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lunedì 5 dicembre 2011

ED ECCO A VOI IL DECRETO "SALVA-ITALIA"


Con il cosiddetto decreto "Salva-Italia" - come è stato definito dallo stesso presidente del Consiglio Mario Monti - la manovra complessiva si attesta a quota 30 miliardi di euro di cui 12/13 miliardi di tagli alla spesa pubblica e 17/18 miliardi di nuove tasse. Di questi 30 miliardi, 20 verranno utilizzati per la riduzione del deficit pubblico e 10 per la crescita.
Gli effetti, almeno quelli immediati, non si sono fatti attendere. I mercati sembrano aver accolto benevolmente il decreto con un netto calo dello spread con i Bund tedeschi che si scende a quota 379, un ridimensionamento del rendimento dei titoli di Stato decennali che si attestato intorno al 6% e la Borsa che cresce del 2,91% trainata dai bancari.
Vediamo un pò in dettaglio il decreto:
  • Imu sugli immobili - circa 7/8 miliardi di euro entreranno dalla nuova Imposta municipale unica che verrà riservata ai comuni con un'aliquota di base dello 0,76% ridotta allo 0,4% per la prima casa. I sindaci avranno la possibilità di alzare o ridurre l'aliquota di base di 0,3 punti e quella agevolata per la prima casa dello 0,2%. L'imu si applicherà sul valore catastale dell'immobile calcolato in base a nuovi coefficienti di moltiplicazione. Per tale calcolo anziché moltiplicare la rendita catastale per 115,5 o per 126 per le seconde case, si moltiplicherà per 160;
  • Res, imposta su Rifiuti e servizi - andrà a sostituire Tarsu e Tia con un'aliquota dello 0,2 per mille;
  • Riforma previdenziale - Dal 2012 spariranno le pensioni di anzianità e scatterà il calcolo contributivo per tutti. Scomparirà anche la finestra mobile e l'età minima di pensione sarò elevata a 66 anni per gli uomini e a 62 per le donne. Si potrà andare in pensione anticipatamente solo con 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne. Per le pensioni che superano di due volte il minimo - quindi circa 950 euro - salterà l'indicizzazione all'inflazione;
  • Conti pubblici - Il decreto blinda i risparmi di spesa previsti e già iscritti a bilancio per 4 miliardi nel 2012, 12 miliardi nel 2013 e 4 nel 2014 che deriveranno dai risparmi sulla riforma dell'assistenza e delle invalidità. Se non si troverà una strada alternativa per coprire il buco di bilancio del prossimo anno, da giugno 2012 le aliquote Iva del 10 e del 21% aumenteranno di 2 punti ed un ulteriore scatto di mezzo punto è previsto dal giugno 2014. Per evitare il taglio del Fondo sanitario il decreto prevede un aumento delle accise sulla benzina a partire dal 1° gennaio e l'aumento delle addizionali regionali.
  • Tasse sui 'ricchi' - Non c'è, nel decreto, l'annunciato aumento Irpef ma una serie di altre imposte: un prelievo una tantum aggiuntivo dell'1,5% sui fondi rimpatriati con l'ultimo scudo fiscale; una tassa sullo stazionamento e il rimessaggio sulle imbarcazioni superiori a dieci metri di lunghezza; una tassa di possesso su aerei ed elicotteri privati; un superbollo aggiuntivo sulle auto con potenza superiore ai 170 cavalli. Verrà estesa, inoltre, l'imposta di bollo sui conti correnti bancari ai depositi titoli e ad altri strumenti e prodotti finanziari, come le polizze assicurative sulla vita ed i fondi comuni.
  • Sviluppo - Sono 10 i miliardi che verranno riservati agli interventi per finanziare lo sviluppo: deducibilità dell'Irap sul costo del lavoro pagata dalle imprese; incentivi fiscali per favorire la capitalizzazione delle imprese; rafforzamento del fondo di garanzia sui prestiti alle piccole e medie imprese; norme per accelerare la realizzazione di infrastrutture; liberalizzazione delle attività commerciali, delle farmacie, della rete carburanti delle attività professionali con la riforma degli Ordini; nuove norme contro l'evasione fiscale; limite di mille euro alla circolazione del denaro contante - la tracciabilità dei ricavi dei professionisti e delle piccole imprese verrà garantita tramite una serie di incentivi ed agevolazione e non con interventi punitivi.

