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sabato 9 luglio 2011

(POLITICA) URSO, RONCHI E SCALIA ABBANDONATO FLI

Adolfo Urso e Andrea Ronchi


Pippo Scalia
"La proposta di Angelino Alfano di una costituente popolare in grado di realizzare in Italia un soggetto politico che si ispira a valori e programmi del Ppe e la decisione di Berlusconi di non ricandidarsi alle elezioni del 2013 con la scelta delle primarie quale strumento di rinnovamento e di partecipazione aprono nuovi scenari per il centrodestra italiano". Sono queste le motivazioni addotta da Ronchi, Urso e Scalia per spiegare la loro uscita da Futuro e Libertà e la costituzione di un nuovo, ulteriore soggettino politico "Fare Italia per la costituente Popolare".


Le reazioni:

  • Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ed ex compagno di partito dei fuoriusciti: "Ronchi, Urso e Scalia hanno manifestato da tempo il loro disagio per le ultime scelte politiche di Fli contraddittorie rispetto alle tesi che ne avevano motivato la nascita. L'uscita da Fli rappresenta quindi un chiarimento per la loro collocazione di centrodestra";
  • Roberto Menia, coordinatore nazionale Fli: "Era una dipartita annunciata", "Urso non ha mai digerito il fatto che Fini non lo avesse indicato come suo vice. Mentre riguardo a Ronchi ci troviamo di fronte a una storia di ordinaria ingratitudine: penso che il suo amico Fini lo avesse beneficiato oltre le sue aspettative facendolo ministro ed è rimasto un nostalgico di quando era ministro...";
  • Benedetto Della Vedova, capogruppo Fli alla Camera dei Deputati: "Urso, Scalia e Ronchi, come più volte preannunciato, hanno ritenuto di tornare sotto l'ala protettrice di Berlusconi. Era ormai scontato. Giustificare questa marcia indietro come un riconoscimento del passo in avanti del Pdl è pretestuoso". "Fli - ha continuato Della Vedova - ha riconosciuto nella nomina di Alfano a segretario un'ipotesi di novità. Ma il fatto che Berlusconi sia stato obbligato dalla crisi di consenso e legittimazione - per cui noi l'avevamo messo in guardia con larghissimo anticipo - a mollare formalmente la guida del partito, non significa che abbia per questo mollato il bastone del comando, né rinunciato ad usarlo nei modi cui ci ha abituati. Valga per tutto la norma ad aziendam sul lodo Mondatore". "Questo abbandono, che mi amareggia e di cui non mi rallegro di certo, rappresenta un definitivo elemento di chiarezza. Fli non è una riserva berlusconiana, ma un progetto difficile proprio perché ambizioso. Con il Terzo Polo costruiamo una proposta moderata e riformatrice, non compromessa con la sinistra, ma non subalterna e servile al partito del 'metodo Boffo' e ad un governo che sta affossando la credibilità dell'Italia sulla scena e sui mercati internazionali".

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martedì 14 dicembre 2010

BERLUSCONI PASSA ALLA CAMERA GRAZIE ANCHE ALL'UMBRA, EX FINIANA POLIDORI

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il deputato ex Fli, Catia Polidori

