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giovedì 19 luglio 2012

IN MEMORIA DI PAOLO BORSELLINO E DEGLI AGENTI DELLA SCORTA PERCHE' NESSUNO DIMENTICHI. GRAZIE!

Oggi ricorre il ventesimo anniversario della strage di Via D'Amelio.
In memoria del Giudice Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina perché nessuno dimentichi il loro estremo sacrificio e il profondo dolore dei familiari. 
Grazie!!!





Interventi:
  • il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Desidero far giungere in quest'Aula nella quale si commemora e si onora la figura di Paolo Borsellino, l'espressione - innanzitutto - della mia rispettosa e affettuosa vicinanza alla signora Agnese. Il 23 maggio scorso - ella volle - nell'impossibilità di partecipare di persona alla grande cerimonia nell'Aula Bunker - indirizzarmi una lettera di commovente, generoso apprezzamento per il mio operato di Presidente della Repubblica, e dirmi il suo conforto per aver visto diventare Borsellino e Falcone dei 'simboli per i giovani e le persone oneste e di buona volontà'. E la lettera di concludeva con un riferimento a 'quello Stato in cui mio marito ci ha insegnato a credere malgrado tutto e tutti', volendo che io sapessi come ella 'fino all'ultimo giorno della sua vita attenderà con pazienza di conoscere le ragioni per cui suo marito morì e i motivi per i quali nei primi anni dopo la strage è stata costruita una falsa e distorta verità giudiziaria'. Quale secondo terribile dolore è stata per lei e per i suoi figli, signora Agnese, quella contraffazione della verità! E quale umiliazione è stata per tutti noi che rappresentiamo lo Stato democratico!. Si sta lavoranto, si deve lavorare senza sosta e senza remore per la rivelazione e sanzione di errori ed infamie che hanno inquinato la ricostruzione della strage di Via D'Amelio. Si deve giungere alla definizione dell'autentica verità su quell'orribile crimine che costò la vita a un grande magistrato protagonista con Giovanni Falcone di svolte decisive per la lotta contro la mafia. Questo è l'imperativo oggi a distanza di vent'anni; questo è il nostro dovere comune, anche verso Agnese, Lucia, Manfredi, Fiammetta, e verso i familiari - che ci sono egualmente cari - di Emanuela Loi, di Agostino Catalano, di Eddie Walter Cosina, di Vincenzo Li Muli, di Claudio Traina. E tanto più si riuscirà a vincere questa dura e irrinunciabile battaglia di giustizia, quanto più si procederà sulla base di analisi obbiettive e di criteri di assoluto rigore. Come ha fermamente dichiarato il Presidente del Consiglio Sen. Monti 'non c'è alcuna ragion di Stato che possa giustificare ritardi nell'accertamento dei fatti e della responsabilità', ritardi e incertezze nella ricerca della verità specie su torbide ipotesi di trattativa tra Stato e Mafia. E proprio a tal fine è importante scongiurare sovrapposizioni nelle indagini, difetti di collaborazione tra le autorità ad esse preposte, pubblicità improprie e generatrici di confusione. Su ciò deve vegliare tra gli altri il Presidente della Repubblica, cui spetta presiedere il Consiglio Superiore della Magistratura: e deve farlo, come in questi anni ha sempre fatto, con linearità, imparzialità, severità. Signori Magistrati di Palermo, avete spesso sofferto, nel corso di questi anni, per la perdita di eminenti ed esemplari colleghi, che possiamo richiamare e onorare tutti al ricordo di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone. Vissi io stesso il dramma, lo sgomento, il dolore per il brutale assassinio di quei due eroici servitori dello Stato, vissi quelle ore insieme con il più fraterno amico della mia vita, il senatore Gerardo Chiaromonte, di cui è rimasto per me indimenticabile, insieme con il fermissimo impegno di Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, il rapporto di straordinaria stima e simpatia personale che aveva stabilito con Paolo come con Giovanni. E non si è mai spenta in me la traccia del cocente dolore con cui appresi la notizia dell'agguato omicida a Pio La Torre, con cui avevo strettamente condiviso passione ideale e tensione morale. Intensa era stata già prima la mia commozione per l'uccisione di Cesare Terranova, che avevo avuto fine e apprezzato collega in Parlamento. Vedete, Signori Magistrati di Palermo, appartengo a una generazione che ha conosciuto la tragedia della guerra fascista e del crollo dell'8 settembre 1943, e ha giovanissima abbracciato l'impegno politico - pur da diverse posizioni ideologiche - nello spirito della Resistenza trasfusosi poi nella Costituzione. In quel contesto, la lotta conseguente contro la mafia, senza cedimenti e rassegnazioni o a filosofie di vile convivenza con essa, è divenuta parte integrante della nostra scelta civile sin da quando ci giunsero gli echi dell'eccidio di Portella delle Ginestre. Sono di recente tornato laggiù, per rinnovare un omaggio e un giuramento a cui sempre sono rimasto e sempre limpidamente rimarrò fedele. Pensando con commozione a Paolo Borsellino, a tutti coloro che sono come lui caduti in nome della legge, e sentendomi al fianco di quanti ne continuano l'opera";
  • Pier Luigi Bersani, segretario del PD: "A vent'anni dalla strage di via D'Amelio, l'Italia ricorda Paolo Borsellino e gli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Paolo Borsellino è, insieme a Giovanni Falcone, il simbolo della legalità e della difesa delle istituzioni democratiche fino al sacrificio più estremo. E' l'esempio della lotta alla mafia, che ancora oggi dobbiamo rinnovare e anche rafforzare perché la criminalità organizzata non è stata sconfitta. Vi sono stati risultati importanti, certo, e per questo dobbiamo ringraziare e sostenere la magistratura e le forze dell'ordine. Il rispetto delle regole e la civiltà dei rapporti sociali sono capisaldi della democrazia. Ma molto resta da fare. Per questo è importante che l'impegno di Borsellino sia ricordato e valorizzato. Molti giovani hanno tratto dal suo esempio la forza per battersi contro le mafie. Alla politica spetta ora il compito di sostenerli, di non lasciarli soli, soprattutto se assumono incarichi di amministratori in prima linea, esposti spesso a minacce gravissime. Alla politica spetta il compito di garantire la convivenza, il rispetto delle regole giuridiche e di civiltà. In questa giornata, che non deve essere solo di ricordo, il Pd tutto rivolge dunque un pensiero solidale ai familiari delle vittime e rinnova il proprio impegno per la legalità e la propria promessa di dare battaglia senza quartiere alla criminalità organizzata";
  • Lorenzo Cesa, segretario Udc: "Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta uccisi barbaramente venti anni fa rappresentano per gli italiani, e in particolare per le giovani generazioni, un esempio inestimabile coraggio e integrità morale da seguire per costruire un Paese migliore. I passi da gigante fatti in questi anni nella lotta alla mafia si devono a eroi come Paolo Borsellino, come Giovanni Falcone e come i tanti servitori dello Stato che hanno sacrificato la loro vita per affermare gli ideali di giustizia e legalità. Il modo migliore per onorarne il ricordo è intensificare l'impegno alla lotta alla criminalità organizzata, dotarla di nuovi strumenti operativi, non lasciare mai soli i magistrati impegnati in prima linea così come gli imprenditori e i tanti cittadini italiani costretti a convivere sul territorio con l'arroganza delle mafie".