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mercoledì 7 settembre 2011

BEPPE PISANU CHIEDE UN "GOVERNO DI LARGHE INTESE" E UN "PASSO INDIETRO" DI BERLUSCONI


"Se Berlusconi è una parte del gigantesco problema che il Paese ha davanti, sarà anche parte della soluzione che dobbiamo trovare. E una soluzione va trovata. Un patto di fine legislatura tra tutti i parlamentari di buona volontà per salvare il Paese e rimetterlo in cammino". Con queste parole il senatore Beppe Pisanu risponde ad una domanda del giornalista Claudio Tito per un'intervista per La Repubblica. Intervista che ha scatenato l'ira di molti esponenti del governo e della maggioranza.
Beppe Pisanu è un politico di lungo corso, democristiano sassarese, già dalla seconda metà degli anni settanta entra nella segreteria politica nazionale del partito al fianco di Benigno Zaccagnini. Numerosi gli incarichi istituzionali nella prima e nella seconda repubblica: sottosegretario al Tesoro dal 1980 al 1983, sottosegretario alla Difesa dal 1986 al 1990; ministro dell'Interno dal 2002 al 2006; dal 1972 al 1992 deputato della Dc, dal 1994 ad oggi parlamentare di Forza Italia e del PdL.

La situazione internazionale
"Ci vuole poco a capire - ha dichiarato il presidente della Commissione Antimafia - che la caduta dell'Euro trascinerebbe anche il dollaro, spezzando le gambe in un solo colpo tanto alle economie quanto alle democrazie dell'Occidente. E in quel caso che se ne farebbe la Signora Merkel di un nuovo marco enormemente sopravvalutato sul dollaro e perciò incapace di sorreggere le esportazioni tedesche?".

"Da sola questa maggioranza - ha continuato - non è più in grado di evitare il tracollo e riaprire la via dello sviluppo: i fatti sono molto più grandi dei suoi numeri in Parlamento. Però è tutta la politica che deve cambiare passo, respiro, visione, insieme ai gruppi dirigenti delle organizzazioni economiche e sociali. Bisogna cambiare".

Le reazioni nella maggioranza:
  • Fabrizio Cicchitto, capogruppo PdL alla Camera: "Spesso nei momenti difficili, sembra che la via più facile sia quella delle cosiddette larghe intese, ma si tratta o di illusioni o di manovre politiche tutt'altro che al disopra delle parti". "Certamente la situazione economica internazionale è molto difficile e le sue ricadute sull'Italia sono pesanti. E' indubbio che la maggioranza è andata incontro a varie difficoltà per fare ben tre manovre nello spazio di poco tempo, l'ultima, quella in discussione al Senato di ben 45 miliardi, con le ultime modifiche è certamente molto incisiva. Ma se si fosse dovuta concordare la manovra, come ipotizza il Senatore Pisanu, tra il Pdl e il Pd, saremmo ancora in mezzo al guado viste le distanze fra le posizioni politiche e programmatiche esistenti fra i due partiti". "Talora - di legge ancora nel comunicato - le proposte apparentemente responsabili rischiano di essere nella realtà del tutto avventuriste: ipotizzare adesso una crisi di Governo, un passo indietro di Berlusconi, e poi un'intesa politica e programmatica tra il Pdl e il Pd equivarrebbe solo ad un salto nel buio con il rischio di lasciare il Paese alla deriva. Questo Governo e questa maggioranza, anche facendo tesoro delle osservazioni costruttive del Presidente della Repubblica e tenendo conto della realtà assai contraddittoria costituita per un verso dalla Bce e per altro verso da un'Europa priva di una seria direzione politica, si stanno assumendo l'onere di lavorare, pur fra mille difficoltà, a definire un'incisiva manovra economica per il salvataggio del Paese". "Ci auguriamo - conclude - che, al di fuori di operazioni politiche inaccettabili, tutto ciò possa avvenire con un confronto positivo con l'Udc e anche con il Pd";
  • Mario Landolfi, parlamentare Pdl torna a parlare di costituzione materiale: "è semplicemente impraticabile perché non tiene conto che la presenza di Silvio Berlusconi nell'agone politico ha modificato la Costituzione materiale, rendendo la volontà degli elettori la prima fonte di legittimazione dei governi";
  • Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: "L'intervista di oggi del senatore Pisanu merita ovviamente rispetto, come ogni altra presa di posizione. Tuttavia, la sostanza politica dell'intervista appare del tutto irricevibile per due ragioni. Primo: non si capisce per quale ragione si dovrebbe accettare la logica di manovre di palazzo volte a scavalcare il pronunciamento del popolo sovrano. Secondo: non si capisce come sia possibile realizzare intese riformatrici con un Pd che ha scelto la linea della Camusso e della Cgil. E' comprensibile e perfino ovvio che settori dell'establishment e della stampa più ostile al Governo vogliano spazzare via la maggioranza e ferire a morte il Pdl. Meno comprensibile sarebbe il fatto che il Pdl e la maggioranza cadessero in un gioco del genere";
  • Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del Programma: "Questo è il primo e ultimo governo della legislatura, se ce la fa bene sennò si va al voto a primavera. Dopo di noi possono venire larghe o strette intese, ma solo dopo un nuovo voto popolare";
  • Ignazio La Russa: "Non è la prima volta che lo fa, ma credo che dovrà rassegnarsi ancora una volta. Ho sempre avuto un buon rapporto con lui, ma non credo si possa piegare al proprio desiderio, anche personale, una realtà politica che rende fuori da ogni possibilità e da ogni logica la sua proposta. I governi li fanno gli elettori e non si fanno come se fossimo in cucina";