Ce l'ha fatta anche alla Camera. Dopo aver incassato la scontata fiducia in Senato, il governo Berlusconi alle 13,42 ha visto respingere anche le due mozioni di sfiducia presentate alla Camera dei Deputati con 314 voti contrari, 311 favorevoli e 2 astenuti su 625 votanti.
Il premier, uscendo dall'aula, ha commentato con un sarcastico "Ve lo dicevo che Fli si spaccava". Ed infatti, è proprio grazie alle defezioni dei finiani che le mozioni di sfiducia vengono respinte.
Maria Grazia Siquilini, aveva già dichiarato l'intenzione di dire no alla sfiducia. "Sono serena, la mia è stata una scelta coerente. Non ho condiviso la gestione di Fli, ora lascio il gruppo e torno nel Pdl. Ho deciso in base alla coscienza e del rapporto con gli elettori che è antico. Mi hanno chiesto la firma sulla mozione di sfiducia in tre minuti, non si fa così. E poi da settembre non è cambiato nulla rispetto al precedente voto di fiducia".
Ma anche l'ormai ex finiana Catia Polidori, la parlamentare umbra di Città di Castello figlia del creatore della Cepu, vota contro la sfiducia. Ed è proprio sul voto della Polidori che scoppia la bagarre. Mentre i parlamentari del Pdl scoppiano in un applauso, i suoi colleghi di gruppo iniziano a fischiare con Giorgio Conte che inizia ad urlare. Scoppia anche un tafferuglio con Granata e poi tra Bonfiglio e Fava che vengono bloccati da Crosetto e dai commessi. La seduta viene sospesa. Dopo la sospensione l'ec deputata finiana si è intrattenuta con Berlusconi e i ministri ma non ha rilasciato alcuna dichiarazione.
Luca Barbareschi, Fli, ha così commentato il voto della Polidori: "Il voto della Polidori è vergognoso, ha avuto pressioni. ;a anche se il governo prende uno o due voti in più è assolutamente inutile, ogni dicei minuti saremo qui alle prese con gli stessi problemi. Persone come la Polidori è meglio perderle per strada. Ieri aveva confermato il no alla fiducia e poi stamattina ha detto che aveva problemi con il Cepu. Ma vi rendete conto che cosa sta succedendo? Siamo alla corruzione di Pubblico Ufficiale".
Silvano Moffa, prima risponde di votare la sfiducia pur criticando l'intervento di Italo Bocchino, poi alla seconda chiama dichiara di astenersi, come Gaglione di 'Noi Sud'.
Paolo Guzzanti, lascia il PLI ma vota la sfiducia: "Mi dimetto dal Partito Liberale perché ci sono state pressioni che non mi sono piaciute. Ma questo non ha nulla a che vedere con la mia decisione sul voto di sfiducia: non vuol dire che voterò la sfiducia", ma alla la vota.
All'intervento di Antonio Di Pietro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e tutto il Pdl lasciano l'aula. "Finalmente oggi inizia la fine del suo impero di cartapesta - ha dichiarato il leader IDV - perché qualunque sia il risultato del voto, un dato è certo: lei non ha più una maggioranza politica per governare. Lei è arrivato al capolinea della sua esperienza politica. Non le resta che consegnarsi alla magistratura e farsi processare. Pavido e fuggitivo, è riprovevole, con il voto comprato oggi ha violato il Parlamento e violentato la Costituzione".
Pierferdinando Casini, leader dell'Unione di Centro: "Io non parlo. Perché non ho offeso mai nessuno vorrei parlare con il presidente del Consiglio presente". Rientrato Berlusconi, ha aggiunto: "Mi auguro che voglia fermare, in zona Cesarini, la dissennata corsa verso l'ignoto, che poi sarebbe il noto, cioè le elezioni. Tanto affannarsi per un voto o due in più non capisco a cosa serve. O è un'esibizione muscolare fine a se stessa o è una lucida corsa verso le elezioni anticipate. Si perde l'occasione per un sereno esame di coscienza, per l'assunzione di una responsabilità più alta, per indicare all'Italia una rotta nuova. La richiesta di dimissioni prima del voto che noi le rinnoviamo e la sua eventuale accettazione non sono per noi una pretesa e non sarebbero per lei una resa, ma la consapevolezza che serve al Paese cambiare passo. E invece marciamo consapevolmente verso il baratro".
Bersani, segretario del Pd: "Noi siamo tranquillissimi perché comunque vada oggi per voi sarà una sconfitta, sarà la vittoria di Pirro. Lei, presidente non è più in grado di governare e con un voto in più insegue l'instabilità pilotata per guidare la macchina verso le elezioni. Siamo davanti ad un voto incerto, la conta è mobile, certe botteghe non chiudono mai, sono aperte h24 anche in questi minuti. Ai colleghi incerti voglio dire: non diamo troppo tempo al tramonto, pensiamo al Paese che è stanco e vuole cambiare. Questa giornata passerà ma noi non possiamo vedere i bagliori di un tramonto non solo del governo ma, temiamo, di un Paese. Voi vi siete autoribaltati e noi non vogliamo che si ribalti il Paese".
Umberto Bossi, Lega Nord, risponde ad un giornalista in Transatlantico: "Ma non vede che casino c'è in Aula? Così la gente vede quello che succede in televisione, si allontana dalla politica e capisce che non si può continuare. Passiamo, passiamo. Abbiamo il voto che ci mancava. Per tutto il casino che si vede in Aula, l'unica igiene è il voto".


