lunedì 31 agosto 2009

PER RICORDARE E RIFLETTERE: LA SOCIETA', I GIOVANI. PICCOLO SCRITTO DI FABRIZIO DE ANDRE'




Stiamo vivendo in una società costruita per "anziani ricchi" e non per giovani volenterosi. Ci mancavano anche le scoperte della Montalcini, così adesso i vecchi, oltre che a diventare vecchissimi, rimangono anche abbastanza lucidi da non consentire alcun ricambio generazionale tenendosi avvinghiati fino alla morte a qualsiasi tipo di attività che potrebbe essere con maggior profitto esercitata dai giovani. Giovani che rimangono disoccupati, nell'impossibilità materiale di di formarsi e mantenere una famiglia: ed a quei pochi che riescono a trovare un lavoro è assolutamente vietato anche solo pensare di potersi acquistare una casa a breve termine. Se tutto andrà bene pochi di loro la compreranno verso i cinquant'anni, sulla soglia della vecchiaia, appunto.


Fabrizio De Andrè, da "Come un'anomalia", 1999 Giulio Einaudi editore, Torino, pg. 276

venerdì 28 agosto 2009

ADDIO NANDA, PACE E AMORE

"Come sempre incontrare un genio mi dà il senso della vita e il fatto di
incontrarne sempre meno spiega il mio disastro
"

Queste sono le parole che Nanda pronunciò per descrivere l'incontro con Oliver Sacks nel 2003 perchè proprio ora, con la sua scomparsa, un altro genio se n'è andato e a noi non resta altro che il nostro disastro. Queste poche righe vogliono essere soltanto un ringraziamento per tutto quello che Nanda è stata e ha fatto, per tutto quello che ci ha insegnato e per tutto ciò che ha rappresentato. Un ultimo saluto, PACE E AMORE.

"Con Nanda ho imparato a fotografare anche senza macchina fotografica, scoprendo che può esserci un modo di fotografare gli sconfitti, come dice lei e come diceva Hemingway, con rispetto, senza strappar loro la dignità"
"E in tutto gli occhi di Nanda: occhi che sanno piantarsi
nei tuoi quando, tirandosi fuori per un attimo dai pensieri più cupi, il suo
viso d'improvviso si accende e ti vede davvero
"

Guido Harari - Milano, 7 gennaio 2004

"Questo è beat: amare la vita fino a consumarla"

Jack Kerouac

martedì 18 agosto 2009

ITALIA NOSTRA TERNI: LE NUBI ACRI CONTINUANO AD INQUINARE, IL COMUNICATO


Di seguito rimetto il testo del comunicato inviato dal Presidente di Italia Nostra onlus di Terni, Daniele Pica:


"LE NUBI ACRI CONTINUANO AD INQUINARE
PROSEGUE L’INDIFFERENZA DI CHI DOVREBBE DIFENDERE LA SALUTE DEI CITTADINI


Chiunque volesse controllare può farlo benissimo. La nube biancastra che sale dall’AST, come una sorta dilungo dirigibile, nelle notti afose d’estate, non si disperde come quando c’è vento, ma si dirige lentamente verso il centro città. Alle 23,30 circa giunge su Corso Vecchio e Corso Tacito per il piacere di chi cerca di riposare ed è costretto a chiudersi in casa o andarsene in fretta e furia se non vuol riempire i polmoni di emissioni acri, che, fuoriuscite dai forni fusori, non sono di certo un toccasana per la salute dei ternani. Il tutto nell’indifferenza di chi governa e di chi dovrebbe controllare.
Chi dovrebbe indagare da dove vengono non scoprirebbe neanche un elefante scappato da un giardino zoologico, altrimenti dopo anni di denunce non continuerebbe ad imporsi il silenzio.
Chi dovrebbe porsi il problema della salute da difendere come bene primario fa finta di nulla perché il problema è scomodo ed è meglio occuparsi di chi sarà il prossimo direttore sanitario della ASL o di quale partito, di quelli ecologisti, ben s’intende, riuscirà a piazzare il prossimo Direttore Generale.
A Bettona la Procura della Repubblica ha accertato violazioni gravi delle normative sull’inquinamento ed ha emesso numerose ordinanze di arresto. Lì si trattava di liquami di allevamenti sversati nei corsi d’acqua e nei campi qui di aria da respirare, nulla di meno importante.
A Terni siamo figli di un Dio minore? Non chiediamo catastofi ma almeno il rispetto minimo dovuto.
E’ mai possibile che tutti quei cittadini che non si sono arresi e non intendono arrendersi debbano essere trattai come idioti?
Dobbiamo inalare per forza tutto ciò che l’Università di Perugia ha già accertato essere presente nelle polveri dell’unica centralina messa sotto monitoraggio, quella delle Grazie? Nichel ed altri metalli pesanti cancerogeni?
Italia Nostra ascolta la propria coscienza e ritiene che ormai non possano esistere eccezioni: occorre lavoro, occorre sviluppo, ma debbono essere compatibili con l’ambiente e con la difesa del bene primario della salute di tutti.
Ben vengano gli utili aziendali ma non facendo sconti sulla tutela della salute.
Prevenire è meglio che ampliare il Reparto di Oncologia dell’Ospedale.
Il nuovo sindaco che è anche medico nulla dice in proposito?
Ci auguriamo di ascoltare sull’argomento frasi sensate e diverse da quelle del suo predecessore.
Se non otterremo alla svelta risposte intendiamo andare avanti per strada maestra, con tutti coloro che lo vorranno.