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lunedì 5 settembre 2011

(MANOVRA) L'APPELLO DEL CAPO DELLO STATO A TUTTE LE FORZE POLITICHE: "INSERIRE MISURE PIU' EFFICACI, SI E' ANCORA IN TEMPO"


E' un vero e proprio appello a tutte le forze politiche quello che il Capo dello Stato ha diramato questa sera con il seguente comunicato: "Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall'odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi. E' un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia come è indispensabile e urgente. Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità. Faccio appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudizi insostenibili".
Nella giornata che ha messo ko Piazza Affari sembra che il solo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si renda conto della situazione allarmante?


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(MILANO) ASSALTO ALLA BORSA



Sono una cinquantina i lavoratori appartenenti al sindacati di base del Pubblico Impiego che questa mattina hanno assaltato Palazzo Mezzanotte a Milano, sede della Borsa, e poi occupato la piazza antistante l'edificio.
"Abbiamo bloccato per due ore gli uffici della Borsa. I lavoratori sono stati solidali con noi perché costretti anche loro a contratti precari", ha dichiarato il segretario provinciale di Milano dell'Usb Riccardo Germani. "Da qui non ce ne andiamo - ha aggiunto - vogliamo la cancellazione del debito che affligge il nostro Paese e l'Europa intera".
"Basta con le politiche - ha concluso Germani - del pareggio di bilancio che impongono ai ceti subalterni enormi e oramai improponibili sacrifici, i nostri conti sono già in rosso grazie a chi attraverso la crisi ha speculato. Non intendiamo pagare nessuna manovra e non vogliamo manovre correttive ne tanto meno contromanovre targate con sigle sindacali o partiti di maggioranza o opposizione. La soluzione alla crisi è la cancellazione del debito".
Gli occupanti resteranno a Piazza Affari fino a domattina.


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domenica 4 settembre 2011

(MANOVRA) LA MODIFICA DELL'ART. 8 DELLA MANOVRA AGGIRA, DI FATTO, L'ART. 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI


Ci sono quasi riusciti. Dopo anni di assalti allo Statuto dei Lavoratori il centrodestra vorrebbe, di fatto, esautorare l'articolo 18. Alla commissione bilancio del Senato è stata approvata la modifica dell'articolo 8 della manovra che aggira l'attuale rigidità del licenziamento attraverso il maggior peso che assumeranno gli accordi aziendali che potranno derogare quelli nazionali e la stessa legge. "I contratti collettivi di lavoro, sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazione dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale, ovvero delle loro rappresentanze sindacali operanti in aziende possono realizzare specifiche intese con efficacia di tutti i lavoratori, a condizioni di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle presenze sindacali".
Tali specifiche intese potranno riguardare la regolazione delle materie inerenti l'organizzazione del lavoro e della produzione relativamente anche "alle modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite Iva, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro". In deroga all'articolo 18, dunque, con l'accordo dei sindacati che hanno la maggioranza in azienda i contratti aziendali e territoriali potranno regolare anche licenziamenti senza regole.

Immediate le reazioni della Cgil; per Susanna Camusso in questo modo "si cancella la Costituzione" nel tentativo di "distruggere l'autonomia del sindacato". Risposta diretta del ministro del lavoro, Maurizio Sacconi: "Le modifiche all'articolo 8 non possono modificare le norme di rango superiore come i fondamentali principi costituzionali o di carattere comunitario e internazionale. non ha senso parlare di libertà di licenziare o usare altre semplificazioni che non corrispondono, neppure lontanamente, alla oggettività della norma". Il ministro difende la norma che conterrebbe, secondo lui, "utilissimi elementi per la più certa interpretazione delle rilevanti novità previste dalla manovra relativamente alla capacità dei contratti nazionali e territoriali".
Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd in senato: "E' grave che in un momento nel quale serve una forte prova di responsabilità e si chiedono sacrifici al Paese il Governo piuttosto che coltivare il prezioso risultato dell'accordo del 28 giugno che regala al Paese una coesione sociale importantissima in un momento così delicato, perseveri nel non osservare limpidamente proprio quell'accordo". Per il senatore del Pd Achille Passoni: "Nell'articolo 8 della manovra con le modifiche introdotte dalla maggioranza si apre la strada alla possibile cancellazione in un contratto aziendale dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, una pura follia giuridica e politica, per arrivare alla messa in discussione di altri diritti fissati per legge", "si crea - ha continuato Passoni - la possibilità che tre amici al bar si possano mettere d'accordo con l'imprenditore e stipulare un accordo aziendale, con contenuti devastanti per tutti i lavoratori alla faccia della necessità di misurare con trasparenza chi rappresenta cosa".

