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lunedì 5 dicembre 2011

ED ECCO A VOI IL DECRETO "SALVA-ITALIA"


Con il cosiddetto decreto "Salva-Italia" - come è stato definito dallo stesso presidente del Consiglio Mario Monti - la manovra complessiva si attesta a quota 30 miliardi di euro di cui 12/13 miliardi di tagli alla spesa pubblica e 17/18 miliardi di nuove tasse. Di questi 30 miliardi, 20 verranno utilizzati per la riduzione del deficit pubblico e 10 per la crescita.
Gli effetti, almeno quelli immediati, non si sono fatti attendere. I mercati sembrano aver accolto benevolmente il decreto con un netto calo dello spread con i Bund tedeschi che si scende a quota 379, un ridimensionamento del rendimento dei titoli di Stato decennali che si attestato intorno al 6% e la Borsa che cresce del 2,91% trainata dai bancari.
Vediamo un pò in dettaglio il decreto:
  • Imu sugli immobili - circa 7/8 miliardi di euro entreranno dalla nuova Imposta municipale unica che verrà riservata ai comuni con un'aliquota di base dello 0,76% ridotta allo 0,4% per la prima casa. I sindaci avranno la possibilità di alzare o ridurre l'aliquota di base di 0,3 punti e quella agevolata per la prima casa dello 0,2%. L'imu si applicherà sul valore catastale dell'immobile calcolato in base a nuovi coefficienti di moltiplicazione. Per tale calcolo anziché moltiplicare la rendita catastale per 115,5 o per 126 per le seconde case, si moltiplicherà per 160;
  • Res, imposta su Rifiuti e servizi - andrà a sostituire Tarsu e Tia con un'aliquota dello 0,2 per mille;
  • Riforma previdenziale - Dal 2012 spariranno le pensioni di anzianità e scatterà il calcolo contributivo per tutti. Scomparirà anche la finestra mobile e l'età minima di pensione sarò elevata a 66 anni per gli uomini e a 62 per le donne. Si potrà andare in pensione anticipatamente solo con 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne. Per le pensioni che superano di due volte il minimo - quindi circa 950 euro - salterà l'indicizzazione all'inflazione;
  • Conti pubblici - Il decreto blinda i risparmi di spesa previsti e già iscritti a bilancio per 4 miliardi nel 2012, 12 miliardi nel 2013 e 4 nel 2014 che deriveranno dai risparmi sulla riforma dell'assistenza e delle invalidità. Se non si troverà una strada alternativa per coprire il buco di bilancio del prossimo anno, da giugno 2012 le aliquote Iva del 10 e del 21% aumenteranno di 2 punti ed un ulteriore scatto di mezzo punto è previsto dal giugno 2014. Per evitare il taglio del Fondo sanitario il decreto prevede un aumento delle accise sulla benzina a partire dal 1° gennaio e l'aumento delle addizionali regionali.
  • Tasse sui 'ricchi' - Non c'è, nel decreto, l'annunciato aumento Irpef ma una serie di altre imposte: un prelievo una tantum aggiuntivo dell'1,5% sui fondi rimpatriati con l'ultimo scudo fiscale; una tassa sullo stazionamento e il rimessaggio sulle imbarcazioni superiori a dieci metri di lunghezza; una tassa di possesso su aerei ed elicotteri privati; un superbollo aggiuntivo sulle auto con potenza superiore ai 170 cavalli. Verrà estesa, inoltre, l'imposta di bollo sui conti correnti bancari ai depositi titoli e ad altri strumenti e prodotti finanziari, come le polizze assicurative sulla vita ed i fondi comuni.
  • Sviluppo - Sono 10 i miliardi che verranno riservati agli interventi per finanziare lo sviluppo: deducibilità dell'Irap sul costo del lavoro pagata dalle imprese; incentivi fiscali per favorire la capitalizzazione delle imprese; rafforzamento del fondo di garanzia sui prestiti alle piccole e medie imprese; norme per accelerare la realizzazione di infrastrutture; liberalizzazione delle attività commerciali, delle farmacie, della rete carburanti delle attività professionali con la riforma degli Ordini; nuove norme contro l'evasione fiscale; limite di mille euro alla circolazione del denaro contante - la tracciabilità dei ricavi dei professionisti e delle piccole imprese verrà garantita tramite una serie di incentivi ed agevolazione e non con interventi punitivi.

