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venerdì 12 agosto 2011

IL DEPUTATO GUZZANTI CONTRO LA PATRIMONIALE: "AL POVERO SI DOVREBBE CHIEDERE: CHE COSA HAI FATTO DUNQUE DI MALE SE DIO TI PUNISCE CON IL SUDICIUME DELLA POVERTA'?"




Probabilmente la paura di scomparire genera in molti reazioni inconsulte, in altri - che già ci hanno abituato a tale tipo di reazioni - la paura rischia di far perdere completamente la bussola. 
Sembra essere il caso dell'istrionico Paolo Guzzanti (deputato 'responsabile', ex senatore, giornalista, ex conduttore televisivo, padre di Sabina, Corrado e Caterina, ex presidente della ridicola Commissione Mitrokhin, ex socialista, ex pattista, ex forzista, oggi sedicente liberale uscito e rientrato quasi immediatamente nella maggioranza che appoggia l'attuale governo) che dalle colonne de 'Il Giornale' sferra il suo attacco per difendere i poveri ricchi nell'articolo "Come è facile (e banale) la crociata contro i ricchi" ed al quale potremmo rispondere subito che è quanto meno scontata una crociata - come la sua - contro i poveri.
Il deputato, in un distillato di scontate citazioni calviniste e di retorica liberistica, tira in ballo addirittura - non poteva mancare di certo un riferimento al comunismo - "la saldatura micidiale fra comunismo pauperista e cattolicesimo anabattista" che, nel nostro Paese, avrebbe "ghettizzato la ricchezza nel lager 'sterco del diavolo'".
Ecco qualche passaggio illuminante:
"quel che accade in queste settimane in Italia va molto oltre un banale criterio di buon senso e sta assumendo in maniera allarmante proprio un carattere ideologico che prevede, nella prima fase preparatoria, la gogna per tutto ciò che ha a che fare con l'uso del benessere: se tu comperi generi di lusso, vuol dire che non ti ho tolto abbastanza, sicché se ti applico maggiori tasse tutti saranno d'accordo nel dire che questo è etico, perché avrò fatto passare il principio secondo cui non è soltanto la quantità del denaro che va tassata, ma la tua attitudine laica a cercare il tuo piacere, 'the pursuit of happiness', il diritto alla felicità materiale che nella Costituzione americana è un diritto primario come quelli alla vita e alla libertà."
Il sedicente liberale riassume così quella che ritiene essere "un'ideologia cieca che condanna l'opulenza":
"io vengo a casa tua a prendermi la tua argenteria, entro nel tuo orto ad espiantare le tue rose, ti confisco il tuo benessere non importa se già a netto di quanto dovevi alla collettività. Nelle civiltà cresciute nel calvinismo, chiunque faccia denaro illegalmente va in galera, ma chi lo fa secondo le regole è più vicino a Dio e questo principio è alla base del famoso saggio di Max Weber sull'etica protestante e lo spirito del capitalismo. In quelle società, al povero si dovrebbe chiedere: che cosa hai fatto dunque di male se Dio ti punisce con il sudiciume della povertà, anziché con l'ordinato lindore del benessere?"
E tutta questa fatica solo perché qualcuno ha osato, in un momento così difficile per il nostro Paese, parlare di patrimoniale.
La conclusione dell'illustre intellettuale è questa: 
"In una società fragile che ha nel suo Dna Masaniello e Cola di Rienzo, Savonarola e l'assalto ai forni, gli untori e i crolli in borsa, è un gioco da ragazzi far credere sempre che le difficoltà, le crisi, le pestilenze e i crolli in borsa, siano opera della losca confraternita dei borghesi produttori di profitto, che vanno prima di tutto additati al pubblico disprezzo in un clima di intimidazione alimentato da nuove scoperte di depositi di brioches, occultati alle plebi costrette ai crackers ipocalorici".
Probabilmente potremmo ricordare al deputato che la nostra non è né una società liberale né, tantomeno, laica; una società mai sfiorata non tanto dal calvinismo ma dall'etica rigida che ne è scaturita. Il nostro è il Paese dei Masaniello, Cola di Rienzo e Savonarola ma è al contempo il Paese di Garibaldi e Mazzini e quello in cui tutto è possibile anche che un borghese pieno di conflitti di interessi e televisioni riesce a governare da un ventennio insieme ai suoi fidati giornalisti, avvocati, dipendenti e fiscalisti.

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mercoledì 6 luglio 2011

(MANOVRA) INVENTATA LA PATRIMONIALE AL CONTRARIO: STANGATA SU PICCOLI RISPARMI E TITOLI DI STATO


Sembra trascorso un secolo da quando si sentiva urlare, ad ogni piè sospinto, un qualche esponente del PdL o della Lega contro la 'patrimoniale', invece ecco la nuova 'invenzione' inserita nella manovra appena varata dal governo: la patrimoniale al contrario; quella, cioè, che colpisce i piccoli risparmi e i titoli di stato.
L'imposta di bollo sui dossier titoli passerà dagli attuali 34,20 euro annui fino ai 120 euro. Ma dal 2013 tale imposta di bollo passerà a 150 euro annui per i depositi fino a 50.000 euro e a 380 euro per i depositi che superano i 50.000 euro. Insomma il peso di tale nuova imposta di bollo diminuisce all'aumentare della consistenza del patrimonio depositato. Una vera e propria tassa patrimoniale al contrario che punisce i poveri e premia i ricchi. Per un piccolo risparmiatore, infatti, uno di quelli che investe in titoli di stato perché non vuole rischiare che i pochi risparmi di una vita vadano in fumo, l'effetto di questa nuova imposta di bollo è evidentissimo. Chi possiede, invece, una cospicua rendita finanziaria può stare tranquillo.

Ma oltre agli effetti sui piccoli risparmiatori ci saranno effetti anche sui titoli di stato (Bot, Btp, Cct). Facciamo un esempio: il rendimento, al netto delle tasse e degli oneri di collocamento, di un bot annuale è dell'1,57%. Ogni 10.000 euro investiti, frutterebbero 157 euro. Se a questo già magro rendimento andiamo a togliere 120 euro - dal prossimo anno 150 euro - il risultato è di tutta evidenza. 
Considerato che oltre il 50% del debito pubblico italiano è nei dossier dei piccoli risparmiatori italiani con giacenze medie di 50.000 euro, chi li comprerà ancora?
Qualche malizioso ha già avanzato l'ipotesi di un nuovo generoso regalo alle banche e alle società finanziarie che avranno gioco facile - o almeno più facile - a convincere i propri clienti a non rinnovare i titoli di stato e a sottoscrivere i loro prodotti non colpiti dalla scure della nuova imposta di bollo come i "conti deposito", i "pronti c/termine", i "fondi comuni d'investimento" che in questi ultimi mesi erano calati abbondantemente. "Un modo splendito quest'ultimo per far uscire dall'amministrato (che alle banche non rende un piffero) per andare sul gestito, dove ci sono generose commissioni di gestione (spesso passiva) che ingrassano il sistema" (dal post "La patrimoniale è servita" di intermarket&more).



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