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mercoledì 31 agosto 2011

(MANOVRA BIS) BOSSI CI RIPENSA, LA LEGA FA SALTARE L'ACCORDO DI ARCORE E PONE IL VETO SULLE PENSIONI



E' saltata la nuova stesura arcorese della manovra. La Lega Nord e il suo leader Umberto Bossi ci ripensano e pongono il veto sulle pensioni. Da stralciare, dunque, il nuovo intervento che avrebbe escluso dal conteggio per l'età pensionabile gli anni dell'università e del servizio militare. 
Probabilmente hanno influito nella decisione del senatùr i moltissimi malumori della sua base e le reazioni del mondo sindacale e lavorativo. Susanna Camusso, segretaria Cgil, aveva parlato ieri di un vero e proprio "golpe" pensionistico affermando che "il messaggio del Governo è che non ci si può fidare dello Stato e che non vale la pena studiare". Ma anche la Uil e la Cisl si erano mossi. La Uil paventando scioperi e la Cisl definendo "inaccettabile e fortmente iniqua" la misura in quanto il provvedimento sarebbe "discriminatorio nei confronti dei lavoratori che hanno pagato di tasca propria il riscatto della laurea sulla base delle norme vigenti, azzerando di fatto anche i contributi del servizio militare".
Si ricomincia daccapo anche perché, a ben vedere, sembra che con i provvedimenti della stesura arcorese il pareggio di bilancio non si sarebbe raggiunto.

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lunedì 29 agosto 2011

(MANOVRA) VINCE BERLUSCONI, BOSSI BATTUTTO: VERRANNO TOCCATE ANCHE LE PENSIONI MA NON L'IVA, TOLTO IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA'



L'incontro per trovare la 'quadra' è stato lungo, anzi lunghissimo. Berlusconi e Bossi sono rimasti barricati ad Arcore sette ore per stravolgere completamente il testo della manovra: niente più contributo di solidarietà, nessuna modifica all'Iva, riduzione dei benefici fiscali per le società cooperative, dimezzamento dei tagli agli enti locali e nuovi interventi sulle pensioni. Per addolcire il tutto, però, si spara l'abolizione di tutte le province ed il dimezzamento del numero dei parlamentari ma per via costituzionale ben sapendo che la strada sarà lunghissima e quasi impossibile da raggiungere

Nuovi interventi sulle pensioni
E' probabilmente la novità più importante anche perché il senatùr solo fino a una settimana fa diceva che non si sarebbero toccate. Comunque verranno esclusi dal conteggio per l'età pensionabile gli anni dell'università e del servizio militare calcolando soltanto gli "effettivi anni di lavoro". Tali anni verranno computati, però, per il calcolo della pensione.

Addio al contributo di solidarietà
Nella nuova formulazione del testo scompare anche il contributo di solidarietà che resterà soltanto per i parlamentari. In sostituzione del contributo di solidarietà sono state inserite non meglio specificate "misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive".

Salvi i piccoli comuni
I piccoli comuni non verranno accorpati ma, nel nuovo testo, è stato inserito "l'obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall'anno 2013 nonché il mantenimento dei consiglio comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri".

Riduzione non meglio specificata dei benefici fiscali delle Cooperative



Le reazioni:
  • Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa, si dichiara soddisfatto: "Ai mercati inviamo un messaggio chiaro: in primis i saldi restano invariati e i termini saranno rispettati. Inoltre, sono stato un buon profeta: i miglioramenti sono stati raggiunti all'unanimità tra le tre forze di governo ed alla presenza del ministro dell'Economia". "Il testo - ha concluso - è stato migliorato e per la prima volta qualcuno dimostra di fare sul serio contro l'evasione colpendo le società di comodo";
  • Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico: "E' il caos, non vedo come possano tornare i conti". "Dalle cose che si capiscono fin qui - ha detto - siamo alla confusione, ad una quadra che non c'è". "Non vedo come possano quadrare questi conti nell'insieme. E' una soluzione molto debole e spero non venga valutata troppo pesantemente da chi ci osserva nel mondo";
  • Gian Luca Galletti e Gianpiero D'Alia, rispettivamente capigruppo UdC alla Camera e al Senato: "Saremo costruttivi come sempre in Parlamento ma da un primo esame delle modifiche traiamo un'opinione netta: i conti della manovra non tornano". "Temiamo - hanno continuato - che la stessa sensazione venga percepita dai mercati, perché è fin troppo chiaro che non si gioca con le cose serie: l'abolizione delle province ad esempio, preannunciata dai telegiornali, è in realtà stata cancellata con un rinvio ad improbabili costituzionalizzazioni. Che bisogno c'era di questa gigantesca finzione?";
  • Antonio Di Pietro, leader dell'IdV: "Sono le cosiddette modifiche a chiacchiere. Le modifiche si fanno, non si annuncia che si faranno prossimamente su questo schermo. Abbiamo sempre sostenuto che le province vanno abolite tutte, e infatti stiamo raccogliendo le firme, ma è ipocrita dire che siccome costituzionalmente le vogliamo abolire, intanto non le aboliamo". "Ai parlamentari - ha concluso - non sono stati eliminati privilegi e benefit. Questa manovra l'hanno rivoluzionata a chiacchiere";
  • Osvaldo Napoli, presidente dell'Anci e parlamentare PdL, ha parlato di "timido riconoscimento per la situazione finanziaria degli enti locali", "in attesa di conoscere i dettagli dell'accordo di maggioranza, il giudizio si configura più negativo che positivo";
  • Susanna Camusso, segretario della Cgil; "Con le pensioni si colpisce chi lavora". "No a interventi sulle pensioni - ha aggiunto - con i quali la manovra peserà ancora di più sui lavoratori". "E no a un amumento dell'Iva, anche se successivamente con la delega fiscale, perché si illude chi pensa che la riforma del fisco lo compenserà con tagli alle tasse di lavoratori e pensionati";
L'Authority boccia la Robin Tax
Mentre i due B e lo stato maggiore di PdL e Lega era no barricati ad Arcore l'Authority per l'Energia ha bocciato la Robin Tax perché produrrebbe una riduzione alla "propensione all'investimento" rischiando di avere un impatto "particolarmente negativo sui consumatori". L'Authority, inoltre, ritiene che "il settore dell'energia non sia oggi caratterizzato da fondamentali tali da giustificare che l'aumento dell'ires sia circoscritto al solo settore energetico".