Il Presidente di Italia Nostra Terni
Dott. Daniele Pica
"

giovedì 13 agosto 2009

ALBERTO LUPO, LA VOCE SUADENTE DELL'ITALIA DEL BOOM



Alberto Lupo con Mina

Alberto Lupo con Alida Valli

Il 13 agosto di venticinque anni fa, all'età di sessant'anni, a San Felice Circeo, scompariva Alberto Lupo la voce suadente dell'Italia del boom economico. Attore affascinante con una presenza scenica rilevante, la cui attività passa dal teatro, al cinema, alla televisione, senza trascurare produzioni discografiche, è negli anni '70 che ottiene un enorme successo con programmi e sceneggiati tilevisivi. Dal 1972, insieme a Mina, presenta il mitico varietà Teatro 10, da cui nasce Parole, parole con lo stupendo duetto con la cantante.

venerdì 7 agosto 2009

CINQUANT'ANNI FA MORIVA DON LUIGI STURZO, LA GUIDA LAICA ED ATTUALE DEI 'LIBERI E FORTI'


Quest'anno ricorrono due degli anniversari più importanti legati alla figura di Don Luigi Sturzo, il novantesimo anniversario dell'appello ai 'Liberi e Forti' ed oggi il cinquantesimo anniversario dalla scomparsa del più rappresentativo ed attuale teorizzatore dell'impegno dei cattolici in politica.
Don Luigi Sturzo che, già nel dicembre 1905, da Caltagirone, indicava un percorso difficile con queste parole: "Ora io stimo che sia giunto il momento che i cattolici si mettano al paro degli altri nella vita nazionale, non come unici depositari della religione o come armata permanente delle autorità religiose che scendono in guerra guerreggiata, ma come rappresentanti di una tendenza popolare e nazionale nello sviluppo del vivere civile...", aveva chiaro quello che avrebbe dovuto rappresentare la partecipazione alla politica, un partito "autonomo, libero e forte, che si avventuri nelle lotte della vita nazionale", un partito non "clericale" nel quale l'ispirazione cristiana non avrebbe fatto velo alla laicità, "noi ameremmo - scriveva - che il titolo di cattolici non fregiasse il nostro partito", un partito di "centro" non moderato ma "temperato", radicato nella società e nel territorio, capace di coniugare progetto e riforma dello Stato secondo principi di sussidarietà e di solidarietà.
E' a partire dal gennaio del 1919, con l'appello ai "Liberi e Forti" che don Luigi Sturzo fonda il:
"Partito Popolare Italiano
A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà. E mentre i rappresentanti delle Nazioni vincitrici si riuniscono per preparare le basi di una pace giusta e durevole, i partiti politici di ogni paese debbono contribuire a rafforzare quelle tendenze e quei principi che varranno ad allontanare ogni pericolo di nuove guerre, a dare un assetto stabile alle Nazioni, ad attuare gli ideali di giustizia sociale e migliorare le condizioni generali, del lavoro, a sviluppare le enrgie spirituali e materiali di tutti i paesi uniti nel vincolo solenne della "Società delle Nazioni".
E come non è giusto compromettere i vantaggi della vittoria conquistata con immensi sacrifici fatti per la difesa dei diritti dei popoli e per le più elevate idealità civili, così è imprescindibile dovere di sane democrazie e di governi popolari trovare il reale equilibrio dei diritti nazionali con i supremi interessi internazionali e le perenni ragioni del pacifico progresso della società.
Perciò sosteniamo il programma politico-morale patrimonio delle genti cristiane, ricordato prima da parola angusta e oggi propugnato da Wilson come elemento fondamentale del futuro assetto mondiale, e rigettiamo gli imperialismi che creano i popoli dominatori e maturano le violente riscosse: perciò domandiamo che la Società delle Nazioni riconosca le giuste aspirazioni nazionali, affretti l'avvento del disarmo universale, abolisca il segreto dei trattati, attui la libertà dei mari, propugni nei rapporti internazionali la legislazione sociale, la uguaglianza del lavoro, le libertà religiose contro ogni oppressione di setta, abbia la forza della sanzione e i mezzi per la tutela dei diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffatrici dei forti.
Al migliore avvenire della nostra Italia - sicura nei suoi confini e nei mari che la circondano - che per virtù dei suoi figli, nei sacrifici della guerra ha con la vittoria compiuta la sua unità e rinsaldta la coscienza nazionale, dedichiamo ogni nostra attività con fervore d'entusiasmi e con fermezza di illuminati propositi.
Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali - la famiglia, le classi, i Comuni - che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. E perché lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell'Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto delle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali: vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l'autonomia comunale, la riforma degli Enti Provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali.
