lunedì 19 aprile 2010

CONTINUA L'ATTACCO A ROBERTO SAVIANO.




Continua l'attacco a Roberto Saviano. Dopo le dichiarazioni del premier - che durante una conferenza stampa sull'azione del Governo contro la criminalità organizzata, al fianco del Ministro degli Interni Roberto Maroni ha dichiarato: "la mafia italiana, non so in base a quale classifica, risulta la sesta al mondo, ma in realtà è la più conosciuta grazie al supporto promozionale che ha ricevuto dalle serie tv come La piovra, vista in 160 Paesi, e anche dalla letteratura, come per esempio Gomorra. Noi invece ci siamo posti come obiettivo quello di contrastarla" - si mobilitano Marina Berlusconi e le testate di famiglia.
Certamente Silvio Berlusconi non è nuovo ad attacchi del genere. Lo scorso novembre aveva già dichiarato: "se trovo chi ha fatto le serie della Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo". Ma a tale dichiarazione rispose Michele Placido, il protagonista della Piovra: "La piovra è roba di tanti anni fa, mentre le fiction tv più recenti sulla mafia, da 'Il capo dei capi' a quelle su Falcone e Borsellino, le ha fatte suo figlio per Mediaset. Quando Gomorra è stato scritto ed è diventato di successo internazionale, le immagini sullo scandalo immondizia e i problemi della camorra avevano già prima fatto il giro del mondo".
Oggi, come dicevo, a sostegno delle tesi berlusconiane parte l'attacco concentrico della figlia Marina e delle testate di famiglia con affermazioni a dir poco discutibili.
Marina Berlusconi ha inviato una lettera aperta allo scrittore:
  • "mi ha profondamente colpito la reazione di Saviano di fronte a quella che era nè più nè meno che una critica. Una critica che può anche non essere condivisa, ma che, come tutte le opinioni, è più che legittima";
  • "voglio anticipare subito che è una critica con la quale concordo";
  • "una pubblicistica a senso unico non è il sostegno più efficace per l'immagine del nostro Paese";
  • "Saviano scrive che l'Italia ha la migliore legislazione antimafia del mondo, ma da cittadina italiana penso che tutti dovremmo essere fieri anche del fatto che il governo guidato da mio padre ha ottenuto sul fronte della lotta alle mafie risultati clamorosi, forse mai raggiunti prima";
  • "Mi pare che Saviano non riesca a distinguere tra una libera e legittima critica e una censura. Ma in questo modo è lui stesso ad applicare una censura, non riconoscendo al presidente del Consiglio il diritto di criticare";
Questo alcuni stralci dell'articolo di oggi apparso du 'Il Giornale.it' dal titolo "Marina Berlusconi dà lezioni di libertà a Saviano" (di Luigi Mascheroni):
  • "se c'è una cosa insopportabile in Roberto Saviano, al di là dell'atteggiamento da martire moralista di cui nessuno sente il bisogno, è il savianismo. Cioè quel perverso meccanismo ipocritamente corretto per cui il suo libro Gomorra, qualsiasi suo scritto giornalistico, qualsiasi intervento pubblico, addirittura la sua stessa persona - tutto ciò che ha a che fare con il nome "Saviano" insomma - è diventato intoccabile. La sua verità è sacra, e Saviano quindi è tabù";
  • "E tutto questo per ragioni morali (Saviano combatte il Male, e se sei contro Saviano allora stai con il Male), per ragioni politiche (Saviano è uno dei personaggi prediletti dal popolo della Sinistra come possibile leader in funzione anti-Berlusconi), e per ragioni commerciali (Saviano, come tutti sussurrano in Mondadori pur senza dichiararlo, vale così tanto economicamente che nei salotti letterare l'ordine è: vietato parlarne male, e meno che mai ricordare le cause di plagio intentate da più di un cronista che ha visto i propri pezzi finire nelle pagine di Gomorra)";
  • "Saviano, al netto del talento letterario che ognuno può giudicare da sè, vale attualmente qualche decina di milioni di euro: Gomorra ha venduto sei milioni di copie, è tradotto in 43 Paesi, è da poco uscito anche nei tascabili, la cui pubblicità campeggiava anche ieri sulla prima pagina di Repubblica sotto la firma dello scrittore (splendido esempio di cortocircuito mediatico-ideologico per cui Berlusconi come editore paga la pubblicità al suo avversario De Benedetti per il libro di un autore che lo critica come politico), ha ceduto i diritti per un film che era in odore di Oscar, ha fatto da traino editoriale ad altri prodotti collaterali di Saviano come la raccolta di articoli La bellezza e l'inferno o il cofanetti con il dvd dei suoi interventi televisivi...";

