giovedì 30 settembre 2010

SCANDALOSAMENTE ARRETRATI

Patrick Creagh, Allen Ginsberg e Fernanda Pivano a Spoleto nel 1967

Non è il 1967 e non siamo a Spoleto.
Non c'è Allen Ginsberg - il padre della Beat Generation - e nessuno è stato arrestato a causa di "parole oscene".

Siamo a Terni, nel 2010, e a 'scandalizzare' è la perfomance dell'attore Antonio Rezza ad Es.Terni.

L'unico vero collegamento tra le due vicende è il fatto che si sono svolte nella stessa regione, l'Umbria. Per il resto sono pochi i punti di contatto.
Rezza non è Ginsberg e più di quarant'anni sono passati da quella stupenda giornata in cui, al Festival dei Due Mondi, la mitica Nanda Pivano riuscì a portare l'artista americano - vero precursore - a leggere le sue poesie.

Viviamo in un Paese arretrato, questo è l'unico scandalo di cui dovremmo occuparci. Invece eccoci qua, ridotti a commentare una misera polemica tra falsi offesi, improvvisati critici, difensori della cristianità e falsi modernisti, i soliti politicanti in cerca d'autore.

Prima di concludere, solo una saluto.
Ciao Nanda, ciao Allen, ovunque siate PACE e AMORE.



Per chi volesse farsi un'idea, di seguito riporto i commenti apparsi sul Corriere dell'Umbria di oggi ("Bestemmia sul palco, bufera su EsTerni", di Giuseppe Magroni):
Federico Brizi, capogruppo Pdl al Comune: "Non è più tollerabile che i finanziamenti comunali vengano utilizzati per mettere in piedi eventi pseudo culturali, che di culturale non hanno nulla. Ancora una volta la manifestazione EsTerni sta facendo parlare male di se e ne chiediamo l'immediata sospensione ed il ritiro del patrocinio da parte del Comune. Chiediamo che venga fatto un rendiconto dettagliato di come vengono spesi i soldi dei cittadini". "Questi signori, organizzatori e pseudo artisti - continua Brizi - devono capire che il sentimento religioso dei credenti e comunque anche di chi non crede ma ne riconosce il valore culturale, non può essere offeso così impudicamente. Abbiamo troppo a cuore la tutela del diritto della libertà di espressione per correre il rischio che venga compromesso da atteggiamenti senza alcun carattere espressivo, ma di gratuita licenza amorale. Chiediamo il ripensamento dell'offerta culturale della città che risente di un retaggio antico: la proposta culturale appare monotematica e conformista, frutto di un pensiero a senso unico...";
Francesco Pullia, Radicali: "L'inqualificabile episodio che, ancora una volta, ha avuto per protagonista un 'attore' nell'ambito della discutibile rassegna Es.Terni, va stigmatizzato in modo netto. Al di là del fatto che non c'è niente di più ridicolo e conformista che tramutare la provocazione in regola consuetudinaria". "Non si capisce - continua - perché se si è privi di vocazione artistica, anziché dedicarsi allo svolgimento di mestieri più consoni, si voglia continuare ad esercitare ruoli nient'affatto pertinenti pretendendo altresì di richiamare a tutti i costi l'attenzione con espedienti di infimo livello. Non ci risulta che bestemmiare e mostrare genitali siano manifestazioni teatrali e/o poetiche".
Massimo D'Antonio, capogruppo UDC alla Provincia di Terni: inizia con l'affermare che "tra tutti quelli che hanno commentato l'episodio io sono l'unico che ha assistito allo spettacolo". "Lo ritengo assolutamente geniale ed unico nella originalità del suo modo di fare teatro. Detto questo, la bestemmia è stata pronunciata. Ma era solo un aspetto della rappresentazione. Spettacolo che parlava della violenza, dell'ipocrisia, dell'ingiustizia e della disperazione che pervade la società italiana. Allora perché non centrare l'attenzione anche su altri aspetti dello spettacolo come: la disparità di trattamento nell'affidamento dei figli dei genitori separati tra le madri ed i padri, dello scandalo della pedofilia nella chiesa come anche il Santo Padre ha denunciato, delle troppe morti sul lavoro, della irrisione delle vittime della strada, della indifferenza della politica verso i deboli o gli esclusi".
Antonio Rezza, artista: "C'è una sola bestemmia all'interno tra l'altro di uno spettacolo estremamente religioso, per ciò che intendo io come religione, e cioè sacrificio. Sono stati scritti fiumi di articoli su questo spettacolo e nessuno si è soffermato su una bestemmia filologica che esprime la disperazione e non la mancanza di rispetto verso la religione".

2 commenti:

viviana rospetti ha detto...

mi spiace contraddirti ma non era il 1967 bensì l'estate del 1978 te lo dico per certo perchè ci sono andata e non avevo 8 anni!!!
ancora per la precisione il terzo signore era peter orlovsky!!!
ciao viviana

barbaro ternano ha detto...

Scusami tanto Viviana,
naturalmente io non c'ero ma sono sicuro che si tratta del 1967. Prima di tutto è un ricordo che viene spesso ricordato nella mia famiglia di origini spoletine che ha spesso frequentato il Festival. Per sicurezza sono anche andato a rivedere lo stupendo libro della Pivano "The beat goes on" e la data è giusta.
Questo (http://www.allenginsberg.org/index.php?page=spoleto-festival-1967) è il link della pagina del sito "Allen Ginsberg Renowned poet - World traveler" dove è ricordato il passaggio del poeta al Festival di Spoleto e dove è riportata la foto del mio post.
Quello non è Peter Orlovsky, il grande amore di Ginsberg, ma Patrick Creagh, scrittore, critico e traduttore americano.

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