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mercoledì 7 settembre 2011

BEPPE PISANU CHIEDE UN "GOVERNO DI LARGHE INTESE" E UN "PASSO INDIETRO" DI BERLUSCONI


"Se Berlusconi è una parte del gigantesco problema che il Paese ha davanti, sarà anche parte della soluzione che dobbiamo trovare. E una soluzione va trovata. Un patto di fine legislatura tra tutti i parlamentari di buona volontà per salvare il Paese e rimetterlo in cammino". Con queste parole il senatore Beppe Pisanu risponde ad una domanda del giornalista Claudio Tito per un'intervista per La Repubblica. Intervista che ha scatenato l'ira di molti esponenti del governo e della maggioranza.
Beppe Pisanu è un politico di lungo corso, democristiano sassarese, già dalla seconda metà degli anni settanta entra nella segreteria politica nazionale del partito al fianco di Benigno Zaccagnini. Numerosi gli incarichi istituzionali nella prima e nella seconda repubblica: sottosegretario al Tesoro dal 1980 al 1983, sottosegretario alla Difesa dal 1986 al 1990; ministro dell'Interno dal 2002 al 2006; dal 1972 al 1992 deputato della Dc, dal 1994 ad oggi parlamentare di Forza Italia e del PdL.

La situazione internazionale
"Ci vuole poco a capire - ha dichiarato il presidente della Commissione Antimafia - che la caduta dell'Euro trascinerebbe anche il dollaro, spezzando le gambe in un solo colpo tanto alle economie quanto alle democrazie dell'Occidente. E in quel caso che se ne farebbe la Signora Merkel di un nuovo marco enormemente sopravvalutato sul dollaro e perciò incapace di sorreggere le esportazioni tedesche?".

"Da sola questa maggioranza - ha continuato - non è più in grado di evitare il tracollo e riaprire la via dello sviluppo: i fatti sono molto più grandi dei suoi numeri in Parlamento. Però è tutta la politica che deve cambiare passo, respiro, visione, insieme ai gruppi dirigenti delle organizzazioni economiche e sociali. Bisogna cambiare".

Le reazioni nella maggioranza:
  • Fabrizio Cicchitto, capogruppo PdL alla Camera: "Spesso nei momenti difficili, sembra che la via più facile sia quella delle cosiddette larghe intese, ma si tratta o di illusioni o di manovre politiche tutt'altro che al disopra delle parti". "Certamente la situazione economica internazionale è molto difficile e le sue ricadute sull'Italia sono pesanti. E' indubbio che la maggioranza è andata incontro a varie difficoltà per fare ben tre manovre nello spazio di poco tempo, l'ultima, quella in discussione al Senato di ben 45 miliardi, con le ultime modifiche è certamente molto incisiva. Ma se si fosse dovuta concordare la manovra, come ipotizza il Senatore Pisanu, tra il Pdl e il Pd, saremmo ancora in mezzo al guado viste le distanze fra le posizioni politiche e programmatiche esistenti fra i due partiti". "Talora - di legge ancora nel comunicato - le proposte apparentemente responsabili rischiano di essere nella realtà del tutto avventuriste: ipotizzare adesso una crisi di Governo, un passo indietro di Berlusconi, e poi un'intesa politica e programmatica tra il Pdl e il Pd equivarrebbe solo ad un salto nel buio con il rischio di lasciare il Paese alla deriva. Questo Governo e questa maggioranza, anche facendo tesoro delle osservazioni costruttive del Presidente della Repubblica e tenendo conto della realtà assai contraddittoria costituita per un verso dalla Bce e per altro verso da un'Europa priva di una seria direzione politica, si stanno assumendo l'onere di lavorare, pur fra mille difficoltà, a definire un'incisiva manovra economica per il salvataggio del Paese". "Ci auguriamo - conclude - che, al di fuori di operazioni politiche inaccettabili, tutto ciò possa avvenire con un confronto positivo con l'Udc e anche con il Pd";
  • Mario Landolfi, parlamentare Pdl torna a parlare di costituzione materiale: "è semplicemente impraticabile perché non tiene conto che la presenza di Silvio Berlusconi nell'agone politico ha modificato la Costituzione materiale, rendendo la volontà degli elettori la prima fonte di legittimazione dei governi";
  • Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: "L'intervista di oggi del senatore Pisanu merita ovviamente rispetto, come ogni altra presa di posizione. Tuttavia, la sostanza politica dell'intervista appare del tutto irricevibile per due ragioni. Primo: non si capisce per quale ragione si dovrebbe accettare la logica di manovre di palazzo volte a scavalcare il pronunciamento del popolo sovrano. Secondo: non si capisce come sia possibile realizzare intese riformatrici con un Pd che ha scelto la linea della Camusso e della Cgil. E' comprensibile e perfino ovvio che settori dell'establishment e della stampa più ostile al Governo vogliano spazzare via la maggioranza e ferire a morte il Pdl. Meno comprensibile sarebbe il fatto che il Pdl e la maggioranza cadessero in un gioco del genere";
  • Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del Programma: "Questo è il primo e ultimo governo della legislatura, se ce la fa bene sennò si va al voto a primavera. Dopo di noi possono venire larghe o strette intese, ma solo dopo un nuovo voto popolare";
  • Ignazio La Russa: "Non è la prima volta che lo fa, ma credo che dovrà rassegnarsi ancora una volta. Ho sempre avuto un buon rapporto con lui, ma non credo si possa piegare al proprio desiderio, anche personale, una realtà politica che rende fuori da ogni possibilità e da ogni logica la sua proposta. I governi li fanno gli elettori e non si fanno come se fossimo in cucina";


