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giovedì 21 luglio 2011

DIECI ANNI



Sono trascorsi dieci anni da quella tragica estate del 2001, dal G8 di Genova, dagli abusi perpetrati dalle forze dell'ordine a cielo aperto, nel chiuso di aule scolastiche o di caserme. Dieci anni ci separano dall'uccisione del ventitreenne Carlo Giuliani e dalla pagina più brutta della nostra storia recente.
Da allora abbiamo celebrato processi senza vederne la conclusione e rischiando che molti cadano in prescrizione, oltre ai molti già prescritti. Troppi sono stati i silenzi e i tentativi di depistaggio senza che nessuno degli esponenti dell'allora governo Berlusconi o delle forze di polizia si siano assunti alcuna responsabilità o abbiano chiesto scusa alle vittime innocenti.
Se oggi, comunque, siamo in grado di poter ricostruire gli avvenimenti di quei giorni lo dobbiamo alle numerose inchieste della magistratura, alle testimonianze raccolte e ai video e alle immagini raccolte dai partecipanti ai cortei o dai cittadini.
Emerge un quadro allarmante in cui un ruolo importante viene giocato dai servizi segreti e dagli apparati di sicurezza del nostro Paese. Dalla costruzione ad arte, già dai primi mesi del 2001, di un vero e proprio stato di allarme generale sulla sicurezza per suscitare paura. La carica di via Tolemaide contro il corteo pacifico, autorizzato e fuori dalla cosiddetta zona rossa mentre il gruppo dei black bloc agivano indisturbati. L'uccisione di Carlo Giuliani, l'irruzione e i pestaggi alla scuola Diaz, gli arresti e i fermi alla caserma di Bolzaneto. Poi i depistaggi, le bugie, le ricostruzioni artificiose mentre i responsabili fanno carriera o, di fatto, non vengono condannati (Vedi "G8 Genova, spariti 200 fascicoli sui pestaggi. Promossi o prescritti i poliziotti violenti", da Il Fatto Quotidiano).


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martedì 4 maggio 2010

SCAJOLA SI DIMETTE PER LA TERZA VOLTA


Claudio Scajola ha annunciato la rinuncia all'incarico di ministro per lo Sviluppo economico ed ha affermato "Non potrei mai abitare in una casa comprata con i soldi di altri" e, per la prima volta dallo 'scoppio', "Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l'annullamento del contratto", "Le mie dimissioni - ha continuato - permetteranno al governo di andare avanti", "per difendermi non posso continuare a il ministro come ho fatto in questi due anni".
E' la terza volta che Claudio Scajola si dimette da una carica pubblica:
  • a giugno del 2002, da ministro dell'interno del secondo governo Berlusconi a causa delle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti su Marco Biagi, assassinato solo qualche mese prima a Bologna dalle BR:
    • "Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza";
    • "A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull'articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte";
  • nel 1983, da sindaco DC di Imperia, dopo solo un anno di mandato, a causa di pesanti accuse giudiziarie relative all'appalto per la gestione del Casinò di Sanremo;
Scajola, dopo aver ricevuto - nei giorni scorsi - il sostegno della maggioranza di governo e dello stesso premier, oggi è abbandonato da tutti. Già questa mattina 'il Giornale': "Le risposte che ha dato fin qui non bastano. Se non ha niente da dire oltre a ciò che ha detto, le conviene rassegnarsi. Anzi, rassegnare le dimissioni", e 'Libero' "Scajola deve assolutamente uscire dall'angolo e combattere a viso aperto, tentando di smontare ad uno ad uno i dubbi che aleggiano da giorni sulle pagine dei giornali. Noi gli suggeriamo solo di non temporeggiare più perchè attendere i 10 giorni che mancano all'interrogatorio sarebbe troppo".

Le reazioni:
Maurizio Gasparri, capogruppo PDL al senato: "Su questa vicenda finora ha difeso il suo comportamento, se dovessero emergere altre cose vedremo. Io credo che debba riflettere sul modo nel quale la sua difesa possa essere condotta meglio, se con l'incarico da ministro o senza".
Matteo Salvini, Lega Nord: "E' presto per fare ipotesi, certo che la Lega avrebbe gli uomini e le donne giuste, esperti di azienda e di attività produttive, in grado di portare avanti il ministero".
Italo Bocchino, finiano, vice presidente deputati PDL: "Il ministro dello Sviluppo economico è persona capace e navigata e sparà dimostrare dinanzi alla magistratura l'innocenza che reclama. A lui vanno i nostri auguri affinchè riesca a farlo presto e la nostra solidarietà in nome di un'amicizia politica e personale", "Il Pdl - continua Bocchino -, essendo il più grande partito italiano, ha anche il dovere di dare una risposta all'opinione pubblica sul tema della corruzione e ha le carte in regola per farlo. Il primo marzo scorso, su proposta di Berlusconi, il governo ha approvato il ddl anticorruzione che da importanti risposte sull'argomento, punendo chi sbaglia con la più dura delle sanzioni, che è l'espulsione dalla politica. Adesso è il momento giusto affinchè l'idea di Berlusconi diventi patrimonio di tutti e Generazione Italia propone al Pdl di farsi promotore di una battaglia parlamentare per approvare subito questo provvedimento, che è stato firmato dal presidente Napolitano e inviato alle Camere. Serve una moratoria legislativa di una settimana che il Pdl deve proporre a maggioranza e opposizione per accantonare tutti i provvedimenti in esame e approvare con consenso bipartisan il ddl anticorruzione".
Enzo Raisi, deputato finiano del PDL: "Quelle di Scajola sono parole apprezzabili. In questo Paese non si dimette mai nessuno, il fatto che uno si assuma la responsabilità in prima persona mi sembra un dato positivo".
Alessandro Maran, vicepresidente deputati PD: "Le dimissioni permetteranno all'uomo Scajola di difendersi come fa un qualunque cittadino italiano per il quale vale fino in fondo la presunzione d'innocenza. Ma sono soprattutto un gesto dovuto per restituire dignità alla classe politica e alle istituzioni che non possono neanche essere sfiorate da sospetti così gravi".
Pier Luigi Bersani, segretario del PD: "Le cose che ha detto fin qui non sono convincenti per nessuno", "siamo davanti a uno scenario in cui l'alternatività è tra la palude e il blocco delle decisioni e il rischio di una precipitazione della situazione politica, un passaggio delicato, è evidente che dopo la vicenda di Fini e quella sulla corruzione la situazione è intricata, paludosa e confusa".
Leoluca Orlando, IDV: "Un uomo delle istituzione, sul quale gravano testimonianze e pesanti indizi, avrebbe dovuto avere l'onestà intellettuale e la dignità di dimettersi subito, senza aspettare che l'Italia dei Valori presentasse la sua mozione di sfiducia".
Gianfranco Rotondi, PDL, Ministro per l'Attuazione del Programma: "La mia stima per Scajola non potrebbe essere maggiore, ma ritengo queste dimissioni un errore e una concessione alla demagogia".
Oliviero Diliberto, PDCI: "Dopo la scandalosa gestione del G8 di Genova, il caso Marco Biagi e gli appartamenti con vista sul Colosseo ci permettiamo di suggerire a Scajola di ritirarsi dalla vita politica. Le sue dimissioni sono comunque una bella notizia: la cultura dell'arroganza e della prepotenza, propria del berlusconismo, riceve finalmente un durissimo colpo".
Ermete Realacci, PD: "Adesso è chiaro. I conti del nucleare in Italia sono come quelli dichiarati sull'acquisto della casa di Scajola al Colosseo: si reggono solo con la truffa e con l'inganno".
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