sabato 6 marzo 2010

FACCIAMO UN PO' COME CAZZO CI PARE o DELLA GIUSTIZIA SECONDO BERLUSCONI



"Far decidere i TAR meglio e bene, sulla base della interpretazione corretta della legge. Per questo è un decreto salva diritto di voto, non salva liste" (dal sito del Popolo della Libertà). Vogliono proprio prenderci per fessi, mentre loro se la cantano e se la ridono.
Il decreto del Governo non è affatto interpretativo come loro affermano, non si limita cioè ad offrire una lettura chiarificatrice delle norme elettorali in vigore ma ne stravolge l'impianto giungendo fino a retrodatare alcune delle 'innovazioni' introdotte. In tutto si tratta di tre articoli, di cui il primo di quattro commi che costituirebbero il nocciolo del provvedimento. Il primo comma consente di presentare le liste a Roma il primo giorno non festivo, vale a dire lunedi, mentre gli altri riguardano la situazione lombarda. Il secondo articolo accorcia i tempi della campagna elettorale e il terzo è quello dell'entrata in vigore.
Nel comunicato finale del Cdm, si legge: "Ribadita e sottolineata la necessità di assicurare il pieno esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo, il Consiglio ha condiviso l'esigenza di garantire i valori fondamentali della coesione sociale, presupposto di un ordinato svolgimento delle competizioni elettorali" e Maroni ha spiegato che "il governo si è limitato a dire quale è la interpretazione corretta da dare alle norme vigenti", "si tratta di un decreto di interpretazione autentica di alcune disposizioni riguardanti il procedimento elettorale". "Riteniamo - ha continuato il ministro - che alcune norme non siano state applicate in modo corretto. Per esempio, quanto alla presentazione delle liste a Roma, una circolare del ministero dell'Interno stabilisce che il Cancelliere non può rifiutarsi di ricevere liste e contrassegni, neppure se li ritenga irregolari o presentati tardivamente. Deve farlo e semmai rilevare che sono stati presentati fuori termine. A Roma ciò non è avvenuto".
Per arrivare all'approvazione del decreto lo scontro tra il governo e il Capo dello Stato ha raggiunto livelli altissimi. In un articolo de 'Il Messaggero.it' si legge "Duro, durissimo Silvio Berlusconi al Capo dello Stato è arrivato a prospettare non solo l'inutilità della sua firma sotta al decreto legge, ma anche l'uso della piazza per contestare 'una decisione che priva del diritto di voto milioni di cittadini'".
Le reazioni:
Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico: "Basta che uno lo legga e si accorge subito che è un trucco vergognoso. I cittadini devono rispettare le regole tutti i giorni, le altre liste devono rispettare le regole per le elezioni, loro di fanno le regole da se".
Pierferdinando Casini, leader dell'Unione di Centro: "Alla fine posso essere anche contento che abbiano riammesso le liste, ma il messaggio che passa al Paese è devastante. Il messaggio è che le regole valgono solo per i deboli, mai per i forti", "Ora ci devono spiegare perchè noi dobbiamo essere i fessi che rispettano le regole e, se non le rispettiamo, perchè manca ad esempio un timbro, siamo esclusi dalle elezioni di Trento e invece che fa il forte va sempre avanti. Per loro c'è sempre il nemico. Ma qui dov'è il nemico? Dove sono i giudici comunisti? Il complotto contro Berlusconi? Non c'è stato nessun complotto. E' solo che hanno litigato sino all'ultimo per cambiare i posti nelle liste e sono arrivate fuori tempo".
Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori: "Di fronte ad un golpe bisogna reagire nell'unica maniera possibile: con una insurrezione democratica popolare, con una grande manifestazione che faremo sabato prossimo a Roma e ci auguriamo possano partecipare tante persone per frenare questo golpe prima che sia troppo tardi", "da ieri stiamo alimentando questa grande manifestazione, soddisfatti del fatto che in queste ore si sta amalgamando tutta l'area dell'opposizione, sia dei partiti, sia della società civile, sia dei movimenti".

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