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giovedì 10 ottobre 2013

SABATO 12 OTTOBRE, ANCHE TERNI TRA LE "CENTO CITTA' CONTRO IL DOLORE"


Sabato 12 ottobre fa tappa anche a Terni la terza edizione di "Cento città contro il dolore", la Giornata Internazionale organizzata dalla Fondazione ISAL per informare i cittadini sulle terapie disponibili contro il dolore e sui centri specialistici presenti sul territorio, diffondere il diritto alla cura sancito dalla legge 38/2010 e raccogliere fondi per la ricerca scientifica.
Promossa sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, la Giornata internazionale prevede iniziative in oltre 90 comuni italiani, con puntate anche in Australia, Belgio, Canada, Colombia, Germania, Gran Bretagna, Malta, Olanda e Spagna.
A Terni l'appuntamento è a Piazza Tacito, dove, dalle ore 10.00 alle 17.00, medici e volontari della Fondazione ISAL spiegheranno ai cittadini come e dove sia possibile curarsi e divulgheranno il numero verde gratuito della Fondazione ISAL, a cui è possibile rivolgersi per avere consigli e aiuto. Per permettere a tutti di sapere cosa fare in caso di dolore e aiutare le istituzioni nel promuovere buone pratiche sanitarie, verrà anche distribuita la guida "La cassetta del pronto soccorso del dolore", elaborata dal gruppo di esperti di Change Pain (iniziativa internazionale promossa da Grunenthal).
Anche quest'anno verrà chiesto di compilare un questionario, i cui risultati verranno presentati al ministero della Salute. Con un contributo minimo di 5 euro, si potrà inoltre avere una confezione di confetti di Sulmona: il ricavato sarà utilizzato per finanziare la ricerca sulle patologie dolorose e per sostenere il progetto "Africa senza dolore", che prevede la formazione in Italia dei medici del reparto oncologico creato al Bugando Medical Center di Mwanza, in Tanzania, dall'associazione Vittorio Tison.
Che sia causato da mal di schiena, mal di testa o da patologie del sistema nervoso, che abbia origine oncologica o traumatica, si stima che il dolore colpisca circa 12 milioni di italiani - il 20% della popolazione - con conseguenze su qualità della vita, lavoro, costi sociali e sanitari: sarebbero oltre un miliardo le ore lavorative perse proprio a causa del dolore, con una spesa di circa due miliardi di euro per prestazioni e farmaci, spesso inappropriati.
"Troppe persone sopportano inutilmente il dolore senza rivolgersi a specialisti oppure, per disperazione, fanno 'shopping sanitario', assumendo farmaci che possono peggiorare la situazione - dice il professore William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL -. E' in questa 'malpractice' che il dolore può cronicizzarsi e diventare vera e propria malattia".
Ma il dolore, di qualsiasi natura sia, non va sopportato, va trattato. "Con 'Cento città contro il dolore' vogliamo dire basta all'indifferenza, da una parte informando chi soffre, dall'altra chiedendo a istituzioni e classe medica di rendere finalmente concreta la legge 38 su tutto il territorio nazionale - aggiunge Raffaeli -. Non tutte le Regioni si sono infatti dotate di una rete strutturata per la terapia del dolore e rimangono ancora forti e inammissibili discriminazioni sull'accesso ai farmaci, in particolare oppioidi e cannabinoidi".
All'iniziativa della Fondazione ISAL hanno aderito numerosi partner, tra cui Grunenthal Italia, che ha dato il suo contributo incondizionato. "Il nostro apporto - spiega Thilo Stadler, amministratore delegato della azienda farmaceutica - si concretizza anche con l'esperienza che maturiamo a contatto diretto con i medici di base, gli specialisti e i terapisti del dolore, per i quali sviluppiamo costantemente iniziative di formazione e informazione, affinché si affermi con sempre maggiore forza e diffusione il concetto, ispiratore della legge 38, dell'importanza di affrontare il dolore non solo come sintomo e di curarlo come malattia".
La Giornata internazionale "Cento città contro il dolore" è organizzata sollo l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero della Salute, Ministero degli Affari Esteri, Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) e Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), con il contributo incondizionato di Grunenthal e con il sostegno di Carta BCC, Life Episteme Italia e DiSulmona.

