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venerdì 10 dicembre 2010

FIAT: LA NEWCO FUORI DA CONFINDUSTRIA.


"Per Fiat il contratto auto può darsi sia la soluzione giusta per il contratto. Per la Fiat, se questa joint venture con Chrysler va avanti, non deve far parte di Confindustria", "quindi aspettiamo, quando loro sono pronti rientriamo. Non è che posso fermare l'investimento". Questa la dichiarazione di Sergio Marchionne, alla quale la presidente di Confindustria ha risposto: "La newco relativa all'investimento in Mirafiori nascerà fuori da Confindustria", "Confindustria, Fiat e Federmeccanica lavorano insieme da oggi a fare un contratto dell'auto. E non appena ci sarà un contratto dell'auto che rispecchierà le esigenze del Lingotto, Fiat rientrerà in Confindustria".
Anche ieri la Marcegaglia, in attesa di incoontrare oggi Marchionne a New York, aveva dichiarato che "una delle soluzioni possibili potrebbe essere anche in un contratto dell'auto che sta fuori per un pò dal sistema Confindustria, intanto che mettiamo a posto le cose, per poi rientrare. Questa è una delle opzioni".  "Si trova sotto pressione degli azionisti americani - ha aggiunto riferendosi a Marchionne - che sono poi il Governo e gli stessi sindacati oltre alla Fiat i quali chiedono risultati... d'altra parte però dovrò tenere anche conto degli interessi di tutte le altre aziende italiane, si tratta di vedere fino a dove potremo spingerci".

domenica 24 ottobre 2010

MARCHIONNE: "FIAT POTREBBE FARE DI PIU' SE TAGLIASSE L'ITALIA", "SISTEMA ITALIANO NON HA SAPUTO REGGERE IL PASSO, NON E' COLPA DEI LAVORATORI"


"La Fiat potrebbe fare di più se tagliasse l'Italia", questa è una delle dichiarazioni rilasciate dall'AD Fiat, Sergio Marchionne, durante l'intervista rilasciata a Fabio Fazio nella trasmissione 'Che tempo che fa'. "Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo previsto per il 2010 arriva dall'Italia. La Fiat - continua Marchionne - non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre".
"L'Italia è al 118/mo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48/mo posto per la competitività industriale", "Siamo fuori dall'Europa e dai Paesi a noi vicini, il sistema italiano ha perso competitività anno per anno da parecchi anni e negli ultimi 10 anno l'Italia non ha saputo reggere il passo con gli altri Paesi, non è colpa dei lavoratori".
"Non possiamo ignorarla - continua, riferendosi alla classifica indicata - qualcosa bisogna fare, perché non c'è nessuno straniero che investe qui", "Gli attacchi verso la Fiat di questi giorni sono fuori posto e non aiutano a richiamare investimenti nel nostro Paese dall'estero".
Ad una domanda su una sua possibile discesa in politica, ha risposto: "Ma scherziamo? Io faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori", "Leggo il giornale tutti i giorni alle 6, ne escono di tutti i tipi, c'è una varietà di orientamenti politici e sociali incredibile, tutti parlano e non si capisce dove va il Paese", anche se, prosegue "si può avere fiducia nell'Italia, credo di sì, ci sarebbero soluzioni più facili, ma credo che sia possibile costruire qui una condizione diversa, sennò non mi sarei mai impegnato".
Sulla questione delle pause nelle aziende della Fiat, "fa parte degli sforzi per ridisegnare il processo di produzione, e i 10 minuti che si perdono sono pagati", il Gruppo Fiat è pronto a portare i salari degli operai "ai livelli dei Paesi che ci circondano".
Per Marchionne la Fiat ha il "compito" di "colmare il divario con gli altri Paesi" con "la collaborazione di tutti". "Quando tre operai fermano la produzione è anarchia e non democrazia", "la proposta che abbiamo fatto è dare alla rete industriale di Fiat la capacità di competere con i Paesi vicini a noi, in cambio io sono disposto a portare il salario dei dipendenti a livello dei nostri Paesi vicini", "Il salario cambierà se cambierà il sistema di produzione in Italia, può darsi che sia un cambiamento difficile da sopportare, ma vogliamo migliorare i 1.200 euro di stipendio ai dipendenti".
Sulla Fiom, l'amministratore delegato del Lingotto, ha dichiarato che "meno della metà dei nostri dipendenti appartiene a una sigla sindacale", "il 12,5% dei dipendenti è iscritto alla Fiom". "A Pomigliano non abbiamo tolto il minimo diritto, abbiamo cercato di assegnare la responsabilità della gestione di uno stabilimento ai sindacati per gestire insieme a loro le anomalie", "quando il 50% dei dipendenti si dichiara ammalato in un giorno specifico dell'anno - ha continuato - vuol dire che c'è una anomalia".
Smentendo le voci di possibili dismissioni delle aziende Fiat in Campania, ha dichiarato: "Se la Fiat dovesse smettere di fare auto in Campania, avremmo, credo, un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la Camorra è molto attiva", "considerando l'indotto, lavorano 20mila persone".
"Qualsiasi debito verso lo Stato è stato ripagato in Italia, non voglio ricevere un grazie, ma non accetto che mi si dica che chiedo assistenza finanziaria. E tra il 2008 e il 2009 la Fiat è stata l'unica azienda che non ha bussato alle casse dello Stato, diversamente da quanto fatto da molte concorrenti europee".
"La Fiat ha collaborato con lo Stato per costruire il futuro industriale del Paese, e oggi ha collaborato con il governo Usa per salvare Chrysler" dove "noi stiamo risanando l'azienda e pagheremo il debito".

