giovedì 12 febbraio 2009

STASERA PARTE STRAVALENTINO.



Questa sera inizia "Stravalentino - L'altrofestival", alle ore 21.00 presso il Rendez-vous l'inaugurazione.


Come leggiamo nello stesso programma della manifestazione, Stravalentino "nasce 'in alternativa' e 'in contemporanea' agli Eventi Valentiniani, una volta di dominio pubblico e ora inaccessibili". Nasce dunque, per ammissione degli stessi organizzatori, contro qualcosa. Per questo non posso stupirmi delle polemiche di questi giorni. Non posso perchè ritengo che la volontà principale fosse quella di sollevarle. Tale volontà è manifesta, dichiarare "Riteniamo infatti, che piuttosto che impiegare il denaro dei cittadini in grandi concerti a pagamento e in costose installazioni video, sia meglio investire in piccoli e numerosi eventi di qualità, gratuiti, in grado di dare spazio alle forze artistiche del territorio e, soprattutto, non intellettualistici, ma pensati per la gente" è come voler criticare apertamente un certo modo di concepire l'arte con il rischio di scadere in pericolose ed anacronistiche 'visioni' inaccettabili in un paese moderno. Il nome stesso della manifestazione riporta alla mente movimenti intellettuali degli anni venti e trenta, in particolare "Strapaese" di cui furono promotori e massimi esponenti, Mino Maccari con la rivista "Selvaggio", Leo Longanesi con il quindicinale "L'Italiano" e Curzio Malaparte. Movimenti che erano volti "a difendere la tradizione nazionale contro le tendenze della cultura aperta a influssi stranieri", "...costituisce una chiave d'interpretazione delle complesse relazioni che l'arte instaura con il territorio e la politica nel momento del "ritorno all'ordine" che caratterizza il regime fascista italiano e più in generale l'europa degli anni venti" (http://it.wikipedia.org/wiki/Strapaese).

Ora, spero che la volontà della Direzione del festival non fosse quella di ricollegarsi apertamente a tali movimenti ma credo che sia ugualmente preoccupante. In un paese come l'Italia e, in particolare, in una città come Terni sono già troppi gli influssi 'provincializzanti' e non ritengo sia giusto, anzi credo sia veramente pericoloso, coltivarli. Non avrei mai creduto di tornare a leggere concetti effimeri come "l'arte per l'arte" e l'arte "per la gente" che, per puro scopo demagogico, vengono utilizzati a giustificazione della creazione di un festival povero di idee.
Questo che va ad iniziare non sarà un festival popolare ma un festival pensato per la gente, non, quindi, un festival della gente che prenda spunto dalla tradizione popolare. Con quale presunzione si pensa per la gente? Perchè dovremmo chiuderci ancora di più nel nostro piccolissimo, infintesimale spazio? Quale risultato si potrà ottenere se non una regressione culturale verso un nazionalismo populista anche in campo culturale? Possiamo permettercelo?
Questo solo alcune delle domande che vorrei porre agli organizzatori della manifestazione.

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