Le notizie del blog TERNI...tudine sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «TERNI...tudine Blog» e l'indirizzo «www.ternitudine.blogspot.com»

giovedì 28 luglio 2011

(MINISTERI AL NORD) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: "SONO INCOSTITUZIONALI"



E' stato reso noto il testo della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato due giorni fa al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. In tale lettera, della quale riportiamo qualche stralcio di seguito, il Capo dello Stato esprime tutte le perplessità e le violazioni dei principi costituzionali relativi al decentramento delle sedi dei Ministeri al Nord.
"Mi risulta che il Ministro delle riforme per il federalismo e il Ministro per la semplificazione normativa, con decreti in data 7 giugno 2011 - peraltro non pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale - hanno provveduto a istituire proprie 'sedi distaccate di rappresentanza operativa'; ho appreso altresì che analoghe iniziative verrebbero assunte a breve anche dal Ministro del turismo e dal Ministro dell'economia e delle finanze (quest'ultimo titolare di un importante Dicastero, anziché Ministro senza portafoglio come gli altri tre".

Violazione della Costituzione e delle leggi:
"Come ho già avuto occasione di sottolineare al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dott. Lett - continua il Capo dello Stato - la dislocazione di sedi ministeriali in ambiti del territorio diversi dalla città di Roma deve tener conto delle disposizioni contenute nel regio decreto n. 33 del 1871, ancora pienamente vigente, che nell'istituire, all'articolo 1, Roma come capitale d'Italia ha altresì previsto che in essa abbiano sede il Governo e i Ministeri".
"E' altresì noto che la scelta di Roma capitale è stata costituzionalizzata con la riforma del titolo V della nostra Carta e, con la nuova formulazione dell'articolo 114, terzo comme, ha da una parte introdotto un bilanciamento con le più ampie funzioni attribuite agli enti territoriali e dall'altra ha posto un vincolo che coinvolge tutti gli organi costituzionali, compresi ovviamente il Governo e la Presidenza del Consiglio: vincolo ribadito dalla legge n. 42 del 2009, che all'art. 24 prevede un primo ordinamento transitorio per Roma capitale diretto 'a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli Organi Costituzionali'".
"Infine, recentemente e sia pure in un contesto non univoco, nel corso dell'esame parlamentare del d.l. n. 70 del 2011, sono stati discussi e votati diversi ordini del giorno finalizzati ad escludere ipotesi di delocalizzazione dei Ministeri pur nell'accoglimento, senza voto, di un o.d.g. (Cicchitto ed altri) di contenuto autorizzatorio".

Aspetti normativi dei Decreti istitutivi:
"Quanto al contenuto dei citati decreti istitutivi devo rilevare che i Ministri emananti, Ministri senza portafoglio, hanno provveduto autonomamente ad istituire sedi distaccate, rispettivamente, di un Dipartimento e di una Struttura di missione, che costituiscono parte dell'ordinamento della Presidenza del Consiglio".
"Poiché ai fini di una eventuale sua elasticità, il decreto legislativo n. 3030 del 1999, all'articolo 7 attribuisce al Presidente del Consiglio la facoltà di adottare con DPCM le misure per il miglior esercizio delle sue funzioni istituzionali, ritengo che l'autorizzazione ad una eventuale diversa allocazione di sedi o strutture operative, e non già di semplice rappresentanza, dovrebbe più correttamente trovare collocazione normativa in un atto avente tale rango, da sottoporre alla registrazione della Corte dei Conti per i non irrilevanti profili finanziari, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del 2002".

Valutazione dei costi:
"Peraltro l'apertura di sedi di mera rappresentanza costituisce scelta organizzativa da valutarsi in una logica costi-benefici che, in ogni caso, dovrebbe improntarsi, nell'attuale situazione economico-finanziaria, al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale".

Esistono già uffici periferici previsti dalla stessa Costituzione ma non lo spostamento dei Ministeri:
"Tutt'altra fattispecie, prevista dalla stessa Costituzione e da numerose leggi attuative, è quella della esistenza, storicamente consolidata, di uffici periferici (come ad esempio i Provveditorati agli studi e le Sovraintendenze ai beni culturali e ambientali), che non può quindi confondersi in alcun modo con lo spostamento di sedi dei Ministeri; spostamento non legittimato né dalla Costituzione che individua in Roma la capitale della Repubblica, né dalle leggi ordinarie, quale ad esempio l'articolo 17, comma 4.bis, della legge n. 400 del 1988, che consente di intervenire con regolamento ministeriale solo sull'individuazione tra tali uffici periferici e gli enti locali va assicurato sull'intero territorio nazionale nell'ambito dei già delineati uffici territoriali di Governo".

