venerdì 4 settembre 2009

FINI A PERUGIA AL CONVEGNO DELLE ACLI: DIRITTO DI VOTO AGLI IMMIGRATI E LA LEGA NON CEDA ALLA PROPAGANDA



La prima giornata del convegno nazionale delle Acli si è aperta ieri a Perugia alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, del Presidente nazionale, Andrea Olivero e della Presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti.
Devo esprimere un profondo apprezzamento per moltissimi dei passaggi del Presidente Fini che si è dimostrato molto vicini alle posizioni dell'Acli e al cosiddetto 'modello Umbria' sul fronte dei diritti dei migranti.
"Sono più italiani i ragazzi della nazionale italiana di cricket che ha vinto gli europei, tutti figli di bengalesi, cingalesi e pakistani che si sono stabiliti qui. Sono più italiani loro dei nipoti di italiani, con cognomi come Rossi e Bianchi, che nel Sudamerica ottengono il nostro passaporto in nome dello ius sanguinis solo per poter meglio accedere negli Usa. Questi figli di bengalesi e pakistani vestono la maglia azzurra e parlano i nostri dialetti per davvero - lo dico perchè c'è chi obietta - sono come Balotelli che parla bresciano stretto".
Secondo l'ex leader di Alleanza Nazionale, la concessione del voto agli immigrati rappresenterebbe una "scelta coraggiosa e lungimirante". "I diritti degli stranieri sono tutelati dal principio generale d'uguaglianza che impedisce ogni forma di discriminazione nella fruizione dei diritti sociali, tuttavia tale garanzia non comprende l'esercizio dei diritti politici. Ci troviamo di fronte a una contraddizione che non può essere negata e che può produrre, in prospettiva, tensioni sociali e determinare nuove forme di emarginazione". "C'è da chiedersi fino a quando la nostra democrazia potrà permettersi di escludere una parte crescente di residenti sul proprio territorio sui processi decisionali che riguardano tutti, italiani e non? E' un problema da affrontare con scelte lungimiranti". Il Presidente della Camera ha anche bacchettato la Lega per "non cedere alla propaganda elettorale sulla questione degli immigrati", "serve una discussione seria, senza cedere a tentazioni propagandistiche in vista delle elezioni amministrative".
Non sono, però, mancate le reazioni.
Il viceministro leghista Castelli ha dichiarato: "Fini sempre più distante dalla Lega e dal Pdl e non vorrei che facesse la fine di Bertinotti e scomparisse dalla vita politica italiana", "Fini è ormai il cavaliere bianco del politicamente corretto, sembra che abbia comprato il manuale e ogni giorno ce ne regali una pagina". A Perugia, qualche suo ""ex" affezionato che però vuol restare anonimo" - come si legge dall'articolo di Alessandro Antonini sul Corriere dell'Umbria di oggi - avrebbe fatto una battuta: "E' pronto per fare il segretario del Pd".
Ignazio La Russa, Ministro della Difesa: "E' giusto quello che ha detto Fini. Ci stiamo riflettendo, è una cosa su cui il Parlamento sta riflettendo da tempo".
Roberto Maroni, Ministro dell'Interno: "L'abbiamo già detto molti anni fa, quando Gianfranco Fini fece per la prima volta questa proposta. Il voto agli immigrati non lo condividiamo e non è nel programma di governo. Se il Parlamento vuole discuterla, lo faccia, ma nessuno potrà pretendere da noi che cambiamo opinione rispetto a un principio che sosteniamo da sempre, e cioè che il voto è un diritto di chi ha la cittadinanza così come è scritto nella Costituzione".
Franco Frattini, Ministro degli Esteri: "Chi paga le tasse, chi parla l'italiano, chi rispetta la Costituzione e la bandiera, deve avere il diritto di rappresentanza. 'No taxatione without representation', come possiamo riscuotere tasse, se non riconosciamo a chi le paga il diritto di essere rappresentato? Il Pdl deve lavorare in modo organico su un'integrazione non solo securitaria. Purtroppo, temo che se oggi sottoponessimo a un esame la conoscenza della lingua e della Costituzione degli extracomunitari che sono in Italia da più di cinque anni, non molti lo passerebbero. Ma se ci sono uomini e donne che amano l'Italia, perchè dobbiamo considerarli stranieri? Con tutti gli italiani che non amano il loro Paese..."
Livia Turco, Partito democratico: "Fini vada avanti con determinazione: sono sicura che in Parlamento c'è una maggioranza nella quale prevale il buon senso e che può condividere le ragioni per cambiare la legge. Quella attuale è un vero e proprio scandalo in Europa. Siamo il solo Paese nel quale prevale lo'ius sanguinis', dove occorrono dieci anni di permanenza per il solo avvio di spaventose procedure burocratiche e dove, per i figli di immigrati, occorrono diciotto anni ininterrotti per l'accesso alla domanda. Una riforma di questa legge è necessaria e, soprattutto, farà bene all'Italia".
Paolo Ferrero, Partito della Rifondazione Comunista: "E' molto positivo che, dopo le prese di posizione da parte di Fini, anche il ministro degli Esteri, Frattini, sostenga che gli immigrati, extracomunitari e non, che pagano le tasse, e cioè tutti coloro che vivono e lavorano in Italia, abbiano diritto di godere dei normali diritti civili e politici concessi a ogni cittadino italiano, a partire dal voto alle elezioni amministrative. A questo punto, il governo Berlusconi dovrebbe e potrebbe fare una cosa sola: presentare un disegno di legge in tal senso alle Camere per garantire agli immigrati i loro sacrosanti diritti e per superare il regime attuale, che non è altro che un odioso apartheid che riguarda ben tre milioni di lavoratori privi dei più elementari diritti. Un regime e un sistema elettorale che ricorda molto da vicino quello elitario e classista che vigeva in Italia a fine Ottocento, quando si poteva votare e contare solo sulla base del censo di cui si godeva".

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