì un più deciso e convergente impegno delle Istituzioni e della società civile, che ha consentito di infliggere colpi sempre più duri alla criminalità mafiosa ed alla sua capacità di controllo del territorio. Le dolorose immagini di quella tragica sera non debbono però essere dimenticate. Il sacrificio del Gen. dalla Chiesa e quello di tanti altri caduti per mano di mafia debbono restare vivi nella memoria di tutti ed imporre alle Istituzioni, alla società civile ed alle nuove generazioni una continua vigilanza contro le persistenti forme di presenza e di infiltrazione della criminalità organizzata, non meno pericolose anche quando meno appariscenti. In questo spirito, interpretando i sentimenti di tutti gli italiani, rinnovo ai familiari del Generale dalla Chiesa, della sua gentile consorte e dell'agente Russo il sentito e commosso omaggio mio personale e dell'intera Nazione". Queste pubblicate sono parti del messaggio diffuso dalla prefettura di Palermo dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Roberto Maroni, Ministro dell'Interno: "Il modo migliore per ricordare chi ha speso la sua vita nella lotta alla criminalità organizzata è quella di fare tesoro dei suoi insegnamenti", il Ministro ha quindi ricordato alcuni dei risultati ottenuti nella lotta alla mafia "da maggio sorso sono stati assicurati alla giustizia otto mafiosi al giorno, sabati e dimeniche compresi. Sono state approvate norme che consentono un'aggressione dei patrimoni mafiosi più efficace di quanto lo fosse prima. Inoltre, sono stati catturati pericolosi latitanti: dodici erano nell'elenco dei trenta più pericolosi e 29 erano nell'elenco dei cento più pericolosi".

Angelino Alfano, Ministro della Giustizia: "Ventisette anni fa veniva ucciso un uomo di Stato e un grande carabiniere che ha sacrificato la sua vita per affermare i principi di legalità e di giustizia, sfidati dalla criminalità organizzata", "il suo coraggio e la sua forza, mossi da un innato senso del dovere, sono ricordati e trasmessi a tutti coloro che operano nell'esclusivo interesse della socità civile e dello Stato. L'impegno con cui si è totalmente dedicato alla lotta al terrorismo prima, al contrasto alla mafia poi, ha riempito ogni singola pagina della sua vita, spingendosi fino al sacrificio estremo", il Ministro conclude con una rivelazione "non esiste commemorazione se non accompagnata da azioni concrete che rafforzano la coscienza civile e potenziano le strategie di contrasto alla criminalità organizzata. Il Governo sostiene il proprio impegno nella lotta alla mafia anche nella memoria di chi, come Carlo Alberto Dalla Chiesa, è caduto per offrire all'Italia un futuro solido, attraverso l'eliminazione di quei segmenti di antistato che ne minano le fondamenta. Da quel lontano 1982 tanto è stato fatto ma è nostro compito non abbassare la guardia per emancipare la Sicilia dal pesante giogo di cosa nostra".
Saverio Romano, Unione di Centro: "Il sacrificio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente Domenico Russo ha segnato uno dei punti più efferati nella storia del conflitto tra la mafia e lo Stato e ha rappresentato, per la sua efferatezza e per il significato dell'azione di contrasto alla criminalità organizzata condotta dal Generale Dalla Chiesa che era fatta non solo di repressione ma anche di formazione delle coscienza, uno dei momenti di maggiore sensibilità nell'opinione pubblica sulla disumanità di Cosa Nostra e sugli effetti nefasti della sua azione. La politica non sempre è stata unita in tal senso ed ha portato avanti azioni disarticolate e non omogenee. E invece è importante che chi ha responsabilità politiche, in Sicilia soprattutto, a prescindere dal colore e dalla logica delle appartenenze, faccia fronte comune, perchè la lotta al sistema del malaffare deve annullare le differenze tra i partiti e unirli nel rispetto della legge e della libertà. per restituire ai cittadini onesti quella speranza che, dopo il 3 settembre del 1982, pensarono erroneamente di avere perso per sempre".
Giuseppe Lumia, Partito democratico: "Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa non va dimenticato. La sua testimonianza è una memoria ancora viva e attuale nella lotta alle mafie", "venne assassinato barbaramente perchè voleva imprimere alla lotta alla mafia una svolta radicale e senza precedenti sul piano operativo. Ad impedirglielo fu quel sistema di collusioni politico-mafiose che gli fece terra bruciata. Ciò favorì la vendetta di Cosa Nostra, che si consumò il 3 settembre 1982. Con lui caddero anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente Domenico Russo", "Perchè la sua uccisione brucia ancora? Perchè il suo ricordo è ancora vivo? La sua morte brucia ancora perchè quel sistema di collusioni non è stato individuato e condannato. Conosciamo i killer, conosciamo i membri della cupola di Cosa Nostra che diedero l'ordine di eseguire l'omicidio; ma, come spesso accade in modo vergognoso in tutti i grandi omicidi di mafia, il livello delle collusioni non è stato colpito. Fino a quando non si farà piena verità e giusitizia dobbiamo sentire il peso della vergogna che si abbatte sulle nostre istituzioni", "il suo messaggio è ancora vivo: Dalla Chiesa voleva una legislazione moderna, capace di aggredire le organizzazioni criminali. Egli, infatti, collaborò con Pio La Torre alla legge sul 416bis, il reato di associazione mafiosa, e sul sequestro e la confisca dei beni. Lo Stato ancora una volta arrivò in ritardo: solo dopo il sacrificio di entrambi, il Parlamento si riunì e varò quelle leggi. Dalla Chiesa credeva nel rapporto legalità-sviluppo, era fortemente convinto che i diritti non potevano trasformarsi in favori. Proprio per questo andava nella scuole e nelle fabbriche per educare le nuove generazioni e promuovere lo sviluppo produttivo nella legalità. Due antidoti potenti per colpire Cosa Nostra alla radice".