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sabato 13 agosto 2011

PROVINCIA DI TERNI, ADDIO? LE REAZIONI IN UMBRIA





Tra le misure approvate dal Cdm e presentate in conferenza stampa dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, c'è anche la soppressione delle province con meno di 300.000 abitanti e dei comuni con meno di 1.000. Tra le 36 province che andrebbero a scomparire c'è anche quella di Terni con i suoi 234.665 abitanti. 
Probabilmente verrà inserito anche un criterio legato all'ampiezza del territorio ma il testo non è stato ancora esposto nel dettaglio.
In una regione come l'Umbria, con la soppressione della provincia di Terni ci sarebbe una sovrapposizione insensata tra regione e provincia di Perugia. Quindi che fare? Abolire anche la provincia di Perugia e lasciare tutto in mano alla sola regione? Bilanciare gli abitanti e i territori delle due province?

Le reazioni:
  • Marco Vinicio Guasticchi, presidente della Provincia di Perugia e presidente umbro dell'Upi (Unione delle province italiane): "si è ancora una volta preferito raschiare il barile degli enti locali, in particolare piccoli comuni e province, anziché affrontare un percorso serio e partecipato di riordino istituzionale e tagli dei costi della politica partendo dall'alto, dai privilegi, vitalizi e stipendi da nababbi che in tanti nella pubblica amministrazione continuano a percepire". Guasticchi ha continuato: "sulle province, a partire da quella di Terni, ed i Comuni, possa esserci ancora spazio, in Parlamento, per correzioni e miglioramenti ad un taglio indiscriminato che considera soltanto il mero dato della consistenza numerica degli abitanti e non tiene conto delle caratteristiche territoriali, storiche e sociali dei diversi contesti geografici, Umbria compresa";
  • Feliciano Polli, presidente della Provincia di Terni, parla di "un gigantesco passo indietro per l'Umbria che ha solo due province". "L'Umbria si ritroverebbe con una sola provincia, quella di Perugia - ha continuato - come era fino al 1927, ma con uno Stato centralizzato come quello attuale è assurdo". "E' un'operazione grossolana ma d'altra parte in questo momento al centro dell'attenzione c'è il problema dei costi della politica e le Province sono state prese di petto. Bisogna cercare di evitare che questo succeda. Anche per evitare di concentrare tutto sulle Regioni che rischierebbero di diventare piccoli statarelli".
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giovedì 11 agosto 2011

(CRISI) TREMONTI: TASSA SULLE RENDITE, DIRITTO A LICENZIARE, FLESSIBILITA' DEL MERCATO DEL LAVORO E TAGLI AGLI STIPENDI PUBBLICI



Difronte alle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio di Camera e Senato, a Montecitorio, è il ministro Tremonti a prendere la parola per illustrare quella che la stampa nazionale ha già ribattezzato la strategia anti-crisi ma che, a ben vedere, sembra più un compendio di buone intenzioni in cui non tutto viene chiarito e molto, anzi, resta nell'ombra. 
E' lo stesso senatùr, infatti, a definire "troppo fumoso" il discorso in Parlamento del ministro dell'Economia. "Il problema - ha detto Bossi - è che o si tagliano le pensioni o si tagliano i patrimoni: dunque o i poveri o i ricchi". "Tremonti - continua - non ha ancora deciso. Non lo devo dire io: lui e il premier non hanno ancora deciso".
Ed è Angelino Alfano, segretario del PdL, a tentare di raffreddare: "Non tutto quello che ci viene chiesto dalla Bce verrà fatto".

