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lunedì 12 settembre 2011

(USTICA) I MINISTERI DI DIFESA E TRASPORTI CONDANNATI A PAGARE 100 MILIONI DI RISARCIMENTO.



Il giudice del Tribunale di Palermo, Paola Protopisani, con la sentenza pronunciata oggi ha nuovamente dato ragione al collegio difensivo dei familiari di una quarantina di passeggeri che persero la vita sull'aereo dell'Itavia.
I resti del DC9 Itavia
Sono passati trentuno anni e ancora non sappiamo se l'aereo venne abbattuto da un missile o esplose in volo a causa di una bomba interna. Oggi, però, un altro Tribunale ha ritenuto responsabili i ministeri della Difesa e dei Trasporti per non avere garantito la sicurezza del volo ed avere occultato la verità con depistaggio e distruzione di atti.
Per il collegio difensivo costituito da Alfredo Galasso, Daniele Osnato, Massimiliano Pace, Giuseppe Incandela, Fabrizio e Vanessa Fallica e Gianfranco Paris "la sentenza è il frutto di una lunga e articolata istruttoria, durata circa tre anni, nella quale il tribunale ha avuto modo di apprezzare e valutare le emergenze probatorie già emerse nel procedimento penale", "il risultato della vicenda processuale rende giustizia per la ultratrentennale tortura che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno della loro vita anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato".
Per l'avvocato Daniele Osnato con questa sentenza potrebbe far ripartire la ricerca della verità. Sentenza "che sposa la tesi del missile, probabilmente di nazionalità francese - si parla esplicitamente del famigerato 'Punto Condor', un tratto dell'aerovia militare usata dai francesi, la 'Delta Wisky' che incrocia proprio sopra il cielo di Ustica l'aerovia civile 'Ambra 13'. La pericolosità di quel punto era stata più volte segnalata da piloti dei mezzi di linea". La sentenza "contiene caratteri innovativi anche per quanto riguarda la quantificazione del danno. Il giudice ritiene che le prescrizioni sul piano penale per i circa 50 militari indagati non possono essere trasferite sul piano civile e la sentenza condanna i due ministeri secondo il principio della 'immedesimazione organica', e cioè la responsabilità civile dei militari ricade sugli organi dello Stato da cui dipendevano".
Il collegio difensivo ha auspicato anche che "in concomitanza della caduta del regime di Gheddafi, la nazione sia direttamente informata del contenuto degli archivi dei servizi libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto. E ciò consentendosi un accesso diretto da parte dell'Italia senza alcuna manomissione".

Carlo Giovanardi
L'On. Carlo Giovanardi (PdL), sottosegretario alla presidenza del Consiglio, non ha perso neanche questa occasione per restare in silenzio e, con la solita sensibilità che lo contraddistingue e detenendo proprio la delega sulla famiglia, dichiara: "la sentenza, per quello che sembrano essere le moticazioni, è in totale contrasto con quella della Cassazione, già passata in giudicato, e con le altre sentenze del Tribunale civile di Roma. E' ormai accertato che nessun altro aereo era in volo in quella notte in prossimità del DC9 Itavia, mentre la Commissione dei periti internazionali ha concluso all'unanimità per l'esplosione di una bomba in una toilette di bordo".
Daria Bonfietti, Presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime, risponde prontamente al sottosegretario. Per lei si tratta di "una sentenza molto importante" perché "dice che non è stata difesa la vita di cittadini italiani. Siamo in una stranissima situazione. La verità ha trovato una conferma da Cossiga, è stata ammessa da Formica come quella che tutti conoscevamo, ma il nostro Governo non vuole accettarla, imprigionato dalle banalità di Giovanardi che, oltre ad imperversare a Bologna per gli anniversari, va all'ambasciata Usa a pietire il sostegno alle sua tesi. Il Presidente della Repubblica negli ultimi due anniversari ha parlato di 'intrecci eversivi e intrighi internazionali' e ha chiesto che 'ogni sforzo deve essere compiuto per arrivare alla verità".


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lunedì 21 febbraio 2011

LIBIA NEL CAOS IN QUATTRO GIORNI: CENTINAIA DI MORTI, PALAZZO DEL GOVERNO INCENDIATO, GHEDDAFI FORSE HA LASCIATO IL PAESE



A vedere le immagini e a leggere le notizie che giungono dalla Libia, sembrano essere passati decenni da quando il colonnello Gheddafi giunse in Italia per incontrarsi con il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Invece, è trascorso solo qualche mese ed in soli quattro giorni sembra crollare anche il regime quarantennale di Muammar Gheddafi che potrebbe aver già lasciato il Paese alla volta del Venezuela.
La notizia della fuga di Gheddafi non è stata comunque confermata dalle fonti ufficiali - l'ambasciata della Libia a Pechino non ha smentito - ma il figlio minore del colonnello, Saif al Islam, ha detto che il padre "è a Tripoli e lotta contro i teppisti" in un discorso in diretta tv alla nazione. "Muammar Gheddafi - ha continuato Saif - sta guidando la lotta a Tripoli e vinceremo", poi ha fatto più volte riferimento ad un non meglio specificato complotto di "forze stranere" e di "separatisti", "Arriveranno le flotte americane e europee e ci occuperanno", e ancora "il nostro non è l'esercito tunisimo o egiziano. Combatteremo fino all'ultimo uomo, all'ultimo proiettile".
Il paese nordafricano è comunque nel caos e sempre più drammatici si fanno i blianci degli scontri. In soli quattro giorni solo le vittime sarebbero oltre 250. Le ultime notizie da Tripoli parlano di palazzi governativi in fiamme, saccheggi di negozi e banche anche da parte delle forze dell'ordine e dell'esercito che si sarebbe unito ai dimostranti.

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha rivolto un appello ai dimostranti e alle forze dell'ordine libiche a "non ricorrere all'uso della forza e rispettare le libertà fondamentali".
La Gran Bretagna ha convocato l'ambasciatore libico per protestare contro la violenza.
Il ministro degli esteri finlandese ha prospettato la possibilità di imporre sanzioni a Gheddafi da parte dell'Unione Europea.
Il ministro degli esteri, Franco Frattini, "molto preoccupato per le ipotesi che stanno emergendo in queste ore di un emirato islamico a Bengasi". "Si stanno affermando - ha dichiarato il titolare della Farnesina - ipotesi di emirati islamici a est e questo, a pochi chilometri dall'Italia, sarebbe un fattore di grande pericolosità. Sono molto preoccupato per una Libia divisa a metà tra Tripoli e la Cirenaica". Per il nostro ministro degli Esteri, l'Unione Europea "non deve interferire".

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