mercoledì 17 febbraio 2010

ROGO DI VASCIGLIANO: INDAGATI ANCHE IL SINDACO DI STRONCONE BERANZOLI E IL PRESIDENTE DELLA CARIT MALVETANI



"Si registra dagli atti in modo oggettivo un comportamento attivato da alcuni degli indagati che non solo non hanno operato seconfo il loro dovere pubblico a tutela della popolazione, della salute pubblica e dell'ambiente, ma al contrario hanno contribuito con una dolosa attività di falsificazione seriale e sistematica della realtà delle cose a creare disinformazione sulle gravissime e probabilmente ancora non note conseguenze del disastro ambientale verificatosi. Un inganno informativo e operativo dettato da fini personali", "Un atto di crimine ambientale a tutti gli effetti". Questi alcuni stralci delle cinque pagine a conclusione delle sessantacinque dell'ordinanza del gip del Tribunale di Terni per la ratifica delle misure cautelari che il pm Elisabetta Massini aveva richiesto per Massimiliano Scerna, Adriano Rossi, Nicola Beranzoli e Terenzio Malvetani.
Un complesso lavoro d'indagine lungo più di sei mesi che ha interessato Guardia di Finanza, Forestale e Carabinieri, intercettazioni telefoniche, accertamenti, verifiche e sopralluoghi, interrogatori, deposizioni e raccolta di documenti "ha consentito - scrive il giudice - di individuare legami tra soggetti che non sarebbero altrimenti emersi e di acquisire elementi che i documenti ufficiali non avrebbero mai rilevato". Una bomba dunque, una bomba legata al disastroso incendio di Vascigliano alla Ecorecuperi che coinvolge personaggi importanti dal sindaco di Stroncone al Presidente della Carit, dall'amministratore dell'Ecorecuperi al direttore di Terni dell'Arpa.
L'accusa principale è quella "di avere agito in vario modo per minimizzare l'inquinamento da diossina seguito all'incendio che nel luglio scorso aveva interessato a Stroncone un capannone della Ecorecuperi" (dal 'Corriere dell'Umbria' del 17/02/2010 - "Menzogne sulla diossina: 4 indagati"). Più in fondo "controlli condotti alla carlona e con strumenti inadeguati, un capannone di rifiuti stipato oltre ogni limite e una zona rossa disegnata per soddisfare precisi interessi economici più che per tutelare la salute della popolazione" (dal 'Corriere dell'Umbria' del 17/02/2010 - "Quattro indagati per il rogo" di Antonio Mosca, pag. 37).
Il gip di Terni, Maurizio Santoloci, ha accolto dunque le richieste di custodia cautelare del sostituto procuratore, Elisabetta Massini, nei confronti dell'amministratore dell'Ecorecuperi, Massimiliano Scerna, del direttore di Terni dell'Arpa (l'Agenzia Regionale per l'Ambiente), Adriano Rossi, del Sindaco di Stroncone, Nicola Beranzoli, e del Presidente della Cassa di Risparmio di Terni e Narni SpA nonchè imprenditore agricolo, Professore Terenzio Malvetani.
Queste le misure cautelari:
  • Massimiliano Scerna: non potrà esercitare per due mesi imprese che effettuino recupero, riciclaggio o raccolta di rottami;
  • Adriano Rossi: sospeso per due mesi dall'incarico di direttore del dipartimento Arpa di Terni;
  • Nicola Beranzoli: obbligato a dimorare per sei mesi nel territorio del Comune di Stroncone;
  • Terenzio Malvetani: non potrà dimorare per sei mesi nel territorio del Comune di Stroncone.

Le misure cautelari relative al Sindaco e al Professor Malvetani sono state scelte per "ostacolare i rapporti tra lui e il sindaco Beranzoli al fine di impedire che quest'ultimo prenda provvedimenti ispirati dall'atro, con spregio dell'interesse pubblico". Il Sindaco da subito "ha assunto comportamenti volti unicamente a ridimensionare la portata dell'evento esponendo la salute pubblica ai rischi conseguenti a una contaminazione da diossina. Tale atteggiamento trova il suo fondamento nella prioritaria volontà di tutela degli interessi economici di taluni privati che hanno attività economiche rilevanti nella zona". Fra queste attività anche quelle del Presidente della Carit e di suo figlio. Per l'accusa sarebbe stato Malvetani in qualità di "privato istigatore" a spingere in sindaco a restringere la zona sottoposta all'ordinanza. Il giudice e il pm parlano di "un legame fortissimo" fra il sindaco e il professore e di una "autorevolezza e una posizione dominante" esercitata da quest'ultimo "presso la comunità di Stroncone" tale da "avere notevolmente influenzato l'esito della campagna elettorale dello scorso giugno, che portò all'elezione proprio di Beranzoli".

Il gruppo avrebbe, secondo l'accusa, "messo in piedi un 'sistema' motivato da una sola parola d'ordine: minimizzare l'allarme diossina. Pressioni, contatti, rivelazioni 'pilotate'. Ma anche minacce e richieste di favori a diversi livelli" (da 'Il Giornale dell'Umbria' - "Allarme diossina a Stroncone, indagati Beranzoli e Malvetani" di Christian Cinti, pag. 32). Secondo l'accusa, inoltre, "l'inadeguatezza e l'inattendibilità dell'attività svolta da Arpa erano certamente un dato noto al direttore" che avrebbe "potuto e dovuto rivolgersi a quelle sedi Arpa nelle quali l'analisi per le diossine viene operata con strumentazione adeguata e da personale con esperienza".


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