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giovedì 4 novembre 2010

PER UNA VOLTA SONO D'ACCORDO CON IL CDA RAI. NO A BRANI POLITICI AL FESTIVAL DI SANREMO


Come sempre è scoppiata la polemica sul Festival di Sanremo. Quest'anno a scaldare gli italici animi è la proposta di cantare "Bella Ciao" e "Giovinezza" durante la serata dedicata ai 150 dell'Unità d'Italia.
Dal comunicato del Cda della Rai si legge "in particolare si è rilevato che sarebbe stato utile evitare di affrontare, in modo troppo superficiale, questioni così delicate che riguardano la storia del nostro Paese. La ricerca del clamore rischia di causare un danno complessivo all'immagine dell'Azienda" ed ancora un invito al direttore generale Mauro Masi ad intervenire "nell'ambito delle sue competenze affinché nell'organizzazione della serata dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia si proceda in modo serio e responsabile e quindi con criteri diversi".
Gianni Morandi, che presenterà Sanremo, ha dichiarato: "Io e Mazzi rivendichiamo l'autonomia artistica nella scelta delle canzoni della serata" e ancora "Porteremo due canzoni per artista, una nuova e una dei 150 anni d'Italia. Da lì è nata la polemica perché io ho citato 'Bella Ciao' e Mazzi ha ribattuto 'Giovinezza'. Ma per dire mi piacerebbero anche la 'Canzone del Piave' o 'Addio Lugano Bella', che era la canzone degli anarchici. E non credo che canzoni di più di cento anni fa dovrebbero farci paura".
Come ho già scritto nel titolo, per la prima volta mi ritrovo d'accordo con una decisione presa dal Cda della Rai anche se, probabilmente, per motivi diversi.
Se è vero, infatti, che le due canzoni risalgono - come ha dichiarato Morandi - a più di cento anni fa, è altrettanto vero che proprio nel corso di questi oltre cento anni hanno acquisito un valore storico ma soprattutto politico.
Se, infatti, "Bella Ciao" è un canto popolare ottocentesco di origine emiliano-romagnola e "Giovinezza" nasce come inno goliardico degli studenti universitari italiani nel 1909, è altrettanto vero che la prima è diventata celebre ed è entrata nell'immaginario collettivo durante la Resistenza perché idealmente associata al movimento partigiano; e la seconda, tramite rimaneggiamenti nel testo, è passata dapprima a rappresentare l'inno degli Arditi nel 1917, poi degli squadristi nel 1919 ed infine l'inno trionfale del partito nazionale fascista nel 1924 rimanendo indissolubilmente legata nell'immaginario collettivo proprio al fascismo.
Ritengo che sarebbe più opportuno presentare canzoni legate solo al Risorgimento e ce ne sono tante. Qualche esempio: 'La bella Gigogin'; 'La canzone del Piave'; 'Inno di Mameli'; il coro del 'Nabucco'; 'La bandiera tricolore'; 'I tre colori'; 'La rondinella di Mentana'.

giovedì 17 giugno 2010

MEMORIE RISORGIMENTALI: L'ITALIA SA E L'ITALIA PUO' - Carlo Cattaneo, Considerazioni sulle cose d'Italia nel 1848






Sciolti da ogni rito i giovani e liberi propagatori si erano, per così dire, approfondati nell'onda popolare. D'ogni cosa essi fecero arma morale a confortare la moltitudine, conscia degli affetti suoi, ma inconscia della sua forza. Essi tradussero in volgare alle smenbrate provincie l'arcano dell'unità. Adoperavano i fogli clandestini e i pubblici, i canti, gli evviva a Pio IX, il sasso di balilla, le catene di Pisa. Adoperavano i panni funebri delle chiese e i panni gai delle veglie festive; assortirono in tricolore le rose e le camelie, gli ombrelli e le lanterne; trassero fuori il cappello calabrese e il giustacuore di velluto, il vessillo della nazione e quello delle sue cento città. Era quella una lingua nuova che parlava a tutte le genti d'Italia più alto e chiaro che l'altra lingua in cinque secoli non avesse parlato. Essi accesero di vetta in vetta lungo l'Appennino le fiamme del dicembre; essi congregarono sulla fossa di Ferruccio i montanari della Toscana; essi domarono coi fieri applausi dei trasteverini le ritrose voglie del pontefice. Essi rivelarono il popolo al popolo, l'Italia all'Italia; gettarono sul viso al barbaro armato il guanto della nazione inerme e impavida; trassero la plebe che aveva taciuto trant'anni, a dire ad una voce: l'ora è venuta; a svellere con l'erculea mano i graniti delle vie; a togliere in poche ore ai vecchi generali ogni senno e ogni coraggio. Il popolo poteva fare: voleva fare; ma senz'essi non aveva fatto. Per essi ora è certo che l'Italia sa e l'Italia può.

Carlo Cattaneo
(da "Considerazioni sulle cose d'Italia nel 1848)

lunedì 14 giugno 2010

MEMORIE RISORGIMENTALI: CONQUISTARE, NON RICEVERE LA LIBERTA' - di Giuseppe Mazzini






E' necessario che il popolo d'Italia serbi intatta la sua dignità, costringa l'Europa ad ammirarlo, convinca tutti col suo contegno che noi possaimo subìre, perché cercato da un Governo italiano, l'aiuto della tirannide, ma non l'abbiamo chiamato, non rinneghiamo per esso la nostra fede di libertà ed alleanza dei popoli, non dimentichiamo Roma, il 2 dicembre, le offese recate in questi ultimi dieci anni ai nostri fratelli di credenza. Il grido di viva la Francia! può uscire senza colpa da labbra italiane, il grido di viva l'Imperatore! nol può; alla immoralità di quel grido si aggiunge oggi per noi il sospetto di codardia: esecravano ieri, dirà l'Europa, in nome degli eterni principi: plaudono in oggi a chi li violava, perch'eri li salva co' suoi aiuti dall'obbligo di combattere.
Insegni ai popoli il nostro silenzio verso lui, insegni il virile contegno col re piemontese, che noi sorgiamo a libertà, non a mutamento della tirannide, che vogliamo essere grati, non ciechi e stupidi adulatori, e che fidiamo vegliando. La servilità - dovremmo saperlo d'antico - schiude la via al tradimento. Se volete che chi vi guida non si disvii dal proprio dovere, fate ch'ei debba rispettarvi e temervi.
E' necessario che l'Italia si levi, si levi da un capo all'altro, e costituisca la propria forza, tanto che i centomila stranieri scesi in aiuto paiano legione alleata dei dei ventisei milioni d'italiani, anziché esercito liberatore. L'insurrezione dovrebbe essere per ogni dove; al Nord, per conquistarsi, non ricevere la libertà, al Sud per ordinare la riserva dell'esercito nazionale. Sorgendo, sorgendo unite, ordinando una potestà provvisoria, armandosi, scegliendo un punto strategico centrale dal quale possa recarsi aiuto ove occorre e chiamando a concentrarvisi quanti elementi non hanno nemici da combattere immediatamente, Napoli e la Sicilia potrebbero assicurare salute alla Causa d'Italia e costituirne la potenza, rappresentata da un Campo Nazionale. Mercé quel Campo e i volontari del Nord, l'Italia sul finir della guerra, sarebbe arbitra suprema dei propri destini.

Giuseppe Mazzimi
(da l'articolo "La guerra", pubblicato sul periodico Pensiero e Azione, 2-16 maggio 1859)
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