Il ministro Tremonti, premettendo che "la crisi ha preso un corso diverso, non ancora finito e non facile da prevedere nella sua dinamica" annuncia una serie di ricette non ancora però decise e definite:
Riforma dell'art. 81 della Costituzione e vincolo di pareggio di bilancio
"L'articolo 81 non costituisce un caso di successo, siamo arrivati a fare il terzo-quarto debito pubblico del mondo, un record che viene avvicinato da altri Paesi. Tuttavia la nostra posizione è oggettivamente straordinaria in rapporto al Pil".
Costi della politica, liberalizzazioni (Servizi pubblici e professioni) e accorpamento delle festività
"Dobbiamo intervenire sui costi della politica con più incisività, tornare sulla materia con impegno maggiore, su numero e complessità del sistema. Intervenire sui servizi pubblici e le professioni, con l'applicazione della normativa europea. Più nel dettaglio, un'ipotesi è accorpare sulle domeniche le festività, ferme quelle religiose, un modo tipicamente europeo per aumentare la produttività".
Flessibilità del mercato del lavoro e lotta all'evasione
"Rendere più flessibile il mercato del lavoro, anche evitando forme di abuso di contratti a tempo determinato, che creano instabilità non solo personale, ma anche all'economia. Finisce che diventiamo tutti dei mutui subprime, e questo non è giusto. Rilanciare la lotta all'evasione fiscale". Per il ministro servirebbe non solo "una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido" ma anche "il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici", il "diritto di licenziare" e la riduzione degli stipendi del pubblico impiego, "dobbiamo intervenire perché ci sono eccessi".
Revisione delle aliquote delle rendite finanziarie
"Non abbiamo nulla in contrario a un intervento diretto che potrebbe essere: fermi i titoli di Stato o equiparati, riduzione dei conti bancari e postali dal 27 al 20%, elevazione di tutti i titoli finanziari esclusi di titoli di Stato, dal 12,5 al 20%".
Anticipazione della manovra di luglio al 2012/2013
"Da allora - dal luglio scorso - l'intensificazione verticale della crisi, l'anticipo del pareggio di bilancio (dal 2014 al 2013) e le richieste delle parti sociali hanno modificato il corso delle nostre attività".

Per ora, comunque, sembra esserci soltanto un punto fermo, la decisione del governo di convocare un consiglio dei ministri la prossima settimana per varare un decreto con gli interventi per anticipare il pareggio di bilancio al 2013, nulla di più. Nessuna indicazione certa dei contenuti del decreto e nel merito del provvedimento anche se sembra quasi impossibile giungere al pareggio di bilancio soltanto con l'accelerazione della manovra già approvata. Tra le ipotesi che si fanno strada con più insistenza si affaccia una nuova eurotassa per i redditi al di sopra dei 60/100 mila euro, una stretta sulle pensioni e l'introduzione di una tassa patrimoniale.

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giovedì 14 luglio 2011

"PER IL BENE DEL PAESE" IL SENATO APPROVA LA MANOVRA CON UN PIANO DA 70 MILIARDI SENZA TAGLI ALLA CASTA MA A FAMIGLIE, STUDENTI, ASILI... BERLUSCONI RESTA NASCOSTO



Il Senato ha approvato la manovra finanziaria su cui era stata posta la questione di fiducia: 161 sì contro 135 no, 3 gli astenuti. Il testo, nella sua ultima formulazione, prevede un piano che, per il biennio 2013-2014 ammonta a 70 miliardi di euro. 
Ma, come previsto nei giorni scorsi, non c'è più traccia delle timide liberalizzazioni proposte - come la liberalizzazione delle professione e l'abolizione degli ordini professionali -, della riduzione dei costi della politica e dell'emendamento che prevedeva l'incompatibilità delle cariche di parlamentare e sindaco o presidente della provincia.
Dunque nessun taglio alle caste e ai privilegi ma, come sempre avviene, lacrime e sangue per l'ex ceto medio sempre più agonizzante.
E' la stessa presidentessa di Confindustria, Emma Marcegaglia a dichiarare "inaccettabile che sui costi della politica è stato deciso di non fare niente. La manovra va approvata, non ci sono dubbi, ma i problemi ci sono".
Introduzione ticket sanitario: già da lunedi prossimo verrà reintrodotto il ticket sulla sanità. 25 € sui codici bianchi di pronto soccorso e 10 € sulla diagnostica.
Tassa per ricorrere al giudice del lavoro: la manovra prevede una vera e propria tassa di € 200,00 per poter ricorrere al giudice del lavoro per le cause in materia di licenziamenti, contratti o mobbing. 
Tagli lineari sulle agevolazioni fiscali (giù famiglia, casa e volontariato): taglio lineare del 5% per il 2013 e del 20% a partire dal 2014 per tutte le 483 agevolazioni fiscali, incluse quelle per le famiglie, figli a carico, spese per l'istruzione, spese mediche, asili nido, studenti universitari e redditi da lavoro dipendente. La riduzione delle agevolazioni fiscali riguarderà anche le detrazioni e le deduzioni esistenti in caso di ristrutturazione edilizia e interventi di risparmio energetico nonché le donazioni al terzo settore e alle onlus.
Imposta di bollo sui depositi titoli: nell'ultima formulazione prevede un bollo di:
  • € 34,20 per depositi inferiori ad € 50.000,00;
  • € 70,00 per depositi tra € 50.000,00 ed € 150.000,00;
  • € 240,00 per depositi tra € 150.000,00 ed € 500,000,00;
  • € 680,00 per depositi superiori ad € 500,000.
Dal 2013, invece, il bollo passerà a:
  • € 34,20 per depositi inferiori ad € 50.000,00:
  • € 230,00 per depositi tra € 50.000,00 ed € 150.000,00;
  • € 780,00 per depositi tra € 150.000,00 ed € 500.000,00;
  • € 1.100,00 per depositi superiori ad € 500.000,00.
Addizionale del 10% su bonus e stock option: Aumenta la base imponibile su bonus e stock option per dirigenti e collaboratori di imprese finanziarie con l'applicazione di un'addizionale del 10%.