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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI TERNI, ANDREA MAURELLI, LASCIA PRC ED ENTRA NEL PD

Andrea Maurelli, presidente del Consiglio Provinciale di Terni
Il presidente del Consiglio Provinciale di Terni, Andrea Maurelli, ha annunciato questa mattina attraverso un comunicato le sue dimissione dal gruppo consiliare di Rifondazione Comunista ed il suo ingresso in quello del Partito Democratico. "Dopo una lunga e leale militanza nel Prc - si legge - e a seguito di una difficile e profonda riflessione personale, ho deciso di uscire da Rifondazione e di aderire al progetto del Partito Democratico. Una scelta difficile e meditata nella consapevolezza dell'urgenza che impongono il quadro politico e la situazione nazionale".



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lunedì 5 settembre 2011

(MANOVRA) L'APPELLO DEL CAPO DELLO STATO A TUTTE LE FORZE POLITICHE: "INSERIRE MISURE PIU' EFFICACI, SI E' ANCORA IN TEMPO"


E' un vero e proprio appello a tutte le forze politiche quello che il Capo dello Stato ha diramato questa sera con il seguente comunicato: "Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall'odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi. E' un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia come è indispensabile e urgente. Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità. Faccio appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudizi insostenibili".
Nella giornata che ha messo ko Piazza Affari sembra che il solo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si renda conto della situazione allarmante?


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mercoledì 6 luglio 2011

(MANOVRA) INVENTATA LA PATRIMONIALE AL CONTRARIO: STANGATA SU PICCOLI RISPARMI E TITOLI DI STATO


Sembra trascorso un secolo da quando si sentiva urlare, ad ogni piè sospinto, un qualche esponente del PdL o della Lega contro la 'patrimoniale', invece ecco la nuova 'invenzione' inserita nella manovra appena varata dal governo: la patrimoniale al contrario; quella, cioè, che colpisce i piccoli risparmi e i titoli di stato.
L'imposta di bollo sui dossier titoli passerà dagli attuali 34,20 euro annui fino ai 120 euro. Ma dal 2013 tale imposta di bollo passerà a 150 euro annui per i depositi fino a 50.000 euro e a 380 euro per i depositi che superano i 50.000 euro. Insomma il peso di tale nuova imposta di bollo diminuisce all'aumentare della consistenza del patrimonio depositato. Una vera e propria tassa patrimoniale al contrario che punisce i poveri e premia i ricchi. Per un piccolo risparmiatore, infatti, uno di quelli che investe in titoli di stato perché non vuole rischiare che i pochi risparmi di una vita vadano in fumo, l'effetto di questa nuova imposta di bollo è evidentissimo. Chi possiede, invece, una cospicua rendita finanziaria può stare tranquillo.

