martedì 14 giugno 2011

TREMONTI, IL RE E LA RIVOLUZIONE FRANCESE...


"La mattina del 15 luglio 1789 il duca va dal re e gli dice, 'Sire, hanno preso la Bastiglia. E' una rivolta?' chiede il re. 'No maestà è una rivoluzione'. Ma il re continua a pensare che sia una rivolta e alla fine gli tagliano la testa". All'Assemblea di Confartigianato, è questo il parallelo storico utilizzato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti per descrivere la situazione attuale del Paese.
"Siamo in un momento di crisi, bisogna cambiare", ha continuato, "Non si può fare la riforma fiscale in deficit, sarebbe una contraddizione rispetto all'impegno morale che tutti i governanti devono avere in questo periodo". "Siamo in una fase storica marcata da una grandissima discontinuità, la parola giusta che si usa è crisi: è finita un'età durata tanti anni, un'età basata sulla certezza e della stabilità. Poi è avvenuta una rottura di continuità, e adesso abbiamo tre tipologie di crisi: quella economica, quella geopolitica e quella scientifica". Il suo sembra il discorso serio ed accorto di un ministro responsabile di un vero Paese occidentale; un discorso di alto profilo che non manca, però, di rispondere a qualche, più o meno velata, 'pugnalata' degli ultimi giorni. Il ministro, così, risponde anche a quei giornali della famiglia del presidente del consiglio che hanno parlato di sue possibili dimissioni: "La parola data va mantenuta anche nel nostro interesse. Se vai a chiedere i soldi in giro, ti dicono 'dammi un segno che riduci il deficit, un segno della tua serietà' ed è quello che noi stiamo facendo".

La linea del rigore tremontiana che non cede alle continue richieste di "aprire i cordoni della borsa" è confermata quasi giornalmente dai dati andamentali che ci vengono forniti dall'Europa e non solo. Proprio di oggi l'annuncio della Banca d'Italia del nuovo record raggiunto dal debito pubblico italiano, salito a quota 1.890,622 miliardi di euro, mentre l'Ocse - sempre oggi - ha detto che la ripresa è ferma incolpando anche l'Italia che segna un "particolare calo" nell'indice previsionale.

Per Giulio Tremonti l'Italia "non deve fare nessuna correzione" per il 2011 e il 2012 "perché quello che abbiamo fatto è sufficiente a raggiungere gli obiettivi stabiliti" ma ha sottolineato che "la correzione che dovrà essere fatta è per il prossimo biennio, il 2013-2014" anche se "molto meno drammatica di come viene considerata".
Per quello che riguarda le possibili ricette per il prossimo futuro il ministro dichiara: "Credo sia giusto un sistema con tre aliquote Irpef", "le aliquote più basse possibili - ha continuato - sono il miglior investimento per combattere l'evasione fiscale". Un sistema fiscale più semplice con la possibilità di concentrare insieme i "tributi minori" anche se qualsiasi intervento non potrà prescindere dalla tenuta dei conti pubblici perché "scassare il bilancio pubblico è una strategia che non è nell'interesse della gente ed è prodotto dell'irresponsabilità".
"La politica dia l'esempio" ha detto Tremonti facendo anche una battuta: "Meno aerei blu e più Alitalia". Ma il ministro parla anche si assistenza e di giustizia sociale: "Questo è una Paese in cui si può dedurre tutto: dalle palestre alle finestre" e "per dare assistenza a chi deve essere assistito bisogna togliere gli assegni a quelli che hanno i 'gipponi'". "C'è un enorme bacino da cui derivare risorse per fare la riforma fiscale e correggere l'andamento della finanza pubblica - ha continuato il ministro - gli assegni vanno tolti a quelli che hanno il 'gippone'". "E' giusto dare assegni e benefici a chi ne ha bisogno. Ma non è giusto dare assegni a quelli che non hanno ragione di riceverli". "Nella spesa fiscale c'è un enorme catalogo di voci e regimi di favore, ci sono più di 471 voci di esenzione che valgono in totale 150 miliardi in totale, si tratta di un magazzino da rivedere".
   
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