mercoledì 23 giugno 2010

AMNESTY INTERNATIONAL: PRESENTATO NUOVO RAPPORTO SULLA LIBIA "QUALE SPERANZA PER I DIRITTI UMANI?"


Oggi Amnesty International ha diffuso un nuovo rapporto intitolato "La Libia di domani: quale speranza per i diritti umani?" in cui si mette in evidenza "l'assenza di riforme, nonostante il paese intenda giocare un ruolo di maggior rilievo sul piano internazionale".
Il rapporto "denuncia il ricorso alle frustate per punire le adultere, la detenzione a tempo indeterminato e le violenze nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati così come i casi irrisolti di sparizioni forzate di dissidenti".
Hassiba Hadj Sahraoul, vicedirettrice del Programma Medio Oriente del Nord di Amnesty International, ha dichiarato: "Se la Libia vuole essere credibile sul piano internazionale, le autorità devono assicurare che nessuno sia al di sopra della legge e che tutte le persone, comprese le più vulnerabili ed emarginate, vengano protette dalla legge. La repressione del dissenso deve cessare".
Violazioni dei diritti umani:
  • le forze di sicurezza: hanno poteri quasi indontrastati, specialmente l'Asi, "di arrestare, imprigionare e interrogare persone sospettate di essere dissidenti o di svolgere attività legate al terrorismo. Queste persone possono essere trattenute senza contatti con l'esterno per lunghi periodi di tempo, torturate e private dall'assistenza legale";
  • centinaia di persone restano nelle prigioni libiche a tempo indeterinato, "anche dopo la fine della pena o dopo essere state assolte da un giudice";
  • gli attivisti per i diritti umani "subiscono ancora persecuzioni e arresti";
  • "migranti, rifugiati e richiedenti asilo, in maggior parte provenienti dall'Africa e in cerca di salvezza in Italia e in altri paesi dell'Unione europea, trovano invece arresti, detenzioni a tempo indeterminato e violenze in Libia";
  • la Libia non ha formato la Convenzione delle Nazioni Unite sullo status di rifugiato del 1951;
  • a giugno la Libia ha comunicato all'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati che doveva lasciare il paese;
  • la pena di morte "continua a essere usata", "in particolar modo nei confronti dei cittadini stranieri";
Hassiba Hadj Sahraoui, ha dichiarato: "I partner internazionali della Libia non possono ignorare l'agghiacciante situazione dei diritti umani in nome dei loro interessi nazionali. Come membro della comunità internazionale, la Libia ha la responsabilità di rispettare gli obblighi in materia di diritti umani e occuparsi delle violazioni anziché nasconderle. La contraddizione di un paese che contemporaneamente fa parte del Consiglio Onu dei diritti umani e rifiuta le visite dei suoi esperti indipendenti sui diritti umani, è stridente".

Per maggiori informazioni, clicca qui
Per scaricare il rapporto in inglese, clicca qui

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