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domenica 19 luglio 2009

17 ANNI FA VENIVA UCCISO PAOLO BORSELLINO E GLI UOMINI DELLA SCORTA: SE LE AUTORITA' DIMENTICANO L'ITALIA NO

Paolo Borsellino

Le immagini di via D'Amelio dopo l'esplosione dell'auto-bomba

Rita e Salvatore Borsellino

Diciassette anni fa il magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta venivano uccisi nella strage di via D'Amelio. Profonda amarezza, mista a commozione e tristezza, alla manifestazione organizzata per rendere omaggio alle vittime dell'attentato. Erano presenti soltanto un centinaio di persone. Era evidentissima l'assenza delle autorità dello Stato.

Le reazione dei familiari
Rita Borsellino, sorella del giudice, ha dichiarato: "Ma per tutta la giornata di ieri si sono succedute le manifestazioni", "I palermitani non hanno dimenticato. Sono le autorità che hanno preferito non venire per evitare le contestazioni".
Salvatore Borsellino, fratello del giudice, ha dichiarato: "Speravo che i palermitani si svegliassero. Al di là del comitato organizzatore in via D'Amelio, non c'è nessuno. Palermo ha dimenticato la promessa che aveva fatto a Paolo il giorno del suo funerale".

I MESSAGGI INVIATI DALLE AUTORITA'

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
"A 17 anni dal tragico attentato, rendo commosso oaggio alla memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti addetti alla sua sicurezza, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina". La sua dedizione e la sua passione civica - continua il Capo dello Stato - è un'"eredità preziosa per la mobilitazione della società civile nell'opporsi e reagire alle intimidazioni e agli attacchi della criminalità".

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini
"La figura di Paolo Borsellino scuote le coscienza e rappresenta un perenne simbolo di eroismo, sensibilità istituzionale, etica della legalità e della libertà". Borsellino "è l'esempio nobile della determinazione, del coraggio e della coerenza nella lotta contro la mafia. La sua lezione dimostra che la battaglia per la cultura dello Stato e della democrazia deve essere combattuta insieme dalle Istituzione e dalla società civile: l'impegno dello Stato per la legalità si deve avvalere della partecipazione attiva e consapevole dei cittadini".

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano
"Paolo Borsellino è un eroe senza tempo, che ha contribuito a emancipare le coscienze dei siciliani dai ricatti e dalle paure innescate dalle efferate logiche di mafia. A diciassette anni dalla terribile strage afios che lo ha sottratto ai suoi cari e alla sua alta missione, il suo esempio e il suo messaggio di legalità rappresentano ancora oggi quei parametri etici e di giustizia a cui è necessario rifarsi". 

LE ULTIME RIVELAZIONI DI TOTO' RIINA

Inaspettatamente Totò Riina, il capo dei corleonesi, sbotta dal carcere relativamente alle ultime notizie sull'attentato a Paolo Borsellino e dichiara: "Ne so poco perchè qui non mi passano nemmeno i giornali. Ma questa storia della 'trattativa', di un mio 'patto' con lo Stato, di tutti gli impasti con carabinieri e servizi segreti legati al fatto di Via d'Amelio non sta proprio in piedi. Io della strage non ne so parlare. Borsellino l'ammazzarono loro", "Loro sono quelli che hanno fatto la trattativa, quelli che hanno scritto il 'papello', come lo chiamano. Ma io della trattativa non posso dire niente di niente. Perchè io sono oggetto, non soggetto di trattativa. E la stessa cosa è per quel foglio con le richieste che qualcuno avrebbe presentato attraverso Vito Ciancimino. Mai scritto da me. Facciamo pure la perizia calligrafica appena viene fuori e scopriremo che io non ho niente a che fare con questa vicenda".
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