lunedì 15 novembre 2010

FUTURO E LIBERTA' ESCE DAL GOVERNO: SCOPPIA LA CRISI ANNUNCIATA


Oggi, alle ore 13, il ministro Andrea Ronchi, il viceministro Adolfo Urso, i sottosegretari Antonio Buonfiglio e Roberto Menia, hanno consegnato le loro dimissioni dai rispettivi incarichi governativi al presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica aprendo, di fatto, la crisi politica.
"I gruppi parlamentari di Futuro e Libertà - si legge in una nota congiunta dei presidenti dei gruppi parlamentari di Fli, Pasquale Viespoli e Italo Bocchino -, nel prendere atto delle dimissioni rassegnate in data odierna dal ministro Andrea Ronchi, dal vice ministro Adolfo Urso e dai sottosegretari Antonio Buonfiglio e Roberto Menia, evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario nei confronti del Governo e confermano altresì, con profondo senso di responsabilità, il proprio impegno a sostenere nell'interesse del Paese la Legge di Stabilità e di bilancio".
Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha convocato per domani il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ed il presidente del Senato, Renato Schifani, per discutere della difficile situazione che si è venuta a creare.
Immediatamente, invece, Silvio Berlusconi ha convocato il vertice del Pdl ed ha annunciato un incontro ad Arcore con Bossi.

Le reazioni:
Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: "E' un momento difficile. Il Paese deve essere governato, ovviamente siamo preoccupati della situazione". "Non spetta a Confindustria - ha aggiunto - dire cosa deve fare la politica. Ci vuole molta serietà e responsabilità".
Lorenzo Cesa, segretario Unione di Centro: "Si materializza oggi, con le dimissioni di ministri e sottosegretari finiani, la crisi di governo costituito a seguito delle elezioni di due anni fa: le nostre previsioni sulle contraddizioni interne alla maggioranza di centrodestra si sono avverate".
Renato Brunetta, ministro della Funzione pubblica: "Io sono ottimista di natura, purtroppo, e penso che al Senato avremo certamente la fiducia e penso che l'avremo anche alla Camera".
Gianni Alemanno, Sindaco di Roma (Pdl): "C'è solo da augurarsi che sia un'uscita temporanea. Il governo deve andare avanti. Non si può e non si deve mollare il governo del Paese".
Daniele Capezzone, portavoce Pdl: "Lo spettacolo che andrà in scena domani è una grande umiliazione per chi crede in un minimo di tutela delle istituzioni, al di là degli scontri politici contingenti. Dunque, domani salirà al Colle, per esprimere un parere (immaginiamo super partes...), lo stesso Gianfranco Fini che è stato causa ed artefice della crisi, e che l'ha provocata proprio facendo leva sulla sua funzione di terza carica dello Stato".
Italo Bocchino, Fli: "Una nuova maggioranza. Penso non solo a Fini e all'Udc, che culturalmente e politicamente è una costola del centrodestra italiano. Ma dobbiamo guardare senza pregiudizi e con una mentalità aperta all'opposizione che va coinvolta sì in un goveno di responsabilità nazionale". "Berlusconi - ha aggiunto -, per il bene del Paese, invece di una prova di forza muscolare favorisca una nuova stagione di responsabilità. Salga al Quirinale e si dimetta".
Dario Franceschini, Pd: "Berlusconi si comporta come un vecchio politicante che fa di tutto per restare attaccato alla poltrona", ed in una nota inviata proprio al presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha scritto: "Sono a chiederle la fissazione della data della discussione della mozione di sfiducia da noi presentata nella prima giornata utile consentita dal calendario parlamentare, successivamente all'approvazione della legge di stabilità da entrambe le Camere".
Maurizio Sacconi, ministro del Welfare (Pdl): "Con il ritiro della delegazione dei finiani dal governo si sta consumando il tradimento", "occorrono - ha aggiunto - governi coesi, se dovesse cadere questo esecutivo il meno peggio sarebbe il voto. In questa difficile fase politica deve prevalere una regola oggettiva: o Berlusconi o elezioni".
Franco Frattini, ministro degli Esteri (Pdl): "Silvio Berlusconi avrà ancora la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, perché i finiani si spaccheranno". La dimissione degli esponenti di Futuro e Libertà dagli incarichi governativi "era una misura annunciata per provocare una crisi che invece non ci sarà - ha aggiunto il titolare della Farnesina. Darà la possibilità ancora di più a noi di affrontare in Parlamento, con Berlusconi, questa fase complessa che il premier supererà brillantemente ancora una volta". "Il premier - ha continuato l'esponente pdl - avrà i numeri. E soprattutto Berlusconi non ha nessuna possibile alternativa, questo è fuor di dubbio. Il nostro governo non richiede teatrini, scene tipo dimissioni pilotate o cose del genere. Credo che questo sia ormai chiaro anche agli stessi finiani che, probabilmente, hanno compreso l'errore commesso".