Ma sarebbero queste vane riforme senza il contenuto se non reclamassimo, come anima della nuova Società, il vero senso di libertà, rispondente alla maturità civile del nostro popolo e al più alto sviluppo delle sue energie: libertà religiosa, non solo agl'individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale nel mondo; libertà di insegnamento, senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze e privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche.
Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato ma è essenzialmente organico nel rinnovamento delle energie e delle attività, che debbono trovare al centro la coordinazione, la valorizzazione, la difesa e lo sviluppo progressivo. Energie, che debbono comporsi a nuclei vitali che potranno fermare o modificare le correnti disgregatrici, le agitazioni promosse in nome di una sistematica lotta di classe e della rivoluzione anarchica e attingere dall'anima popolare gli elementi di conservazione e di progresso, dando valore all'autorità come forza ed esponente insieme della sovranità popolare e della collaborazione sociale.
Le necessarie e urgenti rifrome nel campo della previdenza e della assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella formazione e tutela della piccola proprietà devono tendere alla elevazione delle classi lavoratrici, mentre l'incremento delle forze economiche del Paese, l'aumento della produzione, la salda ed equa sistemazione dei regimi doganali, la riforma tributaria, lo sviluppo della marina mercantile, la soluzione del problema del Mezzogiorno, la colonizzazione interna del latifondo, la riorganizzazione scolastica e la lotta contro l'analfabetismo varranno a far superare la crisi del dopo-guerra e a tesoreggiare i frutti legittimi e auspicati della vittoria.
Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, inspirandoci ai saldi principii del Cristianesimo che consacrò la grande missione civilizzatrice dell'Italia; missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli, deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni identità, di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell'organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici.
A tutti gli uomini moralmente liberi e socialmente evoluti, a quanti nell'amore alla patria sanno congiungere il giusto senso dei diritti e degl'interessi nazionali con un sano internazionalismo, a quanti apprezzano e rispettano le virtù morali del nostro popolo, a nome del Partito Popolare Italiano facciamo appello e domandiamo l'adesione al nostro Programma.
Roma, lì 18 gennaio 1919
"
Il regionalismo sturziano
"Da molti si è creduto finora che le questioni del decentramento amministrativo, dell'autonomia locale e della costituzione della regione fossero da lasciare ai professori ed ai comunalisti, perché l'opinione pubblica e la massa degli uomini esponenti di essa non si sono appassionati a tali problemi; si seguiva in ciò quasi inconsciamente quell'indirizzo che la politica burocratica italiana ha portato come suo speciale compito: svuotare, cioè, l'amministrazione libera ed autonoma di ogni compito specifico, rendere i controlli amministrativi e contabili strumento politico, ridurre a semplice attività soggetta e attribuita, quella che doveva essere manifestazione e attività amministrativa libera e responsabile. D'altro lato ogni ulteriore forma di attività, specialmente nel campo sociale, veniva organizzata dal centro al di fuori di ogni organo elettivo e rappresentativo di interessi generali, tendendo contemporaneamente alla formazione di organi classisti, speciali, particolaristici ; ai quali perciò veniva tolta la caratteristica propria e la libertà organica, per il fatto stesso che si affidava a elementi burocratici la ragione politico-sintetica e la decisione definitiva d'ogni questione tecnica e amministrativa.Quali e quanti siano i comitati, le commissioni, le giunte consultive, autonomiste, presso le prefetture e presso i ministeri, non lo può sapere nessuno, e sarà difficile fare una guida del perfetto cittadino, che desse il filo, novella Arianna, per girare sicuro il labirinto della nostra burocrazia. Come ultima espressione di simile tendenza, fin da prima della guerra, ma con sistema accelerato durante e dopo la guerra, sono stati creati monopolI, enti, consorzi, federazioni, istituti amministrativi, commerciali e industriali, per potere arrivare a risolvere un problema assillante, quello di sfuggire agli eccessivi controlli dello Stato e alle barriere amministrative costruite dall'abile mano burocratica per il così detto giuoco di scaricabarile, ovvero rimbalzo delle responsabilità, e avere nello stesso tempo il denaro dello Stato, al di fuori di quella elementare responsabilità politica, che costringe il ministro a rispondere dei suoi atti al parlamento. " (dal discorso di Don Luigi Sturzo al III Congresso del Partito Popolare Italiano).

