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giovedì 10 marzo 2011

(RIFORMA DELLA GIUSTIZIA) DDL APPROVATO DAL CDM: SILVIO E ANGELINO PRESENTANO LA RIFORMA


Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl di riforma costituzionale della Giustizia presentato dal ministro Angelino Alfano. 18 articoli in cui si parla di separazione della carriere fra giudici e pm, sdoppiamento del Consiglio Superiore della magistratura, introduzione della responsabilità civile dei magistrati, inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado, il temperamento dell'obbligatorietà dell'azione penale e modifiche ai rapporti fra le procure e la polizia giudiziaria.
Questo ddl di riforma dovrà ora passare all'esame dei due rami del Parlamento (due passaggi in ognuna delle Camere a distanza di almeno tre mesi) e, nel caso in cui non dovesse essere approvata dai due terzi dei votanti verrà indetto un referendum consultivo.
"Questa riforma è nell'interesse dei cittadini, la volevo dal 1994" ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa indetta insieme al ministro Alfano. "Il giusto processo - ha continuato - è un diritto. Abbiamo presentato una riforma organica e coerente, un profondo cambiamento che non ha nulla a che vedere con i processi in corso". Se questa riforma fosse arrivata prima "probabilmente non ci sarebbe stata l'esondazione, l'invasione della magistratura nella politica e non ci sarebbe stata quella situazione che ha portato a cambiamenti di governo, all'annullamento di una classe di governo nel '92-93, all'abbattimento di un governo nel '94, alla caduta di un governo di sinistra nel 2008 per la proposta di riforma della giustizia del ministro Mastella".
Angelino Alfano, ministro della Giustizia: "E' tutto tranne che una ritorsione o contro qualcuno e non ha nulla a che vedere con le vicende in corso o con la contingenza", "Ho sentito che attendevano il testo per misurare la loro reazione. Oggi avranno cognizione del testo e non escludo di contattare oggi stesso gli esponenti dell'opposizione per consegnare loro il testo in modo che possano farne una valutazione serena". Il ministro della giustizia risponde anche alle critiche dell'opposizione affermando che "qualsiasi cosa il Governo faccia le priorità sarebbero ben altre" e: "Un governo è tale se fa solo quello che serve in quel momento storico. Il ministro dell'Economia si occupa dell'Economia, quello dell'Università fa la riforma dell'università, a me è stato dato questo compito". "Nessun processo rapido - ha aggiunto il guardasigilli - è accettabile in una democrazia occidentale se celebrato con meccanismi intrinseci ingiusti perché non c'è parità fra accusa e difesa". "I teorici del precotto, gli opinionisti schierati - ha concluso - riflettano: sia chiaro che chi si batte per lo status quo apprezza il funzionamento della macchina della giustizia com'è oggi".

Le reazioni:
Gianfranco Rotondi, ministro per l'attuazione del programma: "E' una riforma attesa da anni, i cittadini la apprezzeranno e, se chiamati ad un referendum confermativo, la voteranno massicciamente"
Mariastella Gerlmini, ministro dell'Istruzione: "La riforma della giustizia è un'occasione per il Paese. Non deve essere vista come un elemento di scontro, ma di miglioramento di un sistema giudiziario che deve essere modernizzato. Il governo ha presentato oggi un provvedimento serio organico e di alto profilo. Sono certa che sui contenuti si possa trovare un ampio accordo in Parlamento e che possano essere superate vecchie divisioni e pregiudizi di tipo politico e ideologico".
Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera: "Siamo davanti a una mera operazione d'immagine. Sono altre le riforme che gli italiani si aspettano: la certezza della pena, i processi veloci", "Ci opporremo con tutti gli strumenti parlamentare a nostra disposizione e anche con la mobilitazione democratica a partire dal 12 marzo"
Pier Ferdinando Casini, leader Udc: "La Costituzione non è un tabù, può essere rivista e modificata. Certo che è inquietante sentire Berlusconi che dice che con questa riforma non ci sarebbe stata. Che cosa vuol dire? Che non si sarebbero stati i ladri o che non sarebbero stati scoperti?"
Massimo D'Alema: "E' difficile qualsiasi discussione seria su temi della giustizia se non è preceduta dalle dimissioni di Berlusconi"
Pierluigi Bersani, segretario del Pd: "Se Berlusconi vuole un confronto ci sono quattro proposte nostre in Parlamento. Noi diciamo no alla riforma costituzionale"
Antonio Di Pietro, Idc: "E' stata proposta una riforma così antidemocratica da stravolgere lo stato di diritto, noi presenteremo un solo emendamento, completamente abrogativo di tutta la riforma".