Non si fa attendere, ringraziando il cielo, una replica che pubblico di seguito: "Il mio dovere è difendere la libertà" di Roberto Saviano:

"Ho LETTO la let­tera del pres­i­dente della Mon­dadori Marina Berlus­coni e colgo occa­sione per pre­cis­are alcune ques­tioni. Il capo del gov­erno Berlus­coni non ha espresso parole di crit­ica. Crit­ica sig­nifica entrare nel mer­ito di una val­u­tazione, di un dato, di una rif­les­sione. Nelle sue parole c’era una con­danna non ad una anal­isi o a un dato ma allo stesso atto di scri­vere sulla mafia. Il ris­chio di quelle parole, rib­adisco, è che ci sia un gener­ico e pre­oc­cu­pante ten­ta­tivo di far pas­sare l’idea che chi­unque scriva di mafia fiancheggi la mafia. Come se si dicesse che i libri di oncolo­gia dif­fon­dono il can­cro. Facendo così si avvan­tag­gia solo la morte.
Non capisco a cosa si riferisce quando la pres­i­dente Berlus­coni dice: “Sap­pi­amo tutti quanto abbia pesato e pesi l’omertà nella lotta alla crim­i­nal­ità orga­niz­zata… ma certo una pub­blicis­tica a senso unico non è il sostegno più effi­cace per l’immagine del nos­tro Paese”. In Gomorra sono rac­con­tate anche le sto­rie di col­oro che hanno resis­tito alle mafie, un intero capi­tolo ded­i­cato a Don Peppe Diana, c’è il rac­conto di una Italia che resiste e con­trasta l’impero della crim­i­nal­ità. Quale sarebbe il senso unico? Ho anche più volte detto e scritto, che l’azione anti­mafia del gov­erno c’è stata ed è stata impor­tante, ricor­dando però al con­tempo che siamo ben lon­tani dall’annientare le orga­niz­zazioni, siamo solo all’inizio poiché le strut­ture eco­nomiche e politiche dei clan che con­tin­u­ano ad essere intatte.
Ecco per­ché alla luce di quanto scrivo ho trovato le parole del capo del gov­erno final­iz­zate a intimidire chi­unque scriva di mafie e di cap­i­tali mafiosi. Ho io stesso visto e conosci­uto la lib­ertà della casa editrice Mon­dadori. Ci mancherebbe che uno scrit­tore non fosse libero nella sua pro­fes­sione. Una lib­ertà esiste però solo se viene difesa, rac­colta, costru­ita nell’agire quo­tid­i­ano da tutti col­oro che lavo­rano e vivono in una azienda. Ed è infatti pro­prio a questi che mi sono riv­olto ed è da loro che mi aspetto come ho già scritto una presa di posizione in mer­ito alla pos­si­bil­ità di con­tin­uare a scri­vere lib­era­mente nonos­tante queste dichiarazioni.
Non può che stupire però che un edi­tore non critichi ma bensì attac­chi lo stesso prodotto che manda sul mer­cato, e lo attac­chi su un ter­reno così sen­si­bile e deci­sivo come quello della cul­tura della lotta alla crim­i­nal­ità orga­niz­zata. Sono molte le per­sone in Italia che per il loro impegno nel rac­con­tare pagano un prezzo altissimo non è pos­si­bile liq­uidarle con­siderando la loro azione “pro­motrice” del potere mafioso. Una dichiarazione del genere annienta ogni capac­ità di resistenza e cor­ag­gio. E questo da intel­let­tuale non è pos­si­bile igno­rarlo e da cit­tadino non posso ascri­vere una dichiarazione del genere alla dialet­tica demo­c­ra­t­ica. È solo una dichiarazione peri­colosa che andrebbe imme­di­ata­mente rettificata
".

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