mercoledì 23 giugno 2010

POMIGLIANO: LA FIAT LAVORERA' CON CHI HA FIRMATO L'ACCORDO


A Pomigliano hanno vinto i sì, era scontato. Ma la vittoria non si è trasformata in un plebiscito. La partecipazione è stata altissima - l'affluenza è stata de 95% - ed il 62% dei lavoratori dello stabilimento hanno votato per il sì.
Probabilmente il risultato del referendum non è in linea con le aspettative dell'Azienda che ha rilasciato un comicato in cui si dichiara: "L'azienda apprezza il comportamento delle Organizzazioni Sindacali e del lavoratori che hanno compreso e condiviso l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano. La Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano di rilancio di Pomigliano. L'azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri".
Maurizio Landini, Fiom: "se Fiat ha a cuore lo sviluppo del Paese deve riflettere soprattutto se pensa che sia necessario avere un consenso esplicito", "togliendo le limitazioni dei diritti e tornando agli elementi necessari per l'applicazione del piano, che si possono trovare applicando il contratto nazionale di lavoro".
Raffaele Bonanni, Cisl: "La Fiat comferma l'accordo cioè l'investimento perché l'accordo è l'investimento. Caso mai ha bisogno, come noi abbiamo bisogno, di rendere praticabile l'investimento come comunque si capiva quando abbiamo firmato l'accordo. Quello che mi pare positivissimo è che Fiat confermi la parola data, il resto è accessorio".
Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare: "Il mio auspicio è che ora si applichi l'accordo in tutti i suoi aspetti e che anche coloro che non lo hanno sottoscritto vogliano accettare la logica della saturazione degli impianti","Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea. Penso che sia logica conseguenza l'investimento", "Ho fiducia nella nota determinazione di Marchionne perché saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere".
Pierluigi Bersani, Pd: "Ora la Fiat senza tentannamenti, senza se senza ma, ribadisca l'investimento su Pomigliano".

venerdì 18 giugno 2010

MARCHIONNE / SCIOPERO TERMINI IMERESE: "L'UNICA RAGIONE ERA CHE STAVA GIOCANDO LA NAZIONALE ITALIANA"


Da Altavilla Vicentina, Sergio Marchionne, ad di Fiat, spara a zero sui sindacati e i lavoratori.
Riferendosi allo sciopero di lunedi scorso ha dichiarato: "Lunedi sera lo stabilimento di Termini Imerese è andato in sciopero e l'unica ragione era che stava giocando la nazionale italiana. Cerchiamo di smettere di prenderci per i fondelli: come lo fanno a Termini Imerese lo hanno fatto a Pomigliano, lo fanno in tutti gli altri stabilimenti italiani. O facciamo il nostro lavoro seriamente o sennè la Fiat non è interessata".
Per quanto riguarda lo stabilimento polacco dove, finora, è stata prodotta la Panda: "Finora l'hanno prodotta bene e a livelli altissimi, a livelli di qualità che non sono mai stati raggiunti in uno stabilimento italiano. Mai! Quindi prima di criticare gli altri stiamo attenti, eh", "se vuole - ha aggiunto parlando con un giornalista - le faccio l'elenco di tutti i paesi europei e al di fuori dell'Europa che si sono messi in fila per fare la Panda".
Poi, ha parlato di relazioni sindacali e del futuro della Fiat e dell'industria in Italia:
Relazioni sindacali: "Non si può andare avanti così se per portare una macchina in Italia bisogna parlare con 10 persone. E' una cosa incredibile, mai vista", e ancora "Noi abbiamo bisogno come in America di un solo interlocutore con cui parlare e non di dodici. Anche il fatto che i nostri operai si siano divisi in gruppetti ci costringe a parlare dà fastidio e non è la cosa più efficiente".
Futuro della Fiat e dell'Industria in Italia: "Se la vogliamo ammazzare me lo dite, lo facciamo, sono disposto a fare quello che vogliono gli altri", "L'Italia non avrà un futuro manifatturiero, l'industria non esisterà più". "Non mi riconosco, come industriale, nei discorsi che vengono fatti dalla Fiom. Stiamo facendo discussioni sui giornali, sulle televisioni, eccetera, su principi d'ideologia che ormai non hanno più corrispondenza con la realtà. Sono storie vecchie di trenta, quarante, cinquant'anni: parlami di padrone contro lavoratore, di cose che non esistono più".
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