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mercoledì 5 agosto 2009

LA LEGA VUOLE ANCHE LE BANDIERE E GLI INNI REGIONALI


Federico Bricolo, presidente dei senatori della Lega Nord, ha annunciato una proposta di legge costituzionale per inserire un comma nell'art. 12 della Costituzione che riconosca i simboli identitari di ciascuna Regione: bandiere e inni regionali.

"L'articolo 12, comma 1, della Costituzione riconosce quale simbolo della Repubblica italiana il tricolore. Nei principi fondamentali della Costituzione non è, viceversa, incluso alcun riconoscimento ufficiale dei simboli identitati che contraddistinguono le Regioni. Tale lacuna si rende, ad oggi, inammissibile, alla luce della sostanziale valorizzazione del ruolo politico ed istituzionale delle Regioni realizzata dalle più recenti forme costituzionali. L'estensione dell'ambito materiale della competenza normativa regionale ha, infatti, trasformato la Regione in un ente territoriale dotato di una piena autonomia politica, favorendone così in ultima istanza il rapporto diretto con i cittadini".

La spiegazione dell'esponente del Carroccio fa derivare la necessità di tale riforma costituzionale dal "ripensamento dell'assetto territoriale dello Stato in ambito interno ed a livello sovrannazionale", quindi "è più che mai necessario recuperare i simboli identitari che, contraddistinguendo ciascuna realtà regionale, contribuiscono ad alimentare quel legame dei cittadini con il territorio che è presupposto indispensabile di qualsiasi riforma federale dell'ordinamento".


Le reazioni

Daniele Capezzone, portavoce della Pdl: "un pesce d'aprile fuori stagione", "in un Parlamento composto da quasi mille persone il 'festival' delle proposte di legge quantomento stravaganti non chiude mai. Ma, andando alla sostanza, va ricordato che la Lega ha avuto in questi mesi un comportamento serio e responsabile, votando con noi quando si è trattato di intervenire in aiuto di Roma, di Palermo e di Catania. Si può tranquillamente affermare che la Lega ha fatto per l'unità d'Italia più di quanto non abbiano fatto tanti cantori dell'unità d'Italia responsabili dello sfascio dei bilanci di molti enti locali".


Partito dei Comunisti Italiani: "Ormai è chiaro: la Lega gioca allo sfascio. La proposta di legge costituzionale per inserire un comma nell'articolo 12 della Costituzione che riconosca i simboli identitari di ciascuna Regione è la ciliegina sulla torta del disegno politico per cui la Lega è nata e si è sviluppata: la divisione dell'Italia e la secessione. Il percorso è chiaro: federalismo fiscale, richiesta di gabbie salariali, antimeridionalismo e nuova identità federalista del Paese. Con questi signori al governo, al peggio non c'è mai fine: chiediamo alle persone realmente democratiche, che considerano l'unità d'Italia un valore fondante, di prendere le distanze da questo cammino micidiale che la Lega vuole imporre alla nostra Carta costituzionale e al Paese intero".


Francesco Storace, La Destra: "Spero che finisca presto l'estate e che finisca questo dibattito sotto l'ombrellone alimentato dalle continue provocazioni della Lega. Sono stupito che l'ennesima provocazione arrivi addirittura da un capogruppo. Già questo Paese è così disgregato e vorrei che anche la Lega tenesse un pò più all'unità d'Italia".


Dario Franceschini, Pd: "Di fronte ad un Paese che aspetta scelte di fondo strutturali per affrontare e superare la crisi e a milioni di italiani e decine di migliaia di imprese che aspettano risposte per affrontare l'emergenza perchè non ce la fanno più a vivere, loro si occupano delle bandiere regionali da mettere di fianco a quella nazionale. La smettano di perdere tempo e di prendere in giro gli italiani".

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