Scarsa chiarezza della nota della Presidenza del Consiglio:
"Va peraltro rilevato che a fronte della scelta, non avente connotati di particolare rilievo istituzionale, di aprire meri uffici di rappresentanza, non giova alla chiarezza una recente nota della Presidenza del Consiglio, che inquadra tale iniziativa nell'ambito di 'intese già raggiunte sugli uffici decentrati e di rappresentanza di alcuni ministeri sia al Nord che al Sud, come già in essere per molti altri ministeri", così preludendo ad ulteriori dispersioni degli assetti organizzativi dei Ministeri tanto da consentire la prefigurazione, da parte di esponenti dello stesso Governo, di casuali localizzazioni in vari siti regionali o municipali delle amministrazioni centrali".

Conclusioni:
"E' necessario ribadire che tale evoluzione confliggerebbe con l'articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma Capitale della Repubblica, nonché con quanto dispongono le leggi ordinarie attuative già precedentemente citate".

No alla "capitale diffusa":
"La pur condivisibile intenzione di avvicinare l'amministrazione pubblica ai cittadini, pertanto, non può spingersi al punto di immaginare una 'capitale diffusa' o 'reticolare' disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del Governo della Repubblica".
"Ho ritenuto doveroso, onorevole Presidente, prospettarle queste riflessioni di carattere istituzionale al fine di evitare equivoci e atti specifici che chiamano in causa la mia responsabilità quale rappresentante dell'unità nazionale e garante di princìpi e precetti sanciti dalla Costituzione".


Link utili:
  • se vuoi leggere il testo della lettera, collegati al sito ufficiale della Presidenza della Repubblica, clicca qui.



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mercoledì 31 marzo 2010

IL PRESIDENTE NAPOLITANO NON FIRMA IL DDL LAVORO

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rinviato alle camere il cosiddetto Ddl Lavoro. "Questa configurazione marcatamente eterogenea dell'atto normativo - scrive Napolitano - è resa ancora più evidente da una sia pur sintetica e parziale elencazione delle principali materie oggetto di diciplina". Queste le numerose materie: revisione della normativa in tema di lavori usuranti, riorganizzazione degli enti vigilati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero della salute, regolamentazione della Commissione per la vigilanza sul doping e la tutela della salute nelle attività sportive, misure contro il lavoro sommerso, disposizioni riguardanti i medici e professionisti sanitari extracomunitari, permessi per l'assistenza ai portatori di handicap, ispezioni nei luoghi di lavoro, indicatori di situazione economica equivalente, indennizzi per aziende in crisi, numerosi aspetti della disciplina del pubblico impiego, nonché una ampia riforma del codice di procedura civile per quanto attiene alle disposizioni in materia di conciliazione e arbitrato nelle controversie individuali di lavoro. 
"Ho già avuto altre occasioni di sottolineare - continua il Presidente - gli effetti negativi di questo modo di legiferare sulla conoscibilità e comprensibilità delle disposizioni, sulla organicità del sistema normativo e quindi sulla certezza del diritto; nonché sullo stesso svolgimento del procedimento legislativo, per la impossibilità di coinvolgere a pieno titolo nella fase istruttoria tutte le Commissioni parlamentari competenti per ciascuna delle materie interessate".
In considerazione della "particolare problematicità di alcune disposizioni che disciplinano temi di indubbia delicatezza sul piano sociale, attinenti alla tutela del diritto alla salute e di altri diritti dei lavoratori" il Presidente della Repubblica ha rinviato il testo alle Camere per una nuova deliberazione.
Gli articoli che destano maggiore preoccupazione sono il 31 e il 20 rispettivamente relativi all'introduzione dell'arbitrato nelle controversie di lavoro e al "lavoro a bordo delle navi mercantili e a bordo degli aeromobili" ma anche per "il lavoro a bordo del naviglio di Stato, fatto salvo il diritto del lavoratore al risarcimento del danno eventualmente subito".
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