Il ministro Tremonti, nel suo discorso, ringrazia l'opposizione e la butta sul bene del Paese: "Chi fa una manovra come questa vuole il bene del Paese ma non ci può essere una politica italiana diversa da quella europea. La soluzione è politica o non è, è comune in Europa o non è. E la politica non può più sbagliare", "Il Paese ci guarda: siamo diversi certo ma non troppo divisi. Per questo sono orgoglioso di essere qui con tutti voi".

Le reazioni:
  • Anna Finocchiaro, Pd: "Non abbiamo visto sintesi politica, non abbiamo visto governare la barca, non abbiamo visto nessuno remare. Maggioranza e governo non sono stati all'altezza, non hanno avuto il coraggio. Abbiamo capito che c'era una sola cosa da fare: opporre ai nemici dell'Italia semplicemente l'Italia, l'Italia intera e unita, l'Italia di Giorgio Napolitano";
  • Giampiero D'Alia, UdC: "Una manovra che non aiuta la crescita e lo sviluppo, che ha messo le mani nelle tasche degli italiani, non dà speranze al Sud ma persevera nell'estremismo leghista", "ci siamo impegnati a non fare ostruzionismo, solo ed esclusivamente per il bene del Paese grazie al Capo dello Stato. Non lo abbiamo fatto né per lei né per Berlusconi, che da giorni si nascone. Tre anni di non governo hanno causato questa crisi e adesso siamo costretti a riparare velocemente alla vostra incapacità";


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mercoledì 6 luglio 2011

(MANOVRA) INVENTATA LA PATRIMONIALE AL CONTRARIO: STANGATA SU PICCOLI RISPARMI E TITOLI DI STATO


Sembra trascorso un secolo da quando si sentiva urlare, ad ogni piè sospinto, un qualche esponente del PdL o della Lega contro la 'patrimoniale', invece ecco la nuova 'invenzione' inserita nella manovra appena varata dal governo: la patrimoniale al contrario; quella, cioè, che colpisce i piccoli risparmi e i titoli di stato.
L'imposta di bollo sui dossier titoli passerà dagli attuali 34,20 euro annui fino ai 120 euro. Ma dal 2013 tale imposta di bollo passerà a 150 euro annui per i depositi fino a 50.000 euro e a 380 euro per i depositi che superano i 50.000 euro. Insomma il peso di tale nuova imposta di bollo diminuisce all'aumentare della consistenza del patrimonio depositato. Una vera e propria tassa patrimoniale al contrario che punisce i poveri e premia i ricchi. Per un piccolo risparmiatore, infatti, uno di quelli che investe in titoli di stato perché non vuole rischiare che i pochi risparmi di una vita vadano in fumo, l'effetto di questa nuova imposta di bollo è evidentissimo. Chi possiede, invece, una cospicua rendita finanziaria può stare tranquillo.

Ma oltre agli effetti sui piccoli risparmiatori ci saranno effetti anche sui titoli di stato (Bot, Btp, Cct). Facciamo un esempio: il rendimento, al netto delle tasse e degli oneri di collocamento, di un bot annuale è dell'1,57%. Ogni 10.000 euro investiti, frutterebbero 157 euro. Se a questo già magro rendimento andiamo a togliere 120 euro - dal prossimo anno 150 euro - il risultato è di tutta evidenza. 
Considerato che oltre il 50% del debito pubblico italiano è nei dossier dei piccoli risparmiatori italiani con giacenze medie di 50.000 euro, chi li comprerà ancora?
Qualche malizioso ha già avanzato l'ipotesi di un nuovo generoso regalo alle banche e alle società finanziarie che avranno gioco facile - o almeno più facile - a convincere i propri clienti a non rinnovare i titoli di stato e a sottoscrivere i loro prodotti non colpiti dalla scure della nuova imposta di bollo come i "conti deposito", i "pronti c/termine", i "fondi comuni d'investimento" che in questi ultimi mesi erano calati abbondantemente. "Un modo splendito quest'ultimo per far uscire dall'amministrato (che alle banche non rende un piffero) per andare sul gestito, dove ci sono generose commissioni di gestione (spesso passiva) che ingrassano il sistema" (dal post "La patrimoniale è servita" di intermarket&more).