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lunedì 5 settembre 2011

(MANOVRA) L'APPELLO DEL CAPO DELLO STATO A TUTTE LE FORZE POLITICHE: "INSERIRE MISURE PIU' EFFICACI, SI E' ANCORA IN TEMPO"


E' un vero e proprio appello a tutte le forze politiche quello che il Capo dello Stato ha diramato questa sera con il seguente comunicato: "Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall'odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi. E' un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia come è indispensabile e urgente. Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità. Faccio appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudizi insostenibili".
Nella giornata che ha messo ko Piazza Affari sembra che il solo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si renda conto della situazione allarmante?


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mercoledì 6 luglio 2011

(MANOVRA) INVENTATA LA PATRIMONIALE AL CONTRARIO: STANGATA SU PICCOLI RISPARMI E TITOLI DI STATO


Sembra trascorso un secolo da quando si sentiva urlare, ad ogni piè sospinto, un qualche esponente del PdL o della Lega contro la 'patrimoniale', invece ecco la nuova 'invenzione' inserita nella manovra appena varata dal governo: la patrimoniale al contrario; quella, cioè, che colpisce i piccoli risparmi e i titoli di stato.
L'imposta di bollo sui dossier titoli passerà dagli attuali 34,20 euro annui fino ai 120 euro. Ma dal 2013 tale imposta di bollo passerà a 150 euro annui per i depositi fino a 50.000 euro e a 380 euro per i depositi che superano i 50.000 euro. Insomma il peso di tale nuova imposta di bollo diminuisce all'aumentare della consistenza del patrimonio depositato. Una vera e propria tassa patrimoniale al contrario che punisce i poveri e premia i ricchi. Per un piccolo risparmiatore, infatti, uno di quelli che investe in titoli di stato perché non vuole rischiare che i pochi risparmi di una vita vadano in fumo, l'effetto di questa nuova imposta di bollo è evidentissimo. Chi possiede, invece, una cospicua rendita finanziaria può stare tranquillo.

Ma oltre agli effetti sui piccoli risparmiatori ci saranno effetti anche sui titoli di stato (Bot, Btp, Cct). Facciamo un esempio: il rendimento, al netto delle tasse e degli oneri di collocamento, di un bot annuale è dell'1,57%. Ogni 10.000 euro investiti, frutterebbero 157 euro. Se a questo già magro rendimento andiamo a togliere 120 euro - dal prossimo anno 150 euro - il risultato è di tutta evidenza. 
Considerato che oltre il 50% del debito pubblico italiano è nei dossier dei piccoli risparmiatori italiani con giacenze medie di 50.000 euro, chi li comprerà ancora?
Qualche malizioso ha già avanzato l'ipotesi di un nuovo generoso regalo alle banche e alle società finanziarie che avranno gioco facile - o almeno più facile - a convincere i propri clienti a non rinnovare i titoli di stato e a sottoscrivere i loro prodotti non colpiti dalla scure della nuova imposta di bollo come i "conti deposito", i "pronti c/termine", i "fondi comuni d'investimento" che in questi ultimi mesi erano calati abbondantemente. "Un modo splendito quest'ultimo per far uscire dall'amministrato (che alle banche non rende un piffero) per andare sul gestito, dove ci sono generose commissioni di gestione (spesso passiva) che ingrassano il sistema" (dal post "La patrimoniale è servita" di intermarket&more).



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