mercoledì 2 settembre 2009

30 AGOSTO, UN ANNO DI AMICIZIA ITALIA-LIBIA, NIENTE DA FESTEGGIARE



Di seguito pubblichiamo il comunicato ufficiale degli autori e della produzione del film "Come un uomo sulla terra":


30 Agosto - Un anno di amicizia Italia-Libia NIENTE DA FESTEGGIARE
Un anno di violazioni e violenze ai danni di migliaia di migranti africani

Continua la raccolta di firme per la petizione di "Come un uomo sulla terra" e Fortress Europe, con la quale si chiede l'avvio di due missioni in Libia, una d'inchiesta e una umanitaria, per verificare le condizioni dei migranti nei centri di detenzione e deportazione. Già in 15.000 hanno firmato.

In occasione della visita di Silvio Berlusconi a Tripoli, gli autori e la produzione di "Come un uomo sulla terra", il documentario che da un anno dà voce alle testimonianze dei migranti africani vittime degli accordi italo-libici, rilanciano in collaborazione con Fortress Europe la petizione per avviare missioni istituzionali nei centri di detenzione in Libia. La petizione è rivolta ai Parlamenti italiano ed europeo, alla Commissione Europea e all'UNHCR ed ha già raccolto on line e su carta quasi 15.000 firme.

Ad un anno di distanza dalla firma dell'accordo tra Italia e Libia, le motivazioni a sostegno delle richieste contenute nella petizione sono ancora più urgenti. Le notizie succedutesi negli ultimi mesi, in particolare dopo la svolta radicale avviata dai respingimenti voluti dal Ministro Maroni, danno conferma della necessità di avviare misure di controllo sulle modalità con cui lo Stato Libico gestisce, su richiesta e con finanziamenti italiani, la detenzione e la deportazione di migliaia di donne e uomini africani. Ormai si conoscono le condizioni disumane di detenzione, le violenze anche mortali della polizia libica e l'assoluta mancanza di tutela dei diritti umani fondamentali, tra cui il diritto d'asilo.

Questa situazione ha fatto sì che a chiedere missioni di verifica siano non solo organizzazioni internazionali come UNHCR, ma anche alte cariche istituzionali come il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Presidente del COPASIR Francesco Rutelli, oltre a vari esponenti dei gruppi parlamentari di opposizione. Prendiamo atto con favore di queste posizioni e uniamo le nostre voci a quelle dei firmatari della petizione, affinchè queste missioni siamo finalmente possibili.

Oggi, in questa giornata in cui sembra non ci sia proprio niente da festeggiare, chiediamo a tutti gli italiani che credono nella tutela dei diritti umani e nella costruzione di una civiltà democratica migliore, di firmare la petizione entro il 13 setttembre attraverso il sito del film: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/.

Noi ci impegnamo a consegnare ufficialmente le firme ai destinatari entro la fine del mese di settembre, organizzando per l'occasione un momento di confronto serio, convinti che sia ormai non solo necessario ma anche possibile avviare al più presto missioni di verifica e di inchiesta in Libia.

Autori e Produzione "Come un uomo sulla terra"


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