lunedì 5 luglio 2010

NON ABBANDONIAMO I FRATELLI ERITREI





E' da giorni che non si hanno notizie certe sulle sorti delle centinaia di eritrei, compresi donne e bambini, detenuti dalle forze libiche e deportati a forza dal centro di detenzione di Misratah a quello di Sebha.
Jean-Lèonard Touadi, PD: "Per salvare la vita ai circa trecento eritrei che si trovano ora rinchiusi nel centro di detenzione di Sehba in Libia il Governo italiano deve muoversi immediatamente usando tutti i mezzi diplomatici e tutte le pressioni politiche del caso", "da fonti attendibili in Libia - continua il deputato democratico - mi è arrivata la notizia secondo la quale gli immigrati eritrei sono stati trasferiti da Misrath verso Sebha nul sud della Libia in due container di ferro, del tipo di quelli utilizzati per il trasposto di merci sulle navi cargo, in condizioni inumane e degradanti per la alta temperatura, il sovraffollamento e la mancanza d'aria. A tutt'oggi Frattini continua a tacere, il suo silenzio è imbarazzante e se dovesse proseguire getterebbe un'ombra pesante sulla credibilità internazionale dell'Italia", concludendo, "siamo di fronte ad una palese violazione del diritto internazionale, il Governo italiano deve intervenire su Tripoli. Alla luce di questo ennesimo episodio di negazione dei diritti umani ci dobbiamo interrogare sull'opportunità degli accordi sui respingimenti con il Governo libico".
Giampiero D'Alia, UDC: "Nella riunione dei capigruppo di martedi prossimo chiederò che il governo porti nell'Aula del Senato una dettagliata informativa sulla sorte dei 250 cittadini eritrei detenuti nel centro di detenzione libico di Brak", "Le drammatiche cronache - continua il senatore centrista - pubblicate in questi giorni da diversi mezzi di informazione denunciano condizioni di vita disumane nel centro di detenzione di Sebha e una sistematica violazione dei diritti umani da parte delle autorità presenti sul posto, alcune delle quali, a quanto si legge, sembrerebbero essere anche di nazionalità italiana", "il Governo non metta la testa sotto la sabbia e dimostri almeno una volta di non essere succube del colonnello Gheddafi: venga in Aula a spiegarci cosa sta accadendo nel lager libico e quali canali diplomatici abbia avviato per assicurare il rispetto della dignità e dei diritti umani dei 250 cittadini eritrei intercettati sulla rotta di Lampedusa".
Filippo Miraglia, responsabile immigrazione ARCI: "Nel silenzio quasi generale dei mezzi di informazione e nel disinteresse del nostro governo si sta consumando una nuova tragedia che ha per protagonisti centinaia di cittadini eritrei. Una vicenda che pesa come un macigno sulla nostra coscienza".

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