domenica 31 ottobre 2010

GIANFRANCO FINI: "IL PAESE E' FERMO E DILANIATO", "HA RAGIONE LA MARCEGAGLIA". "SI A INTERDIZIONE SU LEGGI PER BERLUSCONI"


"Il Paese è fermo e dilaniato da mille polemiche e ha ragione la presidente della Confindustria: il nostro esecutivo stenta ad indicare le linee di ripresa", queste parole sono state pronunciate dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, in una manifestazione organizzata al teatro Adriano di Roma da uno dei circoli di Futuro e Libertà.
Per Fini "anziché risparmiare cento con tagli da dieci dobbiamo indicare settori in cui investire e non solo quelli in cui tagliare", "la nostra economia non sarà mai competitiva in termini di quantità. Possiamo essere competitivo solo in termini di qualità. L'alta tecnologia, il sapere applicato alla produzione. In una società come la nostra in cui le imprese sono tutte medio-piccole non si può pensare che si accollino anche spesa tecnologica. O è competenza delle Stato o le nostre imprese saranno indebolite sul piano della qualità. Farlo è indispensabile per i nostri figli e per i nostri cervelli".
"Possibile - ha continuato il presidente della Camera - che l'Italia non riesca a trovare risorse che al contrario saltano fuori quando la Lega batte i pugni sul tavolo per difendere 200 ultrà delle quote latte?".
"C'è una questione sociale che ogni giorno di più morde, possibile che gli amici della maggioranza non lo capiscano? E' sempre colpa dell'opposizione e dei complotti? No. La smettano di dire che è colpa dei giornali, della sinistra, della magistratura", "Se l'Italia non esce dalla propaganda affonda in una palude".
Ad una domanda sul possibile ostruzionismo del gruppo parlamentare di Futuro e Libertà sull'attività di Governo, Fini ha risposto: "Interdizione sul pacchetto fiscale? No, perché non è stato presentato. Interdizione sul piano per il Mezzogiorno? No, perché non è stato presentato. Interdizione sulle leggi che servono unicamente per Berlusconi? Si". "L'Italia merita di più di quello che attualmente ha. Siamo così presuntuosi da pensare di poter offrire agli italiani risposte diverse", "il presidente del Consiglio metta la testa sui problemi reali. Se lo farà non gli faremo mancare i nostri suggerimenti e le nostre proposte".

sabato 30 ottobre 2010

EMMA MARCEGAGLIA: "IL PAESE E' IN PREDA ALLA PARALISI E L'INIZIATIVA DEL GOVERNO NON C'E'"


"Il Paese è in preda alla paralisi e l'iniziativa del governo non c'è, in un momento difficilissimo dell'economia", "è necessario ritrovare il senso delle istituzioni e il senso della dignità, altrimenti non si va avanti". La presidente di Confindustria, dopo il XXV convegno dei giovani imprenditori di confindustria, torna a bacchettare il Governo Berlusconi. Ma continua: "Ad aprile c'è la presentazione del piano di crescita e competitività da approvare in Europa. Abbiamo bisogno di serietà e che si facciano le cose per il Paese" occorre "riprendere un'agenda vera di riforme per ridare crescita e occupazione. L'agenda c'è ed è quella che tutte le parti sociali hanno messo a punto". "La riforma fiscale - ha continuato - bisogna assolutamente farla: bisogna tagliare la spesa pubblica, fare la lotta all'evasione e trovare risorse per ridurre le tasse al lavoro e alle imprese", "chiederemo che nel milleproroghe ci siano 900 milioni di euro per la riforma dell'Università".