mercoledì 5 agosto 2009

LA LEGA VUOLE ANCHE LE BANDIERE E GLI INNI REGIONALI


Federico Bricolo, presidente dei senatori della Lega Nord, ha annunciato una proposta di legge costituzionale per inserire un comma nell'art. 12 della Costituzione che riconosca i simboli identitari di ciascuna Regione: bandiere e inni regionali.

"L'articolo 12, comma 1, della Costituzione riconosce quale simbolo della Repubblica italiana il tricolore. Nei principi fondamentali della Costituzione non è, viceversa, incluso alcun riconoscimento ufficiale dei simboli identitati che contraddistinguono le Regioni. Tale lacuna si rende, ad oggi, inammissibile, alla luce della sostanziale valorizzazione del ruolo politico ed istituzionale delle Regioni realizzata dalle più recenti forme costituzionali. L'estensione dell'ambito materiale della competenza normativa regionale ha, infatti, trasformato la Regione in un ente territoriale dotato di una piena autonomia politica, favorendone così in ultima istanza il rapporto diretto con i cittadini".

La spiegazione dell'esponente del Carroccio fa derivare la necessità di tale riforma costituzionale dal "ripensamento dell'assetto territoriale dello Stato in ambito interno ed a livello sovrannazionale", quindi "è più che mai necessario recuperare i simboli identitari che, contraddistinguendo ciascuna realtà regionale, contribuiscono ad alimentare quel legame dei cittadini con il territorio che è presupposto indispensabile di qualsiasi riforma federale dell'ordinamento".


Le reazioni

Daniele Capezzone, portavoce della Pdl: "un pesce d'aprile fuori stagione", "in un Parlamento composto da quasi mille persone il 'festival' delle proposte di legge quantomento stravaganti non chiude mai. Ma, andando alla sostanza, va ricordato che la Lega ha avuto in questi mesi un comportamento serio e responsabile, votando con noi quando si è trattato di intervenire in aiuto di Roma, di Palermo e di Catania. Si può tranquillamente affermare che la Lega ha fatto per l'unità d'Italia più di quanto non abbiano fatto tanti cantori dell'unità d'Italia responsabili dello sfascio dei bilanci di molti enti locali".


Partito dei Comunisti Italiani: "Ormai è chiaro: la Lega gioca allo sfascio. La proposta di legge costituzionale per inserire un comma nell'articolo 12 della Costituzione che riconosca i simboli identitari di ciascuna Regione è la ciliegina sulla torta del disegno politico per cui la Lega è nata e si è sviluppata: la divisione dell'Italia e la secessione. Il percorso è chiaro: federalismo fiscale, richiesta di gabbie salariali, antimeridionalismo e nuova identità federalista del Paese. Con questi signori al governo, al peggio non c'è mai fine: chiediamo alle persone realmente democratiche, che considerano l'unità d'Italia un valore fondante, di prendere le distanze da questo cammino micidiale che la Lega vuole imporre alla nostra Carta costituzionale e al Paese intero".


Francesco Storace, La Destra: "Spero che finisca presto l'estate e che finisca questo dibattito sotto l'ombrellone alimentato dalle continue provocazioni della Lega. Sono stupito che l'ennesima provocazione arrivi addirittura da un capogruppo. Già questo Paese è così disgregato e vorrei che anche la Lega tenesse un pò più all'unità d'Italia".