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mercoledì 29 giugno 2011

(GOVERNO) MANOVRA: TASSA SUI SUV E TRANSAZIONI FINANZIARIE, NUOVI TAGLI AD AMMINISTRAZIONI LOCALI E PROCESSO BREVE


Tra le misure previste per la nuova manovra finanziaria, le novità di oggi sono:

  • tagli per ulteriori 9 miliardi in due anni per regioni e comuni;
  • imposta di bollo dello 0,15% sulle transazioni finanziarie;
  • potenziamento delle indagini finanziarie;
  • tassazione separata sull'attività di trading speculativo delle banche con aliquota al 35%;
  • (Superbollo sui SUV e auto potenti) tassa addizionale per gli autoveicoli con potenza superiore a 125 Kw;
  • (spesometro) obbligo del venditore di registrare il codice fiscale del cliente che effettua acquisti al di sopra dei 3.600 euro;
  • norme sul processo breve.
Le reazioni:
  • Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica: "Bisogna avere fiducia nell'Italia per creare le condizioni di una convergenza che è necessaria in vista degli sforzi che ci attendono, a cominciare dalla manovra di rientro dal debito";
  • Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato: "Se, come sempre, il governo ha intenzione di fare da solo, scaricando la parte più consistente della manovra al 2013-2014, i sacrifici lacrime e sangue al termine della legislatura, vuol dire che farà prevalere le esigenze della maggioranza sugli interessi generali del Paese e francamente questo non mi pare serio. Io ho fatto parte di governi che si sono presi fino in fondo la responsabilità di fare scelte impopolari ma indispensabili per il bene dell'Italia";
  • Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd: "PdL e Lega, i campioni del federalismo, portano domani in Cdm una manovra di 47 mld di euro con interventi pesantissimi sugli enti territoriali, senza neanche incontrare la Conferenza dei Presidenti delle Regioni, l'Upi e l'Anci";
  • Angela Napoli, capogruppo Fli in Commissione Giustizia alla Camera, ha definito "grave, scandaloso e inaccettabile quanto sembrerebbe emergere dalla bozza della manovra finanziaria, circa l'inserimento sotto il titolo 'Processo civile ed altre disposizioni per la maggiore efficienza della giustizia', disposizioni relative al cosiddetto 'processo breve', cui la maggioranza aveva detto di rinunciare". "La manovra - continua l'esponente finiano - non configura tagli, non presenta misure per lo sviluppo, tuttavia rispuntano norme 'ad personam', che nel corso della legislatura corrente sono apparse sempre quale unica ossessione del premier. L'efficienza della giustizia la si promuove attraverso adeguati interventi finanziari, utili a sensibilizzare l'informatizzazione dei servizi, ed attraverso l'adeguamento di organici e mezzi, non sicuramente attraverso provvedimenti che non rendono uguali tutti i cittadini di fronte alla legge";
  • Antonio Di Pietro, leader Idv, parla di "manovra criminale perché realizza una truffa. A fronte di esigenze europee che si trovino 40 miliardi certi e subito per far quadrare i conti, loro scrivono sulla carta 40 miliardi, ma dicono che troveranno i soldi dopo le elezioni, così se vincono o perdono, hanno fregato i voti degli elettori", "la manovra è doppiamente criminale - continua Di Pietro - perché non solo truffa sul piano dei conti, ma soprattutto inserisce norme che nulla hanno a che vedere con la quadratura dei conti, serve a far passare l'ennesima legge ad personam, nonostante 27 milioni di cittadini abbiano detto di non volerne più sapere";
  • Lorenzo Cesa, segretario UdC: "In modo irresponsabile si rinvierà tutto di due anni rischiando di portare il Paese nel baratro";
  • Italo Bocchino, Fli: "la formulazione della manovra economica rateizzata e postdatatam sostanzialmente a dopo le elezioni politiche, è la prova più lampante della paralisi dell'attività di governo";
  • Camusso, segretaria CGIL: "Una manovra insostenibile, ci mobiliteremo". "Siamo molto preoccupati dell'impatto della manovra sul Paese, recessiva per la difficoltà di ripresa dell'attività e dell'occupazione e la bassa crescita che provocherà un continuo inseguimento del debito", "c'è un'idea di depressione del Paese e di peggioramento delle condizioni sociali dei più deboli - ha concluso la Camusso";

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