Le reazioni: 
Maurizio Sacconi, Ministro del Welfare: "Tutto si può dire tranne che il governo sia paralizzato", "la finanza pubblica è sotto controllo - ha aggiunto - e i collocamenti in corso ne risentono positivamente. La riforma delle pensioni è alle nostre spalle. Il decisivo controllo della spesa sanitaria attraverso i costi standard del federalismo fiscale è a portata di mano. La coesione sociale tiene nonostante la crisi grazie a sindacati responsabili e a ammortizzatori sociali senza precedenti".
Renato Schifani, presidente del Senato: "In un momento così complesso e di crisi è forte il rischio di speculazione e il Paese non può permettersi fasi di instabilità, incertezza, contrapposizione politica forzata".
Fabrizio Cicchitto, presidente deputati PDL: "Non possiamo fare a meno di ricordare che il governo è intervenuto più volte positivamente nei confronti del mondo industriale e del mondo del lavoro questo non può essere dimenticato da nessuno".
Giorgia Meloni, Ministro della gioventù: "quanto detto dalla Marcegaglia non corrisponde a verità", "il presidente Berlusconi, meno di un mese fa, si è presentato al Parlamento con un'agenda di riforme e stiamo lavorando a tappe più o meno forzate. Alla giustizia e quindi alla sicurezza stiamo dando l'attenzione che meritano, ma stiamo lavorando ai cinque punti con grande velocità".
Maurizio Gasparri, capogruppo PDL al Senato: "Va condiviso l'appello contro la logica dei ribaltoni, il trasformismo parlamentare che non può giustificare governi tecnici che sarebbero in contrasto con la volontà degli elettori e con la sovranità popolare. Su questo tema è stata molto chiara e quindi critica con coloro che pensano più al tornaconto personale che al rispetto della volontà dei cittadini. E' quindi un messaggio che va decisamente a sostegno del governo e della sua profonda e reale legittimazione popolare".
Italo Bocchino, FLI: "Futuro e Libertà è pronto nel Parlamento e nel Paese a lavorare per ridare dignità alla politica, come stiamo facendo da tempo anche con scelte coraggiose all'interno della maggioranza, a varare quelle riforme indicate dagli industriali come necessarie per superare la paralisi e che anche per noi sono prioritarie rispetto ai provvedimenti che vengono sottoposti all'esame del Parlamento".

sabato 23 ottobre 2010

LEGGE ALFANO / NAPOLITANO: "VIZIATA DA IRRAGIONEVOLEZZA", BERLUSCONI: "MAI VOLUTA"


Questo è il testo della lettera inviata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al sen. Carlo Vizzini, Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato."Ritengo di dover esprimere profonde perplessità sulla conferma da parte della Commissione della scelta d'innovare la normativa vigente prevedendo che la sospensione dei processi penali riguardi anche il presidente della repubblica. Questa previsione non era del resto contenuta nella legge Alfano da me promulgata il 23 luglio 2008. Come già ribadito più volte, è mia intenzione rimanere estraneo nel corso dell'esame al merito delle decisioni delle Camere, specialmente allorché - come in questo caso - riguardino proposte d'iniziativa parlamentare e di natura costituzionale. Non posso fare a meno di rilevare che la decisione assunta dalla Commissione da lei presieduta incide, al di là della mia persona, sullo status complessivo del Presidente della Repubblica riducendone l'indipendenza nell'esercizio delle sue funzioni. Infatti tale decisione, che contrasta con la normativa vigente risultante dall'articolo 90 della Costituzione e da una costante prassi costituzionali, appare viziata da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali dal Presidente della Repubblica a maggioranza semplice anche per atti diversi dalle fattispecie previste dal citato articolo 90".
Non si fa attendere la replica del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che in un'intervista al Corriere della Sera dichiara: "Non cambia nulla con l'intervento del Presidente della Repubblica. A questo punto, chiederò che la legge costituzionali venga ritirata", "Il lodo Alfano porta con sè un meccanismo farraginoso per l'approvazione e in questo modo serve soltanto a dare fiato alle polemiche strumentali dell'opposizione", "non ho mai reclamato alcuna forma di tutela. Il mio partito ha presentato un disegno di legge in base al quale durante il mandato vengono sospesi i processi contro il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio. Anche i termini di prescrizione vengono sospesi durante il mandato. Una legge del genere esiste in molti Paesi". Aggiunge, inoltre, che in caso di elezioni "Mi ricandiderò comunque".
Le reazioni:
Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario Pdl in Senato: "Le osservazioni sulla proposta di legge costituzionali 2180/S non troveranno indifferente il nostro gruppo parlamentare".
Gianfranco Fini, presidente della Camera: "Mi auguro che il Parlamento tenga conto delle criticità espresse dal Capo dello Stato".
Carmelo Briguglio, Fli: la "posizione che abbiamo mantenuto e difeso fino ad oggi con coerenza anche di fronte alle critiche e ai maldipancia nella nostra base e nei nostri militanti, com'è doveroso per una classe dirigente guidata dall'etica della responsabilità. Un eccesso di lealtà al premier che non è possibile più pagare di fronte a un testo che il Capo dello Stato ritiene viziato di irragionevolezza e che pone un problema politico che da oggi, senza infingimenti, diventa attuale e non più futuro: la candidatura di Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica. Una questione che non fa parte né del programma di governo, né dei cinque punti votati dalla maggioranza in Parlamento e che impone una riflessione profonda e un'assunzione di responsabilità da parte del gruppo dirigente che si riconosce nelle posizioni di Gianfranco Fini".
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