Dario Franceschini, Pd: "Di fronte ad un Paese che aspetta scelte di fondo strutturali per affrontare e superare la crisi e a milioni di italiani e decine di migliaia di imprese che aspettano risposte per affrontare l'emergenza perchè non ce la fanno più a vivere, loro si occupano delle bandiere regionali da mettere di fianco a quella nazionale. La smettano di perdere tempo e di prendere in giro gli italiani".

martedì 4 agosto 2009

ANDREA LIBERATI AL TG DI LA7


Domani sera, alle ore 19.55, il nostro amico e concittadino, Andrea Liberati, sarà ospite del telegiornale di La7 per presentare il suo ultimo libro e commentare alcune notizie di politica americana.

BARBARA BERLUSCONI INTERVISTATA DA VANITY FAIR TRA MORALE E PATRIMONI


Una delle figlie del premier, la primogenita di Veronica Lario, Barbara Berlusconi, intervistata dal settimanale Vanity Fair, interviene sulle vicende che, negli ultimi tempi, hanno tirato in ballo il padre e la sua famiglia. Dal botta e risposta tra la madre e il padre sui maggiori quotidiani nazionali, dalla festa di Casoria alle rivelazioni e le registrazioni di Patrizia D'Addario, sono mesi che la famiglia Berlusconi resta al centro della cronaca 'rosa' e non solo. A riguardo, la venticinquenne Barbara, dopo la nascita del secondo figlio Edoardo, dichiara: "Non credo che un uomo politico possa permettersi la distinzione tra vita pubblica e vita privata" e ancora, "penso che una società esprima un senso della morale comune. I rappresentanti politici che sono chiamati a governare, a far prosperare la comunità, sono anche tenuti a salvaguardare i valori che essa esprime, possibilmente a elevarli".
Si dice poi "stupita" attenzioni del padre verso Noemi e dichiara: "La mia storia è quella di una ragazza che ha vissuto la sua giovinezza in modo sereno e normale. Non ho mai frequentato uomini anziani. Sono legami psicologici di cui non ho esperienza". Relativamente al divorzio dei genitori: "Il dolore è grande, un valore e una realtà si stanno sgretolando. Più forte è il senso dell'unione familiare che uno ha, e nel mio caso è molto forte, più si amplifica la delusione. Ma almeno noi fratelli stiamo vivendo questo momento in età consapevole. Voglio essere vicina a entrambi i miei genitori, perchè quello che non traspare all'esterno è che la loro sofferenza è profonda e tocca entrambi". Alla domanda se quello sei genitori sia stato un grande amore, risponde: "Sono sicura che lo sia stato per la mamma".
Nel proseguio dell'intervista Barbara vuole tornare su una polemica preelettorale, quando il segretario del Pd Franceschini attaccò Berlusconi chiedendo: "Fareste educare i vostri figli da un uomo come lui?" e afferma: "Non è un episodio che ritengo grave o insultante e non credo che Franceschini ce l'avesse con noi, Credo che parlasse di identità diverse".
Infine quello che ha tutti i toni di un avvertimento relativemnte all'enorme patrimonio del Cavaliere e al rapporto con i figli del primo matrimonio del padre, Marina e Piersilvio: "A oggi non c'è nessuna lotta. E, se mio padre è un uomo giusto e equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro".

lunedì 3 agosto 2009

E' LIBERO IL COLPEVOLE UFFICIALE DELLA STRAGE DI BOLOGNA, GIUSVA FIORAVANTI


Sono trascorsi ventinove anni dalla strage di Bologna ed uno dei tre colpevoli ufficiali dell'eccidio è un uomo libero. Valerio Gioravanti, 51 anni, detto Giusva, ex terrorista nero, pluriergastolano, condannato al carcere a vita anche per la strage di Bologna, è uscito di prigione per sempre.
Grazie ai benefici concessi a tutti i detenuti ha chiuso i conti con la giustizia italiana ed ora ha annunciato l'avvio delle pratiche per ottenere la patria potestà della figlia e il passaporto.
Arrestato nel 1981, avendo tenuto "un comportamento tale da farne ritenere sicuro il ravvedimento" la sua pena è stata estinta. Per dovere di informazione occorre ricordare che il Fioravanti si è sempre proclamato innocente per la strage di Bologna a differenza che per gli altri omicidi.
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