Ma oltre agli effetti sui piccoli risparmiatori ci saranno effetti anche sui titoli di stato (Bot, Btp, Cct). Facciamo un esempio: il rendimento, al netto delle tasse e degli oneri di collocamento, di un bot annuale è dell'1,57%. Ogni 10.000 euro investiti, frutterebbero 157 euro. Se a questo già magro rendimento andiamo a togliere 120 euro - dal prossimo anno 150 euro - il risultato è di tutta evidenza. 
Considerato che oltre il 50% del debito pubblico italiano è nei dossier dei piccoli risparmiatori italiani con giacenze medie di 50.000 euro, chi li comprerà ancora?
Qualche malizioso ha già avanzato l'ipotesi di un nuovo generoso regalo alle banche e alle società finanziarie che avranno gioco facile - o almeno più facile - a convincere i propri clienti a non rinnovare i titoli di stato e a sottoscrivere i loro prodotti non colpiti dalla scure della nuova imposta di bollo come i "conti deposito", i "pronti c/termine", i "fondi comuni d'investimento" che in questi ultimi mesi erano calati abbondantemente. "Un modo splendito quest'ultimo per far uscire dall'amministrato (che alle banche non rende un piffero) per andare sul gestito, dove ci sono generose commissioni di gestione (spesso passiva) che ingrassano il sistema" (dal post "La patrimoniale è servita" di intermarket&more).



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lunedì 10 gennaio 2011

ITALIAFUTURA DI MONTEZEMOLO CONTRO NEOSTATALISMO LEGHISTA, TREMONTI E GOVERNO: "HANNO TRADITO L'ITALIA CHE PRODUCE"




"L'Italia della manifattura che dimostra, nonostante tutto, di continuare a credere in se stessa, non riesce più a trovare un riferimento concreto nei partiti e nei leader, usurati, di questa seconda repubblica. Se non vogliamo che il nostro Paese, che soprattutto sull'industria ha costruito le sue fortune, diventi una nazione di piccoli e grandi rentier ogni anno più poveri dobbiamo agire subito. Il momento delle facili promesse, dei proclami ideologici e delle profezie inutili si è da tempo consumato".
Non le manda a dire Luca Cordero di Montezemolo. In un testo pubblicato sul sito di "italiafutura", la sua fondazione, attacca frontalmente la Lega e Tremonti: "il Carroccio si sta rivelando il difensore più tenace delle nuove forme di statalismo etno-territoriale che si diffondono ovunque a livello locale. Tremonti, che va considerato a tutti gli effetti un esponente di punta della Lega, non è riuscito a elaborare una efficace iniziativa a favore dello sviluppo e della competitività del Paese".
E continua, parlando della più volte annunciata e mai realizzata riforma dell'art. 41 della Costituzione "con la sospensione delle autorizzazioni per le piccole e medie imprese e le attività artigiane, che secondo Tremonti avrebbe dovuto segnare il passaggio dell'Italia dal Medioevo all'Età Moderna".
"Se la politica economica del Governo - continua - tradisce una categoria, quella degli imprenditori, che pure non gli ha mai fatto mancare il sostegno, la responsabilità maggiore è innanzitutto della Lega che è nata per rappresentare le istanze del Nord che produce", "la Lega ha preso decisamente la strada di un 'neostatalismo municipale' che penalizza le imprese private che continuano a pagare costi e tasse insopportabili".
Poi sul federalismo "come panacea per tutti i mali" cui la Lega si sarebbe "sempre più limitata", "un federalismo i cui contenuti sono ancora poco conosciuti e per nulla approfonditi, nonostante gli ultimatum sulle date di approvazione".
"Ma c'è un'Italia che è in marcia  - conclude la fondazione di Montezemolo - nonostante l'immobilismo della politica. Un'Italia che accetta le sfide della globalizzazione e non si nasconde dietro superficiali e velleitarie teorie neoprotezionistiche. Un'Italia che avrebbe bisogno di supporto e di attenzione ma che non ha ricevuto nulla".


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