martedì 13 gennaio 2009

ITALIA NOSTRA: DOPO GLI ALBERI ABBATTUTI IL PRESIDENTE PICA ATTACCA IL COMUNE ANCHE SU ANTENNE E CONDIZIONATORI



E' una due giorni di duri attacchi al Comune quella del Presidente della Sezione di Terni di Italia Nostra Daniele Pica. Ieri per l'abbattimento dei pini di via Campofregoso, oggi per la rinuncia della Giunta di normare "antenne selvagge e condizionatori invadenti".

"Il Lungonera celebrato da composizioni in vernacolo dei molti poeti ternani, il viale alberato per eccellenza, è stato travolto dalla 'politica della motosega' con uno spettacolo deprimente. E' stato distrutto per sempre un paesaggio urbano che costituiva parte integrante del nostro vivere quotidiano, un patrimonio arboreo unico". Per Pica "Ogni volta che gli esemplari più belli, ormai quasi secolari, del parco cittadino sono interessati a fenomeni di indebolimento li si verifica ad uno ad uno, li si cura con tecniche ormai note persino al più umile perito agrario, li si mette in tiraggio evitando il pericolo di cadute. Perchè se prevale la mania distruttiva dell'assessore di turno, allora il quadro è segnato. Se si preferisce molto comodamente segare nobilissimi tronchi che, lo abbiamo noi constatato non erano per nulla malati o erano curabilissimi, allora si taglino tutti i pini di Terni dopo i tigli di via Fratti e le robinie di via Battisti. Se ogni albero ad alto fusto che supera i trant'anni di vita può diventare un potenziale pericolo in caso di vento, pioggia o neve, allora rendiamo piatta la città, con buona pace dei nostri amministratori che meriterebbero altro che l'Attila d'oro che conferì loro anni fa il Wwf. Ormai non c'è angolo di Terni che non sia stato interessato dalla motosega, da via battisti a via fratti, alla rotonda di via carrara. Al di là poi degli aspetti paesaggistici, dal punto di vista ambientale non esiste il rapporto di uno ad uno, un virgulto nuovo piantato per un esemplare adulto tagliato, perchè la massa delle chiome distrutte è cento volte superiore a quella di un albero che esce dal vivaio".

Di seguito pubblichiamo anche l'odierno e gustoso comunicato di Italia Nostra:

"ANTENNE SELVAGGE E CONDIZIONATORI INVADENTI
UNA CITTA’ CHE NON AMA E PRESERVA IL CENTRO STORICO
PERDE IL SENSO DELLA STORIA E MERITA IL DEGRADO ODIERNO


Basta girare in Corso Vecchio o in Piazza Clai per rendersi conto che ormai siamo in una jungla. Ognuno fa ciò che gli pare. In alcuni tetti ci sono decine di parabole o, su nobili facciate, batterie di condizionatori, anche enormi, che in assoluto disprezzo di strutture ottocentesche e medievali, fanno bella mostra di sé. Nessuno ormai più controlla. Gli assessori invece di alzare gli occhi al cielo e trarre dall’osservazione di tanti abusi motivo per normare una situazione ormai fuori da ogni logica sono evidentemente “in altre faccende affaccendati”. Un tempo certe amministrazioni ed un certo tipo di architettura si vantava di avere sensibilità, buon gusto, senso estetico, faceva battaglie ideali di grande valore per tutelare il paesaggio. Si invocava l’intervento della Soprintendenza per tutelare angoli di storia cittadina che stanno perdendo ogni giorno di più fascino ed integrità. Ovviamente non crediamo che il mondo debba fermarsi e che le moderne tecnologie non debbano migliorare la vita dell’uomo ma c’è modo e modo. Tutto ormai si vende e tutto si compera, anche la dignità di un centro storico, quindi la memoria di una comunità. Il nuovo Regolamento Edilizio di Terni, consente un’ulteriore proroga quinquennale (dopo la precedente triennale) ad antennisti ed impiantisti per fare ciò che vogliono. Costituisce quindi una sconfitta del buon senso e dell’interesse generale della città nel preservare la parte più antica del tessuto urbano rimasta dopo i bombardamenti, dall’invasione di oggetti il cui impatto, viceversa, si sarebbe benissimo potuto ridurre al minimo accorpando le esigenze dei singoli in impianti condominiali o, per i condizionatori, collocandoli all’interno degli edifici. Se poi l’esimio assessore dichiara che la proroga è voluta dalle associazioni degli installatori allora comprendiamo tutto: anche uno sciocco si rende conto che una cosa è montare un parabola su un tetto, un’altra montarne dieci. La cosa più triste è che un uomo di sinistra non dimostri la minima sensibilità e cultura nella tutela del bene generale. Forse qualcuno è convinto che dopo il taglio indiscriminato degli alberi possa costituire un rimedio la… ‘forestazione’ di tetti e facciate antiche con antenne e scatole metalliche dal colore e dalle fogge più strane. Sostenere poi che in fondo fra cinque anni si potrà rivedere il tutto significa non rendersi conto che, una volta messi, difficilmente si potranno togliere, viste le resistenze esistenti. Peccato, un’occasione mancata, un passo ulteriore verso la mediocrità".

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