martedì 9 marzo 2010

STORIE DALL'ITALIA CHE REGREDISCE: PASSO INDIETRO SULL'OBBLIGO SCOLASTICO, AL LAVORO A 15 ANNI


Come se non fosse abbastanza avere, di fatto, depotenziato le tutele giuridiche dei lavoratori - specialmente quelli giovani -, il Governo torna indietro anche sull'obbligo scolastico introducendo l'apprendistato a 15 anni.
L'Italia, Paese già arretrato dal punto di vista della scolarizzazione e dell'alta formazione, vede "svuotare ulteriormente i contenuti culturali e formativi dell'obbligo scolastico a 16 anni ed abbassa l'età d'ingresso al lavoro" (Fulvio Fammoni e Mimmo Pantaleo, Cgil).
La disposizione è stata introdotta alla Camera con l'emendamento di Giuliano Cazzola (Pdl) e si inserisce nel quadro della legge Biagi, "rientrando nella tipologia di apprendistato-scolastico utilizzabile dai ragazzi per adempiere l'obbligo formatico, e non riguarda il contratto di apprendistato tradizionale" (da Italia Oggi del 09/03/2010, "L'apprendistato a 15 anni è legge" di Emanuela Micucci).
Il ministro Sacconi respinge come ideologiche le critiche: "Non si tratta per nulla di anticipare l'età di lavoro".
"Mentre l'Ue e tutti i più recenti studi sul capitale umano ci chiedono il contrario: aumentare la permanenza a scuola dei nostri adolescenti e ridurre la dispersione scolastica" (La Repubblica.ita)
Va sottolineate che nel 2003, una comunicazione della Commissione europea considerava "imperativo categorico" l'investimento efficiente nell'istruzione e nella formazione. Nel marzo 2000 il Consiglio europeo di Lisbona ha fissato all'Ue l'ambizioso obiettivo strategico di diventare entro il 2010 "l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale". Il Consiglio europeo "ha ribadito che il futuro dell'economia europea dipenderà dalle abilità dei suoi cittadini e che queste a loro volta richiedono un aggiornamento continuativo caratteristico delle società basate sulla conoscenza".
Le reazioni:
Mariangela Bastico, Pd: "L'obbligo scolastico a 16 anni, una riforma di civiltà del governo Prodi in sintonia con l'Europa, è annullata da una norma voluta dal ministro Sacconi per l'apprendistato a 15 anni. Ancora una volta il governo Berlusconi, totalmente incapace di riforme, si impegna a distruggere quelle fatte togliendo opportunità di futuro ai giovani e di sviluppo economico per il Paese", "l'azione del governo sta raggiungendo l'apice di contrapposizione nei confronti di quanto l'Europa fa per uscire dalla crisi investendo sulla formazione delle persone. Con questa norma si toglie diritto ad un anno di scuola a tanti ragazzi maggiormente in difficoltà e si abbassa da 16 a 15 anni l'età minima per entrare nel mondo del lavoro. Sa bene, infatti, il ministro Sacconi che l'apprendistato è, a pieno titolo, un contratto di lavoro che prevede una piccola quota di formazione".
Giuseppe Fioroni, Pd: "La maggioranza e il ministro Sacconi hanno deciso di fare carta straccia dell'obbligo scolastico. E' inaccettabile che, invece di intensificare gli sforzi per collegare la fase educativa alla formazione e mettere in grado i ragazzi italiani di poter competere ad armi pari con i loro colleghi nel resto del mondo, qui si decida di fare un salto all'indietro così macroscopico. Ricordo a questa lungimirante maggioranza che, fino a prova contraria, le leggi vigenti prevedono l'obbligo di andare a scuola fino a 16 anni e il buon senso dovrebbe suggerire, proprio nei momenti di crisi economiche violente come quella che ancora attraversiamo, di intensificare la preparazione anche come misura di contenimento degli effetti sociali della crisi, non di giocare al ribasso".
Pier Luigi Bersani, segretario del Pd: "In tutti i posti del mondo s'intende alzare l'età in cui uno si stacca dalla scuola per il lavoro e mi chiedo se dobbiamo essere gli unici al mondo che prendono la strada contraria".

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